“Ora che tutto è quiete”


di Angela Ragusa

Frattanto, ho giaciuto nel tuo grembo,
accolta come feto che sguazza
nel suo liquido amniotico…

Nel silenzio ovattato,
braccia come placenta
hanno avvolto l’essenza di me,
congiungendosi alle mie radici
e spingendosi sino alle mie ali…

Fin giù alle viscere
di un vulcano ribollente,
ne hai sedato la forza
mettendo a tacere
quanto di dubbi
natura aveva generato…

Ora che tutto è quiete
anche il mio respiro ti appartiene!

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La fede e le montagne


“Conoscete l’espressione “avere una fede che sposta le montagne”.
Si tratta di un’espressione che ora è passata nel linguaggio
corrente, e molti la utilizzano senza sapere che essa ha origine
nel passo dei Vangeli in cui Gesù dice: “Se la vostra fede fosse
grande come un granello di senape, potreste dire a questa
montagna: Spostati! ed essa si sposterebbe”.
Gesù pensava veramente che gli esseri umani potessero cambiare
di posto le montagne? No, perché esse sono esattamente là dove la
Natura, nella sua saggezza, le ha collocate. Allora, cosa sono le
“montagne” di cui parla Gesù? Sono montagne situate
nell’intelletto, nel cuore e nella volontà degli esseri umani:
montagne di oscurità, di egoismo, di pigrizia. Sono queste che
bisogna spostare, e ciò è possibile soltanto con una fede
incrollabile. Quando Gesù era in Palestina, ha forse spostato
delle montagne? No, non si occupava di questo genere di cose.
Eppure, egli ha spostato montagne, regni e interi continenti
nella testa e nel cuore degli esseri umani.”

di Aivanhov

Scoprire gli indizi nell’universo…


“Non lamentatevi mai pensando che il destino si accanisca contro
di voi; e non crediate nemmeno che con una vita facile e tranquilla, sareste più felici. No, con una vita facile, tranquilla, stagnereste: tutto qui. Se volete avanzare e rendervi utili, dovete considerare le cose diversamente. Interrogate la Natura e vedrete quali risposte vi darà.
Supponete di voler scalare una montagna. Credete di poter raggiungere la vetta se la montagna fosse liscia? No, non potendo
aggrapparvi da nessuna parte civolereste. Sarà grazie alle asperità se riuscirete a issarvi fino in cima. Quante volte v’è
l’ho detto! L’Intelligenza cosmica ha lasciato ovunque nell’Universo degli indizi, dei segni per aiutarci a trovare il
cammino, per mostrarci come avanzare, come lavorare; ma coloro che non hanno mai imparato a decifrare quei segni non scoprono nulla: si accontentano di subire e di lamentarsi.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

“E mi rivesto di ali…”


di Angela Ragusa

Soggiace il pensiero
al coatto restare qui fermi…
ascoltare d’intorno
il richiamo di timidi uccelli,
che nemmeno il freddo
di una mattina d’inverno
sa far tacere….gelido canto
che di strana musica avvolge
foglie e terra velate di brina
sparsa di notte come coltre perlata
che la natura diffonde..

Fisso lo sguardo
traspare da un vetro
forme offuscate
di monti invadenti
a privare i miei occhi
di orizzonti infiniti.

Chiudon quei monti
il mio panorama
ma non la mia mente
che verso quell’oltre lontano,
dove mare si infrange su scogli
e canto di schiuma e di note
culla la notte,
io rivesto ogni volta di ali …

La felicità e la beatitudine…


La felicità e la beatitudine non sono date da abbondanza e ricchezza o splendore di fortuna, nè da alcuna forma di potere o facoltà di nessun tipo di cui l’uomo disponga, ma da assenza di tristezza, mitezza di passioni e da un’inclinazione naturale dell’animo che ci dispone a vedere i limiti di quanto è secondo natura…” (Epicuro, “Sentenze e frammenti, 125, in “Scritti morali”)

Ringrazio Riccardo Di Salvo a cui ho “rubato” questo suo post in Facebook

“La folle danza delle menadi”, poesia erotica


di Francesco Sabatino

“Gloria a Dioniso sull’Olimpo celeste

e piacere in terra alle donne

di buona voluttà”.

Così cantava

una delle menadi

e s’aprirono le danze.

 Danzan lascive

le figlie del dio gioioso.

Danzan seducenti

contorcendosi come mille

serpenti.

Danzano

al ritmo ossessivo

dei cembali,

al gemito godurioso

del flauto peccaminoso.

Immerse nella natura

selvaggia,

d’edera e tirso

adorne,

vestite di pelli

furenti,

si dimenan

le baccanti

in una folle

danza.

Ebbre del sacro nettare,

la cui coppa levan

al cielo,

dimentiche del bene

e del male,

si uniscono ai satiri danzanti

in un’orgia

infernale

celebrando il peccato

e la gioia di vivere.