Vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo


“Soltanto quando sapremo e capiremo veramente che i nostri giorni sulla terra sono limitati – e che non c’è modo di sapere quando finiranno – cominceremo a vivere appieno ogni giorno come se fosse l’ultimo che ci rimane”.

Elisabeth Kubler-Ross

(citazione tratta dal libro “Vita”, ancora inedito, di Micaela Toti)

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La missione assegnata


“Perché tante persone si aggrappano a questa esistenza? Perché
ignorano che la loro vita non termina con ciò che si è deciso di
chiamare “morte”. Gli esseri umani sono addirittura capaci di
commettere tutti i crimini per sopravvivere, contraendo così dei
debiti karmici che un giorno dovranno pagare. Il discepolo di una
Scuola iniziatica ha invece un altro atteggiamento. A volte dice
fra sé e sé: “Che fatica vivere sulla terra, dove si è limitati,
scherniti, violentati, tormentati, calpestati!” Egli però sa
anche che è giunto qui per fare un lavoro e riparare i propri
errori del passato. Quindi accetta, pensando che quando avrà
terminato quel lavoro, potrà vivere libero nello spazio.
Ecco la verità che gli spiritualisti conoscono, e perciò, anche
se sanno che la vera vita è altrove, sono convinti di avere
qualche cosa da fare sulla terra. Finché non hanno sistemato
tutto, finché non hanno finito il lavoro che il Cielo ha
assegnato loro, il resto li lascia indifferenti. Non si chiedono
se preferiscano vivere o morire, vogliono soltanto terminare il
proprio lavoro. Ma non appena questo è terminato, con quale gioia
se ne vanno, perché sanno che alla terra non vale la pena
aggrapparsi.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

E io qualche giorno fa avevo creato e pubblicato questo post, incredibile, in tempi non sospetti, sembra che Aivanhov l’abbia immaginato per me…:-)

“Avrai un grande destino” mi ha detto l’amica, studiosa di astrologia, un giorno in cui, incontrandola casualmente per strada, le ho chiesto, per gioco, di leggermi la mano. “Questa linea è molto rara, ce l’hanno in pochi e tu non solo ce l’hai in tutte e due le mani ma è pure lunghissima e ininterrotta. E’ un indice chiarissimo del fatto che hai un grande destino, che lascerai un segno…pensa che anche papa Woytila ce l’ha come le tue…”.

Addirittura…ma qual è il mio destino? Cosa devo ancora fare e cosa, invece, ho già fatto per meritarmi di essere una predestinata?

Siccome sono profondamente convinta che la mia missione per cui sono stata mandata su questo pianeta stia per concludersi, che questo mio ciclo di vita sia l’ultimo dei tanti che ho già vissuto e che tra poco tornerò alla Casa, l’anno scorso, in questi stessi giorni, ho provato a scrivere un mio breve testamento spirituale e l’ho affidato, in perfetta buona fede ma erroneamente, col senno di poi, a una persona che ritenevo fosse quella giusta per conservarlo preziosamente anche perché avevo chiesto, come ultimo regalo, a questa stessa persona una favore a cui tengo molto: cantare al mio funerale “Over the rainbow” che adoro sia per il testo stupendo che per la musica struggente. Ma questa persona “arrisultàu acìto”, come si dice in siciliano che è anche la sua lingua natìa cioè, traducendo alla lettera, “sembrava un ottimo vino invece è risultata aceto” e quindi ho sbagliato clamorosamente.

Oggi, a distanza di un anno da quel giorno, ho preso la decisione di affidare a tutti voi, amiche e amici che mi seguite con affetto leggendo tutto quello che scrivo qui nel mio sito, il mio testamento spirituale: non sono Raimondo Vianello, lo so, non ho né la sua fama né la sua biografia artistica e quindi non avrò la risonanza quasi planetaria che ha avuto la sua morte e il suo testamento spirituale, ne sono perfettamente consapevole, ma sento il desiderio di dirvi alcune cose su di me e spero di trovare in voi ascolto e affetto.

Nei prossimi giorni ve lo sottoporrò (se non cambio idea nel frattempo o se…), intanto un “grazie” senza confini.

Il presente, il passato e l’avvenire


“Ogni mattina, al risveglio, dite a voi stessi che niente è più
importante che vivere bene l’oggi. In un certo modo, il passato è
sempre vivo: agisce ancora sul vostro presente, ma voi non siete
obbligati a permettergli di prendere il potere. È al presente che
dovete dare il potere, affinché domini il passato, sgominandolo
anche, per trasformarlo.
Quando il passato era “il presente”, era onnipotente. Ora che è
diventato il passato, è subordinato al presente, ed è il presente
ad avere voce in capitolo. Il passato è trascorso, e l’avvenire,
per l’appunto, deve ancora “avvenire”. Sta al presente imporre la
propria volontà, al fine di trasformare il passato e orientare
l’avvenire. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

“La folle danza delle menadi”, poesia erotica


di Francesco Sabatino

“Gloria a Dioniso sull’Olimpo celeste

e piacere in terra alle donne

di buona voluttà”.

Così cantava

una delle menadi

e s’aprirono le danze.

 Danzan lascive

le figlie del dio gioioso.

Danzan seducenti

contorcendosi come mille

serpenti.

Danzano

al ritmo ossessivo

dei cembali,

al gemito godurioso

del flauto peccaminoso.

Immerse nella natura

selvaggia,

d’edera e tirso

adorne,

vestite di pelli

furenti,

si dimenan

le baccanti

in una folle

danza.

Ebbre del sacro nettare,

la cui coppa levan

al cielo,

dimentiche del bene

e del male,

si uniscono ai satiri danzanti

in un’orgia

infernale

celebrando il peccato

e la gioia di vivere.

Vivere bene l’oggi – carpe diem


“Nell’istante in cui vi svegliate al mattino, dovete pensare che
quello è il momento più importante del giorno che state vivendo.
Perché?… Perché da quel momento dipenderà tutto il resto della
giornata, e da quella giornata dipenderà anche il seguito della
vostra esistenza.
Gesù, che lo sapeva, ha detto: “Non affannatevi dunque per il
domani, perché il domani avrà cura di sé. A ciascun giorno basta
la sua pena”. Non preoccuparsi del domani: sì, ma a condizione di
pensare all’oggi, di vivere bene l’oggi, altrimenti passerete
ogni giorno che verrà a riparare le conseguenze degli errori
commessi il giorno prima. Tutti coloro che si sono occupati del
proprio avvenire trascurando le ventiquattro ore presenti, hanno
lasciato lacune ovunque nella propria esistenza, e sono di nuovo
sulla terra per correggere, riparare e soffrire. Se riuscite a
vivere bene anche solo ventiquattro ore, preparate le
ventiquattro ore a venire, non avete nulla da riparare, e il
programma che si presenta è facile da eseguire: il terreno è
stato dissodato, non ci sono ostacoli, e così la vita è
facilitata. Ma iniziate soprattutto vivendo bene i primi istanti
della giornata, in modo da preparare le ore successive. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov