Dal carcere di Spoleto: Lettera alla donna dell’Uomo Ombra


di Carmelo Musumeci (ergastolano con l’ostativo)

Grazie di farmi esistere.

Grazie di avere nascosto il mio cuore nella tua anima.

Grazie di avermi donato a tua anima e di avere preso la mia.

Abbiamo dovuto imparare a stare visino stando lontani.

Grazie di avere diviso la tua vita con la mia.

Grazie di essere compagna, amica, sorella, madre, figlia e amante.

Quando ti penso sento battere il mio cuore, lo sento ancora vivo, vive per amore, vive solo e ancora per te.

Grazie di essere nel bene e nel male la mia donna.

Grazie di avere circondato la mia vita di amore.

Sei la terra, il cielo il mare e l’aria che respiro.

Grazie di avermi dato due figli meravigliosi.

Grazie di avere diviso i tuoi sogni con i miei.

Amo amarti in ogni battito del mio cuore.

Grazie di essere la donna dell’Uomo Ombra.

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Sovraffollamento all’inferno


In questi giorni in un vecchio giornale ho letto:
“Una signora lasciò i suoi due cani nel bagagliaio della sua station wagon con i finestrini aperti per andare a fare un servizio. Al suo ritorno trovò i vigili.
– “È tutto in regola protestò. Ho pure attrezzato il portabagagli con la rete di divisione. Cosa volete da me?”
I vigili risposero semplicemente:
– “La legge dice chiaro che un cane deve avere uno spazio vitale minimo di otto metri. Le sembra che ci siano otto metri dentro il baule? E la multarono.”

Peccato che in carcere non ci sono vigili!
A parte l’ironia, l’Italia è uno strano paese, un cane deve poter disporre di almeno otto metri quadri, mentre in molti carceri alcuni detenuti devono in cella fare a turno per stare in piedi.
Il sovraffollamento incomincia a farsi sentire anche a Spoleto.
Stanno arrivando molti detenuti anche da altri carceri e stanno incominciando a mettere due detenuti in cella singola, con l’agibilità a contenere una sola persona.
Spero per l’Assassino dei Sogni che con me non ci provi perché perderebbe.
In tanti anni di carcere lo Stato mi ha sempre trattato come una belva e mi ha fatto diventare un lupo solitario.
Mi ha fatto vivere in una solitudine infinita, sconfinata, solo in compagnia di me stesso.
E quando la solitudine ti entra nella tua testa, nel tuo cuore, e nella tua anima, un uomo ombra non ne può più fare a meno.
Lo Stato, nell’Isola del Diavolo dell’Asinara, mi ha sottoposto per cinque anni al regime di 41 bis, di cui un anno e sei mesi in totale isolamento, con il cancello, blindato e spioncino chiuso, con solo due ore d’aria senza mai vedere e parlare con altri detenuti.
Lo Stato mi ha sottoposto a otto mesi di regime di sorveglianza particolare del 14 bis nella cella liscia, isolato da tutti gli altri detenuti, senza televisione e fornellino.
Dopo tanti anni d’isolamento, di regimi duri e punitivi, mi hanno abituato e mi sono abituato a stare da solo e non riuscirei più a stare in compagnia di un altro detenuto in una cella.
Ci hanno provato a mettermi un detenuto in cella nel carcere di Nuoro, ma dopo tre giorni l’Assassino dei Sogni si arrese perché ogni volta che andavo al passeggio mi sdraiavo per terra, costringendo le guardie a portarmi in cella di peso.
Una volta al direttore del carcere di Parma, quando sono andato volontario, per stare da solo, alle celle di punizione ho detto:
– “Né in questa terra, né nell’aldilà, nessuno potrà mai obbligarmi a dividere una cella con un altro detenuto”.
Tutte le volte che l’Assassino dei Sogni ha provato a mettermi un compagno nella mia stanza ho sempre detto:
– “Datemi una speranza, una sola, che un giorno potrei uscire e avrò un motivo per accettare un compagno in stanza”.
Gli uomini ombra non possono stare in compagnia con le persone che hanno un futuro.
I morti non possono stare in cella con i vivi.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto – Gennaio 2010

da www.informacarcere.it

“La pena della morte viva”


 La pena dovrebbe essere la medicina dell’anima (Platone)

Maria Luisa Boccia, docente di Filosofia politica all’università di Siena, Senatrice nella XV legislatura, mi ha donato un saggio che in questi giorni è in libreria, dal titolo “Contro l’ergastolo” dalla Casa editrice Ediesse.
La Fata rossa degli ergastolani, così viene chiamata da noi “Uomini Ombra” Maria Luisa, mi ha dedicato queste parole: “A Carmelo con amicizia e gratitudine per quello che mi ha aiutato a capire e a fare sul carcere e sulla giustizia.”
Il libro è stato curato da Stefano Anastasia e Franco Corleone, con uno scritto di Aldo Moro e con testi di Maria Luisa Boccia, Guido Calvi, Francesco Saverio Fortuna, Patrizio Gonnella, Alessandro Margara, Giuseppe Mosconi, Salvatore Senese.
Consiglierò di leggerlo soprattutto agli ergastolani perché sono assolutamente convinto che l’ergastolo continuerà ad esistere fin quando noi ergastolani lo faremo esistere.
Il libro è un vero saggio capolavoro perché, come capita ormai di rado con la carta stampata e la televisione, dà notizie ed informa.
Ma è parzialmente incompleto, a dimostrazione che sulla pena dell’ergastolo si sa ancora ben poco, soprattutto sull’ergastolo ostativo.
Pochi sanno che i tipi di ergastolo sono due: quello normale, che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività, ma ti lascia almeno uno spiraglio; poi c’è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza.
Premetto che, a parte quello collettivo del 2008, ho un ricorso personale che sto curando da solo.( n° 2792/05 Musumeci c. Italia, terza sezione), pendente alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Da autodidatta e con umiltà mi permetto di fare emergere sull’argomento alcuni punti, sia in diritto che nel merito.
Per meglio comprendere la questione bisogna avere presente la legge 356/92 che introduce nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario e di fatto sono condannati a morire in carcere.
Sembra inverosimile, ma un ergastolano che ha ammazzato e violentato una o cento donne ha la possibilità di uscire, gli stessi coniugi di Erba un domani possono usufruire dei permessi, della semilibertà e della condizionale, chi invece ha ammazzato per non essere ammazzato a sua volta in una guerra fra bande in un territorio mafioso, non potrà mai uscire.
L’ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell’incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere, ora questa probabilità non esiste neppure più.
Dal 1992 nasce l’ergastolo ostativo, ritorna la pena perpetua, o meglio la pena di morte viva.
Ora, che non c’è più il monarca assoluto o l’eventuale rivoluzione sociale che poteva capitare nei secoli passati, la pena dell’ergastolo è certa.
Ora l’ergastolano con l’ergastolo ostativo, se non accetta il ricatto dello stato, se non fa il delatore, se non usa la giustizia per uscire dal carcere, ha la certezza e la sicurezza di morire in carcere.
Ecco un esempio di un ex ragazzo arrestato a 19 anni, Rapisarda Carmelo Ivano, ora quarantenne: il Magistrato di Sorveglianza di Spoleto nella sua ordinanza n. 1813/2008 SIUS scrive: “Rilevato come la cartella personale dell’istante non rechi traccia di alcun accertamento di condotta collaborativa con la giustizia, ex art. 58 ter o.p., ovvero della c.d. collaborazione irrilevante o impossibile, dichiara inammissibile l’istanza di permesso premio.”

In pratica, Ivano, come il sottoscritto e tanti altri, è un cadavere che respira, se non fa la spia, se al suo posto non ci mette un altro, invecchierà e starà in carcere per il resto dei suoi giorni.
L’ergastolano ostativo per sperare di uscire deve togliere la libertà ad un altro, deve insomma uccidere un’altra volta, questa volta lo deve fare per lo Stato.
Molti pensano che alcuni non accettano per omertà, perché sono ancora criminali.
No! Non è così, la maggioranza dei collaboratori di giustizia sono i veri mafiosi, invece quelli che decidono e accettano di scontare la propria pena, a mio parere, meritano una vera possibilità.
Nel libro vengono scritte numerose sentenze della Corte Costituzionale, ma non viene citata l’ultima in data cronologica, la più importante, che fa dell’ergastolo ostativo una “actual lifer” letteralmente “I malcapitati”.
Questa sentenza è la numero 135 del 2003, dove la Corte Costituzionale respinge l’eccezione d’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo perché anche in questo modo collaborano con la giustizia si può uscire.
Lasciando di fatto, in uno “Stato diritto” la possibilità di uscire al diretto interessato, sic!
Si, è vero, i parenti delle vittime dei reati cercano giustizia, ma questa dovrebbe essere intesa come verità e non come vendetta (una vita per una vita da morto vivente).
La stragrande maggioranza dei 1400 ergastolani sono del sud, condannati per reati di mafia e la cosa incredibile è che molti di questi, come il sottoscritto, non ha la parte civile, perché i familiari delle vittime sanno che i loro parenti rischiavano di ammazzare o di essere ammazzati.
Molti di questi anche se hanno ucciso si sentono innocenti perché sono consapevoli che hanno solo rispettato la cultura e la legge della loro terra.
Molti di noi sono soprattutto colpevoli di essere sopravvissuti.
Il bene e il male sono soggettivi e a secondo i tempi e i luoghi ed in tutti i casi solo il bene e il perdono arrestano il male e il reato.
Senza contare che dopo molti anni di carcere anche il peggiore criminale si sente innocente.
Si può ammazzare in diversi modi, anche tenendo una persona chiusa in una cella per tutta vita o oltre il necessario.
“La pena non ti deve annullare, ma ti deve dare il diritto a capire e per difendere la democrazia bisogna abolire l’ergastolo.” (Fonte: professore di filosofia Giuseppe Ferraro, Università di Napoli Federico II).
L’unica differenza che c’è tra la pena di morte e la pena dell’ergastolo ostativo è che una si sconta da morto e l’altra da vivo.
Una speranza di questi giorni: la Corte europea per i diritti umani ha condannato la Germania per l’applicazione della “ Sicherungsverwahrung”, la detenzione di sicurezza, che consente a un giudice di prolungare a tempo indeterminato la detenzione di un condannato anche dopo l’espiazione della pena. (Application no. 19359/04 del 17 Dicembre 2009)
Per analogia per l’abolizione dell’ergastolo ostativo si potrebbe usare anche questa sentenza.
La pena dell’ergastolo ostativo è inumana, infernale, priva di dignità, perché una persona senza futuro, senza prospettive, senza speranza, senza fine pena, che cosa è?
Un uomo ombra.

Di Carmelo Musumeci (da Carcere di Spoleto)

da www.informacarcere.it