Niente carcere, quinto giorno: riflessioni a margine di una lettera dal carcere di Augusta


Ho ricevuto queste parole come commento a una lettera di riflessione di un detenuto della sezione di A.S. del carcere di Augusta che ho pubblicato qui qualche tempo fa, ho voluta pubblicarla esattamente com’è arrivata, metto solo il nome dell’autore di questa riflessione: Peppe.

ho sperimantato sulla mia pelle il carcere e posso dire che son o
riuscito ad eliminare la realt� delle sbarre,dedicandomi all’arte
e aggrappandomi alla fede .la libert� puo anche annientare i valori della vita puo anche ingannare ,il carcere peggiore e quando l’individuo crea delle situazioni e delle cicostanze che si
trasformano in catene virtuali il risultato vivere per mantenere uno stile di vita frutto di un sistema diabolico ingegnoso che funziona e che fa comodo e difficile sliberarsene guidati dalla rassegnazione tutti si lamentano ,una volta dissi ad un detenuto che si lamentava per avere piu benefici io le dissi comincia a cambiare tu la prima cosa che devi fare rinuncia alle tue comodit� che sono la vera ragione per la quale tu stai qui chiuso privato della tua liert� per aver abusato della stessa libert� prova ha trovare nella restrizione la vera libert� quella della tua interiorit� e di sciogliere tutti i nodi che ti sei fatto intorno alla tua vita.la libert� vera va conquistata passo dopo passo e si nasconde dietro il dolore.

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