Santi Alfio, Filadelfo e Cirino – 10 maggio


di Daniela Domenici

(dedicata alla mia amica Brunella:-)

Oggi a Lentini, città della Sicilia orientale

è grande festa patronale:

Alfio, Filadelfo e Cirino vengono celebrati

che nel 253 sotto Valeriano furono martirizzati;

la loro missione a Roma cominciò

e a Lentini, dopo una sosta a Catania, terminò

molti supplizi e torture, per la loro fede, subirono

e molti miracoli e guarigioni operarono.

Come ogni anno molti fedeli, in loro nome,

anche ieri notte sono andati in processione

che per grazia ricevuta, chi per chiederne una

la fede è l’elemento che li accomuna.

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La situazione. Il Consiglio d’Europa condanna l’Italia per troppa violenza e suicidi


di Valter Vecellio

  Nuova condanna per l’Italia. Il Consiglio d’Europa condanna il nostro paese per le troppe violenze “istituzionali” e i suicidi. La condanna si riferisce a una “ispezione” effettuata nel 2008, ma è da credere che in due anni la situazione non sia mutata troppo; anzi, è forse perfino peggiorata. L’agenzia “Ap-Com” così riassume il rapporto-denuncia:

  “Troppa violenza nelle carceri italiane, dove il sovraffollamento e le continue risse pesano sull’altissimo numero di detenuti suicidi. Lo rileva il comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti (Cpt), che ha pubblicato il rapporto relativo alla sua quinta visita periodica in Italia, effettuata dal 14 al 26 settembre 2008, corredato dalla relativa risposta del Governo italiano.

Troppe violenze – Per quanto concerne il trattamento dei detenuti da parte delle forze dell’ordine, il rapporto riferisce che la delegazione del Cpt ha ricevuto un certo numero di denunce di presunti maltrattamenti fisici o di uso eccessivo della forza da parte di agenti della polizia e dei carabinieri, e, in minor misura, da parte di agenti della guardia di finanza, soprattutto nel Bresciano. I presunti maltrattamenti consistevano essenzialmente in pugni, calci o manganellate al momento dell’arresto, e, in alcuni casi, nel corso della permanenza in un centro di detenzione. “Per certi casi – si legge nel rapporto – la delegazione ha potuto riscontrare l’esistenza di certificati medici attestanti i fatti denunciati”. Nella loro risposta, le autorità italiane “hanno indicato che sono state emanate delle direttive specifiche per prevenire e punire il comportamento indebitamente aggressivo delle forze dell’ordine. Inoltre, le autorità hanno fornito le informazioni richieste sui punti sollevati dal Cpt in materia di garanzie procedurali contro i maltrattamenti”.

Le condizioni di detenzione – Sono state inoltre esaminate le condizioni di detenzione presso il Centro di identificazione e di espulsione (Cei) di Via Corelli a Milano. Il Cpt ha raccomandato, tra l’altro, che siano garantiti agli immigrati irregolari che vi devono essere trattenuti “maggiori e più ampie possibilità di attività”. Per quanto concerne le carceri, la delegazione che ha effettuato la visita a nome del Comitato ha posto l’accento sul sovraffollamento delle prigioni, sulla questione delle cure mediche in ambiente carcerario e sul trattamento dei detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza (il “41-bis”).

Allarme a Cagliari e Brescia – Il Cpt ha espresso “viva preoccupazione” per il livello di violenza registrato all’interno delle carceri di Brescia-Mombello e di Cagliari-Buoncammino, dove episodi di violenza tra detenuti nel corso del 2008 hanno causato lesioni gravi e, in un caso, la morte di un carcerato. Inoltre, il Comitato ha ricevuto a Cagliari alcune accuse relative al fatto che il personale carcerario non sarebbe sempre intervenuto tempestivamente per sedare le risse tra detenuti. Le autorità italiane hanno indicato nella loro risposta che “la direzione generale delle carceri ha invitato le prigioni di Brescia e di Cagliari a prendere tutte le misure necessarie per impedire la violenza tra detenuti. Hanno inoltre affermato – riferisce il Comitato – che dall’autunno del 2008, si è ottenuta una diminuzione degli episodi di violenza, a seguito di una convenzione conclusa tra il carcere di Cagliari e la Caritas”.

L’ospedale psichiatrico – Per quanto concerne l’ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito (Opg) di Aversa, il rapporto pone in evidenza le scadenti condizioni della struttura e la necessità di migliorare il regime quotidiano di degenza dei pazienti, aumentando il numero e la varietà delle attività trattamentali quotidiane loro garantite. La delegazione ha inoltre riscontrato che alcuni pazienti erano stati trattenuti nell’Opg più a lungo di quanto non lo richiedessero le loro condizioni e che altri erano trattenuti nell’ospedale anche oltre lo scadere del termine previsto dall’ordine di internamento. Le autorità italiane hanno fatto valere nella loro risposta che l’ospedale è in corso di ristrutturazione e che la legge non prevede un limite per l’esecuzione di misure di sicurezza temporanee non detentive. In merito al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, la delegazione ha concentrato l’attenzione sul ricorso al trattamento obbligatorio dei pazienti. Il Comitato raccomanda di apportare miglioramenti alla fase giudiziaria della procedura relativa al trattamento sanitario obbligatorio”.

 Ora la parola spetta al Governo, al ministro della Giustizia; alle forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Per giorni, settimane, i radicali offrono una costante, puntuale, precisa, dettagliata informazione, accompagnandola a soluzioni politiche praticabili e ragionevoli. Finora hanno prevalso indifferenze e calcoli meschini di partiti come la Lega e l’Italia dei Valori, che hanno fatto della demagogia il loro programma politico; favoriti da un PD che appare paralizzato e paralizzante. La condanna del Consiglio d’Europa, anche se si riferisce al 2008 impone che si esca da questa palude. Questa vergogna dura da troppo tempo, questa aberrazione deve finire.

da www.radicali.it

Già mille detenuti per denuncia trattamenti inumani si sono rivolti a Antigone per ricorso a Corte Europea


“L’Italia sta violando i diritti umani nelle carceri senza porsi il problema del rimedio”. Lo denuncia Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione ‘Antigone’ che annuncia come già mille detenuti, da agosto ad oggi, abbiano chiesto il sostegno dell’associazione nella procedura di ricorso alla Corte europea dei diritti umani contro le condizioni di vita che sono costretti a subire negli istituti di pena italiani.

“Mille richieste di indennizzo, dunque, contro lo Stato italiano – spiega Gonnella – per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, quello che vieta le torture e le pene inumane o degradanti”. E aggiunge Gonnella “i primi ricorsi sono stati già formalmente depositati”.

La situazione delle carceri è fuori dalla legalità interna – dice ancora il presidente di Antigone – nonché della legalità internazionale. Non sono rispettate le leggi nazionali; la quasi totalità delle celle non è a norma rispetto al Regolamento del 2000 approvato dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi.
Non sono rispettate le norme internazionali. Sono palesemente violati gli standard europei sui metri quadri a disposizione per ogni detenuto. E per questo a luglio l’Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco di mille euro perché per mesi ha vissuto in meno di 3 metri quadri. Ipotesi configurata dai giudici europei come tortura”.

Proprio in occasione del Natale ‘Antigone’ ha visitato numerose strutture penitenziarie riscontrando situazioni gravi anche negli ospedali psichiatrico giudiziari (opg).

A Napoli, nell’ Ospedale psichiatrico giudiziario, sono 127 gli internati che trascorrono gran parte della loro giornata chiusi all’interno di celle spoglie. E’ utilizzato il letto di contenzione. “Tra i casi più gravi – racconta Gonnella – quello di un ragazzo immigrato di appena 21 anni, che si trovava seminudo (con solo uno slip e un pullover) in una cella liscia priva di ogni cosa, letto incluso e con il blindato chiuso. La cella era sporca di escrementi.

Dal registro ci risulta sia stato legato al letto di coercizione per almeno tre giorni di seguito, appena giunto in OPG, e poi portato in una cella liscia”. Nella Casa circondariale di Piacenza ci sono 398 detenuti per una capienza regolamentare di 200 posti (tasso di sovraffollamento del 199%). A Bari i detenuti sono 612, per una capienza regolamentare di 295 posti (tasso di sovraffollamento del 207%).

Alla Dozza di Bologna i detenuti sonno 1.177 detenuti in una struttura nata per contenerne 483. “Scandaloso – commenta Gonnella – il numero di 4 educatori, mentre dovrebbero essere almeno 21”. Il tasso di sovraffollamento è del 243%.

Nell’ opg di Reggio Emilia gli internati sono 295 per una capienza regolamentare di 120 posti (sovraffollamento del 245%). Nella Casa di reclusione di Alessandria San Michele i detenuti sono 384 per una capienza regolamentare di 173 posti (tasso di sovraffollamento del 221%).

“Ci auguriamo – conclude Gonnella – che il Governo non risponda a questo gravissimo vulnus allo stato di diritto raccontando per l’ennesima volta le frottole del piano carceri”.

da www.linkontro.info

Lager in Italia


“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte”.
(Fabrizio De Andrè)

pestaggio in carcere“Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto” l’audio shock del comandante delle guardie del penitenziario di Teramo aggiunge altro orrore al dramma delle carceri.
(Fonte: “Il Manifesto”, martedì 9 novembre 2009).

Ecco due testimonianze tratte dalla tesi di laurea “Vivere l’ergastolo”:

Una mattina, mentre mi trovavo al passeggio, vengo chiamato dalle guardie, dopo che mi vengono messe le manette vengo fatto salire in una jeep, mettono in moto ed usciamo. Mi ordinano di tenere la testa abbassata. Ad un tratto una guardia impugna la pistola e mi dice “Stai per morire!” Mi punta la pistola nella tempia destra. Non ho battuto ciglio, certamente la paura c’era, ma non potevo fare nulla. In quel momento pensavo alla mia famiglia, quando sento il grilletto girare a vuoto … una finta esecuzione con le relative risate dei secondini. Come se non bastasse mi si dice:”Ora scappa, corri per la campagna”. Io con la testa faccio segno di no. Un aguzzino mi dà uno schiaffo e urla: “Scappa” io non mi muovo. Prendono una corda la mettono tra le mie manette e la legano alla jeep, mettono in moto e mi tirano dietro, cerco di correre il più forte possibile, ma non posso farlo più forte della jeep, finchè con un piede entro in una buca, perdo l’equilibrio, cado e sono trascinato per circa 100 metri con risate e divertimento delle guardi carcerarie.
(Matteo Greco, carcere di Pianosa 1992)

Dopo i primi giorni avvenne il primo pestaggio: quando si usciva all’aria gli sgherri erano messi in fila con i manganelli nelle mani. Un compagno anziano, lento nei movimenti, rimasto indietro, venne preso a calci, pugni e manganellate. Sentivamo urli strazianti. Al ritorno vedemmo tutto il sangue sparso nel corridoio, ma noi eravamo troppo impauriti per potergli dare la nostra solidarietà. E quella nostra debolezza fu l’inizio della fine, perché fatti del genere in seguito si ripeterono sovente.
In quel periodo imparai a conoscermi a crescermi dentro, scoprii che lo Stato è peggio di quel che credevo, mi faceva conoscere privazioni, torture e patimenti nell’assenza totale di legalità, giustizia e umanità. In quella maledetta isola persino i gabbiani erano infelici per quello che vedevano. Alla fine, nell’estate del ’93, iniziai a fare lo sciopero totale della fame …
(Carmelo Musumeci, carcere dell’Asinara 1992)

Perchè meravigliarsi tanto dell’omicidio di Stefano Cucchi e delle botte ai detenuti?
Il carcere in Italia è così e basta e non deve rendere conto a nessuno.
Perché queste lacrime di coccodrillo da parte dei politici e dei mass media?
Non è un segreto che in carcere i detenuti vengono picchiati, è sempre stato così e sempre sarà così.
Vengono picchiati soprattutto i detenuti più deboli, i più soli e i più emarginati.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto

da www.informacarcere.it

Dalla Guantanamo di Asti una richiesta di auto


guantanamoEgregia Associazione Ampi Orizzonti,
un cordiale saluto da parte dei detenuti della sezione isolamento di via Quarto Inferiore ad Asti. Siamo accusati in base al 270 bis.
Scriviamo rispetto a: la tortura mentale e fisica in questo posto ed anche nelle carceri di Macomer e Benevento. Siamo trattati così per un solo motivo: perché siamo musulmani e accusati di terrorismo.
Un grido di aiuto da parte nostra.
Siamo circa 30-40 persone musulmane nelle carceri italiane, divise tra le carceri di Benevento, Macomer (Nuoro) e Asti. In tutti e tre questi istituti c’è un clima, contro di noi, di odio, pregiudizio, discriminazione religiosa, data la nostra provenienza e il colore della nostra pelle. In queste carceri, da parte dei ministeri della Giustizia e degli Interni, c’è, contro di noi, una sistematica violazione dei diritti umani, della libertà personale e individuale in tutti i sensi. Veniamo picchiati, ci vengono negate negate l’assistenza medica, la libertà di religione; non abbiamo un luogo di culto per noi e neppure un’area per il passeggio. Ci sono persone anziane con patologie gravi. Le regole che applicano contro di noi sono contrarie alle regole internazionali riguardanti i diritti dei detenuti.
Siamo nella categoria “A(lta) S(orveglianza) 2”, invece di essere in una sezione normale con l’aria grande delle attività sportive; dobbiamo pagare noi le medicine per curare le nostre malattie. Tra noi ci sono persone che hanno tentato il suicidio, per diverse volte. Qui mettono insieme persone che fumano e che non fumano. In sezione siamo circa in 20 persone e disponiamo di una sola doccia. Siamo trattati peggio di chi accusato di mafia, pedofilia, assassinio. Più della metà di noi è in attesa di giudizio ed è la prima volta che entra in carcere. Siamo in condizioni mentali disastrose a causa del processo complesso che ci troviamo di fronte.
Adesso vi raccontiamo un poco delle celle in cui ci troviamo adesso. Sono celle da una persona e invece ci tengono in due. A parte un paio di cose, in cella non possiamo tenere niente della nostra roba per vestirci. Le celle sono sporche, l’acqua esce dagli scarichi, dalle finestre entra la pioggia. Non riusciamo a pregare perché c’è sempre acqua in terra. Non andiamo all’aria tutti assieme, ma in una tomba singola accoppiata direttamente a ciascuna cella, dove, da quando siamo qui, circa una settimana, rifiutiamo di andarci.
Fra noi ci sono due persone con problemi reumatici e una brutta circolazione del sangue. Una persona asmatica, che da circa 6 mesi chiede di essere curata, la stanno riempiendo di pasticche. Tre giorni fa un nostro coimputato arrivato da Benevento ha compiuto il viaggio, circa mille km, in furgone, incatenato per una notte e un giorno. E’ arrivato ad Asti alle cinque del mattino. Alle 5,30 ci hanno svegliato tutti per portarci in tribunale. Come può, una persona che non dorme da 24 ore affrontare un processo complesso in quella condizione fisica e mentale? Siamo tutti mentalmente instabili per quello che abbiamo passato e stiamo passando adesso.
Vorremmo tanto andare avanti a raccontare tante altre cose. Un’ultima la diciamo: uno di noi che si trova nel carcere di Nuoro, in Sardegna, gli danno il pane con il maiale. Come voi sapete noi non mangiamo il porco. Siamo diventati vegetariani, potete immaginare come è la situazione.
Speriamo che la nostra lettera trovi qualche riscontro positivo, Preghiamo dio che là fuori ci sia qualcuno che ci aiuti, che può essere presente nella Corte d’assise di Milano, per vedere cosa sta succedendo in quell’aula, dove abbiamo seguito le vie legali, però senza esito.
Distinti saluti da parte nostra.

I detenuti della famosa guerra al terrorismo da Guantanamo Asti.
Ottobre 2009

(L’indirizzo è: via Quarto Inferiore 266 – 14030 Asti)

Lettera ricevuta via mail da: olga2005@autistici.org

dal sito www.informacarcere.it