Olimpo Village a Catania


Stasera al Teatro del TRE in vial Africa a Catania “Olimpo Village”, scritta e diretta da Gaetano Lembo con gli allievi del 2° e 3° anno dell’Accademia di Recitazione del Teatro del Tre: è una commedia in due atti già rappresentata nelle stagioni 2004/05/06 nei teatri Orologio e Dei Cocci di Roma con grande successo di pubblico.

Ambientata sull’Olimpo, come si evince dal titolo, la storia ci racconta del progetto di matrimonio di due giovani divinità –Stagno e Ninfea- e di come tutti i loro amici, in primis Apollo e Dioniso, siano impegnati nei preparativi dell’evento.

Ma un inatteso divieto, quello di Giunone al matrimonio dei due, porta lo scompiglio e ne impedisce l’unione. Mercurio, il messaggero degli Dei e l’unico che potrebbe intercedere, in qualità della sua diretta discendenza con Zeus, è scomparso e Destino, l’unica esente dalle leggi imposte da Era-Giunone e Giove-Zeus, sembra disinteressarsi della vicenda.

Tutto sembra giocare contro l’amore dei due giovani ma…

Arricchita dalla presenza di altri personaggi grotteschi come le Erinni, le Parche e i Satiri la commedia viaggia sulla falsariga del genere comico lasciando però spazio a riflessioni e considerazioni serie e drammatiche. In realtà la metafora la fa da padrona: chi sono gli Dei se non la rappresentazione allegorica degli uomini, dei loro vizi e dello loro poche virtù?

Il ritmo incalzante, il montaggio quasi cinematografico fatto di continui cambi scena, l’irriverenza cinica dei personaggi fanno di Olimpo Village una commedia moderna e di gran presa sullo spettatore. Spettatore che di volta in volta può affezionarsi e interessarsi ad uno o più dei piani di lettura che lo spettacolo propone: l’amore, disinteressato e non, l’invidia, motivata o gratuita, l’eterno contrasto tra Apollineo e Dionisiaco, tra il rispetto o lo sconvolgimento delle regole, tra il serio e il faceto, tra l’ineluttabilità del Fato o la possibilità di essere padroni del proprio Destino.

“Un avvocato in guepiere” a Catania


di Daniela Domenici

Chiusura del cartellone del teatro del TRE in viale Africa a Catania con uno spettacolo scoppiettante, divertente che ieri sera ha regalato un anteprima per la stampa e gli amici: “Un avvocato in guepiere” scritto da Giovanna Criscuolo e da lei stessa interpretato insieme a Giampaolo Romania e a Riccardo Maria Tarci che ne ha anche firmato la regia. Lo spettacolo sarà in scena da stasera fino a domenica pomeriggio.

Prima di iniziare a parlarvi del testo e della sua storia un po’ rocambolesca vogliamo fare i nostri complimenti al tecnico del suono e della luce, Daniele Sapio, che ieri sera non aveva un compito facile ma a cui ha saputo egregiamente ottemperare.

E il nostro “bravissimo” va all’autore della scenografia, Totò Calì, un rinomato vignettista, che ha dato libero sfogo alla sua incredibile fantasia creando un ambiente-fumetto, luogo ideale per la vicenda, tutta giocata sui toni del nero e del bianco che ha contribuito al clima di allegria della storia.

Questo testo, narrano le cronache, pare sia stato rinvenuto in un cassetto, in cui era stato dimenticato da tempo, “sommerso da strati di polvere”, dal-autrice, Giovanna Criscuolo, che ha voluto portarlo in scena e per questo ha chiesto l’aiuto dell-amico Riccardo Maria Tarci il quale si è prestato al gioco chiamando a ricoprire l’altro ruolo maschile l’amico Giampaolo Romania. E la sfida di Giovanna Criscuolo è stata, secondo noi, vincente e in questo siamo confortati dalla risposta del pubblico presente che ha “condito” l’intera vicenda di risate sincere e di applausi prolungati al momento dei saluti.

In breve la vicenda per non togliervi il piacere di andare a vederlo: due uomini, Nico, un ragioniere molto pignolo, e Pino, uno scrittore che non riesce a scrivere il suo primo libro e che si rivelerà il “deus ex machina” dell-intera storia, decidono un giorno di mettere un annuncio sul giornale per cercare un terzo coinquilino con cui dividere le spese; si presenta una donna, Andrea, e, grazie a una serie divertentissima di equivoci concatenati, si dipanerà una vicenda che avrà un epilogo inimmaginabile all’inizio ma che soddisferà, in modi diversi, tutti e tre i protagonisti che il regista ha voluto caratterizzare ulteriormente con un tic diverso e specifico, elemento questo che ha contribuito a scatenare l’ilarità del pubblico.

“Ritratto di un’isola” di Nicola Costa al Teatro del TRE a Catania


di Daniela Domenici

Fervono i preparativi per il debutto del nuovo spettacolo in cartellone al Teatro del Tre in via Africa 31 a Catania che, ancora una volta, porta la firma di Nicola Costa, attore-regista e drammaturgo da anni impegnato sull’argomento “legalità” con il suo modo di far teatro, la cosiddetta “nuova drammaturgia”.

Recentemente la rivista Vivaverdi edita dalla S.I.A.E. ha voluto premiare l’opera di Costa dedicandogli un’intera pagina nell’edizione di Ottobre 2009 in occasione del debutto di “Scacco Matto al Re”, il suo precedente spettacolo in cui viene posta l’attenzione sul pianeta carcere nel nostro paese.

Ritratto di un’Isola”, invece, è lo spettacolo con cui Costa propone al pubblico una sorta di viaggio nell’ampia e variegata letteratura siciliana attraverso i versi dei nostri “padri letterari” che con la loro opera e, talvolta, con il loro sacrificio, hanno permesso a questa terra di raccontarsi secondo un modello ben lontano da quello descritto dagli stereotipi e dai facili moralismi.

Costa cita Omero, Teocrito, Lucrezio, Goethe, De Maupassant, Pirandello, Martoglio, Verga cioè alcuni tra i più celebri autori che, attraverso il teatro, hanno permesso ai siciliani del mondo di poter raccontare la propria storia – quella della propria origine e della propria tradizione – senza alcuna vergogna e senza pudori di sorta indossando l’abito semplice ed elegante di una dignità che, da sempre, ha contraddistinto questo popolo capace di ispirare e far innamorare i più grandi maestri di tutti i tempi.

Ma “Ritratto di un’Isola” è anche un altro viaggio nel simposio quasi perfetto tra humour ed eros, tra passione e religione, tra miseria e nobiltà. La forza del popolo siciliano, della propria natura, del proprio modo di essere e di vivere la quotidianità e i sentimenti nel bene e nel male, nella gioia e nella sofferenza, persino dinnanzi alla morte.

Ed è, infine, il ritratto di un tempo che fu: quello della manovalanza mafiosa comandata a bacchetta dai padrini di Cosanostra con la frequente complicità della classe politica, quella che ha offeso l’onestà di una terra e dei suoi valori uccidendo, per poche lire, chiunque non rientrasse nei piani di un progetto criminale da cui i siciliani onesti hanno sempre preso le distanze con un silenzio ostinato ed apparentemente sordo alla sete di giustizia perché impaurito, comprato e ottenuto senza scrupoli ma anche con parole e azioni forti e coraggiose o con il sacrificio di molti figli, colpevoli solo di aver creduto nei loro valori più alti. Quei figli che rivivono oggi grazie alla potenza di un esempio che non ha confronto con alcun reato mafioso. Il loro. Quello dei siciliani per bene.

Nel corpo dello spettacolo, tra le tante riflessioni, c’è né una a cui Costa riserva un’attenzione particolare ricordando i  morti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Mordillo, Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. E lo fa attraverso alcuni versi tratti da “I siciliani nel mondo” a firma di un altro siciliano illustre, ucciso dalla mafia nell’ormai lontano 5 Gennaio 1984: Pippo Fava.

Sul palco, oltre allo stesso Costa impegnato nel ruolo di narratore e protagonista, anche i bravissimi allievi dell’Accademia del Teatro del Tre diretta da Gaetano Lembo: Daniele Sapio, Ornella Falsaperla, Gianmarco Arcadipane, Anna Patanè, Maria Rosa Sicali e Ornella Benenato

Un appuntamento da non perdere, al Teatro del Tre di Catania  da venerdi 26 a martedi 30 Marzo tutte le sere alle ore 21.00 tranne la domenica alle 18:00.

                                                                                             

Al teatro del TRE a Catania “La neve era sporca” di D. Scattina


Nel prossimo fine settimana, sabato 27 alle ore 21 e domenica 28 febbraio alle 18, la Compagnia TEATRO DELLE OMBRE di Roma presenta “La neve era sporca” di D. Scattina con lo stesso autore e Sarah Polito come interpreti al teatro de TRE in viale Africa a Catania.

Dato che l’argomento trattato è la guerra, con la messa in scena anche di immagini che potrebbero essere considerate forti, la direzione del teatro preferisce  consigliare la partecipazione allo spettacolo a un pubblico di età superiore ai 14 anni.

 E’ un racconto di guerra su quello che c’era e quello che rimane nelle vite, nei cuori e nelle coscienze degli uomini; un racconto disegnato su una tela attraverso immagini viste in televisione, seguendo frammenti di poesia che parlano di libertà e costrizione, di vittime e di potenti, di gente senza volto e senza nome. Un racconto di potenza e fragilità, distruzione e costruzione, violenza e vita, guerra e amore, qualcosa di illogico, di incomprensibile, ma spesso forse più vero di tutto ciò che dovrebbe sembrare logico e sensato.

L’autore, Scattina, ha voluto qualcosa che non ci staccasse dalla verità, dalla lucidità, una narrazione che non percorresse i sentieri della finzione ma quelli di un racconto poetico nella durezza della sua realtà; non vuole prendere una posizione, non vuole giudicare: la guerra è un luogo dell’animo umano buio, contorto.

All’inizio c’è sempre un grande caos ma, nello stesso tempo, una certezza su quello che si è e su quello che non si è, come esseri umani innanzitutto.

Scattina crede che si debba partire proprio da questo grande caos e sperare di dargli un ordine. E quando lo spettacolo è montato, quando è compiuto, non significa che si è capito, che finalmente si sa dare una risposta: no, perché lo spettacolo, in realtà, è come una domanda più profonda.

“SAGHE E SEGHE col senno e con la mano” al Teatro del TRE a Catania


Gaetano Lembo, autore, attore  e regista,  porta in scena “Saghe e senne col senno e con la mano” in prima assoluta dal 18 al 22 febbraio al Teatro del Tre con il patrocinio della Facoltà di Lettere di Catania: è una sua riduzione teatrale dell’omonimo testo ideato come scherzo letterario da quattro amici, Luigi Capuana, Federico De Roberto, l’avvocato Francesco Ferlito e l’editore Michele Galatola, uno spettacolo nato anche grazie al lavoro di ricerca della prof.ssa Sarah Muscarà, curatrice della riedizione per l’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano, e all’avv. Enzo Zappulla, suo marito.

Questo “libello” scherzoso fu edito in soli quattro esemplari, uno per ciascun autore e uno per l’editore, con la decisione da parte dei quattro di bruciarlo dopo la sua pubblicazione ma, grazie al mancato rispetto dell’accordo da parte di Ferlito, il testo è giunto fortunatamente fino ai nostri giorni.

Infarcite di eleganti oscenità, irriverenze e doppi sensi sono le odi, le epistole e i sonetti che  danno vita a questo testo e che ci danno un’immagine del privato, del personale, dei viaggi a Roma e degli incontri all’Hotel Musumeci di Catania, dei pranzi e delle ‘sbirciatine alle servotte’, della passione per l’Oriente di De Roberto, dela propensione alla burla di Capuana, dela divertita partecipazione al progetto di Ferlito e della passione e goliardica accondiscendenza di Galatola, insomma, della vita di quattro uomini. Si respira un’aria di quotidianità e di sincero spirito di vicendevole ammirazione, attraverso la penna dei quattro amici riusciamo a intravedere la Catania fine Ottocento.

In scena, oltre a Gaetano Lembo nei panni di Capuana, il collega, attore, autore e regista, Nicola Costa,  (prossimamente in scena, sempre al Teatro del Tre, con il suo Ritratto di un’isola) interpreta De Roberto mentre nelle vesti dell’avvocato Ferlito si cala Giuseppe Balsamo, giovane talento cresciuto alla Scuola di recitazione dello Stabile di Catania.

Le brave Simona e Brunella Manuli, allieve dell’Accademia di recitazione dello stesso Teatro del Tre di cui Lembo e Costa sono docenti, completano il cast ricoprendo i ruoli delle due narratrici-cameriere.

La programmazione del Td3 continuerà con lo spettacolo ‘La neve era sporca’, ospite da Roma, scritto e diretto da Daniele Scattina con Sarah Polito il 27 e 28 febbraio.

Largo ai poeti al Teatro del Tre a Catania


L’appuntamento è per sabato 30 gennaio alle ore 21 presso il Teatro del Tre con un omaggio a Edgar Lee Masters, uno dei più grandi poeti americani.

Comincia con questa prima mise en espace la rassegna dedicata ai poeti e ai cantautori.

In scena gli allievi dell’accademia del Teatro del Tre: Gianmarco Arcadipane, Ornella Falsaperla, Brunella Manuli, Simona Manuli, Anna Patané, Melania Puglisi, Daniele Sapio e Ornella Benenato, Debora Miano, Francesca Puccio, Mariarosa Sicali; ci sarà, in esclusiva, una performance pittorica di Marco Iozza, lo spettacolo porta la firma di Gaetano Lembo per la regia e le scenografie.

Questo progetto di poesia-teatro nasce da un’ idea del direttore artistico Lembo che, nella sua idea di teatro come crogiuolo di cultura, vede la poesia come elemento imprescindibile e primordiale di approccio alla vita; lui che, oltre a essere un pregevole attore e regista, ha dato prova, nelle sue ballate “Occhi aperti” e “Semper Fidelia”, edite nel 2008 dalla casa editrice Kimerik, di avere un sensibile animo lirico.

Sotto i riflettori Edgar Lee Masters, poeta contradditorio ed eccentrico, autore della celebre Antologia di Spoon River, opera portata alla ribalta per il pubblico italiano da un grande autore qual è stato Fabrizio De Andrè con il suo album “Non al denaro non all’amore né al cielo”.

Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo, Spoon River appunto, ispirandosi a epitaffi mortuari. Il bello di queste liriche è che i protagonisti, essendo morti, non hanno più niente da perdere e possono raccontare la loro vita in assoluta sincerità. L’Antologia, che rappresentò la sua vendetta contro l’ipocrisia e la mentalità ristretta di una piccola città, decretò la sua fama nei secoli ma non fu capita e apprezzata  dai suoi contemporanei.

La rassegna poetica proseguirà con Borges, Tristan Tzara e i dadaisti, Drus Grumbein e Fabrizio De Andrè, il cantautore poeta, quasi a voler chiuder quell’anello che si aprirà domani sera con Edgar Lee Masters.

“Semper Fidelia” di Gaetano Lembo a Paternò


Continua la collaborazione, iniziata lo scorso anno, tra il Teatro del Tre e la Provincia Regionale di Catania che, in quest’ambito, offre alla città di Paternò lo spettacolo “Semper Fidelia” di Gaetano Lembo.

Dopo il primo appuntamento, molto apprezzato, che si è tenuto alle Ciminiere di Catania lo scorso 13 novembre, la Provincia Regionale di Catania ha deciso di ripetere l’esperimento portando questo lavoro anche in provincia con un tour che parte, appunto, il 16 gennaio a Paternò presso la Galleria D’arte Moderna alle ore 18.30.

Lo spettacolo, ritenuto molto formativo e didascalico per i temi trattati e per la sinergia delle varie arti, vanta illustri patrocini tra cui quello del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Palermo, Roma, Augusta solo alcune delle città che la tournée ha toccato registrando sempre ampi consensi di pubblico e critica.

In scena, oltre all’attore protagonista Gaetano Lembo, le danzatrici e coreografe, che hanno curato le performance di teatro-danza all’interno dello spettacolo, Federica Marullo e Valentina Tilotta. Due sono i cori, ispirati al mondo greco e inseriti in uno spettacolo tridimensionale, che frammentano e rendono iperbolica la coscienza del narratore. In scena gli allievi dell’Accademia del Teatro del Tre; per il primo coro: Gianmarco Arcadipane, Ornella Falsaperla, Brunella Manuli, Simona Manuli, Anna Patané, Melania Puglisi, Daniele Sapio; per il secondo coro: Ornella Benenato, Debora Miano, Francesca Puccio, Mariarosa Sicali.

“Semper Fidelia” è uno scontro tra padri e figli, tra rimproveri e riavvicinamenti; a sessant’anni dal dopoguerra propone un’acuta analisi tra rimpianti e nuove promesse.

Un teatro sociale, quello di Lembo, che trova la sua massima espressione sul tema della legalità che denuncia senza temere rimproveri, che  invita a non chinare il capo.