Il cane non aiuta solo chi non ci vede


di Barbara Pianca

Cani che guidano persone non vedenti, ma anche cani che raccolgono e consegnano oggetti a persone con limitata mobilità, cani che segnalano la provenienza dei rumori alle persone non udenti e perfino cani in grado di individuare cellule tumorali: i migliori amici dell’uomo sono in grado di aiutare le persone con disabilità in molti modi. Ne parliamo con l’addestratore Igor Facco

Conosciamo tutti i cani guida per non vedenti. Si tratta in genere di cani di grossa taglia addestrati per trainare una persona non vedente indicandole la strada e proteggendola dai pericoli che non è in grado di vedere. Conosciamo anche i cani che collaborano con la polizia e la protezione civile e che aiutano per esempio a cercare i corpi dei dispersi. Ma in Italia non sono in tanti a sapere che i cani possono aiutare l’uomo in ancora altri modi. Le loro sviluppate capacità sensoriali, olfattive e uditive, e la loro spiccata inclinazione all’obbedienza li rendono animali particolarmente adatti ad apprendere comportamenti specifici che possono essere utili alle persone con disabilità.

Chiediamo a Igor Facco, addestratore padovano in grado di formare cani per particolari esigenze, di spiegarci nel dettaglio le potenzialità nascoste del migliore amico dell’uomo.
Il cane Dafne si avvicina all'oggetto che le viene indicato...
Il cane Dafne si avvicina all’oggetto che le viene indicato…«I cani sono in grado di apprendere comportamenti utili alle persone con limitata capacità motoria, innanzitutto. Sono in grado cioè di imparare a raccogliere gli oggetti che la persona gli indica, con un comando ad esempio vocale, e di consegnarglieli. I più bravi arrivano addirittura a raccogliere da terra una moneta, una carta di credito o un chiodo, oggetti piccoli e scivolosi piuttosto difficili da afferrare per chi non ha la mano prensile dell’essere umano. Se sono di taglia più grossa possono anche imparare a trainare la carrozzina, fungendo da locomotiva. Anche per gli anziani cani addestrati in questo modo possono essere molto utili».

Che altre capacità possono sviluppare?
«Possono diventare hearing dogs, e cioè cani per persone non udenti, in grado di segnalare i rumori e la provenienza degli stessi. I cani, cioè, possono venire addestrati a riconoscere alcuni suoni specifici, come un campanello, un bambino che piange o la suoneria di un cellulare, ad avvicinarsi alla persona non udente toccandola e, a un suo segnale, ad accompagnarla di fronte alla fonte del suono»....lo raccoglie da terra...
…lo raccoglie da terra…

Ma come si fa a essere sicuri che il cane sarà sempre obbediente, non creerà mai problemi alla persona con disabilità, non gli disobbedirà e non aggredirà mai lui o terzi?
«Capita qualche volta, pur raramente, di sentire che cani per persone non vedenti abbiano morso qualcuno. Questo perché il cane percepisce la debolezza del proprio padrone, in questo caso non vedente, e assume il ruolo di suo protettore. Se un terzo rappresenta in qualche modo una minaccia nei suoi confronti, è possibile che il cane intervenga per difenderlo. Infatti, mi pare che negli autobus i cani per non vedenti debbano indossare o avere almeno vicino una museruola. Bisogna però anche tenere conto che quelli che hanno questo tipo di incarico devono essere per forza di grossa taglia ed è ovvio che la loro potenza fisica sia più significativa».

... e lo consegna.
… e lo consegna.Nel senso che un cane più piccolo è meno pericoloso?
«Certo. Il cane per non vedenti non può essere piccolo perché la persona che viene trainata deve arrivare al maniglione che è legato alla sua pancia. Ma nel caso di animali che aiutano persone con disabilità motoria o uditiva si dovrebbero preferire taglie più piccole. È una tendenza questa che a dire il vero non c’è in Italia, anzi i pochi che addestrano cani con queste mansioni tendono a scegliere animali grandi. Invece secondo me il cane piccolo, oltre ad avere una minore forza nel caso di eventuale aggressione, è più gestibile dentro casa. È più facile tenerlo in generale, in macchina, in appartamento. Inoltre, è chiaro che l’addestratore gli insegna a non fare le feste saltando addosso al proprietario e lo istruisce in modo che non lo faccia inciampare. Un cane di piccola taglia si può anche tenere sulle gambe, per esempio».

Ci sono altre capacità del cane che possono venire sviluppate tramite un addestramento specifico?
«Possono imparare a lavorare utilizzando il loro olfatto, come già si fa ad esempio per cercare la droga. In particolare, vorrei segnalare una capacità che ha dello straordinario e che infatti non viene generalmente presa molto sul serio. In realtà si tratta di una scoperta che risale ormai a venti, venticinque anni fa quando, osservando dei cani utilizzati nel reparto di oncologia di un ospedale per la pet therapy, ci si è accorti che gli animali riuscivano a individuare e segnalare la presenza di particelle tumorali nei corpi dei malati. In Inghilterra e negli Stati Uniti questa loro capacità viene presa molto sul serio e regolarmente sfruttata, mentre da noi non ancora».

Come si fa ad addestrare un cane?
«Di solito si usa il metodo delle tre fasi, stimolo – risposta – premio. Si chiede al cane di eseguire un comando e quando si ottiene il comportamento desiderato lo si premia con il gioco, con delle carezze o con del cibo».

Per il cane quindi la fase dell’addestramento non è dolorosa?
«No, ovviamente non si usa nessun mezzo coercitivo, tanto più nel preparare cani che devono poi aiutare persone con disabilità. Bisogna lasciarli liberi di gestire le situazioni e non ci riuscirebbero se si sentissero repressi e spaventati. E poi, per come lavoro io e soprattutto per come ho imparato dal mio insegnante, il tecnico cinofilo Massimo Ricatti che si è formato nella sede londinese della Hearing Dogs, l’aspetto fondamentale dell’addestramento è il tipo di rapporto che si riesce ad instaurare con il cane. Un rapporto è fatto di molte cose, del prendersi cura di lui, conquistare la sua fiducia, accarezzarlo in un certo modo, parlargli in un certo modo. Comprende anche l’imparare a fidarsi di lui. Per esempio, ai cani che riconoscono le particelle tumorali si lascia agire soprattutto affidandosi al loro intuito».

Tutti i cani possono venire addestrati?Igor Facco durante una dimostrazione
Igor Facco durante una dimostrazione
«Molti sono fissati con le razze ed è vero che ce ne sono alcune che si prestano particolarmente. Ma secondo me si può lavorare con tutti i tipi di cane, anche meticci. Si potrebbero recuperare anche quelli del canile, certo, previo test selettivo, e sarebbe un bellissimo modo di reintegrare animali destinati a vivere nelle gabbie e senza un padrone. La cosa fondamentale, ripeto, è il tipo di rapporto che si riesce a instaurare con il singolo animale».

Allo stesso modo, quindi, sarà importante anche il rapporto che si instaura tra il cane e la persona con disabilità con cui dovrà lavorare. Come si fa ad addestrare un animale senza che conosca la persona che dovrà poi aiutare?
«Giusta osservazione. Infatti, io e Massimo Ricatti, il mio insegnante, l’anno scorso abbiamo fondato U-dog, un’associazione di volontariato che ha lo scopo di addestrare cani di utilità sociale su misura. Cerchiamo di far sì che la persona cui il cane è destinato e il cane stesso possano, diciamo così, andare d’accordo e stare bene insieme. Per cui prima facciamo un’analisi preliminare di entrambi e poi procediamo lavorando sulle esigenze specifiche della persona, addestrando il cane a fare esattamente quello di cui lei ha bisogno e insegnandogli a muoversi all’interno dello specifico spazio abitativo».

In cosa consiste l’analisi preliminare della persona?
«Dobbiamo capire se è una persona a cui un animale può venire affidato, sia in termini di sensibilità, assicurandoci quindi che il cane verrà trattato amorevolmente, sia in termini pratici. Per una persona con disabilità il cane non deve essere un problema in più da gestire. Occorre trovare delle soluzioni in modo che possa dargli da mangiare e anche per l’espletamento dei bisogni occorre pensare a come si può fare nel caso specifico. Ai cani di piccola taglia destinati a vivere in appartamento, ad esempio, possiamo insegnare a utilizzare la sabbietta come i gatti. Per questo occorre supervisionare la casa e ascoltare bene le richieste specifiche della persona».

La relazione che la persona instaura con il cane che le viene affidato sarà una relazione di tipo affettivo e, come ogni relazione affettiva, avrà degli effetti curativi. Le basi della cosiddetta pet therapy si applicano anche in questo caso?
La donna che ha segnalato un miglioramento della propria vita sociale insieme al suo cane
La donna che ha segnalato un miglioramento della propria vita sociale insieme al suo cane«Certamente. Instaurare un rapporto affettivo con un animale porta sempre dei benefici e in generale diminuisce il senso di solitudine, ad esempio di chi vive da solo. Massimo Ricatti lavora all’interno di progetti di pet terapy nelle carceri, con gli anziani, con pazienti psichiatrici e perfino con i bambini nelle scuole per lavorare sull’autostima e intervenire in dinamiche di bullismo. Inoltre, ci tengo a dire che il cane aiuta anche nei rapporti sociali. Mi spiego. Come associazione, ad esempio, abbiamo addestrato un cane per una persona con difficoltà motorie che cammina con l’aiuto delle stampelle. In questo caso ci siamo limitati, come richiesto, a insegnare l’obbedienza ad alcuni comandi. Ma la persona in questione ci ha detto che la presenza dell’animale l’ha aiutata anche nell’incontro con gli altri. Il cane infatti avvicina le persone, anche quelle che di fronte alla disabilità provano diffidenza».

Quanto costa avere un cane addestrato nei modi di cui abbiamo parlato finora?
«Ci può essere il costo in sé dell’animale se è di razza e in più il costo del lavoro dell’addestratore. Ma i cani di utilità sociale, per persone non udenti, non vedenti e con disabilità motoria non devono costare nulla. Occorre trovare degli sponsor, e infatti la nostra associazione si sta muovendo in questo senso. In realtà, al momento ci è difficile non solo trovare sponsor, ma anche persone con disabilità interessate alle nostre proposte».

Perché?
«Credo sia una questione culturale. U-dog non si propone di addestrare solo cani per non vedenti, ma anche cani per non udenti, i cosiddetti hearing dogs, e per persone con disabilità motoria, i cosiddetti cani protesi. Ci piacerebbe anche addestrare i cani sentinella, quelli capaci di scoprire le particelle tumorali. Si tratta di attività che non siamo abituati qui in Italia a vedere svolte dai cani e le stesse persone con disabilità non ci pensano o non si fidano. Al momento la nostra associazione ha addestrato alcuni cani per scopi dimostrativi, per cui chi fosse interessato può chiamarci e possiamo mostrargli concretamente quello che siamo in grado di fare. Ad esempio, possiamo mostrargli quello che ha imparato a fare Dafne, il cane che aiuta una ragazza con osteogenesi imperfetta appoggiandole in grembo gli oggetti che lei le indica».

Per ulteriori informazioni:
U-dog (Igor Facco), Via Mincio, 35136 Padova, tel. 339 5754872, igor@u-dog.org

da http://www.superando.it

Giustizia: Radicali; le carceri sono un sistema impazzito, Alfano venga a visitarle con noi


Il ministro della Giustizia Angelino Alfano “visiti le carceri con noi radicali”. Va bene che “un ministro non entra nelle celle e non parla con i detenuti, ma bisogna conoscere la realtà per fare delle politiche efficaci”. Lo chiede la deputata dei radicali Rita Bernardini, che tra sabato e domenica ha visitato cinque strutture detentive in Emilia-Romagna (la Dozza e il Cie di Bologna, il Cie di Modena e le due case lavoro di Castelfranco Emilia e di Saliceta San Giuliano nel modenese). Al termine delle visite, i radicali raccontano di aver trovato una “situazione sempre più grave e deteriorata”, dove ci sono “numerose illegalità” (che presto raccoglieranno in un’interrogazione parlamentare), e parlano di “sistema impazzito, che produce solo danni ed è estremamente dispendioso a fronte dell’assenza di risultati”. Bernardini, in una lunga nota, attacca poi anche la “politica della sicurezza”, che ha dato una forte stretta all’applicazione delle misure alternative: “Erano 50.000 nel 2005 e oggi sono 10.000”, con un tasso di recidivi che ora è del 68% (mentre sarebbe del 30% con misure alternative). Mai come nei Cie è evidente, attacca Bernardini, che “lo Stato italiano può essere considerato alla stregua di un delinquente professionale, viste le continue violazioni della legalità, rispetto alle quali non si intende porre rimedio in alcun modo”. Dopo aver visto i centri di Bologna e Modena, Bernardini afferma: “All’interno di queste strutture il degrado umano e civile può solo far vergognare un rappresentate delle istituzioni: persone trattenute come animali in gabbia, in mezzo alla sporcizia e al degrado”. Pesantissimo anche il giudizio sulle case lavoro, dove si scontano quelli che Bernardini definisce “ergastoli bianchi”. Nella case lavoro sono rinchiuse “persone ai margini della società tra cui tossicodipendenti, alcolisti, senza casa, disperati senza famiglia” ed “è evidente che il sistema non sia riuscito a recuperare nessuno”. Si tratta infatti di “ex detenuti che hanno già scontato il loro debito con la giustizia, ai quali, però, la pena può essere reiterata di altri sei mesi, un anno, 18 mesi, perché considerati socialmente pericolosi”. Ma come possono riabilitarsi se poi, fa notare Bernardini, “in queste ‘case lavorò, il lavoro non c’è o non c’è per tutti”, né vi sono educatori? A Saliceta San Giuliano, ad esempio, “non viene insegnato nulla e gli internati sono utilizzati solo per lavori di pulizia interna e cucina”, niente di utile al reinserimento nella società. A Castelfranco, invece, “i laboratori specializzati già presenti non sono utilizzati per una mancanza di interazione e di progettualità con le istituzioni locali”. Senza contare che agli “internati” delle case lavoro non vengono concessi mai permessi, dice Bernardini, anche se spetterebbero loro di diritto. Altro punto dolente delle case lavoro è il problema sanitario: “enorme, di notte non c’è la guardia medica. A Castelfranco c’è il defibrillatore, ma senza medico nessuno lo può far funzionare” e “i problemi odontoiatrici sono all’ordine del giorno, proprio per l’elevata presenza di tossicodipendenti”. È per tutti questi motivi che le pene scontate nelle case lavoro, prosegue la deputata radicale, “sono definite ergastoli bianchi, in palese contraddizione con la legge e la Costituzione italiana”. Tornando ai Cie, Bernardini sottolinea le pessime condizioni degli ospiti raffrontate alle dispendiosità per lo Stato. “Ogni ospite costa ben 75 euro al giorno, assegnati alla ditta che ha in appalto la struttura, più tutte le altre spese di gestione dei centri e il costo del personale addetto alla sorveglianza”. Quanto ai numeri, quello di Bologna ha una capienza di 95 persone, ma ne ospita 57, mentre il Cie di Modena ha una capienza di 60 persone. Le persone sono tenute come “animali in gabbia” per un tempo medio “di 30 giorni, con la procedura di rimpatrio per quelli riconosciuti, mentre quelli non identificati sono rimessi in libertà con l’ingiunzione di lasciare il paese nei successivi 5 giorni”. Bernardini spende poi qualche parola anche sulla Dozza di Bologna, dove i detenuti sono 1.150 (contro una capienza di 480), di cui il 65% è straniero. Gli educatori sono otto in tutto, ci sono problemi sanitari, soprattutto sul fronte dell’assistenza odontoiatrica e di quella psichiatrica. “Le medicine di prima necessità devono essere acquistate all’esterno e a spese dei detenuti. Anche la carta igienica è a pagamento”. Il personale di Polizia penitenziaria è “sempre in difficoltà, con turni di lavoro pesantissimi” e la struttura necessita di “numerosi interventi di ristrutturazione” a partire dalle docce. 

da www.ristretti.it

Carceri, Bernardini su dichiarazioni di Maroni: Pura demagogia, da dare in pasto a tutti i tg. Il problema è che il sistema/sicurezza modello “Italia” fa acqua da tutte le parti. Prosegue sciopero della fame giunto oggi al 21° gi


  Insieme a Rita Bernardini, digiunano da 21 giorni anche i Radicali Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè, Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia, per scandire i tempi di un provvedimento riguardante la possibilità di accedere alla detenzione domiciliare per coloro che debbano scontare in carcere meno di 12 mesi.

 Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale nel gruppo del Pd, membro della Commissione Giustizia.
Alle sparate di Maroni ci siamo abituati, ma il problema serio è che lui va a rete unificate su tutti i TG senza che nessuno possa replicargli.
Sparate puramente demagogiche considerato che, comunque, quelle persone – che lui vuole inchiodare in carceri illegali per sovraffollamento e mancanza di personale e dove viene tolta ogni dignità – tra uno, due, cinque o dodici mesi uscirebbero avendo finito di scontare la loro pena.
Inoltre, la sua “sicurezza” fa acqua da tutte le parti proprio perché l’unica risposta che viene data è il carcere e non si fa alcun uso dell’esecuzione penale esterna che in altri paesi europei viene usata venti volte più che in Italia. Basti pensare al Regno Unito dove sono ben 243.000 le persone sottoposte a pene non detentive o alla Francia dove sono 160.000. In Italia, siamo ad una media di 21.000 scesa ultimamente a circa 11.000 persone vista la paralisi dei Tribunali di sorveglianza.
E se andiamo a vedere i tassi di recidiva italiani, i dati sono ancora più eloquenti: chi accede a misure alternative ha un tasso di recidiva del 20% mentre coloro che scontano la pena nelle galere nostrane senza poter accedere a misure alternative, hanno un tasso di recidiva del 68%. Ecco dove sta la demagogia ed ecco perché prosegue il nostro ragionevole sciopero della fame.

Carceri: Prosegue sciopero della fame Radicale. Non c’è tempo da perdere e attenzione ai colpi bassi della magistratura organizzata


 Prosegue lo sciopero della fame, giunto oggi al 19° giorno, di Rita Bernardini, Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè, Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia per scandire i tempi di un provvedimento – che tarda a venire – riguardante la possibilità di accedere alla detenzione domiciliare per coloro che debbano scontare in carcere meno di 12 mesi.

 
·         Dichiarazione di Rita Bernardini, radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati:
 
Ieri, nel corso della visita che ho fatto insieme a Marco Pannella ed altri radicali al Carcere di Bolzano, l’efficientissima direttrice del carcere Dott.ssa Annarita Nuzzaci, ci ha quasi implorati: “fate qualcosa per ridurre il numero dei detenuti.. così non si può andare avanti!”. Eppure, nonostante le difficoltà, il carcere di Bolzano è uno dei migliori che abbiamo visitato negli ultimi mesi! Pur essendo sovraffollato come gli altri, pur avendo un forte deficit nell’organico di agenti, educatori e psicologi, pur avendo scarsissimi mezzi economici, lì abbiamo respirato un’aria di solidarietà umana impossibile da riscontare in altri istituti. Piccole, ma fondamentali le “riforme” adottate dalla Direttrice che tiene aperte le celle sovraffollate in modo che i detenuti possano circolare liberamente nel lungo corridoio della sezione detentiva e che, non avendo mezzi a sufficienza per ripitturare le pareti scrostate del vecchio carcere, ha lasciato ai detenuti la possibilità di dipingere le pareti con loro murales: risultato, ambienti meno lugubri e avvilenti; inoltre le ore d’aria sono molte di più che in altri istituti, 6 ore da ottobre a maggio e 7 da giugno a settembre. E’ indubbio che con le sue capacità di gestione la direttrice, con un po’ più di risorse umane e materiali, potrebbe realizzare i progetti che ha in testa per fare in modo che i detenuti possano facilmente reinserirsi senza più delinquere nella società.
 
Oggi però – dovendo fare il punto della nostra iniziativa nonviolenta – non possiamo che ribadire la necessità di proseguirla. Non c’è traccia, infatti, né di un iter veloce in parlamento del DDL Alfano sulla misura della detenzione domiciliare per chi debba scontare meno di un anno e sulla messa alla prova per gli imputati di reati che non prevedano una pena superiore a tre anni, né dell’annunciato – da Berlusconi – decreto legge sulla prima parte del DDL Alfano.
 
Eppure Berlusconi, nel dare quell’annuncio, aveva dimostrato di aver compreso quale fosse la drammaticità della situazione penitenziaria: dare a tutti coloro ai quali viene limitata la libertà condizioni di vita civili, dignità e nessun pericolo per ciò che riguarda la propria salute, diritti minimi che non è possibile garantire con l’attuale esplosivo sovraffollamento definito dal premier con la locuzione “eccedenza di persone”.
 
Non c’è tempo da perdere, lo diciamo con la forza interiore che ci dà il nostro sciopero della fame e, soprattutto, diciamo a Berlusconi ed Alfano che occorre sventare i colpi bassi della magistratura organizzata che con le consuete rivendicazioni corporative vuole ridurre a poco più di un migliaio di casi l’accesso alla nuova misura alternativa proposta.

Emergenza carceri, dai radicali


Chiesta una accelerazione nella discussione del ddl Alfano sulla detenzione domiciliare e la messa in prosa

«I tempi si allungano, le prigioni scoppiano. E nessuno si muove»

Emergenza carceri, dai radicali sciopero della fame ad oltranza

Chiesta una accelerazione nella discussione del ddl Alfano sulla detenzione domiciliare e la messa in prosa

ROMA – Giunge oggi al 16 giorno lo sciopero della fame dei radicali Rita Bernardini, Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè, Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia per scandire i tempi della discussione parlamentare del ddl Alfano sulla detenzione domiciliare e la messa alla prova, tempi che rischiano di prolungarsi all’infinito mentre le carceri, letteralmente, scoppiano.

«RISCHIO RITARDI» – «C’è quasi da tirare un sospiro di sollievo ad apprendere che il Consiglio dei Ministri – afferma Rita Bernardini, radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati- non abbia varato il decreto sul sovraffollamento delle carceri italiane. La notizia che dava ieri una nota dell’Ansa, infatti, annunciava la probabile decretazione nel Consiglio dei ministri di oggi, ma con un testo letteralmente stravolto rispetto al già carente ddl Alfano in discussione in sede referente in Commissione Giustizia della Camera. Nella nota di agenzia si riferiva che il nuovo testo riguardante la detenzione domiciliare per chi debba scontare non più di un anno di prigione, non prevedeva l`automatismo che per certi versi era contenuto intelligentemente nel ddl lasciando la decisione, caso per caso, ai magistrati di sorveglianza. Ora, tutti sanno che i magistrati di sorveglianza già oggi non riescono a stare dietro alle istanze dei detenuti e che ormai da mesi si limitano meccanicamente a rigettarle a valanga. E’ prevedibilissimo cosa possa accadere con la nuova misura: o rigetti a go-go, o ritardi che ridurranno a zero l’accesso alla misura alternativa alla detenzione in cella. Basti pensare che fino all`indulto del 2006 i detenuti che usufruivano di misure alternative erano 40.000 mentre nel 2009 sono drasticamente scesi a meno di 10.000».

 «NULLA SI MUOVE» – «C’è il rischio che questa posizione prenda piede anche in Commissione giustizia e che l’Anm e i suoi referenti “onorevoli” alla Camera, ottengano ancora una volta – per i consueti interessi di bottega – che nulla si muova di fronte alla situazione letteralmente esplosiva degli istituti penitenziari italiani. Noi radicali – conclude- continueremo a scandire con la nostra azione nonviolenta i tempi di una violenza senza precedenti delle istituzioni che rendono le carceri italiane, ogni giorno di più, vere e proprie discariche umane dove viene tolta ogni dignità umana; dove lo Stato si rende colpevole, da vero delinquente professionale, di reiterate violazioni della Costituzione repubblicana. Tutto tace dunque, e il silenzio è interrotto solo dal colpo secco di una corda che si stringe attorno al collo di un essere umano disperato».
fonte Apcom

CARCERI: DL svuota celle, vince ancora una volta l’ANM che svuota, anzichè le carceri, il DDL Alfano. Prosegue sciopero fame


Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale membro della Commissione Giustizia

Se sono veri i lanci delle agenzie di stampa che riportano la notizia della probabile emanazione da parte del consiglio dei ministri di domani del decreto per la concessione della detenzione domiciliare per chi debba scontare meno di un anno di carcere, posso affermare che ha vinto, ancora una volta, il partito dei magistrati organizzati nell’ANM che proprio ieri, nel corso dell’audizione in commissione giustizia della Camera, aveva contestato la parte del DDL Alfano che prevedeva una sorta di automatismo nella concessione della misura, senza passare dal magistrato di sorveglianza.

L’ANM e i suoi referenti “onorevoli” alla Camera, ottenendo la cancellazione dell’automatismo che intelligentemente era stato previsto dal DDL Alfano, lasceranno la decisione ai magistrati di sorveglianza che già oggi non riescono a stare dietro alle istanze dei detenuti, limitandosi nei fatti a rigettarle pressoché tutte. Se fino all’indulto del 2006 i detenuti che usufruivano di misure alternative erano 40.000, nel 2009 sono drasticamente scesi a meno di 10.000.

Con la modifica che si intende introdurre, prima che i magistrati decidano sulle istanze avanzate per accedere alla misura detentiva domiciliare al posto del carcere, si sarà consumato l’intero anno, con benefici sul sovraffollamento delle celle pari a zero.

Ieri il Ministro Alfano preannunciandomi che avrebbe preso in considerazione le proposte migliorative al suo DDL che come radicali avanziamo, ci aveva invitato a “ricominciare a mangiare”. Alla luce delle notizie di oggi riteniamo sensato e prudente continuare. Le carceri italiane sono, ogni giorno di più, discariche umane dove viene tolta ogni dignità umana, dove lo Stato si rende colpevole – da vero delinquente professionale – di reiterate violazioni della Costituzione repubblicana.

Indagine sulle carceri della provincia di Siracusa: Augusta, Siracusa e Noto


di Daniela Domenici

  Si è da poco concluso, presso l’aula consiliare di via del Laberinto a Siracusa, il Consiglio provinciale aperto a conclusione dell’attività condotta dalla speciale commissione istituita per conoscere la situazione delle carceri in provincia di Siracusa e, a questo scopo, è stata presentata ufficialmente la relazione finale condotta d questa commissione presieduta dal consigliere provinciale Carmelo Spataro che ha visitato le carceri di Augusta, Siracusa e Noto.

 Hanno partecipato alla seduta anche due scolaresche che avevano chiesto al Presidente del Consiglio provinciale, Michele Mangiafico, di poter essere presenti: gli studenti dell’Istituto Alaimo di Lentini accompagnati dagli insegnanti Raudino e Lo Duca e quelli dell’Ipsia Calapso di Siracusa con i docenti Angelico, Grande, Italia e Marchese.

 Dopo la lettura della relazione finale da parte di Carmelo Spataro hanno voluto partecipare al dibattito, con loro interventi, Fabio Granata, Salvo Fleres, Rita Bernardini e Sebastiano Bongiovanni a nome degli agenti di polizia penitenziaria.

 Intanto vogliamo fare i nostri personali complimenti al presidente del consiglio provinciale, Michele Mangiafico, per la correttezza con cui ha saputo gestire la seduta, non facile sia per i temi trattati che per la presenza di due scolaresche nel pubblico: confessiamo che era la prima volta che assistevamo a una seduta di questo Consiglio e ci ha colpito favorevolmente.

 Come sanno alcuni di quelli che mi leggono da tempo l’argomento “pianeta carcere” mi è molto caro e mi tange particolarmente per cui ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi che si sono succeduti; mi ha colpito in particolare, per il calore di cui le sue parole erano intrise oltre che per la conoscenza profonda e diretta dell’argomento, l’intervento appassionato e competente di Salvo Fleres, garante per i diritti dei detenuti in Sicilia. E subito dopo quello molto più pacato nei toni (pacatezza che è comunque una sua caratteristica d’eloquio ma che è sicuramente accentuata dal lungo digiuno, oggi è al 10° giorno di sciopero della fame) di Rita Bernardini, parlamentare radicale eletta nelle liste del PD e membro della commissione Giustizia della Camera che ha voluto essere presente stamattina nonostante tutto e la ringraziamo di questo.

 Terzo intervento “caldo”, sia per i temi affrontati che per il tono appassionato, coinvolgente e convincente dell’oratore, quello del rappresentante degli agenti di polizia penitenziaria, Sebastiano Bongiovanni, che ha richiamato con veemenza l’attenzione di Fleres sui problemi gravi e importanti che affliggono la sua categoria.

 Vogliamo ringraziare il presidente Mangiafico e la sua commissione per aver conddotto e portato a conclusione, in tempi relativamente brevi, questa prima tranche d’indagine conoscitiva del pianeta carcere su cui, nella nostra provincia, non si era mai prima posata l’attenzione con così attenta analisi; ci auguriamo che sia solo la prima di una lunga serie di approfondimenti che possano portare a dei miglioramenti effettivi ed efficaci per tutti coloro che operano in questo pianeta: agenti, dirigenti, medici, psicologi, assistenti sociali e, in primis, i detenuti.