L’arte della separazione


“L’arte della separazione è una delle più difficili che esista, perché occorre saper trovare il momento propizio. Ogni separazione prematura è uno strappo e provoca delle lacerazioni.
È nella natura che gli Iniziati si sono istruiti nell’arte della separazione. Non si può separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come fare: lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e cade. Questa separazione è il simbolo della maturità. Per parecchi mesi la madre porta il figlio nel proprio grembo, ed è pericoloso volerlo strappare prematuramente. Ma venuto il
momento, il frutto cade, e si può recidere il legame che univa il bambino alla madre. E che ne è della nostra anima? Essa è prigioniera del nostro corpo, e per liberarsi, deve separarsi dalla spessa materia che la circonda; questo, però, non prima di avere raggiunto la maturità. Ecco un tema di riflessione, e l’autunno è il periodo migliore per meditare sulla vera liberazione. ” Omraam Mikhaël Aïvanhov

Parigi, furto d’arte, tuffo al cuore!


di Loretta Dalola

Un Arsenio Lupin colpisce il museo di arte moderna. Incappucciato e vestito di nero ha portato via 5 capolavori per un valore di 500 milioni. Per entrare nei locali gli è bastato rompere un vetro non collegato con l’allarme. I quadri trafugati sono firmati da grandi maestri della pittura mondiale: tele di Picasso, Matisse, Modigliani, Braque e Leger

Due delle opere rubate, L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque; ‘Le pigeon aux petits pois’  di Picasso appartengono al filone artistico detto “cubismo”.   Termine impiegato per la prima volta dal critico Vauxcelles, che intendeva etichettare in senso dispregiativo l’aspetto frammentato e sfaccettato dei quadri di Picasso e Braque. Il cubismo si proponeva di offrire all’osservatore una visione totale della realtà, a prescindere da come essa si presenta allo sguardo. A questo scopo gli oggetti venivano raffigurati come se fossero stati colti da più angolature e punti di vista. L’organizzazione in una stessa immagine di lati diversi di uno stesso oggetto era, però, in contraddizione con le leggi della prospettiva tradizionale, che imponevano all’artista la scelta di un unico punto di vista centrale. Il cubismo comportò l’abolizione della prospettiva.

 Lo stile di Matisse è  un naturalismo convenzionale che risente delle influenze accademiche dei suoi primi maestri, poi però, col passare del tempo, egli si avvicina all’arte contemporanea, soprattutto a quella degli impressionisti, che comincia a sperimentare, conquistandosi fama di ribelle. La caratteristica principale dell’arte di Matisse è l’uso del colore per la creazione di sagome e per l’organizzazione di piani spaziali: il colore diventa così lo strumento principale per la riuscita delle sue opere.

 Il pittore Léger realizza lavori con carattere e contenuto spiccatamente sociale, ruotante intorno al mondo della macchina e dei meccanismi, espressi in modo monumentale.

  Modigliani diventa famoso per il suo rapido modo di lavorare;si dice completasse un ritratto in una o due sedute e una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.

 Impossibile rivendere quei  quadri – “È stupido rubare quadri così, si tratta di imbecilli e basta”, ha detto Pierre Cornette de Saint-Cyr, commissario delle esposizioni del Palais de Tokyo. “Con quadri del genere non ci si può fare niente – tutti sono già al corrente, i siti Internet sono già pieni di notizie e immagini. Nessuno può pensare di vendere questi quadri, per questo dico che è stupido rubarli. A meno che non si voglia fare un ricatto alle assicurazioni. Ma io sono convinto che li ritroveremo. Con quadri del genere è così, è successo con L’Urlo di Munch”.

 La storia del collezionismo d’arte è costellata di episodi sgradevoli e truffaldini. Tra tutti, quella dei furti è certamente la più dolorosa, soprattutto quando ad essere rubata è l’opera d’arte di un museo la cui perdita diventa un danno per l’intera collettività che viene privata di un patrimonio culturale irripetibile. Il lunghissimo elenco dei furti è una lista che comprende opere o oggetti d’ogni genere e d’ogni tempo.

 Soffro e mi dispiace dare questo genere di notizie anche perchè  i francesi possiedono un discreto numero di buone gallerie ed un cospicuo numero di grandi artisti e giovani leve dell’arte contemporanea.

 Speriamo in futuro di tornar a parlare di grandi mostre e di estrose forme creative invece che di sparizioni dolorose.

 Opere rubate:

 L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque;

 Nature morte aux chandeliers di Fernand Lèger;

 La Pastorale di Matisse;

 La donna con il ventaglio di Modigliani e

 Le pigeon aux petits pois’ di Picasso

 Visualizza altro: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201005articoli/55214girata.asp

 http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2010/05/20/1160990colpo_grosso_parigi_rubate_opere.shtml

 http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_20/parigi-furto-capolavori_69239b38-63f6-11df-ae00-00144f02aabe.shtml

 a http://lorettadalola.wordpress.com

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NUTRIMENTE: Nutrire la mente – Feeding brains


di Daniela Domenici

Per nutrire

la mente

si deve capire

seriamente

che il cervello va allenato

con la cultura saziato

con la musica nutrito

con l’arte colorito.

Nutrire la mente

è una missione imponente

che riempie il cuore

di chi lo fa con amore.

Musica: il “Giudizio Universale” in prima mondiale a Cannes


Michelangelo e Verdi sfilano sul red carpet del Palais des Festivals di Cannes.

Il 2 Marzo si tiene a Cannes, nel tempio del cinema, la prima mondiale de “Il Giudizio Universale”, la nuova opera di Paolo Micciché, visual director molto conosciuto in Italia e all’estero. Musica, arte e virtualità sono riuniti in uno spettacolo in cui l’arte visuale dell’eclettico regista italiano – fatta di luce e di immagini proiettate – torna a incontrare la musica di Giuseppe Verdi, la cui Messa da Requiem viene visualizzata per la prima volta attraverso le immagini degli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo.

In passato Micciché aveva già portato sulle scene di tutto il mondo opere realizzata esclusivamente da suggestioni visive immateriali; tra le altre le verdiane Macbeth e Aida – quest’ultima al fianco di Placido Domingo direttore d’orchestra, in una celebrata edizione alle Terme di Caracalla – oltre al debutto italiano di questo linguaggio visivo con la Madama Butterfly di Giacomo Puccini per l’Arena di Verona, realizzata solo con grandi proiezioni dinamiche ad esaltare il mondo immaginifico della protagonista nell’enorme spazio visivo areniano.Ora Micciché incontra e fa incontrare l’opera di due grandi artisti italiani – Verdi e Michelangelo – sfruttando la profonda affinità che esiste tra i loro linguaggi espressivi: la stessa tensione verso la centralità dell’uomo, la ritmica compositiva e il comune rilievo plastico delle masse sonore e visive.

Con le sue scenografie tecnologiche, che lo hanno reso celebre, il regista porta virtualmente il pubblico del Palais di Cannes all’interno della Cappella Sistina, conducendolo in una narrazione per immagini che rappresenta in modo personale e suggestivo la mirabile opera michelangiolesca che Goethe definì “una visione straordinaria e un’esplorazione umana al di sopra di ogni attrazione della natura”.

Il Requiem verdiano è stato ripensato da Micciché in questa prospettiva, riprogrammandone la sequenza originale verso il Giudizio Finale, rappresentato dal Dies Irae, posto in questa versione al termine del percorso musicale. Le Jugement Dernier – questo il titolo francese con cui verrà presentata a Cannes – si apre viceversa con il Libera me domine che Verdi compose sull’onda dell’emozione per la morte di Rossini e riprese successivamente per la scomparsa di Manzoni, due eventi che lo colpirono profondamente.

Un brano emblematico e riassuntivo del Requiem verdiano che, nell’ambientazione della Cappella Sistina, diventa questa volta una petit messe di apertura in onore del grande compositore. L’esecuzione musicale è affidata a l’Orchestre et le Choeur de l’Opéra di Tolone composta da 60 musicisti e Le Choeur Philharmoniquedi Nizza di cui fanno parte 90 cantanti, tutti diretti da Elisabetta Maschio. Nel concepire Il Giudizio Universale Micciché ha inteso così aggiungere un valore aggiunto al capolavoro verdiano, rinnovando il senso della consueta esecuzione in forma di concerto, ormai minata da un’alterata percezione dovuta alla accelerazione della vita moderna e alla sempre più sofisticata e viziata fruizione audiovisiva domestica.

Le affermate tecnologie di proiezione delle immagini che Micciché sperimenta ormai da quindici anni, trasportano lo spettatore nelle suggestioni visive degli affreschi michelangioleschi, fino all’immersione completa nel Giudizio Universale, suggellato dall’arrivo degli angeli con le trombe a coinvolgere direttamente tutto il pubblico in sala. Oltre al lato artistico Micciché ha ideato un prodotto innovativo anche sul versante produttivo. Lo spettacolo è infatti rappresentabile sia in uno spazio tradizionale – come nel caso del Palais des Festivals di Cannes – così come in strutture indoor e outdoor di grandi dimensioni come palazzi dello sport o teatri tenda ma anche nella versione dello spettacolo “architetturale”, ovvero proiettato direttamente sulle facciate delle Chiese.

Allo stesso modo, sono previste due versioni: il Visual Concert, con gli esecutori posti in forma di concerto, e quella dell’Oratorio visivo con costumi e movimenti scenici su un piano inclinato che, riflettendo le proiezioni e “lavando” tutto lo spazio scenico, crea una immagine unica e avvolgente.

fonte Ansa

Arte: New York scopre l’arte sottovalutata di Viola Frey


Viola Frey è un’artista che merita maggiore attenzione, di critica e di pubblico, di quanto finora le sia stata attribuita, sostiene, il New York Times. Le ragioni della sua relativa anonimità oscurità dipendono forse dalla sua «insularità». Frey, che è morta nel 2004 all’età di 70 anni, ha passato la gran parte della sua vita tra le mura, quanto meno  ideali e psicologiche, di San Francisco.

In questi giorni il Museo di Arte e Design di Manhattan espone una retrospettiva dell’artista dal titolo «Bigger, Better, More: The Art of Viola Frey » («Più grande, migliore, di più: l’arte di Viola Frey»). L’esibizione è stata organizzata congiuntamente del Racine Art Museum del Winsconsin e dal Gardiner Museum di Toronto. Per i non iniziati, questa mostra è senz’altro la migliore occasione per fare il proprio ingresso nell’universo artistico di Viola Frey.

Frey appartiene ad una generazione di artisti americani che hanno reso la scultura in ceramica una componente riconosciuta dell’arte contemporanea degli anni 60 e 70. Nei tardi anni 50 fu Peter Voulkos a iniziare il cambiamento. Con i suoi lavori dalle forme crude e non figurative, influenzati dallo spirito dell’espressionismo astratto, ispirò la produzione successiva di artisti come Robert Arneson, Ken Price e, più tardi, Viola Frey.

Una delle cifra caratteristica dell’arte della californiana è la monumentalità. Nei corridori del museo si allineano gigantesche sculture in ceramica di donne e uomini alte 3 metri e più. Portano completi da lavoro, cravatte, vestiti qualunque. In un alchimia misteriosa coniugano una sinistra e imponente presenza e una goffaggine da cartone animato.

Lo smalto che li ricopre giustappone violentemente colori stridenti. I colossi di Gray sembrano così formati da un crudo accoppiamento di blocchi di pietra. A causa delle loro espressioni di irritazione e disappunto, per il visitatore che si aggira in mezzo a questi moderni ciclopi nasce la sensazione infantile di un bambino circondato da adulti risentiti da misteriosi e incomprensibili problemi.

Attraverso questo realismo magico, kitsch e colossale, la Grey riesce ancora oggi a imporre la sua personalità artistica. La californiana ha anche lasciato una traccia personale e ironica in due sculture qui esposte. « Double Self » (1978) è una coppia di due ritratti gemelli dell’artista rappresentati con i capelloni anni 70, sandali, e le mani in aria. In « Baby in Bay Carriage» (1975-1999) si immagina come un enorme e comico poppante che sonnecchia in un passeggino.

L’unica nota negativa di questo evento importante per la riscoperta di un’artista poco conosciuta è l’allestimento della mostra. Le sculture sono infatti disposte in maniera poco valorizzante, a volte accostate ai muri, impedendo così ai visitatori di ammirarle a 360 gradi, a volte allineate come una fila di sospetti, facendone perdere così la primitiva potenza evocatrice.

da www.blitzquotidiano.it

Anziani: a 65 anni in bilico sopra un burrone per far festa


Davvero originale ma in perfetta linea con la sua vita da equilibrista, Henry Rochatin ha deciso di sfidare il pericolo ancora una volta a 65 anni. Per festeggiare i suoi 60 anni di attività iniziata a 5 anni in un circo, Henry si è seduto sopra una sedia appoggiata su due bicchieri, poggiati a loro volta sopra un’altra sedia in bilico su altri quattro bicchieri. E tutto questo sopra un precipizio alto 3.842 metri. Location: la cima di Aiguille du midi, a Les Alpes in Francia. Dopo la prodezza, documentata secondo per secondo in un video disponibile on line e indicato sotto, ha deciso di fare qualcosa in più. Mettersi a cavallo della sua motocicletta e attraversare il burrone sopra una fune. Così, con la sua arte da trapezista, funambolo e stunt man con molti record alle spalle, il coraggioso Henry ha conquistato tutti, ancora una volta.

da www.intrage.it

il video delle acrobazie di Henry Rochatin

http://www.youtube.com/watch?v=mbTYtJxHJwM&feature=player_embedded