Murate vive


di Gemma Sinibaldi

 A Firenze il recupero dell’ex-carcere delle Murate è un esempio “cult” di successo di come una riqualificazione edilizia possa portare valore a un’area della città.

Non si parla di edilizia sostenibile nel senso tecnico del termine, come siamo abituati a fare. La sostenibilità c’è, e questa volta è del tipo completamente umano e ambientale.
Il recupero e la riqualificazione dell’ex-carcere delle Murate a Firenze è un progetto “vecchio”, del 1998, anche se è stato terminato da poco;  gli addetti ai lavori lo conoscono tutti e tecnologicamente non presenta grandi punti di interesse come efficienza energetica e ambientale

E’ però un ottimo esempio di qualità riferita all’ambiente, all’integrazione di un corpo “estraneo” e arroccato, come può essere un carcere cittadino all’interno del tessuto sociale.
Ne parliamo per introdurre un tema che affronteremo spesso: il tema del social housing.

Social housing significa architettura sociale, dedicata alle fasce di popolazione che con più difficoltà riescono ad accedere a una casa con risorse proprie. Un’architettura costruita con criteri di densità abitativa considerevole e a costi contenuti, normalmente finanziata da enti pubblici e/o istituzioni private, che oggi sta vivendo una stagione nuova e di grande qualità.

Il social housing sta diventando la nuova frontiera dell’architettura dei grandi numeri, e sta diventando l’opportunità immobiliare più interessante per i grandi investitori. Come può essere facile da intuire, è un’ipotesi che contiene anche una forte componente di rischio: quello di realizzare non sempre manufatti di grande qualità estetica e soprattutto vivibili.
La sfida è appena iniziata in Italia su scala interessante, fino a poco tempo fa gli esempi di qualità sono stati pochissimi, e si gioca oggi anche su temi non solo di offerta sociale, ma ovviamente anche di efficienza energetica e sostenibilità ambientale.

All’ex-carcere delle Murate la sostenibilità ambientale che si trova è quella soprattutto del progetto architettonico di inserimento di una nuova funzione all’interno di un tessuto urbano abituato nei secoli a vivere il carcere come un monolite chiuso, interdetto alla cittadinanza. La vita della città si è sempre svolta attorno alle Murate.

Con la riqualificazione edilizia dell’intero complesso, le Murate hanno risposto alla esigenza numero uno dei progettisti e della committenza, il Comune di Firenze, di regalare alla città un quartiere per tutti, dove i percorsi interni si annodano con quelli esterni consentendo a tutta la popolazione di attraversare i cortili e gli spazi della immensa costruzione del ‘200 di accedere a negozi e botteghe artigiane che sono rinati all’interno delle aree pubbliche.

Il rischio così che il quartiere nuovo delle Murate diventasse un ghetto, come a volte accade ai progetti di social housing sparsi per il mondo, è stato scongiurato già sulla carta.
La qualità architettonica degli spazi poi ha fatto il resto: la costruzione severa e blindata medievale è stata alleggerita da poche aperture in facciata, che hanno consentito di aggiungere piccoli utilissimi balconi e di vivacizzare l’assetto cupo del costruito. L’aggiunta di bow windows (finestre aggettanti nel vuoto) sui cortili interni ha consentito di dare alle abitazioni tantissima luce diretta e agli spazi comuni dei giardini interni un’atmosfera moderna e non incombente.

Tutto il progetto ha visto fin dall’inizio della sua formulazione la collaborazione dei comitati di quartiere: questo è un dettaglio determinante, che ha dimostrato negli ultimi anni come il rispetto dei desiderata degli abitanti sia di fatto la chiave segreta del successo di un intervento di edilizia sociale.
Se oggi questo criterio è diventato la norma, lo si deve anche a questo progetto, che in Italia ha fatto scuola, e dal quale ancora oggi è possibile mutuare lo spirito “sociale” senza affatto dimenticare la cura stilistica del disegno, che si può ritenere di mano particolarmente felice, considerati i costi relativamente bassi con i quali è stata realizzato.

da www.megliopossibile.it