Perché Baarìa ha fatto flop


di Alessandra Mammì

Era costruito apposta “Baarìa”, nato per vincere tutto: il festival di Venezia, una manciata di Golden Globe e di sicuro l’Oscar come miglior film straniero. Chi altri sennò? E’ un kolossal italiano come non se ne erano mai visti: 28 milioni di euro per ammissione dei produttori (Medusa più Tarek Ben Ammar) senza contare le varianti in corso d’opera e quelli spesi per il lancio. E poi giù numeri: 25 settimane di riprese, 12 mesi per ricostruire il paesino in Tunisia, sei ettari di set, un super cast con 63 attori professionisti, 147 non professionsti, 30 mila comparse… insomma tutto lo star system italiano più i volti da esportazione tipo Monica Bellucci. Per non parlare delle musiche firmate dall’Oscar Morricone che di certo non si è risparmiato. Sono cose che avrebbero dovuto colpire lo spirito pragmatico d’America.
E su questo, un affresco a tinte forti di quell’Italia pittoresca e genuina da cui arrivano spaghetti, pizza e belle donne.

Ci si mise pure il Cavaliere a benedire il film prima del debutto a Venezia, definendolo un capolavoro in quanto vi aveva visto la storia di un comunista deluso dall’Unione Sovietica. Lettura tutta sua, ma che nella deep America che rimpiange la guerra fredda poteva dare i suoi frutti. Invece niente. Niente Venezia, niente Golden Globe e ora l’ultima umiliazione. Fuori persino dalla preselezione degli Oscar.

“Baarìa” salutato dall’imponente tam tam dei media berlusconani come il film che avrebbe riportato all’Italia il massimo premio mondiale, non perde solo l’ingresso in cinquina, ma anche la faccia. «Il cinema italiano è sfortunato e l’Academy ingiusta», gridano i supporter. Ma la sfortuna stavolta non c’entra. C’entra il fatto che “Baarìa” non ha funzionato. E non solo all’estero.

In Italia nonostante le fanfare e il bombardamento televisivo il film si è fermato a 10 milioni 525mila euro ( dati Cinetel). Incasso buono per un film medio, non per il più ambizioso kolossal italiano paragonato dai suddetti media ad “Amarcord” di Fellini e “Novecento” di Bertolucci (Dio li perdoni). Ma le chiacchiere stanno a zero: 10 milioni sono pochi quando si è superati persino da un filmino come “Cado dalle nubi” con Checco Zalone che arriva a 13 milioni ed è ancora in sala.

«Il film è un capolavoro riconosciuto internazionalmente e meritava l’Oscar», ha detto sotto schiaffo Carlo Rossella presidente di Medusa. Ma dove sta il riconoscimento se non si sfonda neanche sul pubblico nazionale e non si vince mezzo premio? Vero è che Ang Lee, presidente della giuria di Venezia, sotto tortura mediatica a cose fatte, ha dichiarato con diplomazia mandarina che lui in realtà a “Baarìa” un premio l’avrebbe dato. Però non l’ha fatto ed era presidente. Ed è ancor vero che gli house organ di Berlusconi hanno spiegato che i Golden Globe sono stati persi per un soffio. La solita storia di Martino e la cappa.

Mentre ci si domanda come mai un film sugli aborigeni australiani girato in uno slum abbia potuto sconfiggere gli eserciti del Cavaliere e di Tarek Ben Ammar. Ma quel film “Samson&Delilah” è un meraviglioso mito portato fra le baracche, chi si stupisce vuol dir che a Cannes non lo ha visto.
In realtà a sconfiggere “Baarìa” è stato “Baarìa” stesso e la presunzione dei suoi produttori che non hanno fatto tutti i loro conti.

1) E’ vero che l’Academy ama i kolossal e premia volentieri le grandi produzioni. Ma questo vale per i film di casa sua e per quel suo cinema che domina l’immaginario del mondo. Quando si tratta di premiare i film stranieri ecco che la musica cambia e a vincere sono spesso i film autoriali, di ricerca, sperimentali o ancora radicali, severi e perfetti come il capolavoro di Haneke “Il nastro bianco”. Ragion per cui avremmo potuto avere più chance nominando agli Oscar il coraggioso e ottimo “Vincere” di Marco Bellocchio piuttosto che il muscolare Tornatore. Ma poi chi lo sentiva il Cavaliere?

2) “Baarìa” è un film già visto. Non è il capolavoro di Tornatore, è il suo momento manieristico. Troppo virtuoso, troppo lungo, troppo ridondante e con tutti i colori della sua già nota tavolozza. In fondo ha avuto lo stesso destino degli “Abbracci spezzati” di Almodovar , buon film di repertorio che nulla aggiunge al curriculum del maestro. L’Academy se ne accorta e l’ha segati tutti e due.

da www.espresso.repubblica.it

Tornatore, Minoli e Veltroni a Catania


TE.ST

Librinscena

libri in cortile catania 

Catania, giovedì 5 novembre 2009

 

ore 17 – Sede della Regione Siciliana (Palazzo Esa)

presentazione della rassegna

intervengono

 il presidente della Regione Raffaele Lombardo

il presidente del Teatro Stabile Pietrangelo Buttafuoco

il direttore Giuseppe Dipasquale

il regista Giuseppe Tornatore

 

ore 18 – Monastero dei Benedettini, Aula “Santo Mazzarino”

Giuseppe Tornatore e Pietro Calabrese presentano il libro

Baarìa. Il film della mia vita (Rizzoli, 2009)

Domenico Tempio  intervista gli Autori

saluto di Antonino Recca, rettore dell’Università di Catania 

Comunicato stampa

 

“LIBRINSCENA”, LA NUOVA RASSEGNA PROMOSSA DALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE E DAL TEATRO STABILE

“Baarìa. Il film della mia vita”: Domenico Tempio intervista gli autori Giuseppe Tornatore e Pietro Calabrese

 CATANIA – “Librinscena”, la nuova iniziativa culturale promossa dalla Presidenza della Regione Siciliana e dal Teatro Stabile di Catania, debutta giovedì 5 novembre con un doppio appuntamento in due luoghi emblematici della vita culturale e sociale della citta: alle 17, nella sede della presidenza della Regione, la presentazione della rassegna; alle 18, al Monastero dei Benedettini, il primo degli appuntamenti in programma.

    La rassegna, ad ingresso gratuito, è dedicata ad incontri con rinomati autori di importanti di novità editoriali: Perciò è stata inserita nell’ambito di Te.St., il filone artistico e culturale che lo Stabile etneo riserva alla ricerca e alla sperimentazione. 

Il calendario, come si è anticipato, sarà illustrato alla stampa e al pubblico alle ore 17, nella sede catanese della Regione Siciliana (Palazzo Esa). Interverranno il presidente della Regione Raffaele Lombardo, il presidente del Teatro Stabile Pietrangelo Buttafuoco e il direttore Giuseppe Dipasquale. Ospite d’eccezione Giuseppe Tornatore, che interverrà un’ora dopo, alle 18, nell’Aula “Santo Mazzarino”, insieme al giornalista Pietro Calabrese, già direttore di “Panorama”, per presentare nell’Aula “Santo Mazzarino” il volume Baarìa. Il film della mia vita (Rizzoli, 2009). Ad intervistare gli autori sarà Domenico Tempio, prestigiosa firma del giornalismo nazionale e vicedirettore del quotidiano “La Sicilia”. Introdurrà il saluto del rettore dell’Università Antonino Recca.

Visto il successo di “Libri in Cortile”, manifestazione ospitata in estate nella corte di Palazzo Platamone, “Librinscena” replica e rinnova la formula, grazie ancora alla collaborazione di Maddalena Bonaccorso. Dopo quello del 5 novembre sono previsti altri due incontri al Teatro Ambasciatori (fissati per le ore 20): il 26 novembre con Francesco Merlo e Gianni Minoli,  il 18 dicembre con Walter Veltroni e Pietrangelo Buttafuoco.

Si parte con la presentazione di un testo che è diretta espressione del film Baaria, intenso capolavoro proposto per la nomination all’Oscar, esperienza non nuova per Tornatore, già vincitore della preziosa statuetta. E proprio il talento affabulatorio del cinema tornatoriano si fa scrittura in un libro a due voci, realizzato sotto forma di intervista. Tutta la magia della narrazione si trasfigura nel momento in cui dalla lontana Baarìa del titolo, luogo della memoria e della nostalgia, le due voci passano a ripercorrere la storia di una vita passata sotto il segno della macchina da presa.

        Dai racconti del nonno Cicco Tornatore, vaccaro che davanti al braciere declamava Dante e Shakespeare ai nipoti, al primo impiego come proiezionista, dai mille sogni sofferti e realizzati che l’hanno portato a soli 32 anni a vincere l’Oscar con l’indimenticabile “Nuovo cinema Paradiso” ai rapporti con attori e attrici protagonisti dei suoi lavori, Peppuccio Tornatore – grazie anche alla voce affettuosa di Pietro Calabrese, amico e complice, ammaliato dalla bellezza di Baarìa – ripercorre l’intera storia della propria famiglia e l’epopea del magico lavoro che ha sempre svolto, tenendo costantemente presente la narrazione di una Sicilia molto amata e mai del tutto lasciata.

        Ricco di consigli per i giovani che vogliano intraprendere il duro mestiere di fare film, umoristico nel ricordare i tempi del Supercinema, ma anche quelli del primo, duro approccio con la realtà romana e le case di produzione, Baarìa. Il film della mia vita diventa dialogo tenero e struggente nell’incanto delle cabine di proiezione, dei primi amori consumati sullo sfondo di vecchi film di Scola, e di un sogno che diventa realtà, trasfigurato da una pellicola.

“Librinscena” può contare sugli sponsor: Fondazione Puglisi Cosentino, Hotel Baia Verde, Videobank. Per informazioni: Teatro Stabile Catania, via Museo Biscari, 16, Catania; tel. 0957310811, fax 095365135, e-mail info@teatrostabilecatania.it, www.teatrostabilecatania.it.