La fede e le montagne


“Conoscete l’espressione “avere una fede che sposta le montagne”.
Si tratta di un’espressione che ora è passata nel linguaggio
corrente, e molti la utilizzano senza sapere che essa ha origine
nel passo dei Vangeli in cui Gesù dice: “Se la vostra fede fosse
grande come un granello di senape, potreste dire a questa
montagna: Spostati! ed essa si sposterebbe”.
Gesù pensava veramente che gli esseri umani potessero cambiare
di posto le montagne? No, perché esse sono esattamente là dove la
Natura, nella sua saggezza, le ha collocate. Allora, cosa sono le
“montagne” di cui parla Gesù? Sono montagne situate
nell’intelletto, nel cuore e nella volontà degli esseri umani:
montagne di oscurità, di egoismo, di pigrizia. Sono queste che
bisogna spostare, e ciò è possibile soltanto con una fede
incrollabile. Quando Gesù era in Palestina, ha forse spostato
delle montagne? No, non si occupava di questo genere di cose.
Eppure, egli ha spostato montagne, regni e interi continenti
nella testa e nel cuore degli esseri umani.”

di Aivanhov

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“Essere presenti a tutto ciò che si fa”


“Quando arriva il momento in cui avete deciso di pregare o di
meditare, spesso avete la testa altrove. Poi, quando dovete
occuparvi dei vostri affari, dite: “Ah, sento che avrei bisogno
di raccoglimento”, e anche in quel caso siete distratti e fate
male il vostro lavoro.
Osservatevi: vedrete quante volte il vostro stato mentale non è
in accordo con ciò che state facendo. Non è preparando i pasti,
lavando i piatti o guidando l’auto che si deve pensare alla
meditazione. Occorre essere presenti a tutto ciò che si fa,
perché c’è un tempo per ogni cosa; altrimenti, che si tratti di
lavoro spirituale, intellettuale, fisico, o persino di svaghi,
non ci sarà tempo per nessuna cosa, perché non si ha mai la testa
dove occorre che sia e non si è mai veramente da nessuna parte.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Consigli del profeta per cercatori sinceri


La porta più ampia per raggiungere l’intimità della Presenza Divina è l’umiltà. Ma questa porta è allo stesso tempo la più bassa, così che chi entra deve entrare chinando la propria testa, con l’intero proprio sé chinato in massima umiltà.

Tradizione Sacra dell’Islam.

da www.sufibazar.com

Sovraffollamento all’inferno


In questi giorni in un vecchio giornale ho letto:
“Una signora lasciò i suoi due cani nel bagagliaio della sua station wagon con i finestrini aperti per andare a fare un servizio. Al suo ritorno trovò i vigili.
– “È tutto in regola protestò. Ho pure attrezzato il portabagagli con la rete di divisione. Cosa volete da me?”
I vigili risposero semplicemente:
– “La legge dice chiaro che un cane deve avere uno spazio vitale minimo di otto metri. Le sembra che ci siano otto metri dentro il baule? E la multarono.”

Peccato che in carcere non ci sono vigili!
A parte l’ironia, l’Italia è uno strano paese, un cane deve poter disporre di almeno otto metri quadri, mentre in molti carceri alcuni detenuti devono in cella fare a turno per stare in piedi.
Il sovraffollamento incomincia a farsi sentire anche a Spoleto.
Stanno arrivando molti detenuti anche da altri carceri e stanno incominciando a mettere due detenuti in cella singola, con l’agibilità a contenere una sola persona.
Spero per l’Assassino dei Sogni che con me non ci provi perché perderebbe.
In tanti anni di carcere lo Stato mi ha sempre trattato come una belva e mi ha fatto diventare un lupo solitario.
Mi ha fatto vivere in una solitudine infinita, sconfinata, solo in compagnia di me stesso.
E quando la solitudine ti entra nella tua testa, nel tuo cuore, e nella tua anima, un uomo ombra non ne può più fare a meno.
Lo Stato, nell’Isola del Diavolo dell’Asinara, mi ha sottoposto per cinque anni al regime di 41 bis, di cui un anno e sei mesi in totale isolamento, con il cancello, blindato e spioncino chiuso, con solo due ore d’aria senza mai vedere e parlare con altri detenuti.
Lo Stato mi ha sottoposto a otto mesi di regime di sorveglianza particolare del 14 bis nella cella liscia, isolato da tutti gli altri detenuti, senza televisione e fornellino.
Dopo tanti anni d’isolamento, di regimi duri e punitivi, mi hanno abituato e mi sono abituato a stare da solo e non riuscirei più a stare in compagnia di un altro detenuto in una cella.
Ci hanno provato a mettermi un detenuto in cella nel carcere di Nuoro, ma dopo tre giorni l’Assassino dei Sogni si arrese perché ogni volta che andavo al passeggio mi sdraiavo per terra, costringendo le guardie a portarmi in cella di peso.
Una volta al direttore del carcere di Parma, quando sono andato volontario, per stare da solo, alle celle di punizione ho detto:
– “Né in questa terra, né nell’aldilà, nessuno potrà mai obbligarmi a dividere una cella con un altro detenuto”.
Tutte le volte che l’Assassino dei Sogni ha provato a mettermi un compagno nella mia stanza ho sempre detto:
– “Datemi una speranza, una sola, che un giorno potrei uscire e avrò un motivo per accettare un compagno in stanza”.
Gli uomini ombra non possono stare in compagnia con le persone che hanno un futuro.
I morti non possono stare in cella con i vivi.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto – Gennaio 2010

da www.informacarcere.it