Quarta giornata di ritorno del girone B Sicilia della serie C di calcio a 5 femminile: ASD Sportland Augusta VS Gemmellaro Catania


di Daniela Domenici

Si è da poco concluso l’incontro tra la squadra di casa, ASD Sportland Augusta, prima di quest’incontro seconda in classifica, e la Gemmellaro di Catania, settima; ha ben arbitrato il sig. Francesco Ficarra di Siracusa.

Il match si è concluso con una vittoria netta della squadra dello Sportland Augusta con il punteggio di 7 a 2.

La squadra di casa che ha fatto l’ingresso in campo nel primo tempo, arricchita poi, durante i due tempi dell’incontro, da varie sostituzioni, era composta da: Liliana Militti, portiere, Simona Di Grusa, Rita Lucaselli, Simona Guardo e Marina Salemi, la “mascotte” della squadra essendo la più giovane.

Dopo circa 5 minuti dal fischio d’inizio subito il primo goal della squadra di Augusta grazie a Simona Guardo, un quarto d’ora dopo raddoppio a opera di Maria Tringali. Ottima la prestazione del portiere Liliana Militti in entrambi i tempi. Dopo pochi minuti terzo centro per merito di Rita Lucaselli. A pochi minuti dalla fine del primo tempo la giocatrice con la maglia n°3 segna il primo goal per il Gemmellaro. Quindi viene chiesto il minuto di time out per fare il punto delle rispettive situazioni e pochi minuti prima che l’arbitro Ficarra fischi la fine della prima frazione di gioco Marina Salemi mette a segno la quarta marcatura per la squadra di casa.

La squadra che entra in campo a inizio secondo tempo è composta sempre da Militti in porta e da Guardo, Di Grusa, Tringali e Lucaselli che segna, dopo pochi minuti, il quinto goal per la compagine augustana. Subito dopo il portiere del Gemmellaro si infortuna abbastanza seriamente e, nonostante l’intervento del medico in campo, non è in grado di continuare a stare tra i pali e viene sostituita da una giocatrice della sua squadra, la n°16. Ancora ottime e tempestive parate da parte del portiere dell’ASD Sportland Augusta Liliana Militti; nel giro di pochi minuti, si susseguono due goal della sua squadra a opera di Simona Di Grusa e di Marina Salemi. A pochi minuti dalla fine, prima del time out, la squadra avversaria segna la sua seconda marcatura con la sua giocatrice n°6 e poco dopo viene annullato l’ottavo goal allo Sportland.

Netta la superiorità, sin dalle prime battute di gioco, della squadra di casa che non si è mai fatta impensierire più di tanto dalle ragazze del Gemmellaro le quali si sono ben impegnate ma niente hanno potuto contro l’ottima preparazione, la coesione e la grinta delle giocatrici dell’ASD Sportland Augusta che domenica prossima giocheranno ancora un incontro in casa contro la compagine de Le Formiche di Siracusa.

Trastuzumab: nuovo farmaco contro il cancro al seno


di Matteo Clerici

Trastuzumab: nuovo farmaco contro il cancro al seno
» Creato un nuovo farmaco contro il cancro al seno.

Tale prodotto, basato sulla molecola Trastuzumab, si prospetta più efficace della tradizionale chemioterapia.
La percentuale di pazienti, affette dal tumore del seno HER2-positivo localmente avanzato, curate con la chemioterapia che sopravvive senza recidive si ferma al 56%. Se invece la malattia è trattata con il farmaco in questione, la percentuale di successo sale al 71%.

E’ quanto emerge da una ricerca della Fondazione Michelangelo, diretta dal professor Luca Gianni e pubblicata da “The Lancet”.

Gli scienziati guidati dal professor Gianni sono partiti con il desiderio di risolvere un problema: in Italia, il tumore al seno colpisce 38.000 vittime, uccidendone 8.000. di tali casi, solo il 6-10% ha una prognosi di base sfavorevole, poiché costituito da tumore del tipo localmente avanzato e/o infiammatorio.

Allora, spiega il prof. Gianni, “Questo tumore necessita di farmaci prima di intervenire chirurgicamente. In questo studio abbiamo valutato l’associazione di Trastuzumab, anticorpo specifico per il recettore HER2, con la chemioterapia sequenziale”.

A tale scopo, gli studiosi hanno reclutato 235 pazienti con cancro localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al recettore HER2. Tali volontarie sono state divise in 2 gruppi: metà  hanno ricevuto solo chemioterapia neoadiuvante, l’altra metà anche Trastuzumab.

Dopo 1 anno di sperimentazione, ecco il commento di Gianni: “L’evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro HER2, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione”.

Soddisfatto dei traguardi raggiunti anche Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori.

Spiega Pierotti: “Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella segue di poche settimane l’annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell’efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità’ orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale.

da www.newsfood.com

Gesù… Bonino


 

di Emanuele Boffi

Pierluigi Bersani cercava un senso a questa storia. L’ha trovato. Si chiama Emma Bonino, «la fuoriclasse», la candidata ideale a correre per la Regione Lazio. Il senso della storia del Pd è questa sacerdotessa dei diritti umani, quinta evangelista di un umanesimo che si professa ateo, gran ministra del culto dell’oracolo Pannella. Serviva una figura religiosa per dare un senso alle ultime due stanche e snervate liturgie politiche (il cattolicesimo democratico e il comunismo) di un partito che s’è illuso che bastasse la fusione tra i due culti per avere un nuovo credo. E invece no, serve la mistica adeguata, il cerimoniale adatto, un carisma ambiguo e affascinante, un rituale che permetta al militante spaesato di ritrovare un ordine delle cose dopo un lungo periodo di spaesamento. Emma Bonino ha tutto per piacere ai credenti cattolici e ai credenti di sinistra. Lo spirito missionario che l’ha portata in Ruanda, Somalia, Kurdistan, Afghanistan, Kosovo, Sierra Leone a difendere le cause indifendibili degli ultimi, l’aria seria dell’animatore parrocchiale che fa dell’impegno la sua virtù, un modo di vestire non vistoso ma vezzosamente decoroso. Sa resistere alle tentazioni mondane, sa essere meravigliosa nel recriminare uno spazio tv e poi rinunciarvi all’ultimo, come nel caso del recente invito ad Annozero («Emma non è una ragazza audience», dicono i suoi). Vi può sedurre per ore e ore parlandovi delle miserie in cui vivono gli ultimi della terra, quelli che anche il Vaticano dimentica, quelli che persino i comunisti ignorano. Emma ha questa aurea di irregolare affidabile e della sbarazzina secchiona che le fa raccogliere consensi trasversali. Può non piacerti, Emma. Epperò sei un bel biascicapaternoster, dai.

L’appestata con amici fra i Nobel
Emma, la prima volta che entrò a Montecitorio, era «vestita in modo sportivo, sbarazzino, usando d’estate un paio di zoccoli». Emma, «quando era commissaria europea, girava per Roma con un’utilitaria ammaccata». Emma ha il fascino dell’«appestata» (definizione sua) che però dice sempre cose interessanti in un mondo di noiosi, della competente in una politica dove la preparazione è una variabile indipendente, di quella che (autodefinizione) «dice ciò che pensa e fa ciò che dice». Emma è una suora laica e, infatti, ha «molti amici fra i Nobel», una che, per le cose in cui crede, è pronta a scendere in strada (roba di sinistra), ma anche a fare digiuni (roba da cattolici). Che visita i carcerati, gli ammalati, i perseguitati. Emma ha tutto per piacere ai cattolici senza Cristo e tutto per piacere alla sinistra senza leader. È il punto d’incontro di due mondi in disaggregazione, ultima consolazione per un Pd che si ritrova ormai solo con una classe dirigente di rivoluzionari con la faccia da impiegati.
Si diceva dei cattolici. Si autopresenta così Emma: «Sono non solo laica ma credente in altro, nella pratica della libertà, della tolleranza, del rispetto. Ma vengo da una famiglia cattolica, mia madre non si stanca mai di dire che i cattolici si formano nel libero arbitrio». Wow!, direbbe Obama. La religione come sentimento, come impegno, come devozione, senza l’ingombro dell’autorità e dell’obbedienza bigotta. Le hanno chiesto: basterà? Certo, «il punto di contatto coi cattolici è sui diritti umani. Pensate alle battaglie sulle carceri, sull’immigrazione, sui malati». Ma il Papa, le gerarchie, le beghine? «Il mondo cattolico è più vasto. Altrimenti non si spiegherebbero le nostre vittorie sull’aborto e sul divorzio, che sono leggi che hanno votato i cattolici». È vero, ed è per questo che piace al cattolico democratico, allo storico conciliare Alberto Melloni, a Giulia Rodano (cognome importante) che «da cattolica» non prova «alcun disagio per la sua candidatura. La divisione non è tra laici e cattolici, ma tra democratici e integralisti». Per questo piace a Giorgio Tonini, a Giorgio Merlo, a Giovanni Avena, il direttore dell’Agenzia – cattolica adulta – Adista, secondo cui «la Bonino può rappresentare i cattolici, un mondo che non è fatto di bacchettoni». Piace anche a Franco Marini che ha barattato una dichiarazione pubblica in suo sostegno per qualche carica da far passare per i suoi nella penombra del palazzo. E poi, ha detto Marini, trattasi di elezione amministrativa, mica sui massimi sistemi. Errore. È per i massimi sistemi che Emma piace ai cattolici, non per le delibere e gli atti amministrativi che dovrà affrontare e di cui, infatti, Emma parla poco perché poco ha da dire. Lei è di Bra (Cuneo), professoressa emerita all’università Americana del Cairo, commissaria europea, non è mica nata a Torpignattara o alla Garbatella. Anche se qualcosa di romano, in verità ce l’ha: è nata il 9 marzo, sotto il segno dei pesci come la Marina della canzone di Venditti.

Perderemo felici e contenti
Si diceva degli ex comunisti – oddio, pure dei comunisti duri e puri ci sarebbe da dire visto che il Manifesto è tra i fogli più entusiasti della sua candidatura. Si diceva dunque della sinistra, di questa sinistra e dei suoi dirigenti che paiono aggirarsi nella politica come tanti Polifemo rincuorati di vivere in un partito di ciechi. Le cose più interessanti le hanno dette e scritte un lettore dell’Unità, un attore, un blogger e un intellettuale. Un sessantenne iscritto da giovane alla Fgci, responsabile della Cgil, che ha fatto il ’68, che ha sempre votato Pci (e derivati), che ha in tasca la tessera del Pd, ha scritto al giornale di Gramsci per dire di sentirsi un «quasi quasi Polverini». Ma questo prima che si candidasse Emma. Poi è cambiato tutto, come ha detto Claudio Amendola, attore, romano, il tatuaggio di Che Guevara sul cuore: «Prima della candidatura della Bonino pensavo di votare Polverini, ma adesso, se si candida la Bonino, sono in difficoltà». Il blogger è Zoro che su Europa ha scritto che «perderemo, ma almeno perderemo contenti». L’intellettuale è Mario Pirani secondo cui «la candidatura Bonino è un’iniziativa salvifica insperata. Può dare speranze di vittoria, ma soprattutto, un ritorno d’identità negli elettori di sinistra, il senso che finalmente sono chiamati ad una scelta che possono condividere». E anche se «non vincesse, gli elettori potrebbero comunque dirsi che hanno fatto quello che potevano per una causa nella quale credevano». Il senso dell’«iniziativa salvifica», la «speranza» ritrovata, il martirio per la battaglia impossibile, «il senso», la condivisione, la fede («una causa nella quale credere»). E non è linguaggio religioso, questo?
Wojtyla ascoltava Radio radicale
Emma ha dunque dato un’identità a questo partito che ne cercava una, che s’illudeva di ricomporla (l’identità) sommando quelle d’origine (cattolica e comunista) e che ora si trova costretto a scegliere la terza incomoda. Un’identità, un senso e un cerimoniale moderno che bolla il quoziente familiare come «ostacolo per le donne», che crede nelle quote rosa, nella Ru486, nella trasparenza e nei curriculum su internet, nel testamento biologico, nella lotta contro il nucleare. Che pensa che papa Ratzinger sia un personaggio da Medio Evo dantesco e che, purtroppo, sono finiti i bei tempi in cui c’era Giovanni Paolo II – il papa buono è sempre quello morto. Allora sì, come va in giro a raccontare in questi giorni la Bonino, s’andava d’accordo: «Nel 1986 presentai Marco a Giovanni Paolo II. Ma Wojtyla disse: “Guardi Pannella, che io la conosco la sento su Radio radicale».
Un’identità che piace anche a destra, dove la Bonino sa di raccogliere consensi, nel mondo del giustizialismo incipriato – per Furio Colombo la Bonino è «affascinate» –, nel mondo cattolico “vero” («Mi piacerebbe avere nella mia squadra Mina Welby, che è la bandiera del testamento biologico portata avanti da una donna profondamente cattolica»). E pazienza per i vari Binetti, Castagnetti, Carra, Lusetti e chi s’aggiungerà alla lista degli scontenti. Non saranno lacrime quelle che cadranno sul pavimento dei circoli del Pd, ma gocce di champagne. Verrà Natale e scarteremo i regali. Sarà la definitiva certificazione che il Pd ha trovato la sua nuova religione e il suo novello messia: Gesù Bonino.

da www.tempi.it

Il ragazzo senza un nome


di Roberto Puglisi

Si chiamava Ajbib. No, forse si chiamava Kabib. O forse no, chissà. Ma come si fa a ricordare qualcuno, se nemmeno conosci il suo nome? La memoria presuppone l’aggancio personale. Pensate a un prete durante le esequie. Potrebbe benedire una bara generica, senza un cognome scolpito? Si può inventare qualcosa, non conoscendo neanche l’inizio dell’invenzione, il nome di battesimo? Magari per i giornalisti è diverso. La notizia, prima di tutto. E la notizia di qualche giorno fa era: ragazzo africano investito in via Oreto. Stop. Incidente mortale. Stop. Arrestato il pirata della strada. Stop. Poche concessioni al ricordo. Pochissimi riferimenti a una traccia che portasse alla storia. Quella vittima è stata subito trasfigurata in cifra. Come tale è andata ad arricchire gli almanacchi locali degli incidenti. Il fatto conta più della persona. La sociologia vale di più. Eppure, di solito, quando i fanti di questa guerra palermitana degli schianti stradali cadono come mosche sul selciato, si mette in moto la macchina mnemonica. Si dà spazio al rito del dolore. Si intervistano i parenti. Si raccontano i funerali. Si conteggiano le lacrime e i sospiri. Accade, se il morto è uno di noi. I giornali c’entrano fino a un certo punto. Stavolta è mancato l’interesse del pubblico per la biografia. Sono mancati su Livesicilia i consueti commenti di cordoglio. Era ghanese, non conoscevamo nemmeno il suo nome, non era uno di noi.
Solo colpa dei giornali, insisterà qualcuno.  Per esempio, Claudia Brunetto di “Repubblica” ci ha narrato con apprezzabile esattezza la vicenda di Ajbib, o come si chiamava. Lui, il ragazzo morto in via Oreto, era bravo a giocare a pallone. Alla Missione di Biagio Conte aveva una squadretta. Biagio, il missionario che vede crescere in lucentezza i suoi occhi azzurri, man mano che invecchia, l’uomo che accoglie i poveri della città, organizza mini-Coppe d’Africa nella sua Cittadella del povero e della speranza in via Decollati. E il ragazzo senza nome se la cavava. Pare che corresse a piedi nudi, tra i cocci di vetro e il vento, col consueto coraggio dei miserabili. E non si faceva male. E poi sapeva riparare radioline e televisori. E poi mandava i soldi a casa. E poi basta, inquadratura finale in via Oreto. Ma come si chiamava Kabib, Abib? Quando muore un ragazzo di colore nero, nella Palermo della munnizza e degli incidenti stradali, perfino il severo caposervizio del giornale più scrupoloso che c’è, può chiudere un occhio. Nessuno verrà a reclamare che il nome sia scritto come era, con tutte le consonanti a posto. Sono vite straniere e incomprensibili. Che importa se il nome è scritto diverso sui giornali. Sbagliato. Tranquilli, perciò. Tutti noi possiamo chiudere un occhio, mentre il ragazzo senza nome chiude gli occhi. Gli unici occhi aperti restano quelli di Biagio Conte. Lui lo sa che queste vite hanno la speranza martoriata come pane quotidiano, la meraviglia del normale, e la doppia disperazione di essere arrivate, quando si credevano appena cominciate. Biagio lo sa, le conosce davvero. Forse è per questo che i suoi occhi diventano via via più azzurri e somigliano al mare che tutto ricorda.

da www.livesicilia.it

Franz Schubert’s Serenade


Oggi nel 1797 nasceva un grande della musica classica romantica, Franz Schubert, tra le sue innumerevoli creazioni pubblico questa sua SERENADE accompagnate dalle splendide immagini di paesaggi della Finlandia e, per questo, dedico in particolare questo video a Jaana, my fabulous sister-in-law…:-)

http://www.youtube.com/watch?v=JtA9Js-22ko&feature=related

Riflessioni sulla poesia di Angela Ragusa


 …Io dico sempre che è la poesia a venire da me…per questo scrivo sempre di getto e, credetemi, so con quale parola inizio ma non so mai dove poi essa, la poesia, mi conduce…

 …Ecco i poeti…questi stuolo di anime stupende che migra laddove si fa poesia senza chiedere nulla in cambio se non la possibilità di donare le proprie emozioni e condividerle con chi ascolta…Credo per questo che la poesia sia per metà del poeta e per metà di chi ode…è un afflato, una sintonia che deve crearsi..un flusso tra la parola scritta, declamata ed ascoltata…E’ in questi passaggi che si concentra il tutto, in questo scambio di sensazioni, di emozioni…in questo stupire nel condividere e nel far poi trans-itare ciò che il cuore vuole infondere….

Stasera il mondo della poesia diverrà mondo di tutti…volerete con le stesse ali con cui volano i poeti, farete gli stessi fantastici sogni che fanno i poeti…sentirete come sentono i cuori dei poeti e vedrete la vita come la vedono i poeti….

Assisterete ad una carrellata di bravissimi artisti che hanno fatto della poesia, della musica e della recitazione il loro scopo di vita, tutti, e dico tutti, sono più che titolati e sono amici dal grande animo  e sono qui, ripeto, per offrire in dono i loro sentimenti…

Chi ascolterà troverà le poesie più belle ..altre meno belle…ma poi chi può dirlo? Il bello è nel cuore di ognuno di noi, nel modo in cui accogliamo gli altri..nella nostra buona predisposizione verso il prossimo…e la poesia non può essere che bella quando il suo intento è questo, addolcire e rasserenare e compiacere gli animi.

L’importante è provarci e se tra tutti gli spettatori anche solo uno, tornando a casa, proverà a scribacchiare su di un foglio qualche verso poetico…ecco..noi avremo raggiunto il nostro scopo…se solo uno di voi tornerà ancora ad ascoltarci vorrà dire che il germe della poesia è atticchito e il nostro regalo sarà stato ben donato….

Largo alla poesia nella Valle Caudina

Oggi pomeriggio 31 gennaio alle ore 17 presso il Martinica Cafè a Montesarchio in provincia di Benevento, in piena Valle Caudina, si svolgerà un inconsueto martinica cafè a montesarchio“Tea Letterario” organizzato dalla poetessa Angela Ragusa, da anni, ormai, cittadina adottiva di Montesarchio ma di origine siciliana.

La passione per la poesia e il desiderio di divulgare tale arte tra suoi concittadini hanno spinto la signora Ragusa a dare vita a questa manifestazione che vedrà la declamazione di poesie di 20 poeti campani tra cui la poetessa più premiata d’Italia, la prof. Tina Piccolo, il cui salotto letterario a Pomigliano d’Arco è luogo di importanti incontri culturali di artisti di varia natura e fucina di idee che hanno lasciato un solco notevole nella storia della cultura napoletana. Si esibiranno inoltre due attrici del teatro di Edoardo, una soprano e un gruppo che interpreta musiche  popolari partenopee.

“Sabato sera”


di Tiziana Mignosa

Sulla notte che sfreccia

di passione s’accende il sabato sera

dispettosi i giorni

non rispettano i tuoi tempi.

Luci e desiderio

chiavi di violino blu nel blu

dita affusolate che tratteggiano

quella parte di te che hai paura ad ascoltare.

Delicatezze dalle tinte travolgenti

cerini dallo zolfo bagnato

infinite scintille che alimentano

l’intensità del fuoco imploso.

Sorrisi e negazioni

fanno da cornice al profumo acerbo delle ventitre

voglia che mai ti porta

dove l’arsura vorrebbe stemperare

e mentre le ore

si rimpiccioliscono nel sonno

amaramente spiombi

sull’ennesimo bluff da dimenticare.