“Alba sui canneti”


di Maria Grazia Vai

Respiri d’alba e nebbia sugli specchi
Soffoca la voce sopra il fiume
che s’ascolta nei pensieri
in trasparenza, scorre lenta
tra la riva e i sassi

E trascinano le alghe
impigliate tra i canneti – e il cuore
Fiocchi di nuvole a dipingere il cielo
impresso lo sguardo di traverso,
cieco al tuo sentire

Occhi che s’asciugano i silenzi
rimasti appesi a un ramo.
Galleggiano senza meta
volteggiando tra le foglie
e il vento.

– Sussurri nel fiato grigio di novembre –

E una lacrima si fonde
tra le risate e le colline
Tra i funghi e l’edera attorcigliata
sopra le rose

Non c’è più di lei – il sorriso
a profumarti l’aria.
Solo un respiro

– e l’odore del caffè nella veranda –

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Basterebbe poco per sistemare tutto, democraticamente


  di Simone Mariotti

Se non fosse un dramma della democrazia la cosa sarebbe pure divertente.

Riepiloghiamo. La prima cosa da fare è stabilire, solo per dovere di cronaca, il numero di ore che ha impiegato la settimana scorsa il ministro Maroni per rimangiarsi la parola. A casino elettorale scoppiato, prima di sapere che qualche problemino ci sarebbe stato anche in Lombardia, e quindi anche alla Lega, Robertino bello baldanzoso faceva il saputello della legalità: “Escludo l’intervento del governo”, e già si fregava le mani a vedere il Pdl lì a scannarsi, mentre nell’empireo nord leghista tutto splendeva. Sul calare del sole si scopre ahimè che compare Formigoni, formichin formicando, qualche pasticcino l’aveva fatto pure lui. Non solo, ma oltre a parlare in politiches-geroglifico attaccando pure lui i radicali, questa volta di “vandalismo” (dopo le accuse poveriniane di squadrismo, dal ridicolo passiamo al grottesco), non si lascia sfuggire un’accusa ai leghisti inetti, rei di avergli fatto avere solo 300 firme, che poi si son trovati nelle pesche perché se ne aspettavano almeno 500. Timbro qua, timbro là, scatta in quel di Roma il più classico dei “Contrordine compagni”.

 Roby è crucciato: “Accidenti, peccato, potevamo far quelli tosti e puri e invece ci tocca a fare una figura da cioccolatai alla romana, pazienza”. Squallegia qua, squalleggia là, ecco che il decreto è bello che sfornato per un vero bel week end da leoni.

 Tuttavia il Formigoni la spunta da solo senza il decreto.

“Accidenti!”, pensa Roby, “ci siamo fregati con le nostre mani”. Ma il nostro ministro ne sa una più del diavolo e si ricorda che lui è della Lega, quella del federalismo, e che il Lazio ha, proprio grazie al federalismo, una legge propria, inattaccabile da un decreto del governo. Scatta allora il piano B. Nel pomeriggio di lunedì prima che il tribunale si esprimesse, Maroni mette già le mani avanti per ristabilire l’ordine originale: “in caso di bocciatura del ricorso nulla si potrà fare, neanche con decreto”. E bocciatura fu.

 Tutto torna.

Resta lo squallore profondo di questo paese, di un povero presidente della Repubblica che, e non lo biasimo, deve firmare frettolosamente un decreto inutile e oltretutto mal scritto per paura addirittura di problemi di ordine pubblico. E la cosa a mio avviso più deprimente è stata la minaccia di quel campione democratico di La Russa: “siamo pronti a tutto”.

 E adesso al governo che faranno? Con il loro tatto e la loro capacità politica certamente la cosa peggiore. E dire che la cosa migliore sarebbe stata la più semplice, onesta, democratica, e dannosa solo per il loro orgoglio.

 Bastava ammettere una semplice verità: “Questo sistema di regole elettorali è antidemocratico e anche noi “grandi” ci siamo cascati. Ammettiamo i nostri errori e perdoniamo quelli degli altri. Tutti coloro che hanno tentato di partecipare a queste elezioni saranno ammessi, e subito snelliremo le procedure per far sì che in futuro non sia la burocrazia o la mancanza di autenticatori a bloccare il processo democratico. Chiediamo scusa, ricominciamo tutto, slittando di un mese la competizione per ristabilire un po’ di democrazia (anche televisiva) e la prossima volta i partiti già rappresentati nei consigli regionali o in parlamento non dovranno raccogliere le firme, e per gli altri né servirà un numero adeguato, ma non assurdo come quello di oggi, e i cittadini potranno autocertificare la propria firma, come accade per tanti atti pubblici senza la pratica feudale degli autenticatori”.

 Lo so, sarebbe comunque una immonda violazione delle regole, e quella che stiamo vivendo è una pagina oscura della democrazia italiana, ma se non altro da un provvedimento così avremmo ottenuto qualcosa di buono per il futuro.

 C’è solo un problema: se così fosse, perlomeno la fase della presentazione delle liste diventerebbe democratica. E da troppo tempo quest’ultima è una parola fastidiosa, tanto che se cerchi di diffonderla, c’è pure qualche infelice che ti dà del questurino

da www.radicali.it

Contratto-scuola: complicati problemi da risolvere


di Monica Maiorano

Dal 16 novembre, data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 150, il cosiddetto “decreto Brunetta”, cambia il contratto nazionale del comparto scuola, ma l’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto vede non pochi nodi da sciogliere.

Molte le novità previste, alcune particolarmente rilevanti per il personale ATA, altre che dovranno essere vagliate da un apposito provvedimento del Governo per coinvolgere anche il personale docente.

Complicata la storia attuale della scuola Italiana, complicati i problemi da risolvere.

In primis non sono ancora stati definiti i nuovi comparti di contrattazione, come previsto dal decreto legislativo 150.

Si attende poi che il Governo sciolga il nodo delle modalità di applicazione di una parte del decreto 150 al personale docente della scuola: le disposizioni contenute nei titoli II e III del decreto e in particolare quelle relative al riconoscimento del merito e alla distribuzione dei compensi accessori non sono immediatamente applicabili al personale docente; lo stabilisce il 4° comma dell’articolo 74 che demanda ad un decreto della Presidenza del Consiglio il compito di definire le modalità applicative delle nuove norme contrattuali.

Per il personale Ata, al contrario, le disposizioni sono proprio quelle previste dal decreto: al 25% del personale, collocati nella fascia di merito alta, dovrà essere attribuito il 50% del monte retributivo accessorio complessivo, al 50% del personale, la fascia intermedia, verrà attribuito il restante 50%, al 25% della fascia di merito bassa, non verrà riconosciuto alcun compenso.

Il Governo dovrà necessariamente emanare l’atto di indirizzo indicando anche le risorse disponibili che già si preannunciato molto modeste e comunque ben al di sotto delle richieste sindacali.

La parte pubblica ad oggi è ferma a meno di 20 euro di incremento medio, il resto delle risorse che arriveranno dalla Finanziaria si intende distribuirle tenendo conto di tre parole che unite danno la formula magica “ valutazione, trasparenza e premialità”.

Valutazione del singolo ente statale, trasparenza nelle comunicazioni e nel servire l’utenza e premialità per incentivare i dipendenti migliori.

Pronunciando il magico abracadabra la nuova pozione magica dovrebbe essere adottata, indistintamente, nella contrattazione nazionale ed integrativa, per determinare il budget da destinare a tutte le amministrazioni, i dirigenti e i dipendenti.

I sindacati rivendicano duecento euro, meno di venti propone il Governo, queste le premesse di partenza da cui prenderà il via nelle prossime settimane la trattativa per il rinnovo del contratto economico del comparto scuola che per la prima volta avrà durata triennale.

Raggiungere un punto di accordo non sarà un’impresa facile.

A tal proposito la riforma prevede, anche a seguito di un accordo sottoscritto tra parte pubblica e sindacati il 22 gennaio 2009, che vengano adottati due livelli contrattuali: il contratto nazionale e quello decentrato di amministrazione o, in alternativa, territoriale. L’attuale contrattazione d’istituto potrebbe quindi essere sostituita da una sovra-ripartizione dei fondi da destinare al personale a livello regionale.

E in ogni caso, a prescindere dall’entità degli aumenti, la linea di indirizzo che la Funzione Pubblica ha avviato per i suoi dipendenti, proprio attraverso la L. 150/09, è la destinazione di un bonus maggiore, fino al 30% dello stipendio, di incremento annuo per il 25% del personale più meritevole, un incremento medio per la metà dei dipendenti di ruolo e zero aumenti per il rimanente 25%. Supponendo che la suddivisione di ogni singolo istituto possa sostanzialmente rispecchiare la realtà dei dati nazionali, resta ancora da capire a chi spetterà decretarla. Si tratta di un compito non certo facile, soprattutto nel comparto scuola, dove non si deve verificare solo l’abilità nell’organizzare ed intraprendere progetti a supporto delle lezioni e della didattica curricolare, ma soprattutto si dovrebbe incentivare il lavoro svolto in classe. Ma non dimentichiamo: molte sono le variabili che influenzano i risultati formativi, sono molte ed indipendenti dall’abilità dei docenti, si consideri ad esempio il livello studenti, il contesto scolastico, il territorio locale, le risorse di rete e altre ancora.

E’ naturale pensare che sarà davvero difficile determinare una ricetta universale ed applicabile in tutte le condizioni. Sicuramente affidare l’arduo compito ai dirigenti scolastici non appare la soluzione migliore…a meno che non abbiano “la bacchetta magica”.

Fonte: Tecnica della Scuola.it