Il Sole


“In generale, si crede che solo l’uomo adulto possieda veramente l’intelligenza. Certo, egli la possiede in modo particolarmente evidente, ma in realtà l’intelligenza esiste già nei neonati, e anche negli animali, pur se in un modo che resta ancora misterioso per la scienza. Sotto forme assai diverse, l’intelligenza esiste ovunque nell’Universo. La terra è intelligente, e anche il sole lo è, anzi, è l’essere più intelligente… Sì, perché è il più vivo. Direte: “Più vivo di noi?”… In un certo modo sì, più vivo di noi. Ovviamente, se andate a raccontare in giro che il sole è la creatura più intelligente sarete derisi. Eppure, la prova esiste: dato che è il sole a vivificare gli umani, significa che è più vivo di loro. Se non ci fosse il sole a distribuire il suo calore e la sua luce, non ci sarebbe nessuna vita sulla Terra, quindi nessuna intelligenza e nessun amore. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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“Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands


di Daniela Domenici

Homo, homini lupus: L’uomo è lupo per un altro uomo. Spesso l’uomo si comporta più come un animale (invece che come essere intelligente dotato di razionalità) nei confronti di altri uomini. Ciò significa che: ogni uomo è pronto a diventare violento ed aggressivo (come un lupo) per difendere i propri interessi personali da altri uomini.”: questo celebre motto latino è esattamente l’opposto del concetto che è alla base di questo splendido libro del filosofo Mark Rowlands: l’animale, cioè Brenin, il lupo protagonista, ha molta più razionalità dell’essere umano, Mark, a cui regala quotidianamente, nei dieci lunghi anni in cui vivono insieme, esempi di intelligenza, di fedeltà, di amore che ci danno infiniti punti di riflessione. Anche quando nella vita di Brenin e Mark arrivano Nina e Tess, due cagnoline, i nuovi equilibri che si vengono a creare, i nuovi legami affettivi che si instaurano sono esempi pregnanti per noi “umani”, i cosiddetti “esseri intelligenti dotati di razionalità” del motto latino. Il lamento funebre di Mark, poi, davanti alla pira su cui giace Brenin, è, per chi scrive, l’acmè di tutto il libro, il momento topico, uno straziante dolore descritto magistralmente.

Ma Mark Rowlands è anche docente di filosofia, nella vita reale, e voglio porre alla vostra attenzione alcuni suoi concetti, tratti da questo libro, che ritengo degni di attenta riflessione.

“Il pensiero” p. 150-151 …”Il pensiero è come un groppo in gola che si sente salire lentamente, adagio, e con lui sale anche la dolce promessa del sollievo. Poi, però, ci si rende conto che si tratta di un vicolo cieco e il groppo, il blocco, scende di nuovo nello stomaco e si cementa dentro, duro, ostinato e sgradevole come un cattivo pasto. Magari, dopo un po’, si intravede una strada nuova e la speranza rinasce, ma il pensiero non è ancora pronto e si inabissa di nuovo. Non si può costringere un pensiero a farsi pensare più di quanto si ossa costringere un coniglio a farsi catturare. Il pensiero arriverà – e il coniglio verrà catturato – solo al momento giusto. Tuttavia non si può neppure ignorare il p0ensiero e limitarsi semplicemente ad aspettarlo: bisogna mantenere alta la pressione su di esso, altrimenti non arriverà mai. E alla fine, se si è fortunati e diligenti, il pensiero arriva e a quel punto uno è in grado di pensare qualcosa che prima per lui era troppo difficile da pensare. Il sollievo è innegabile ma non è questo il punto. Presto si passerà al pensiero successivo  tutto il penoso processo ricomincerà”…

“L’amore” p. 173 …”L’amore ha molte facce. E, se ami, devi essere abbastanza forte da saperle considerare tutte. Io credo che l’essenza della “philia” sia molto più dura, molto più crudele di quanto ci piaccia ammettere. C’è una cosa senza la quale la “philia” non può esistere e non è questione di sesazioni ma di volontà. “Philia”, l’amore adeguato al tuo branco è la volontà di fare qualcosa per coloro che fanno parte del branco anche se non vuoi farlo, anche se ti fa orrore e ti disgusta e anche se, alla fine, potresti dover pagare un prezzo molto alto, forse più alto di quanto tu possa sopportare. Lo fai perché è ciò che è meglio per il branco. Lo fai p0erchè devi. Può darsi che tu non sia mai costretto ma devi essere sempre pronto a farlo. L’amore a volte è disgustoso. L’amore può dannarti per l’eternità. L’amore può portarti all’inferno. Ma se sei fortunato ti riporterà i8ndietro”…

“Il momento” p. 196-197 …”Non riusciamo mai a goderci il momento per quello che è di per sé perché per noi il momento non è mai quello che è di per sé. Il momento è continuamente “spostato” sia in avanti sia all’indietro. Quello che per noi è l’adesso è costituito dai nostri ricordi di ciò che è avvenuto prima e dalle nostre aspettative di ciò che verrà. E questo equivale a dire che per noi no c’è un adesso. Il momento del presente è spostato, distribuito nel tempo: il momento è irreale. Il momento ci sfugge sempre. E quindi per noi il significato della vita non può mai essere al momento…per noi nessun momento è completo in se stesso. Ogni momento è adulterato, inquinato da ciò che ricordiamo e da ciò che ci aspettiamo. In ogni momento della nostra vita l freccia del tempo ci mantiene “verdi e morenti”. E questa è la ragione per cui crediamo di essere superiori a tutti gli altri animali”…

“Poeta per niente”


di Mirko Birritteri

Ultime righe…

povero poeta per niente,
smetto di narrare
e tengo solo per me
le ricchezze e
le mie poverta’…

E’ tempo di gettare
l’inchiostro sui fogli della mia vita
narrando a parole cio’ che di piu’ sentito conservo in me,
chi romanza vite o interpreta poesie
conosce l’infinito dell’amore,
e di tanta pesantezza non trovo soddisfazione…

Oggi ho sepolto!!

Oggi ho sepolto un mio cadavere
un altro un altro peso,
scrivo narro canto e cito versi
ma le mie lodi sono
cascate d’acqua che sbattono
impertterite sui maledetti scogli,

Oggi ho sepolto!!

Seppelisco me, le mie voglie
le mie lussurie i miei peccati originali,
mi vestiro’ di vergogne,
coprendo il mio corpo di terra fresca e umida,
Non so chi sia piu’ pazzo,
se un uomo che gioca
a scacchi da solo,
o noi che crediamo a
qualcosa che esiste
e che non potremmo mai avere!!
Oggi forse ho sepolto
la mia voglia di scrivere…

La voglia di comunicare,
poiche’ il senso di tanta garbatezza non sara’
mai riconosciuta poiche poeta di niente
mi diletto a professar cio’ che il canto dell’infinito,
frutto dell’aurora non sara’ mai colmato per tanta grazia…

“D’una pagina strappata”


di Maria Grazia Vai

(sulle note di “We are free now” di Enya)

D’ogni uomo, il suo dolore
D’una parola,
la sua primavera e il tramonto.

Ogni battito di mano,
ali
e ciglia

quando dell’amore parla
e per amore, mai non tace
– è sacro

E agogna un nome, un battesimo

Un luogo a cui tornare
quando il suo tempo
perderà chiome, e radici

E quando muore, vivrà
di nuova vita

E di una lacrima caduta,
d’una pagina strappata
diventerà il rumore

Mentre il taciuto dire
si perderà
– e per sempre

nel silenzio di passi
che dell’Amore
hanno temuto

di varcare la soglia.

L’albero della vita


“L’albero, come simbolo dell’Universo, si ritrova nella maggior
parte delle tradizioni spirituali. A partire dalle radici sino ai
frutti, passando per il tronco, le foglie e i fiori, tutte le
creature hanno una funzione da qualche parte su quell’albero…
Tutte le esistenze, tutte le attività e tutte le regioni trovano
posto sull’Albero della Vita.
In epoche diverse dell’anno, le foglie, i fiori e i frutti
cadono dall’albero; si decompongono e diventano humus che a poco a poco viene assorbito dalle radici. Lo stesso vale per gli
esseri. Quando un uomo muore, ritorna alla terra originaria, ma
ben presto riappare da qualche parte sull’albero. Niente si perde
: gli esseri scompaiono e riappaiono incessantemente sull’Albero
cosmico della Vita. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

La potenza della parola


“Che potenza possiede l’essere umano grazie alla parola! Con la
sola parola, può ottenere gli stessi risultati che ottiene con
ogni altro mezzo materiale: può costruire e può distruggere, può
unire e può dividere, può ristabilire la pace o scatenare la
guerra, può guarire o dare la morte… La potenza della parola
deriva dal fatto che essa è prodotta dalla bocca, nella quale i
due principi, maschile (la lingua) e femminile (le due labbra),
lavorano insieme per creare. La parola è il figlio nato da loro.
Quando, secondo la tradizione, l’androgino primitivo è stato
diviso in due, si può dire che, simbolicamente, la donna ha
mantenuto le labbra (il principio femminile) e l’uomo ha
mantenuto la lingua (il principio maschile). Ecco perché ora, per
poter ritrovare la loro potenza originale, essi si cercano
incessantemente per unirsi. Sì, qui sta l’origine lontana
dell’impulso che spinge gli uomini e le donne a cercarsi. Anche
se spesso si vede tale ricerca prendere la forma del piacere e
dello svago, il suo significato profondo è quello di ritrovare
l’unità del Verbo, l’unità del principio creatore che è maschio e
femmina.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Riflessioni su eros e questione morale e su Dio di Francesco Sabatino


Eros e questione morale

 La società occidentale, per quanto concerne il rapporto che gli uomini hanno con l’eros, è caratterizzata da due elementi contrapposti. Da un lato, persistono ancora tabù sessuali, provenienti dalla morale e dalla religione cattolica, retaggio della cultura medievale; dall’altro, vi è lo sviluppo della pornografia e della mercificazione del sesso. Io, qui, vorrei proporvi una terza via: la sublimazione dell’eros. Un sano rapporto erotico, basato sull’amore, sul rispetto della dignità umana e della libertà della persona amata, è l’atto più cristiano che esista al
mondo, indipendentemente dal fatto che i due amanti siano sposati o meno, o che siano omosessuali o etero. Infatti, quando due uomini si uniscono in amore, formando un corpo unico e una sola anima, si realizzano i valori fondamentali del cristianesimo, espressi nelle sacre scritture: il dono di sé e la comunione con l’altro.
Inoltre, il piacere derivante dall’attività erotica non va considerato “peccato”, come fa la dottrina cattolica, bensì un elemento fondamentale della vita che induce gli uomini alla beatificazione e all’elevazione dello spirito. Non dobbiamo considerare il corpo e i piaceri che da esso derivano come un qualcosa da mortificare, in favore della purificazione spirituale: il corpo non è la prigione dell’anima, come professano le religioni orientali e affermava il cristianesimo medievale, bensì il rivestimento esterno della stessa. Corpo e anima, insieme, costituiscono un “simbolo”, un tuttuno che dà vita ad una sola entità: l’uomo. Pertanto, il godimento dei piaceri della carne non va inteso come fonte di corruzione e mortificazione dello spirito, ma come vivificazione assoluta dello stesso. Dunque, dal momento che l’attività erotica realizza i valori cristiani di cui ho parlato in precedenza, non è un peccato, un sacrilegio verso Dio, anzi,
al contrario, è esaltazione di Dio. Amare è dolce come una poesia, sublime come un’armonia. Poesia ed armonia sono gli elementi che caratterizzano il corpo e l’anima di una donna, che, per questa ragione, va amata, onorata, rispettata e venerata, e non violentata e abusata. La donna, proprio perché possiede la divina potenza creatrice della vita, va consacrata, e non ritenuta un oggetto senz’anima con il quale fare mercimonio del proprio corpo. Quando si ama, all’insegna della reciprocità e del rispetto della persona amata, lo spirito si innalza a Dio, si eleva al bene supremo e si congiunge con l’assoluto.
L’amore non deve essere oppresso dalla morale e dalla religione, che opprime l’uomo considerando ogni cosa peccato, bensì deve essere lasciato libero. Libero di volare nel vento, sospinto dalla sola forza dei sentimenti. La religione e la morale, semmai, devono perseguitare gli atti malvagi dell’uomo, come la guerra, la mafia e lo sfruttamento dei popoli, e non due giovani che amano la vita e desiderano farlo pienamente unendosi in amore. Il solo peccato
che l’amore provoca è quello di infondere armonia e pace negli uomini. Allora, perché la chiesa si ostina a condannarlo, a meno che non avvenga all’interno del matrimonio? Perché l’istituzione clericale nega ciò che invece la natura, quindi Dio afferma?

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Chi è Dio?

 Molti uomini, dalle origini fino ai giorni nostri, si sono interrogati, e si interrogano, su Dio.
Essi hanno trovato delle risposte, ma non sono mai riusciti a coglierne l’essenza. Io non voglio qui presumere di essere giunto ad una verità, non voglio propinarvi una religione da seguire in maniera assoluta, come hanno fatto molti in passato, bensì voglio fornirvi un’alternativa (giudicherete voi se valida o meno) su chi è Dio. Dio è poeta. Con la sua forza creatrice, egli ha creato una splendida poesia: il mondo, la natura, l’uomo. Tuttavia, l’uomo, con la sua miseria, crudeltà ed insensatezza, ha contribuito a trasformare questa magnifica poesia in una terrificante prosa. La donna, dal momento che nella sua finitezza possiede la bellezza infinita e sublime della natura, quindi di Dio, è la creatura più vicina alla divinità. Il poeta, amandola, congiungendosi a lei, contemplando la bellezza del suo corpo e della sua anima, eleva il suo spirito avvicinandosi a Dio. Mi rendo conto, però, e lo dico con estremo rammarico, che solo pochi uomini, come avrebbe detto Eraclito i “desti”, hanno intelletto di poesia. Soltanto pochi
spiriti eletti riescono a considerare la donna come fonte di poesia, custode dell’infinita bellezza di Dio. Il resto, la massa, i “dormienti”, la considera un oggetto da usare ed abusare, o comunque non la concepisce poeticamente, commettendo così un grave atto di empietà verso Dio.
Dio non è solo poeta, Dio è anche Amore e Bellezza. Così, la donna, oltre ad essere fonte di poesia, è anche divina ancella dell’amore e della bellezza.

 Non solo il poeta, anche l’uomo “comune” può unirsi a Dio. Ciò avviene attraverso il perseguimento di buoni sentimenti, per mezzo dell’amore, unica forza positiva che unisce gli uomini tra loro, all’insegna della solidarietà e del rispetto reciproco. Per amare Dio, non occorre erigere altari, templi e chiese. Non è necessario aderire ad una religione confessionale, cristiana, ebraica o islamica, bensì basta semplicemente chiudere gli occhi, aprire il nostro cuore e comunicare con l’intimo della nostra coscienza. Lì è presente Dio, lì nasce la nostra fede. Non bisogna compiere riti esteriori, come partecipare alle processioni o alla messa, o ancora recitare preghiere mnemoniche, per elevare lo spirito a Dio. Questi, infatti, sono elementi materialistici, tipici della natura umana, che nulla hanno a che fare con la natura di Dio, che è spirito, energia, potenza che crea e muove il mondo. La religione tradizionale considera i riti che ho appena citato come fonte di salvezza e mezzo per ottenere la comunione con Dio. In realtà essi sono la fabbrica dell’ipocrisia, che annebbia la mente ed infiacchisce lo spirito, quindi allontana da Dio che come ho già detto è spirito. Inoltre, la suddetta religione, che io definisco“istituzionale”, in quanto imposta dall’alto da una istituzione, chiesa cattolica, ayatollah islamico, e così via, con i suoi riti e i suoi dogmi, con la sua concezione estremamente severa di “peccato”, opprime l’uomo, lo annichilisce e lo svilisce.
Con la religione, l’uomo non raggiungerà mai la salvezza. Piuttosto, egli è condannato a vivere, se così si può dire, come un automa, schiavo dell’approvazione e/o disapprovazione degli altri. La religione condanna anche i popoli alla guerra e all’incomprensione reciproca. L’unica vera arma di salvezza è la religiosità che scaturisce dall’intimo profondo della coscienza, e non da una istituzione. Solo la religiosità, fondata sull’amore, la tolleranza e la pace, può condurre l’uomo verso la libertà, unico elemento, insieme alla dignità, che fa di un individuo un uomo. Una religiosità fondata sull’amore e sul rispetto del prossimo favorisce la comunione con Dio, quindi la salvezza come beatitudine immensa. Non sono certo della beatitudine dopo la morte. Ma che importa? Quello che conta è vivere serenamente con noi stessi e con i nostri cari in questa vita. Il paradiso o l’inferno dipendono dal nostro stato d’animo. Una vita spesa bene all’insegna dell’amore sicuramente crea in noi il paradiso.