Cose di Sicilia


di Daniela Domenici

La foto è di Nino Ermes

Una scalinata nel cuore del centro storico di Catania, tanti tavolini fuori dai numerosi locali che si affacciano su queste scale pieni di avventori che amano questo angolo della città etnea, turisti e “autoctoni” che passeggiano e si fermano ad ascoltare quattro artisti che hanno immaginato e creato uno spettacolo “open space”, “en plein air” come se ci trovassimo nella parigina Montmartre o sulla scalinata della romana Trinità dei Monti: “Cose di Sicilia”, un melange, un mix, di brani tratti da testi teatrali soprattutto di Martoglio e di canti tipici della tradizione non solo catanese ma siciliana in genere, il tutto condito dall’accompagnamento di strumenti musicali come la chitarra, le nacchere e i tamburelli.

I quattro baldi “moschettieri” protagonisti di questo spettacolo ieri sera sulla scalinata Alessi davanti al pub Nevsky vicino alla via Crociferi, un “concentrato d’arte a Catania, sono, in semplice ordine alfabetico, Cinzia Caminiti, Cosimo Coltraro, Alice Ferlito e Emanuele Puglia che hanno voluto dare un ulteriore “colpo di colore” alla loro performance con l’abbigliamento: le due donne in “total black”, i due uomini in “total white”.

Avevamo già applaudito questi quattro artisti durante la scorsa stagione teatrale in vari spettacoli separatamente o insieme ma l’idea di “Cose di Sicilia” che ha saputo valorizzare i talenti, sia recitativi che canori, di ognuno di loro ci è piaciuta molto, ci ha colpito favorevolmente la perfetta intesa sia musicale che recitativa tra di loro, frutto sia di un’amicizia di lunga data che di lunghe prove.

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A Catania si alza il sipario sull’arte: tre mostre tra storia e identità siciliane


Dai monili mesolitici fino a quelli d’età bizantina. Dalle suppellettili di aristocratici e monaci del Seicento e del Settecento fino ai dipinti della Collezione Finocchiaro. A Catania va di scena l’arte a 360 gradi. E oggi si alza il sipario su due delle tre mostre in programma fino a marzo 2010, organizzate dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali e Ambientali in collaborazione con la Soprintendenza di Catania. “Siamo in presenza di tre eventi che vedono Catania come protagonista assoluta dell’arte in tutte le sue sfaccettature”, ha affermato l’assessore ai Beni Culturali, Nicola Leanza, durante il taglio del nastro di “Pulcherrima Res. Preziosi ornamenti del passato” e “Wunderkammer. I tesori di Palazzo Abatellis”. Domani sarà la volta della Collezione Finocchiaro al Castello Ursino

Viaggio intorno ad otto millenni di gioielli e ornamenti femminili con “Pulcherrima Res” in mostra dal 19 dicembre al 21 gennaio 2010, alla chiesa di San Francesco Borgia, in via dei Crociferi. Sono i monili del passato in gran parte trovati in Sicilia. Ideata e curata da Lucina Gandolfo selezionando pezzi delle raccolte del Medagliere del Museo Archeologico palermitano Antonio Salinas, arriva a Catania dopo l’esordio di Palermo (2005) e la tappa di Siena (2007).

Il pubblico potrà ammirare 460 preziosi reperti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate di varie epoche, di fattura anche siciliana. La narrazione di ‘Pulcherrima Res’ comincia con i primi, semplici, monili preistorici realizzati con conchiglie e ciottoli, dono della natura, per giungere – attraverso i manufatti delle culture egizia, fenicio-punica, greca e romana – ai sontuosi gioielli di età bizantina, sofisticate opere d’arte in cui si esprime tutta l’abilità creativa degli orafi di quel periodo.

La mostra “Wunderkammer. I tesori di Palazzo Abatellis” (dal 19 dicembre al 9 febbraio 2010) è ospitata nelle sale della ex Manifattura Tabacchi, in piazza San Cristoforo. L’esposizione tratta dei tesori delle Wunderkammer, letteralmente la ‘stanza delle meraviglie’: una cinquantina di straordinari oggetti d’arte del Seicento e del Settecento appertenuti a nobili e monaci e provenienti dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo (in parte lì già esposti nel 2001). Curatore scientifico dell’esposizione di Catania è Giulia Davì, attuale direttore di Palazzo Abatellis.

Come nella Wunderkammer dei secoli passati – in genere studioli delle corti rinascimentali, delle ricche dimore nobiliari o delle biblioteche dei monasteri dove i collezionisti raccoglievano e custodivano gelosamente oggetti in grado di testimoniare la sintesi grandiosa tra arte, scienza e natura – a Catania saranno esposti naturalia, mirabilia e artificialia: ovvero suppellettili provenienti dalla natura (come corallo, avorio ed essenze pregiate), che destano meraviglia (come le conchiglie del nautilo decorate da miniature e motivi in argento) o rielaborazioni artistiche da parte dell’uomo (manufatti in vetro e ottone).

Domani si alzerà il sipario anche su “La Collezione Finocchiaro del Museo Civico di Castello Ursino”. In mostra moltissimi inediti fra gli oltre cinquanta dipinti della Collezione Finocchiaro che dal 20 dicembre fino al 21 marzo 2010 saranno esposti, per la prima volta tutti insieme, nel Castello Ursino di Catania. La mostra è a cura di Luisa Paladino.

La collezione Finocchiaro – originariamente costituita da 123 dipinti e oggi dimezzata da una lunga storia di dispersioni e oblio – è quella fondante del Museo Civico di Catania, essendo pervenuta al Comune nel 1826 per lascito testamentario del giureconsulto catanese Giovan Battista Finocchiaro, che l’aveva raccolta a Palermo, ove fu Primo Presidente della Gran Corte di Giustizia del Regno di Sicilia.

Fra i dipinti superstiti del Museo Civico – che testimoniano le predilezioni pittoriche dei collezionisti palermitani fra il Sette e l’Ottocento – figurano veri gioielli delle collezioni civiche: soggetti religiosi con incursioni nei generi mitologico, allegorico, del paesaggio, del ritratto, della battaglia e d’historia antica. In mostra opere di Polidoro da Caravaggio, Simone de Wobreck, Matthias Stomer, Pietro Novelli, Giacomo Lo Verde, Mattia Preti, Gaspare Serenario, Giuseppe Patania.

Con le tre mostre si compie un passo verso l’obiettivo dichiarato dall’assessore Leanza: “Portare la Sicilia alla ribalta internazionale e attrarre flussi sempre crescenti di visitatori”. Non solo. Il soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Catania, Gesualdo Campo, fa osservare come le iniziative promosse siano uno “strumento della ricomposizione di storia e identità siciliane” anche “per sentire più vicina la storia e comprendere arti e costumi dei singoli popoli in rapporto di pari dignità, senza il quale non può esservi la prospettiva di pace a base di quella interculturale euromediterranea”. Viaggio intorno ad otto millenni di gioielli e ornamenti femminili con “Pulcherrima Res” in mostra dal 19 dicembre al 21 gennaio 2010, alla chiesa di San Francesco Borgia, in via dei Crociferi. Sono i monili del passato in gran parte trovati in Sicilia. Ideata e curata da Lucina Gandolfo selezionando pezzi delle raccolte del Medagliere del Museo Archeologico palermitano Antonio Salinas, arriva a Catania dopo l’esordio di Palermo (2005) e la tappa di Siena (2007).

Il pubblico potrà ammirare 460 preziosi reperti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate di varie epoche, di fattura anche siciliana. La narrazione di ‘Pulcherrima Res’ comincia con i primi, semplici, monili preistorici realizzati con conchiglie e ciottoli, dono della natura, per giungere – attraverso i manufatti delle culture egizia, fenicio-punica, greca e romana – ai sontuosi gioielli di età bizantina, sofisticate opere d’arte in cui si esprime tutta l’abilità creativa degli orafi di quel periodo.

La mostra “Wunderkammer. I tesori di Palazzo Abatellis” (dal 19 dicembre al 9 febbraio 2010) è ospitata nelle sale della ex Manifattura Tabacchi, in piazza San Cristoforo. L’esposizione tratta dei tesori delle Wunderkammer, letteralmente la ‘stanza delle meraviglie’: una cinquantina di straordinari oggetti d’arte del Seicento e del Settecento appertenuti a nobili e monaci e provenienti dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo (in parte lì già esposti nel 2001). Curatore scientifico dell’esposizione di Catania è Giulia Davì, attuale direttore di Palazzo Abatellis.

Come nella Wunderkammer dei secoli passati – in genere studioli delle corti rinascimentali, delle ricche dimore nobiliari o delle biblioteche dei monasteri dove i collezionisti raccoglievano e custodivano gelosamente oggetti in grado di testimoniare la sintesi grandiosa tra arte, scienza e natura – a Catania saranno esposti naturalia, mirabilia e artificialia: ovvero suppellettili provenienti dalla natura (come corallo, avorio ed essenze pregiate), che destano meraviglia (come le conchiglie del nautilo decorate da miniature e motivi in argento) o rielaborazioni artistiche da parte dell’uomo (manufatti in vetro e ottone).

Domani si alzerà il sipario anche su “La Collezione Finocchiaro del Museo Civico di Castello Ursino”. In mostra moltissimi inediti fra gli oltre cinquanta dipinti della Collezione Finocchiaro che dal 20 dicembre fino al 21 marzo 2010 saranno esposti, per la prima volta tutti insieme, nel Castello Ursino di Catania. La mostra è a cura di Luisa Paladino.

La collezione Finocchiaro – originariamente costituita da 123 dipinti e oggi dimezzata da una lunga storia di dispersioni e oblio – è quella fondante del Museo Civico di Catania, essendo pervenuta al Comune nel 1826 per lascito testamentario del giureconsulto catanese Giovan Battista Finocchiaro, che l’aveva raccolta a Palermo, ove fu Primo Presidente della Gran Corte di Giustizia del Regno di Sicilia.

Fra i dipinti superstiti del Museo Civico – che testimoniano le predilezioni pittoriche dei collezionisti palermitani fra il Sette e l’Ottocento – figurano veri gioielli delle collezioni civiche: soggetti religiosi con incursioni nei generi mitologico, allegorico, del paesaggio, del ritratto, della battaglia e d’historia antica. In mostra opere di Polidoro da Caravaggio, Simone de Wobreck, Matthias Stomer, Pietro Novelli, Giacomo Lo Verde, Mattia Preti, Gaspare Serenario, Giuseppe Patania.

Con le tre mostre si compie un passo verso l’obiettivo dichiarato dall’assessore Leanza: “Portare la Sicilia alla ribalta internazionale e attrarre flussi sempre crescenti di visitatori”. Non solo. Il soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Catania, Gesualdo Campo, fa osservare come le iniziative promosse siano uno “strumento della ricomposizione di storia e identità siciliane” anche “per sentire più vicina la storia e comprendere arti e costumi dei singoli popoli in rapporto di pari dignità, senza il quale non può esservi la prospettiva di pace a base di quella interculturale euromediterranea”.

fonte adnkronos