L’arte della separazione


“L’arte della separazione è una delle più difficili che esista, perché occorre saper trovare il momento propizio. Ogni separazione prematura è uno strappo e provoca delle lacerazioni.
È nella natura che gli Iniziati si sono istruiti nell’arte della separazione. Non si può separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come fare: lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e cade. Questa separazione è il simbolo della maturità. Per parecchi mesi la madre porta il figlio nel proprio grembo, ed è pericoloso volerlo strappare prematuramente. Ma venuto il
momento, il frutto cade, e si può recidere il legame che univa il bambino alla madre. E che ne è della nostra anima? Essa è prigioniera del nostro corpo, e per liberarsi, deve separarsi dalla spessa materia che la circonda; questo, però, non prima di avere raggiunto la maturità. Ecco un tema di riflessione, e l’autunno è il periodo migliore per meditare sulla vera liberazione. ” Omraam Mikhaël Aïvanhov

Piccola goccia di buddismo


grazie a Roberta che me l’ha regalata…

Domanda: Se l’entita` di tutti gli esseri viventi e` la Legge mistica nella sua totalita`, anche le azioni e gli effetti nei nove mondi, dal mondo d’inferno a quello dei bodhisattva, sono entita` della Legge mistica?

Risposta: Il mistico principio che e` la natura essenziale dei fenomeni, presenta due aspetti: un aspetto impuro e un aspetto puro. Quando opera l’aspetto impuro, si parla di illusione, quando opera l’aspetto puro, si parla di illuminazione.

Illuminazione e` il mondo di Buddita`, illusione e` il mondo degli esseri comuni. Benche’ questi due aspetti, illuso e illuminato, siano due fenomeni differenti, entrambi sono funzioni di un unico principio, cioe` della natura essenziale dei fenomeni o vero aspetto della realta`.

“Da “L’entità della Legge mistica” (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 370) 

I propri talenti per il bene degli altri


Niente è più prezioso che possedere una qualità, un dono, una facoltà; però, è necessario anche non voler utilizzare quel dono unicamente per sé, ma per il bene di tutti gli esseri. Credete che siano molte le donne che, consapevoli della propria bellezza, si siano chieste quali effetti il loro modo di sfruttare quella bellezza stesse producendo sugli altri? Che si tratti di bellezza, di facoltà artistiche o intellettuali, dobbiamo cercare di servircene soltanto per risvegliare quella scintilla, quel fiore sacro che sonnecchia dentro ciascuno. Sarà allora la gioia del Cielo che attireremo in noi. Non siamo venuti sulla terra per farci notare o applaudire a qualsiasi costo. Quali che siano i talenti e i doni che la natura ci ha accordato, dobbiamo prima di tutto cercare l’approvazione divina; e la otterremo solo se riusciremo ad esprimere ciò che risveglierà gli esseri alla verità, alla luce. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Il pianista che suona al contrario: “Così ho messo ordine nella mia vita”


C’è un senso di marcia per molte cose della vita, ma non per la musica dove la geometria, su cui si fonda, garantisce eccezioni dentro l’armonia. Il maestro Maurizio Mastrini, il 17 febbraio del 2008, è divenuto simbolo della reversibilità, quando, dopo un sogno rivelatore, ha iniziato ad eseguire brani di grandi compositori al contrario, vale a dire dall’ultima alla prima nota con le difficoltà tecniche del caso. Da allora la sua vita, racconta all’ADNKRONOS, “si è rimessa in ordine”: lui è tornato a vestire i suoi veri panni, quelli del pianista (per 5 anni aveva lasciato ai margini la sua arte facendo l’imprenditore della musica), i ritmi frenetici sono finiti, la cadenza delle stagioni è di nuovo compagna di gesti quotidiani, lo spazio per suo figlio è cresciuto e le scelte professionali seguono costantemente questo vento nuovo.

Rende bene l’idea in questo senso l’aver voluto eseguire a Fano un Concerto per l’Aurora alle 4 e 45 del mattino: “Sono arrivato davanti al mare quando stava per spuntare l’alba – racconta – Nel silenzio assoluto, ho cominciato a suonare, mentre tutti dormivano sapendo che sarebbero stati svegliati dalle mie note. Per me è stata un’esperienza incredibile, magica. Ho suonato per un’ora ad occhi chiusi, completamente immerso nella natura. Poi, pian piano, mi sono ritrovato circondato dalle persone che in ordine sparso si andavano svegliando”.

Le cose semplici, che la natura offre e che spontaneamente ci attraggono, sono gli elementi cui Mastrini sceglie di legare la sua musica: i profumi, il mare, l’uva. Elementi che si fondono con i brani dei concerti che il Maestro toscano ha in programma in Europa e in Italia. “In questa mia nuova vita ‘al contrario’ – dice – sono dentro quello che sto vivendo secondo dopo secondo. Le mie giornate, paradossalmente, sono noiose, perché sono fatte di piccolissime cose, semplici, verso le quali io sono in ascolto. Non voglio perdere nulla. Sono tornato alle emozioni, quelle che nascono ad ogni alba, ad ogni tramonto, alla prima neve (a novembre farò un concerto vicino Trento in onore dei primi fiocchi), quelle che provo quando do il bacio della buona notte a mio figlio, quelle di un profumo”.

Ed infatti il singolo del suo secondo disco ‘Profumo’ nell’esecuzione dal vivo viene abbinato ad un ballerino che, danzando, sparge essenze profumate, tra il pubblico. Insomma, Mastrini vuole esplorare e vuole far esplorare. Anche il cd che uscirà il 18 settembre, ‘Contrario’, è parte di questo fil rouge. E’ “un disco di meditazione – spiega – E’ fatto di pochissime note ma note che trasmettono emozioni. Già avevo sperimentato nel primo disco un brano con sole 200 note, le più semplici che si possano fare al pianoforte. Ho constatato, andando su youtube, che il brano è stato usato in moltissimi paesi del mondo per commentare le immagini”.

Questo prossimo cd, in più, ha la particolarità di essere distribuito insieme al Sagrantino al ContRario nelle enoteche e nelle botteghe del gusto di tutta Italia, perché, di fatto, è ‘nato’ per lui: il pianista umbro, infatti, ha composto i brani immerso nell’atmosfera dei vigneti e del cammino che porta l’uva a divenire un vino pregiato.

“La follia” di suonare al rovescio, racconta Mastrini, “mi ha portato e mi porta continuamente a conoscere persone incredibili, come è accaduto con il produttore Filippo Antonelli, proprietario della tenuta Antonelli San Marco, la prima cantina del territorio a uscire con un vino a base di sagrantino in purezza che non sia Docg. Un vino che, al contrario del ‘fratello maggiore’ affinato in legno, fa solo un passaggio in acciaio”. Il Cd, in onore di questo binomio sensoriale, sarà distribuito insieme al Sagrantino al ContRario nelle enoteche e nelle botteghe del gusto di tutta Italia”.

Grazie alla sua scelta controcorrente, ha fatto molti incontri fuori dagli schemi e particolarmente interessanti, come quando, svela, “chiacchierando con Silvana Giacobini, in un ‘dietro le quinte’, ho saputo che lei scrive al contrario”.

La Giacobini, infatti, – come lei stessa conferma – scrive “da destra a sinistra” da quando era piccola “come Leonardo Da Vinci”, sorride la giornalista. “Scrivo anche da sinistra a destra, come tutti, ma conservo l’attitudine di scrivere al contrario che ho continuato a sviluppare anche a scuola persino scrivendo in greco. Divertente – racconta – rendersi conto che nessuno poteva capirci nulla”. Insomma, tornando al Maestro Mastrini, l’avventura della reversibilità gli ha dato e gli continua a dare molto, come uomo. E’ sì perché, dice il pianista, “come musicista dal 17 febbraio 2008 (giorno del sogno rivelatore) “non ho scoperto nulla. Ho solo trovato un brano nascosto in uno già esistente”.

Certo, non sono mancate le difficoltà tecniche, perché rovesciare la lettura di una partitura significa entrare in sintonia con il nuovo senso del battere e del levare, ma, dice Mastrini, “non mi sono scoraggiato alla prima lettura perché quello che usciva era fantastico. Mi sono reso conto di quanto era importante per me ciò che stavo facendo dalla scarica di adrenalina che mi dava già alle sei del mattino”.

fonte Adnkronos

“Donne amate”


di Francesco Sabatino

Donne amate,
liete
a Dioniso
danzate.
Di gioia
a lui
cantate.
I vostri corpi
ignudi
al piacere
consegnate.
 
Danzate,
 
danzate,
 
danzate.
La vostra mente
dalla morale
liberate
Nel fuoco del peccato
danzate.
Con lo spirito finalmente
liberato,
da vuoti ed inutili sensi di colpa
che altri v’hanno inculcato,
alla natura divina del mondo
partecipate.
Danzate,
danzate,
danzate. 
 

L’inizio e la fine della vita


di Loretta Dalola

A proposito dei destini dell’anima dopo la morte, per l’antica Grecia che mostrava di intendere la filosofia come amore per la conoscenza, si legge appunto l’espressione: «da uomo si è fatta dio» , la morte  diventa pertanto il risultato spontaneo della purificazione dalle passioni in  una forma di trasparenza su se stessi.

Biologicamente la morte è la cessazione di quelle funzioni vitali che definiscono gli organismi viventi. Essa si riferisce sia ad un evento specifico sia ad una condizione. Il concetto di morte si contrappone a quello di vita.

Perché in tutte le cose c’è un inizio e una fine?

E’ come se la natura si preoccupasse di voler terminare ogni volta un ciclo, in cui però la fine non è esattamente identica all’inizio. La fine di un ciclo, che ha avuto un inizio relativamente preciso, è l’inizio di un nuovo ciclo, le cui condizioni sono tutte da scoprire, da sperimentare.

Se il processo è così naturale, importante e universale, perché solo l’essere umano lo percepisce chiaramente o comunque è in grado di intuirlo?

Gli animali vivono il processo in maniera istintiva, come un aspetto intrinseco alla natura, da accettare come un dato di fatto.

La morte ha qualcosa di paradossale, in quanto pur essendo uno dei momenti significativi nella vita umana, il pensiero ha elaborato riflessioni e rappresentazioni a non finire ma  non  traducibili in alcuna esperienza razionale.  In effetti, possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.

Comunque sia, una  vita che abbia condotto un’esistenza normale, dovrebbe avvertire la morte come un fenomeno naturale, come l’inevitabile fine del ciclo della vita.  Forse il rifiuto umano così categorico è legato al concetto  di deperimento fisico, di dolore associato alla malattia o all’ingiustizia di eventi imprevisti e inspiegabile ed è forse questa somma  di fattori che ci induce a vedere la morte non come una soluzione liberatoria.

Il corpo è un involucro del soggetto che naturalmente tende a decomporsi con il trascorrere del tempo e quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si dovrebbe cominciare anche a desiderare di vivere una nuova condizione.

Bisogna cioè fare in modo di abituarsi all’idea che il processo avvenga nella maniera più naturale possibile, nel rispetto dei tempi che ci sono dati di vivere: le transizioni sono sempre dolorose, poiché costituiscono una rottura col passato e l’ingresso in una condizione d’esistenza del tutto nuova, in cui inizialmente ci si muove come principianti.

La morte fa parte della vita, nel senso che ne è un aspetto fondamentale, imprescindibile. La morte dà addirittura significato alla vita, poiché una vita senza morte non sarebbe umana o terrestre, non apparterrebbe neppure all’universo.

La morte dunque è solo l’anticamera di una nuova vita. Tutto è trasformazione.

Vita e morte fanno parte di un immane processo di trasformazione, di cui noi non vediamo né l’inizio né la fine.

Aver paura della morte, significa non aver ben compreso questo ciclo naturale e non saperlo vivere con coerenza.

L’unica cosa di cui bisogna aver paura è proprio questa incapacità a essere naturali, a vivere con naturalezza la propria umanità.

Forse aiuterebbe prendere in considerazione il fatto  che, la nostra tanto preziosa vita, quella a cui siamo tanto terrenamente attaccati, potrebbe essere utilizzata anche per poter salvare altre vite umane.

Io preferisco, una volta morta, che tutti i miei organi siano donati. Mi rende felice pensare che in questo modo una parte di me serva ad aiutare una vita umana, piuttosto che lasciarla inutilmente a putrefarsi sotto due metri di terra.


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“Sicilia mia”


di Francesco Sabatino

Dedicata a Peppino Impastato

Eri bella.

Signora dei mari.

Dalla tua maestà

il grande lago dominavi.

Regina di grandi commerci.

Grande era la tua natura.

Sublime la tua cultura.

Eri bella,

giovane

e vergine signora.

E adesso guarda

come ti sei ridotta:

Una vecchia puttana

dalla mafia corrotta.

Una lurida vecchia

che puzza

di pizzo clientelismo appalti truccati morti ammazzati…

Tuttavia,

nel fondo dell’anima mia,

spero tu possa risorgere

più bella che pria.

Sicilia mia.