L’ultimo rifugio di Hitler


di Loretta Dalola

http://lorettadalola.wordpress.com/2010/06/01/lultimo-rifugio-di-hitler/

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Sindone e ancora Sindone, il viaggio nel mistero continua


di Loretta Dalola

L’attenzione per questa Sacra reliquia è ancora molto alta.

Il giorno dopo la chiusura dell’Ostensione, anche la trasmissione  “Voyager  ai confini della conoscenza” in onda si Rai2, condotta in studio  dal giornalista e autore televisivo Roberto Giacobbo ha presentato  le ultime immagini – realizzate grazie ad un permesso speciale.

Da secoli il telo di lino conservato a Torino mantiene intatto il suo segreto e rimane un grande mistero ancora da spiegare.  Rappresenta l’esempio piu’ famoso di immagine acheropita, cioe’ ritenuta non fatta da mano umano.

È la reliquia più importante della Cristianità , raffigurazione quasi tangibile della sofferenza e del sacrificio di un uomo, condannato a torture terribili e a una morte atroce.

Ma è davvero il sudario che ha accolto il corpo di Cristo o è solo un falso del Medioevo?   Questi gli interrogativi affrontati durante la puntata.

Partendo dall’aspetto scientifico le telecamere hanno seguito gli ultimi studi realizzati sulla Sindone da parte del fisico dell’Enea, dott. Giuseppe  Baldacchini,  mirati a sostenere la  versione dell’autenticità e che vuole rispondere alla tesi che l’immagine prodotta sulla tela sia frutto di una grande irradiazione miracolosa.

Utilizzando altissime frequenze, e con specifiche caratteristiche di potenza e durata di emissione, il team del Dr. Baldacchini ha ottenuto immagini che con altre condizioni e differenti metodiche non sarebbero replicabili riuscendo a riprodurre in laboratorio una colorazione giallognola  simile a quella della Sindone di Torino. Grazie a speciali laser hanno prodotto un’immagine, una sorta di ombra  che al momento e’ l’unica con la stessa caratteristica di superficialita’ dell’originale.

Analisi effettuate da diversi anatomo-patologi di fama internazionale, tra cui il torinese prof. Luigi Baima Bollone, afffermano che sul lenzuolo vi sono macchie di sangue coagulato del gruppo AB, DNA maschile.

Di parere nettamente contrario Luigi Garlaschelli, chimico e responsabile delle sperimentazioni del CICAP, che ha presentato una carrellata di dati sulla Sindone (spesso riportati in modo distorto o parziale dai molti saggi sindonologici),  sottolineando  il fatto che a differenza delle impronte naturali lasciate da un corpo tridimensionale, l’immagine sindonica si presenta come una proiezione ortogonale incompatibile con la presenza di un cadavere al suo interno.

Naturalmente questa caratteristica falsifica le vecchie ipotesi di formazione dell’immagine, quella vaporografica e quella per contatto. In particolare quest’ultima non produrrebbe l’effetto chiaroscuro presente invece sulla Sindone né  la presenza di sangue proverebbe qualcosa, vista la possibilità che nel corso dei secoli possa essere stato usato del sangue per ravvivare le macchie sul lenzuolo.

Le tante  ricerche e i dubbi collegati alla reliquia non hanno scoraggiato le migliaia di persone che sono accorse a vederla, ma perché suscita tanto interesse?

Il lenzuolo racchiude al suo interno una  storia umana che non ha eguali, inoltre i fedeli vedono, come  specchiati, i loro stessi patimenti: “Passio Christi. Passio hominis”. Proprio per questo essa è un segno di speranza: Cristo ha affrontato la croce per mettere un argine al male; per fare intravvedere, l’anticipo di quel momento in cui anche per noi, ogni lacrima sarà asciugata e non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno.

Quello che sicuramente e fuori di dubbio  “miracoloso” è il fatto che nonostante il tempo, questa reliquia sia giunta fino a noi.

Comunque indipendentemente da come lo si vuole affrontare, questo argomento merita rispetto.

Visualizza altro: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/05/04/visualizza_new.html_1788555880.html

http://www.pagliarino.com/sindone/sindone/intro.htm

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/ostensione/articolo/lstp/183942/

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100849

http://www.sindone.org/santa_sindone/news_e_info/00025372_TORINO___Piazza_San_Carlo___Concelebrazione_Eucaristica.html

da http://lorettadalola.wordpress.com

Il mistero della morte del “piccolo drago”


di Loretta Dalola

La morte di Bruce Lee e del figlio Brandon tra leggenda e realtà. Quando si parla di arti marziali è impossibile non nominare Bruce Lee perchè il suo primo merito è proprio quello di aver aperto al pubblico occidentale i segreti delle  arti orientali per mezzo delle sue produzioni cinematografiche Hollywoodiane.

Fiumi di parole, articoli, libri, film hanno alimentato discussioni destinate, forse a non trovare mai una risposta,  compreso il servizio  all’interno del  programma dedicato proprio a  Bruce Lee, un uomo fermamente convinto  delle sue possibilità, disposto a dare tutto se stesso per raggiungere i suoi obiettivi.

Sulle cause della sua morte avvenuta in circostanze poco chiare si sono succedute le più svariate teorie, (ma nessuna certezza), che hanno fatto si che il mito Bruce Lee divenisse leggenda a tutti gli effetti.

La prima teoria parte dal presupposto che Bruce Lee cominciava a non essere molto ben visto dal popolo marziale orientale, per il fatto di aver “venduto” le loro arti segrete all’occidente. La seconda teoria ha invece, a che fare con il giro di soldi che il fenomeno Bruce Lee stava creando, si pensi che al momento del decesso egli era il divo più pagato di Holliwood e sembra che ricevesse spesso minacce da parte delle organizzazioni criminali cinesi (le Triadi) alle quali, si attribuirebbe la causa della sua morte, ipotizzandone l’omicidio per estorsione. La terza teoria imputa il decesso del piccolo Drago,  a una morte dovuta ad un edema cerebrale per molteplici cause.

Ma quello che senza ombra di dubbio incuriosisce, sono le stranissime coincidenze che hanno legato la morte di Bruce Lee e di suo figlio Brandon. Entrambi stavano partecipando alla realizzazione del loro quinto film.  Brandon  muore nella stessa maniera in cui il padre nella finzione scenica viene assassinato, ovvero, con un colpo di pistola  sparato da un killer, che sostituisce la pallottola di scena con  una vera.  Brandon recita nel  film “Il Corvo” (per la prima volta, con un ruolo non legato alle arti marziali) come da copione,  ma, allo stop del regista, non si rialza più.

Il proiettile da scena, risulta vero.

Il mistero si infittisce ulteriormente, perché se è vero che le armi utilizzate nelle scene dei film sono vere,  hanno però, la canna ostruita ed è impossibile confondere una pallottola vera con una a salve. Quindi, il proiettile non può essere partito da una pistola di scena. Ma, chi può aver sparato simultaneamente sul set e perchè, è ancora un enigma.

La storia di due sfortunati attori ricalca la trama di un film ed entrambe le morti sembrano essere condannate dalla storia a ipotesi oscure.