Shidonni: un Facebook formato bambini


Shidonni ovvero il social network a misura dei più piccoli. Una sorta di facebook capace però di tenere fuori dalla porta violenza o egoismo e  di rappresentare il mondo proprio come lo disegnerebbe un bambino. Questa l’idea realizzata da un gruppo di israeliani nella cittadina di Rehovot, a sud di Tel Aviv e diventata in poco tempo il primo e più popolato social network per utenti under 12.
Superata da poco la soglia dei 200.000 utenti, Shidonni e’ stato gia’ tradotto in otto lingue ed entro due mesi, secondo quanto svelano i suoi ideatori, sara’ disponibile anche in versione italiana.
“Alla base del sito – spiega Ido Mazursky, fondatore e amministratore delegato di Shidonni – c’è un concetto molto semplice: il bambino  disegna il suo personaggio o qualsiasi oggetto desideri e noi gli diamo vita”. Niente di strano quindi che lo spazio virtuale di Shidonni sia popolato da giraffe rosse a pois e da creature metà cane e metà mucca che si cimentano in gare di ballo o guidano auto velocissime.

Il sito prevede inoltre la possibilità di acquistare un pupazzo realizzato a mano del proprio alter ego. Secondo Mazursky, l’unico limite di questo mondo e’ la fantasia del bambino.    
A differenza  di Facebook, Shidonni non permette interazioni con utenti sconosciuti: garantendo un livello di tutela e protezione per il quale ha ricevuto un riconoscimento internazionale dalla Coalizione per la sicurezza su internet lo scorso settembre

fonte tgcom

Giustizia: le carceri sono l’ultimo anello di un sistema sfasciato


di Rita Bernardini (al settimo giorno di sciopero della fame)

 

Il carcere è solo l’ultimo anello dello sfascio della giustizia”. Rita Bernardini, radicale eletta nel 2008 nelle liste del Partito Democratico, da tempo in prima linea per il miglioramento delle condizioni nelle carceri, spiega al Clandestino perché occorre intervenire in fretta con adeguati provvedimenti per evitare che la situazione delle carceri esploda.

“Gli istituti di pena in Italia oggi possono contenere 43mila detenuti. Ma la popolazione è dì 63mila. Essi sono costretti a vivere in una condizione di promiscuità e sovraffollamento. Il tutto tenendo conto che mancano almeno 5mila agenti. Quali sono le categorie di detenuti su cui occorre focalizzare l’attenzione? “La situazione va considerata nella sua globalità ma voglio fare presente che il 50 per centro dei detenuti è in attesa di giudizio.

Tra loro un buon 40 per cento sarà assolto. Chi è dietro le sbarre spesso non ha la possibilità di lavorare e non gli resta altro che cucinare e guardare la tv. Il 25 per cento dei totale poi ha problemi di tossicodipendenza inconciliabili con l’istituto penitenziario. Poi ci sono quelle mamme che vivono con i loro figli dietro le sbarre. Per loro dovrebbero essere prese in considerazione strutture alternative fuori dal carcere”. Quali le misure preventive per evitare il ripetersi di pestaggi ai danni di detenuti, alcuni dei quali recentemente finiti in tragedia? “E’ necessaria la creazione di un organismo di tutela, di un garante nazionale che possa svolgere le sue attività in tutti quei luoghi dove c’è la privazione della libertà.

Mi riferisco non solo alle carceri ma anche agli ospedali e ai commissariati. Oltre a questo ritengo sia necessario introdurre nel nostro ordinamento il reato di tortura, un buco normativo grave”. Come giudica le proposte di chi all’interno della maggioranza chiede la costruzione di nuove carceri? “Questo non risolve i problemi. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano e altri del Pdl parlano di un piano di stanziamento di 1,6 miliardi di euro per aumentare la capienza a 63mila unità in tre anni. Tutto questo sarebbe inutile perché non tiene conto del fatto che nel 2012 a questi ritmi la popolazione carceraria toccherà quota l00 mila”.

da www.ristretti.it