Il cronista e il cielo di casa


di Roberto Puglisi

Ho cominciato a fare il giornalista perché il cielo sopra casa mia non mi bastava più. Ho il tesserino, all’esame mi hanno promosso. Ma sono rimasto un insicuro, in fondo. Non so se lavoro sempre all’altezza di ciò che io, in primis, mi aspetto da me.

Né il tesserino mi consola o mi rafforza. La conferma la trovo – quando la trovo – negli occhi delle persone di cui ho raccontato qualcosa, nelle loro mani, nella loro voce. E mi basta. Io mi faccio piccolo piccolo, quando entro nella vita delle persone, anche se peso 115 chili e sono uno e ottanta.

Mi faccio minuscolo, quando entro nella vita di chi ha subito un lutto. Quando provo a spiegare qualcosa. Quando mi tocca una cronaca complessa. Mi faccio piccolo perché non voglio essere visto, né voglio disturbare. Non sono io la cronaca. Ma tento di riflettere quello che vedo col piccolo specchio che mi porto in tasca. Si chiama taccuino. E sono così impegnato a camminare che non mi interessa stabilire una supremazia, in una ipotetica gara.

Come potrei dire che altri occhi sono peggiori dei miei? Magari avrà ragione chi sostiene che sia necessario un tesserino per l’accesso alla professione, non dico di no. Però io quando lavoro mi sento coinvolto in un grande rapporto d’amore con le cose e le persone che ho davanti. Se non l’avessi, basterebbe un tesserino?

Io ho fatto il giornalista perché il mio cielo e la mia vita non mi bastavano più. E ho scoperto, nel mio viaggio fin qui, che il cielo è immenso, che può essere la casa di tutti.

E che i veri beati sono quelli che lo attraversano in decoroso silenzio.

da www.palermo.blogsicilia.it

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Come amare: dalla Lettera ai Romani 12, 9-10, 14-17


“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gi altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda…

Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia , piangete con quelli che sono nel pianto.

Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte , piegatevi invece a quelle umili.

Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.

Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.

Consigli del profeta per cercatori sinceri


La porta più ampia per raggiungere l’intimità della Presenza Divina è l’umiltà. Ma questa porta è allo stesso tempo la più bassa, così che chi entra deve entrare chinando la propria testa, con l’intero proprio sé chinato in massima umiltà.

Tradizione Sacra dell’Islam.

da www.sufibazar.com