“Penelope”


(Jovanotti, M.Canova Jorfida)
Armonica Edoardo Bennato
Le navi partono per mare
ma il cuore resta qua
gli dei ci truccano le carte
per confondere la verita’
C’e’ scritto nella bibbia che il signore
si servi’ di una puttana per entrare a Gerico
e Venere era strabica Beehtoven era sordo
ed era bassa e mora Marylin Monroe
e Superman si veste in giacca e cravatta
per nascondere ai terrestri la sua vera identita’
il diavolo ha una fabbrica di pentole
ma per quanto possa insistere i coperchi non li fa
Colombo navigo’ fino ai Caraibi ma poi non ballo’
la salsa con la gente che incontro’.
Mosi guido’ il suo popolo alle porte di Israele
ma mori’ la’ sulla soglia e non entro’

E tutti quanti ballano sul ritmo giusto
e intanto Penelope tesse la sua tela

nell’ora di punta

Cenerentola si e’ presa una sbandata
pero’ sa che a mezzanotte tutto quanto finira’
allora si organizza perche’ dopo mezzanotte
qualche cosa resti mentre tutto scorre e se ne va
e Giuda non si e’ mai capito bene
se quel bacio fu un tradimento o la piy grande fedelta’
e Chiara era una ricca signorina
che divenne ancor piy ricca quando amo’ la poverta’

le navi partono per marte
ma il cuore resta qua
gli Dei ci truccano le carte
per confondere la verita’
e intanto Penelope tesse la sua tela
nell’ora di punta
e intanto Penelope tesse la sua tela
nell’ora di punta
e tutti quanti ballano sul ritmo giusto
nell’ora di punta
e tutti quanti ballano sul ritmo giusto

se io mangio due polli e tu nessuno
statisticamente noi ne abbiam mangiato
uno per uno

e intanto Penelope tesse la sua tela
nell’ora di punta

Leonardo seziono’ diversa gente per scoprire
che la mente non si vede ma ce l’hai
e Nobel invento’ la dinamite ed il premio per la
pace per chi non la usasse mai
e Dante identifico’ l’amore nel profilo di Beatrice
pero’ un’altra lui sposo’
e Marley era figlio di una nera e di un marinaio bianco
ed il mondo conquisto’
Mercurio c’ha le ali alle caviglie e i messaggi li
consegna anche se uno non li aspetta
e Fred scopri’ che quando il ritmo e’ giusto
non ha niente a che vedere con quello della lancetta
Adamo mori’ e venne seppellito con un seme nella bocca
e quel seme germoglio’
divenne un grande albero
ci fecero una croce e quella croce Gesu Cristo sanguino’

http://www.youtube.com/watch?v=Ha6-n-3CXOM

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Giustizia: viaggio nell’inferno dimenticato delle nostre carceri


di Lino Buscemi (Ufficio del Garante dei detenuti della Sicilia)

Il sovraffollamento penitenziario ha raggiunto livelli intollerabili tali da indurre lo stesso ministro della Giustizia Alfano a dichiarare, papale papale, che “le carceri italiane sono fuori dalla Costituzione”. Ed esattamente fuori da quell’articolo 27 che così recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

I detenuti, soprattutto in almeno 8 penitenziari siciliani, vivono una condizione non facile sicché parlare di “umanità” e di “rieducazione” è pura mistificazione. È fin troppo ovvio affermare che lo Stato democratico ha il dovere di punire i cittadini che commettono reati, ma non lo è altrettanto quando si arroga il diritto di torturali, sia in termini fisici che psichici.

Il sovraffollamento è una tortura? Provate a chiederlo a chi vive in una cella angusta e lurida, gomito a gomito con altri dieci individui in spazi che potrebbero al massimo contenerne 4 o 5. È anche una tortura vivere in una cella con il wc alla “turca” (spesso il “buco” di scarico è ostruito da una bottiglia di vetro per impedire ai topi o agli scarafaggi di fare visite notturne!), senza doccia, umida e con i vetri rotti, con scarse possibilità di poter ricavare un minimo di intimità per il soddisfacimento delle ineludibili funzioni corporali.

Come definire le “condizioni di vita” nelle carceri, ad esempio, dell’Ucciardone di Palermo, di Piazza Lanza a Catania, di Favignana, Marsala o Mistretta, se non inumane e degradanti? Persino le docce (dove spesso, in inverno, scorre acqua solo fredda) sono allocate in locali lontani dalle celle che per raggiungerli bisogna attraversare nudi i corridoi o le terrazze all’aperto.

Le risorse, inoltre, per realizzare programmi per la “rieducazione” del condannato o per il lavoro in carcere sono scarsissime e, comunque, non adeguate per dare effettiva attuazione all’articolo 27 della Costituzione. Si fa quello che si può, in maniera disorganica e discontinua, con l’aiuto del personale di polizia penitenziaria, con i direttori più sensibili e con la sparuta pattuglia di educatori, psicologi e volontari. Alle corte: lo stato in cui versano le carceri in Sicilia non è per nulla accettabile.

La stragrande maggioranza dei detenuti è in attesa di giudizio (soprattutto extracomunitari), per reati, in prevalenza, cosiddetti comuni e non di grave allarme sociale. Ogni detenuto costa allo Stato non meno di 350 euro al giorno, per ricevere, spesso, un trattamento inumano e degradante. All’orizzonte non si intravedono né atti di clemenza (come auspicato già da Giovanni Paolo II) né il ricorso massiccio alle misure alternative al carcere (arresti domiciliari, affidamento ai servizi sociali, semilibertà, ecc.), né tantomeno l’apertura di nuove carceri ultimate, né il ricorso alla liberazione anticipata (consiste in una riduzione della pena pari a 45 giorni, per ogni sei mesi di pena espiata dal detenuto che ha tenuto, però, regolare condotta ed ha anche partecipato alle attività trattamentali).

Non sembra, al momento, muoversi nulla che faccia presagire qualcosa di positivo. In Parlamento e nei Palazzi che contano, malgrado le ripetute grida d’allarme dei garanti dei diritti dei detenuti, regna il silenzio. Eppure le carceri esplodono e cominciano ad esserci problemi di sicurezza dentro di esse, come alcuni casi eclatanti recenti hanno abbondantemente dimostrato. A pagarne il conto sono i “poveracci”, i più deboli, che privi di adeguata assistenza legale pagano, per reati non gravi, il loro debito alla giustizia tutto per intero in condizioni pietose e di degrado.

La stessa cosa, sembra, non accadere per i “potenti”, che sanno come evitare il carcere e persino per i mafiosi che pur essendo sottoposti all’incostituzionale regime del “41 bis” dispongono, però, normalmente di celle pulite, arredate, con wc moderni e docce. Fare emergere nella sua crudezza quello che per ora appare “invisibile” aiuta non poco a sconfiggere la malagiustizia che costringe, intanto, i più “indifesi” ad abitare carceri dove sono calpestati la dignità dell’uomo e diritti fondamentali. Come se si trattasse di vere e proprie discariche sociali e non di luoghi preposti alla rieducazione e al reinserimento nella vita sociale.

da www.ristretti.it