“La donna”


di Francesco Sabatino

Divina è la donna.

Creatrice della vita.

Nobile è il suo animo,

gentile il suo cuore,

poiché colmo di intelletto d’amore.

Bello è il suo volto

Splendente come la luce

Del sole.

Poesia è la donna.

Il suo corpo e la sua anima

Sono fonte di ispirazione per il poeta

Che per questo la ama

E la contempla estasiato.

Divina è la donna.

Poiché nella sua finitezza,

possiede l’infinita bellezza

della natura.

Per questo, la donna va amata,

consacrata ed onorata,

e non abusata e violentata.

Alle donne bisogna dare amore,

amore

amore.

“Criminali onesti” e “onesti disonesti”


Mi è arrivata una lettera dal carcere di Spoleto in cui Carmelo ha scritto quello che leggerete di seguito che ho copiato esattamente com’era scritto.

Nicolai Lilin ha scritto un bel libro dal titolo “Educazione siberiana”.

Parla della comunità Urka siberiana che ha un’atipica e particolare cultura formatesi in modo naturale, a mio parere, per difendersi dallo stato zarista e totalitario-comunista di un tempo.

Un po’ com’è accaduto ai briganti nel sud dell’Italia per difendersi dai conquistatori piemontesi durante i primi anni dell’Unità d’Italia.

Molti detenuti, nati nel sud, che hanno letto questo libro, hanno trovato nella cultura della comunità urka siberiana molti principi culturali della mafia, della camorra e della ndrangheta degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento prima che queste tradizioni fossero inquinate dai poteri forti e corrotti emergenti come la politica, la finanza, i mass media e la religione. Ora al sud, al posto della mafia, della ndrangheta e della camorra ci sono uno stato corrotto e un antimafia riciclata che la fa da padrona.

E’ un po’ com’è accaduto in Russia alla comunità urka siberiana: c’è molta più criminalità disonesta che in passato.

Tutto il mondo ormai è paese e la verità è davanti agli occhi di tutti: i politici usano la mafia per andare al governo e poi sempre gli stessi politici usano la stessa mafia per farlo cadere.

Nicolai, tramite un’amica comune, mi ha donato il libro con un affettuosa dedica. Finito di leggerlo è poi passato di cella in cella, da un piano al’altro. Lo hanno letto in molti perché, per la prima volta, qualcuno scriveva che ci sono “criminali onesti” e “onesti disonesti”. Fin quando non è arrivato nelle mani della professoressa Daniela che l’ha letto e l’ha trovato interessante. Le è venuta l’idea di invitare Nicolai per un incontro con gli ergastolani e i detenuti nel carcere di Spoleto. Lui si è reso disponibile e adesso aspettiamo di conoscere la data della visita. A me intanto è venuta l’idea di scrivere questa lettera questa lettera aperta per porre qualche domanda a Nicolai a cui lui potrà rispondere durante l’incontro o pubblicamente prima nel blog www.urladalsilenzio.wordpress.com o sul sito www.informacarcere.it

Ciao Nicolai,

io ho avuto un’educazione “criminale onesta” e nella maggioranza dei casi ho sempre visto i giornalisti, i politici, i banchieri, gli imprenditori, i giudici, i preti come “criminali disonesti”.

Come mai secondo te io sono dentro e loro fuori?

Forse perché non hanno commesso reati o forse perché sono stati più fortunati di me?

Io sono sempre stato “in guerra” contro tutti e tutto m ho sempre fatto il criminle, rischiando del mio, con onestà, sentimento, senza mai perdere l’umanità.

Invece considero lo Stato italiano criminale e cinico perché anche se non uccide, a parte qualche caso come quello di Stefano Cucchi, fa di peggio: tortura le persone con il regime del 41 bis e tiene una persona chiusa in una cella tutta la vita, anche quando non è più necessario.

Nicolai, come saprai, nel nuovo codice penale russo, dopo la caduta del regime comunista, era stata abolita la pena dell’ergastolo, poi ripristinato a causa  della lotta cecena per l’indipendenza della loro terra.

Anche in Italia esiste la pena dell’ergastolo, ma a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, qui esiste quello ostativo nei casi di condanna di criminalità organizzata ed è per sempre.

Se non fai la spia, se non usi la giustizia, se non fai il delatore, se al tuo posto non ci metti un altro, un ergastolano ostativo non potrà mai uscire, né ora né mai.

E tu sai che un “criminale onesto” non potrà mai barattare la sua libertà con quella di un altro, questo lo possono fare solo gli “onesti disonesti”.

Io e molti ergastolani con l’ergastolo ostativo preferiamo rimanere “criminali onesti” che “onesti disonesti” e, pur non condividendo più molti dei valori negativi del passato, non ce la sentiamo di uccidere una persona, perché togliere la libertà ad una persona è come ucciderla, per riavere indietro la nostra vita di libertà.

In Italia ci sono circa 1400 ergastolani di cui molti arrestati giovanissimi, a diciotto, diannove o vent’anni.

Molti di questi ragazzi sono stati usati, consumati e mangiati due volte, prima dai notabili del territorio dove sono nati e cresciuti, e poi dallo Stato centrale.

A qualcuno di loro è stata messa in mano una pistola e alcuni di loro, forse per paura o per per cultura, non hanno saputo dire di no.

Una volta dentro sono stati sfruttati dai politici di destra, sinistra e dalle lobby del antimafia per scopi e consensi elettorali i primi, finanziari e mediatici i secondi.

Molti di questi giovani ergastolani sono nati colpevoli e sfigati, sono stati usati come carne di cannone dagli “onesti disonesti” e non si sono potuti permettere l’avvocato Buongiorno.

Nicolai, un’ultima domanda.

Te la sentiresti di darci una mano nella lotta per l’abolizione dell’ergastolo usando la tua immagine, il tuo successo di scrittore, per portare all’attenzione dei mass media “la pena di morte viva” che esiste in Italia?

Te la sentiresti di essere ancora una volta un “criminale onesto” e di aiutare a dare un futuro almeno a molti giovani ergastolani che sono stati condannati alla pena dell’ergastolo ostativo all’età di diciotto, diciannove e vent’anni

Io non appartengo a questa categoria ma salviamo almeno loro.

Un abbraccio

Carmelo Musumeci – Carcere di Spoleto – gennaio 2010

 

 

Philadelphia. “Love letter” scritta su 35 muri della città


Lettere d’amore dipinte sui muri. Si chiama Love Letter il progetto ambizioso realizzato in 35 luoghi diversi della città di Philadelphia. Una lunga e appassionata lettera d’amore dipinta in toni pop sui muri della città americana.

Quaranta gli artisti internazionali che hanno reso omaggio a Daryl McGray, conosciuto anche come Cornbread, il graffitaro che negli anni ‘60 dipinse i muri di Philadelphia per impressionare la ragazza della quale era innamorato.

«Per sempre inizia quando tu dici si», scriveva un tempo Cornbread, e oggi le sue parole tornano a stupire i passanti.

da www.blitzquotidiano.it

“Geroglifici”


di Tiziana Mignosa 

Nessuno riesce a decifrare veramente

gli arabeschi che delineano il contorto albero

scalata che a suo tempo

hai scelto di esplorare

 

accecanti orditi su trame d’umidi silenzi

frutti dalle succose promesse

tardano ad arrivare.

Regina di scintillanti sogni

di polvere e dimenticanza è il regno sull’aguzza terra

buccia rossa come l’ape al miele

virile folla

quattro occhi e quattro mani

sorvolano il fardello sulle tue spalle

invisibile sacca colma di lancette senza pile.

India: morta l’ultima persona che parlava la lingua ‘Bo’


ROMA – Era rimasta l’unica persona a parlare il “bo”, una delle dieci lingue del popolo dei Grandi Andamanesi, i nativi dell’arcipelago delle Andamane, nel Golfo del Bengala. Boa Sr, 85 anni, sopravvissuta anche allo tsunami del 2004, è morta la settimana scorsa, e con lei è morta anche la sua lingua. Boa Sr era la discendente di uno dei più antichi popoli della Terra, da 65.000 anni insediato nelle Isole Andamane, oggi parte dell’India. Quando i britannici colonizzarono le isole, nel 1858, i Grandi Andamanesi erano almeno 5.000. Ora ne sopravvivono solo 52. Boa era una di loro.

“Da quando era rimasta la sola a parlare il bo”, ha raccontato il linguista Anvita Abbi che la conosceva da molti anni, “si sentiva molto sola, perché non aveva nessuno con cui conversare. Boa Sr aveva un grande senso dell’umorismo; il suo sorriso e la sua risata fragorosa erano contagiosi”. Ai linguisti, le sole persone con cui poteva comunicare, Boa Sr raccontava spesso dello tsunami che seminò la morte nell’Oceano Indiano investendo anche le Andamane. “Eravamo tutti là quando è arrivata la scossa – ricordava – Il più anziano ci ha detto, ‘La Terra potrebbe aprirsi, non scappate via e non muovetevi’.

Ecco quello che ci hanno detto gli anziani”. Con i linguisti l’ultima sopravvissuta del popolo dei “Bo” parlava anche delle tribù confinanti: in particolare aveva confidato di considerare i Jarawa, che non erano stati decimati, “molto fortunati per il fatto di poter continuare a vivere nella loro foresta, lontano dai coloni che attualmente occupano gran parte delle Isole”. Oggi i Grandi Andamanesi sopravvissuti dipendono in gran parte dal governo indiano per il cibo e le case, e fra di loro é molto diffuso l’abuso di alcool. Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International, ha spiegato: “i Grandi Andamanesi sono stati prima massacrati, e poi quasi tutti spazzati via da politiche paternalistiche che li hanno condannati a malattie epidemiche e li hanno derubati della loro terra e della loro indipendenza”.

fonte ANSA

“Se bastasse”


di Eros Ramazzotti

Se bastasse una bella canzone
a far piovere amore
si potrebbe cantarla un milione
un milione di volte…

non ci vorrebbe poi tanto a imparare ad amare di più
se bastasse una vera canzone
per convincere gli altri…

se bastasse una buona canzone
a far dare una mano
si potrebbe trovarla nel cuore
senza andare lontano…

dedicato a tutti quelli che
rimangono dei sognatori
per questo sempre più da soli…

dedicato a tutti quelli che
venuti su con troppo vento
quel tempo gli è rimasto dentro
in ogni senso
hanno creduto cercato e voluto che fosse così.

“Gracias a la vida” di Violeta Parra


Oggi nel 1967 moriva la cantante cilena Violeta Parra, tra le sue tante canzoni voglio regalarvi la sua piùù celebre e per me la più amata GRACIAS A LA VIDA

Violeta del Carmen Parra Sandoval (San Carlos, 4 ottobre 1917Santiago del Cile, 5 febbraio 1967) è stata una cantante, poetessa e pittrice cilena. A Violeta Parra si deve un’importante opera di recupero e diffusione della tradizione popolare del Cile, opera proseguita poi dal movimento della Nueva Canción Chilena. Nelle sue canzoni sono sempre presenti la denuncia e la protesta per le ingiustizie sociali.

 

http://www.youtube.com/watch?v=UW3IgDs-NnA