“Aquiloni in città”


di Maria Grazia Vai

S’impigliano
tra le antenne arrugginite
e le grondaie sporche

Sopra i tetti e le ringhiere
Sotto le griglie dei portoni
e sui cancelli chiusi

S’infilzano
come vecchie cartoline
d’indirizzi ormai smarriti

Pensieri sopiti
sobbalzano
tra le buche, i dossi
i tombini rotti

e l’odore stagnante di catrame

Mentre ascolto in solitaria
il grido stanco di un gabbiano
che scompare tra i semafori

e le nuvole grigie di Milano.

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Usa: Molly Dilworth, la pittrice che colora i tetti di New York


Quando ha cominciato, aveva paura dell’altezza, Molly Dilworth, la pittrice che un anno fa ha iniziato a portare la sua arte sulle terrazze dei grattacieli di New York. La giovane artista finora ha colorato la parte superiore di tre grandi palazzi della Grande Mela, tra cui quello della galleria d’arte Hendershot di Manhattan, e proprio questo modo di dipingere consentirà alla sua arte di essere visibile in tutto il mondo e non solo. Grazie alla dimensione, alla posizione e ai colori brillanti e vivaci che Molly ama utilizzare quando dipinge, le sue opere potranno essere riconosciute anche dallo spazio attraverso le immagini satellitari di Google Heart, il software che riproduce immagini virtuali della terra. “Non voglio ricoprire la terra con le immagini delle mie opere, ha detto Molly, ma fare qualcosa che segni il territorio e far conoscere questo modo diverso di vedere le cose”. La giovane artista, 34 anni, per dipingere non compra la vernice ma cerca di utilizzare gli avanzi che riesce ad avere, acquistandoli anche da Craiglist, la grande bacheca online dove è possibile vendere e comprare qualsiasi cosa, o da organizzazioni che recuperano e riutilizzano materiale. Molly Dilworth, che è cresciuta nel Michigan, ammette che dipingere sui tetti non è affatto facile. L’altezza, le condizioni atmosferiche, il vento, gli insetti a volte non rendono semplice realizzare le opere. L’idea di far arrivare la sua arte nello spazio è nata quando si è resa conto di come molte persone che cercano le immagini dei “propri luoghi” su Google Heart, stringano con questa “tecnologias impersonale”, una sorta di legame intimo, affettivo, molto personale. “La cosa più strana però – ha detto l’artista, è stato iniziare – chiedendomi che cosa significa oggi la pittura nell’era digitale”.

fonte APCOM