Emma, rock on!!!


Per EMMA BONINO presidente anche un po’ di musica rock  🙂

http://www.youtube.com/watch?v=M3qet9CZers

Appello per il voto a Sergio Rovasio, candidato tra i capilista della Lista Bonino-Pannella alla Regione Lazio. Artisti, giornalisti, professori universitari, tibetani, avvocati…


I sostenitori di Sergio Rovasio, candidato tra i capilista della Lista Bonino-Pannella alla Regione Lazio, hanno promosso un appello sottoscritto da decine di personalità e artitsti. Di seguito il testo dell’appello e i primi firmatari:

Alle cittadine e cittadini del Lazio:
“In occasione delle prossime elezioni regionali per il rinnovo del Consiglio Regionale del Lazio, vi invitiamo a dare la preferenza a Sergio Rovasio, candidato della Lista Bonino-Pannella perché oltre che un amico di cui fidarsi è anche una persona da molti anni impegnata con i radicali per la promozione dei diritti civili e umani e per la difesa delle persone più deboli. Il suo impegno, la sua onestà e la sua coerenza, sono caratteristiche fondamentali per il ruolo di Consigliere Regionale del Lazio”.
Luigi Manconi, politico, sociologo; Oliviero Toscani, fotografo, pubblicitario; Adriano Sofri, giornalista, scrittore; Tania Sachs, Consulente Comunicazione e Immagine, Ufficio Stampa Vasco Rossi; Stefano Disegni, disegnatore satirico; Massimo Caviglia, giornalista e autore satirico; Marilisa D’Amico, Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università Statale di Milano; Aldo Brancacci, Professore Ordinario di Storia della filosofia antica – Università Tor Vergata – Roma; Andrea Pugiotto, Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara; Vittorio Lingiardi, Professore Ordinario di Psicopatologia Generale, Università di Roma La Sapienza; Romano Scozzafava, Professore Ordinario di calcolo delle probabilità, Università di Roma La Sapienza; Claudio Coccoluto, Dj; Barbara Cupisti, Regista – Premio Donatello 2008; Sharon Nizza, esponente della Comunità ebraica; Ouattarà Gaoussou, Presidente Movimento degli Africani – Roma; Maria Gigliola Toniollo, Responsabile Nuovi Diritti Cgil; Flavia Lazzarini, DJ; Liliana Pannella, Presidente Fondazione Valentino Bucchi; Claudia Sterzi, Segretaria Associazione Radicale Antiproibizionisti; Helena Velena, attivista ed esponente Transgender; Daniele Nardini, Direttore dei contenuti del portale www.gay.it; Federico Boni, pubblicista, collaboratore di YouDemTv e, da Roma, di www.gay.it; Ottavio Marzocchi, funzionario Commissione Libertà pubbliche del Parlamento Europeo; Enzo Cucco, Direttore Fondazione Sandro Penna – Torino; Giuliano Federico, Direttore www.gay.tv Clara Comelli, Presidente Associazione Radicale Certi Diritti; Dechen Dolkar, Presidente donne Tibetane in Italia; Thupten Gashon, già Presidente comunità Tibetana in Italia; Rossana Barbolla, Presidente dell’Istituto Samantabhadra, Centro di Studi di Buddhismo e cultura tibetana – Roma; Monica Rossellini, Presidente dell’Associazione La Strega da bruciare; Antonio Rotelli, Avvocato, Presidente Avvocatura lgbt – Rete Lenford; Francesco Bilotta, Avvocato, co-fondatore di Avvocatura lgbt – Rete Lenford; Gaia Carretta, giornalista; Alessandro Litta Modignani, giornalista.

Regionali: negato il diritto di voto a disabili gravi e detenuti. Il Ministero dell’Interno si rifiuta di rispondere, perché ?non ci sono i soldi? per garantirlo.


Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

 Fra le tante illegalità della campagna elettorale delle regionali, c’è anche quella della negazione del diritto di voto costituzionalmente garantito a disabili gravissimi che non sono in grado di allontanarsi dalla loro abitazione e dei detenuti in custodia cautelare (oltre il 50% del totale) e quelli condannati in via definitiva per reati sentenziati come «non ostativi».
Dal 16 febbraio scorso i deputati della delegazione radicale all’interno del Gruppo del PD hanno presentato due distinte interrogazioni al Ministro dell’Interno chiedendogli da una parte di fornire i dati del numero dei disabili gravissimi ammessi al voto domiciliare dal 2006 alle europee del 2009 e dall’altra quello dei detenuti che avevano potuto votare nel seggio istituito presso il carcere ospitante.
Nelle due interrogazioni si chiedeva al Governo di predisporre tutto per tempo affinché il diritto previsto dalla costituzione e da precise leggi fosse effettivamente fruibile, visto che intoppi burocratici avevano impedito il voto a migliaia di persone in tutta Italia. Grazie all’intervento del gruppo del PD e in particolare dell’on. Sesa Amici e del Presidente della Commissione Affari Costituzionali on. Donato Bruno, l’interrogazione sul voto dei disabili è stata in queste ore richiamata urgentemente in commissione, ma da parte del Ministero dell’Interno si è risposto che non erano in grado di rispondere perché “non ci sono i soldi” necessari a garantire i seggi volanti a domicilio.
Diverso – e più grave delle volte precedenti – è il diritto negato ai detenuti. Essendo saltata con il sovraffollamento carcerario la regionalizzazione della pena, sono infatti decine di migliaia i carcerati che scontano la detenzione in una regione diversa da quella di residenza e questo comporta l’impossibilità tecnica di voto perché la scheda per esprimere il voto, diversa regione per regione, non giungerà mai nei seggi allestiti presso gli istituti penitenziari.
Mentre l’articolo 48 comma 3 della Costituzione stabilisce che «il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge», il Governo che è pronto a varare qualsiasi decreto legge “interpretativo” per sovvertire le regole della campagna elettorale, dimostra tutta la sua incapacità e mancanza di volontà quando si tratta di assicurare i diritti fondamentali dei cittadini.
Ecco il testo delle interrogazioni, presentate dalla delegazione radicale un mese fa:

Donne in politica, l’oligarchia degli uomini


di Pippo Giordano

Ieri mattina ho ricevuto una mail da un’ amica, Irene, che mi ha fatto riflettere molto sul ruolo delle donne in seno alla politica italiana. La lamentala di Irene, condita da comprensibili timori, traeva origine dalla notizia di due giorni fa, secondo la quale esiste la reale possibilità che numerosi uomini d’onore potrebbero essere scarcerati da una sentenza emessa dalla Cassazione.

Qual è il motivo che ha scatenato le giuste preoccupazioni di Irene, ma credo della maggior parte dei cittadini ed anche del ministro Alfano? È quello che, i nostri Legislatori, promulgando la ex Cirielli, intendevano inasprire le pene dei mafiosi in presenza di tre aggravanti specifici e che purtroppo la Cassazione ha rilevato la non competenza dei Tribunali ad emettere condanne di specifica competenza delle Corte d’Appello.

La lodevole iniziativa della legge ex Cirielli era nata dall’esigenza di colpire duramente, con condanne adeguate, gli associati mafiosi. Tuttavia, il legislatore nel promulgare la legge evidentemente non si è reso conto dei danni che essa avrebbe potuto causare, come poi ha rilevato dalla Cassazione. Ma l’intento di questo post non è evidenziare macroscopici errori o ritornare su talune modifiche di sapore pro mafiosi o ad uso e consumo di pochi. L’intento è un altro.

Il ruolo delle donne nei gangli vitali di questo nostro bel Paese a cominciare dalla politica. Ma perché ancora oggi la società femminile deve essere così maltrattata con la presunzione maschilista che le donne non possono occupare posti di rilievo all’interno delle vita pubblica e non solo?

Già qualche tempo fa al solo pensiero che una norma doveva prevedere o che prevede, la cosiddetta “quota rosa” nelle liste di candidati a qualsiasi plesso elettorale, mi faceva rabbrividire.

Non concepisco, su quali prerogative, su quali premesse la classe politica maschile deve arroccarsi il privilegio escludente di far partecipare liberamente alla libera eleggibilità le donne. Non sarebbe ora di ragionare in termini paritarie senza dover far cadere dall’alto la concessione di includere in percentuali nelle liste elettive, le donne?

È un loro diritto e fin quanto questa omologazione di pensiero, alligna sia nella destra che nella sinistra, non verrà sradicata da questi soloni maschili da una politica ostentatamente prosaica, la donna non avrà spazio.

Qui voglio citare per intero il pensiero di Irene:

Credo che bisognerebbe dare più spazio alle donne in politica ma, finché avremo figli e non saremo ricchissime, quasi nessuna donna potrà farlo a meno di rinunciare ad un aspetto importante della propria femminilità: i figli”. Parole condivisibili ed aggiungo quello che qualche giorno fa ho scritto su internet:

“Il rispetto e l’amore per una donna non devono essere corrisposti per l’esteriore bellezza femminile, ma dalla consapevolezza che la DONNA è fucina d’ intelligenza e d’amore ai quali noi uomini dovremmo attingere la linfa per alimentare i nostri cuori….”

Dopo la mail di Irene. Mi sento di aggiungere che noi uomini potremmo giovarci non solo della loro intelligenza ma anche dall’ indiscussa capacità della donna di essere razionale e cosciente delle proprie azioni.

I cari maschietti politici non si offendano, sono convinto che per la loro determinazione di soppesare ogni loro pensiero, le donne non avrebbero commesso gli errori della ex Cirielli, perché hanno una visuale della vita a 360 gradi e non guardano ai loro interessi privati, come spesso sta accadendo in questo Paese.

Per esperienza diretta ho visto donne manager, ho visto donne dipendenti della Stato, ho visto donne in politica, che le avevano davvero quadrate. Altro che balle.

Quindi, invito le donne a non accettare che i signori della politica continuino negli antri delle sacrestie dei partiti o nelle hall di hotel a cinque stelle a decidere la vostra esclusione della politica.

Vi suggerisco uno slogan e adottatelo: “NON VOTO UN UOMO”. Solo così potete costringerli a farli scendere dal torpedone pieno di solo uomini e lasciare spazio anche a voi.

da www.palermo.blogsicilia.it

“Carceri: lo Stato si “rieduchi””. Sit in in occasione della discussione e votazione della mozione radicale sulle carceri


hanno annunciato la loro partecipazione, fra gli altri: Mario Staderini (Segretario di Radicali Italiani), Sergio D’Elia (Segretario Nessuno Tocchi Caino); Patrizio Gonnella (Antigone); Giuseppe Rossodivita (Segretario Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei); Gianfranco Spadaccia (Comitato Nazionale Radicali Italiani), Riccardo Arena (Radio Carcere); Irene Testa (Segretario Il Detenuto Ignoto); Salvatore Bonadonna (Rifondazione Comunista); Gian Domenico Caiazza (presidente del Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”); Eugenio Sarno (Segretario Nazionale UIL Penitenziari); Leo Beneduci (segretario generale dell’ Osapp); Francesco Quinti (Coordinatore Nazionale FPCGIL Polizia Penitenziaria); Enrico Sbriglia, Segretario Nazionale del Sidipe (Sindacato dei Direttori e Dirigenti Penitenziari);

Video integrale

http://www.radioradicale.it/scheda/294914/carceri-lo-stato-si-rieduchi-sit-in-in-occasione-della-discussione-e-votazione-della-mozione-radicale-sull

Giuseppe Cucè e la sua “ROSA” per Sanremo


Grande opportunità quella che il destino ha riservato a Giuseppe Cucè: entrare nella “rosa” dei possibili partecipanti del Sanremo 2010.

Il cantautore catanese si presenta alla giuria della rassegna musicale ed al suo pubblico con un brano inedito scritto a quattro mani con il chitarrista Antonio Masto dal titolo: “Rosa”.

Si tratta di una scelta delicata ed impegnata non solo per la tematica trattata ma anche per lo stile musicale scelto. Tema purtroppo, sempre attuale per il quale già grandi cantautori del panorama musicale italiano hanno speso parole e musica: ognuno a suo modo.

Ed il cantautore catanese vuole essere vicino alle donne con la sensibilità, la passione e la sicilianità che contraddistinguono il suo stile. E’ un’opera cantautorale composta “di getto” che “prepotentemente” si fa strada dal profondo dell’anima dell’autore il quale, attraverso questo brano, fa emergere tutta la sua rabbia. Ma lo stesso Cucè non si rassegna anzi esprime il desiderio di voler cambiare le cose cercando, con il proprio lavoro, di risvegliare gli animi femminili scuotendo le coscienze e sottolineando il messaggio fondamentale che “il silenzio” è la forza della violenza.

Rosa” è essenzialmente una ballata nella quale l’autore affronta la delicata tematica della “violenza sulle donne” con “saudade” e “fado” tipici del suo stile. Suggestivo ed intenso è il verso centrale del brano: “come una rosa tu in un deserto non morirai non morirai nonostante la pioggia che non ci sarà”.

Sono tante le motivazioni che spingono a scrivere una canzone svelando, il più delle volte, la parte più intima di te stesso.

Oltre ad Antonio Masto, coautore e chitarrista, hanno suonato con Giuseppe Cucè: Francesco Bazzano (batteria e percussioni); Marco Carnemolla (basso); Adriano Murania (violino) ed Alessandro Longo (violoncello).

Per la partecipazione a Sanremo 2010 verranno selezionati solo i brani più ascoltati e più votati online sul sito Rai (http://www.sanremo.rai.it) (selezionare la sezione “Nuova generazione” e quindi cliccare su “Giuseppe Cucè”). La votazione è gratuita e per essere effettiva è indispensabile selezionare le 5 stelline per il gradimento.

Ora più che mai è necessario il supporto del pubblico che ha seguito numeroso Giuseppe Cucè in questi mesi senza fargli mancare l’affetto e la stima.

http://www.youtube.com/watch?v=ZgZK3LiY81g

Link diretto al sito della votazione:  http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4f444c67-b7c0-4aac-963b-5fc0481337d8.html?p=4