“Farfalla”


di Tiziana Mignosa

A te e alle tue ali colorate
farfalla con le tasche gonfie a sassi
piombo fuso sui pensieri a picco
gelido bagno sulla voglia di volare.

A te che col tuo pianto
le lancette spingi sulle venti
redenzione
sul dolore di star male

e alla tua meta senza gioia
su un altro giorno da dimenticare.

Ascolta il vento
che amico porta primavera
e dal dopo slaccia
ciò che anche adesso puoi avere.

Vita soffia
ai tuoi sogni ormai delusi
che solo tu
puoi fare diventare veri.

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Due poesie erotiche di Francesco Sabatino


Francesco è un caro amico di Augusta, è un ragazzo non vedente di 24 anni che scrive poesie da tanto tempo e ogni tanto si diletta a scriverne e a mandarmene alcune un po’ erotiche, oggi gliene pubblico due, se volete leggere altre sue liriche qui nel mio sito gli ho dedicato una pagina tutta sua…:-)

Il sole muore

Il sole muore

e in me divampa l’amore.

Ti accarezzo piano

e la mia mente vola nel cielo

lontano.

Se ti odo respirare,

sento frusciare

l’onde del mare.

E ti lasci amare,

e mi lasci giocare

con il tuo candido fiore

peccaminoso,

facendo danzare il mio cuore

romantico e burrascoso

di piacere gaudioso.

Il sole muore,

ma la notte

è illuminata

dal tuo desioso canto,

profumata

dalla tua bellezza d’incanto.

Il sole muore,

ma in noi

è nato

Amore.

…………………………………………………..

Regina dell’amore

Con te giacerei ore ed ore
per nutrirmi del tuo corpo,
della tua anima
e del tuo cuore.
M’inchinerei al tuo cospetto,
bacerei i tuoi piedi,
leccherei le tue cosce ignude,
soddisferei la tua voluttà
e contemplerei estatico
la tua beltà.
Regina del mio cuore,
vorrei avere l’onore
di innaffiare
il tuo fiore,
di servire
il tuo amore.

“Prendi un sorriso”


Oggi moriva il Mahatma Gandhi, un esempio di vita per molti e soprattutto per me, pubblico questa sua celbre poesia che è sempre stata fondamentale per il mio comportamento fino a ieri quando ho pubblicato “Mi arrendo”…momento di dolorosa consapevolezza dell’ingratitudine umana…oggi riprovo a mettere in pratica quello che dice il grande Mahatma e a essere di nuovo quella di sempre con un dolore dentro in più, però…

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fà bagnare che vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettila nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore
e fallo conoscere al mondo.

Il bambino con le ali


di Roberto Puglisi

Alin è un nome da bambino romeno. Togliete l’ultima lettera e avrete il cielo capovolto, nell’istante del volo. Avrete le ali.  Certe volte i bambini viaggiano. Il mezzo di locomozione tipico è la bici, ha la giusta misura. Ha i pedali all’altezza necessaria, affinché i piedi di un bimbo li inforchino correttamente. Ha il manubrio che si può afferrare con eroica e infantile determinazione Non ha il tetto, la bici. Perciò, ha quel cielo pazzesco spalancato lassù, una via sottosopra. Puoi volare, restando con le ruote per terra, pregustando lo scoppiettare delle stelle, quando verrà la notte. Alin ha fatto un viaggio. Ora ne parliamo. Ma prima sarebbe logico intendersi sulla parola “viaggio”, in questa storia.  Altrimenti sarà tutto inutile. Probabilmente noi non ricordiamo i viaggi di quando eravamo bambini. No, non troppo. Eppure non è difficile ritrovarli. Basta andare un po’ a ritroso ed eccoli qua.  Quegli stradoni bui che non portavano da nessuna parte, sotto la luce fioca dei lampioni. C’erano garage spaventosi con cuore di mostro e di tenebra. C’erano città lunghissime e non si sapeva mai dove finivano. C’erano scogliere e c’erano spiagge selvagge. C’erano cespugli e c’erano piccoli boschi invitanti e crudeli. I bambini partivano da soli o in drappelli, con le loro biciclette. Erano esploratori dell’ignoto. Il cielo li accompagnava con una mano azzurra sulle loro spalle benedette, mentre schiere di angeli custodi sudavano sette camicie per evitare danni a quei cosini impetuosi e frangibili. Angeli.
Ali. Esistono ancora bambini che viaggiano? Uno sì, è romeno, vive ad Agrigento. Alin.  Qualche giorno fa si è allontanato da casa, per andare da suo padre che vive a Roma, almeno questa è la versione dei fatti della prima ora e non è detto che sia la verità. Ne abbiamo raccontato la storia sommaria. Le ore d’attesa di sua madre. Abbiamo immaginato il suo vogare sotto il sole e la camicia sudata del suo angelo, mentre la polizia e i carabinieri – che continuano a indagare in cerca del fondo della vicenda – battevano la città, ovunque.
Forse, Alin ha guardato il cielo di Agrigento e ha capito che non ce l’avrebbe fatta a percorrerlo tutto, fino al cielo di Roma. E’ tornato indietro. E ha compreso l’essenziale, la morale della favola. Qualsiasi bambino può prendere uno zaino e andare via. Ma ci vogliono ali robuste, montate sopra un cuore forte, per avere il coraggio di chi si volta indietro, qualunque sia la paura che segue le  orme. Non bastano i piedi, ci vogliono proprio  le ali, per tornare e guardare in faccia la vita, senza  fuggire mai più. La vita, con la sua ombra riflessa a terra, così lontana dal cielo.

da www.livesicilia.it

“La donna cannone”


di Francesco De Gregori – 1983

Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre l’azzurro della tenda
nell’azzurro io volerò
quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione
l’ultimo treno prenderà
in faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillerà
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà
dalla bocca del cannone
una canzone esploderà
e con le mani amore
per le mani ti prenderà
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
così la donna cannone
quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero
nero s’incamminò
tutti chiusero gli occhi
l’attimo esatto in cui sparì
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li
e con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
.

http://www.youtube.com/watch?v=PLSvkz5E33o