Carceri: Rita Bernardini continua lo sciopero della fame


E’ la seconda settimana di sciopero della fame per Rita Bernardini, deputato Radicale eletto nel Pd, membro della commissione Giustizia. Una ”protesta non violenta” assieme ad altri compagni di partito per ”scandire i tempi dell’illegalita’ che si protrae da anni nelle carceri italiane” ha ricordato la Bernardini oggi in una conferenza stampa dei Radicali alla Camera. Una situazione esplosiva che
”viaggia ad un ritmo di 700-800 detenuti in piu’ ogni mese – ha detto la Bernardini – e che per l’estate arrivera’ a contare 70 mila unita’ a fronte di 43 mila posti disponibili negli istituti italiani”.
I Radicali esprimono comunque un giudizio positivo sul ddl Alfano che ”si sta muovendo nella direzione giusta per quanto riguarda la messa in prova e le pene alternative”. Ma la Bernardini ha sottolineato l’esigenza di inserire modifiche nel
disegno di legge, per il quale sono stati presentati degli emendamenti, affinche’ non vadano esclusi i condannati per i reati come terrorismo, associazione mafiosa, traffico di droga e per coloro condannati per evasione dagli arresti domiciliari.
Assieme alla Bernardini oggi alla Camera anche il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, Luigi Manconi, presidente di ‘A buon diritto’, Irene Testa dell’associazione ”Il detenuto ignoto” (che partecipa anche allo sciopero della fame) e Giulio Petrilli responsabile Dipartimento diritti e garanzie del Pd della Provincia dell’Aquila. Ma anche la carenza di organico negli Istituti penitenziari, ha spiegato oggi Rita Bernardini produce effetti devastanti sia nella gestione delle carceri che sullo stesso personale della Polizia penitenziaria. ”Servono piu’ agenti, educatori, psicologi e figure sanitarie” hanno sottolineato i Radicali in conferenza. Per non parlare ”del fatto che i detenuti che svolgono un lavoro all’interno delle carceri sono solo il 15% mentre gli altri stanno 20-22 ore in cella senza fare nulla”. Sulla situazione della Polizia penitenziaria la Bernardini ha ribadito l’esigenza di ”richiamare a servizio negli istituti tutti quegli agenti ‘imbucati’ in servizio presso il Dap e al ministero della
Giustizia”. Anche i sindacati ”diano una risposta perche’ sono tre anni che non viene rinnovato il contratto di lavoro agli agenti, esiste una disparita’ di trattamento anche nei confronti delle altre forze di polizia. Il segretario dei Radicali Staderini infine ha fatto un appello alla chiesa cattolica, ”che proprio nelle carceri ha i suoi cappellani, per alzare forte la sua voce e farsi sentire dall’opinione pubblica e dalla politica con la stessa forza con la quale parla di aborto, nei confronti della situazione di emergenza delle carceri. Non e’ una provocazione – ha detto – ma un vero e proprio appello”.

da http://ildetenutoignoto.blogspot.com

http://www.radioradicale.it/scheda/302278/conferenza-stampa-di-radicali-italiani-la-giustizia-impiccata-iniziative-nonviolente-in-corso-e-da-intrapr

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Carcere, ancora un altro suicidio


Non aggiungo commenti all’ennesimo suicidio nelle carceri di questo paese indecente: ormai la lista parla da sola.

  1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni – 2 gennaio – carcere di Altamura, asfissia con gas;
  2. Celeste Frau, 62 anni – 4 gennaio – carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
  3. Antonio Tammaro, 28 anni – 7 gennaio – carcere di Sulmona, impiccagione;
  4. Giacomo Attolini, 49 anni – 8 gennaio – carcere di Verona, impiccagione;
  5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni – 14 gennaio – carcere di Massa, impiccagione;
  6. Mohamed El Aboubj, 25 anni – 16 gennaio – carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
  7. Ivano Volpi, 29 anni – 20 gennaio – carcere di Spoleto, impiccagione;
  8. Cittadino tunisino, 27 anni – 22 febbraio – carcere di Brescia, impiccagione;
  9. Vincenzo Balsamo, 40 anni – 23 febbraio – carcere di Fermo, impiccagione;
  10. Walid Aloui, 27 anni – 23 febbraio – carcere di Padova, impiccagione;
  11. Rocco Nania, 42 anni – 24 febbraio – carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
  12. Roberto Giuliani, 47 anni – 25 febbraio – carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
  13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni – 7 marzo – carcere di Padova, impiccagione;
  14. Angelo Russo, 31 anni – 10 marzo – carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
  15. Detenuto italiano, 47 anni – 27 marzo – carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
  16. Romano Iaria, 54 anni – 3 aprile – carcere di Sulmona, impiccagione;
  17. Carmine B., 39 anni – 7 aprile – casa circondariale di Benevento, impiccagione;
  18. Detenuto italiano, 40anni – 11 aprile – casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, asfissia con gas;
  19. Daniele Bellante, 31 anni – 13 aprile – carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  20. Giuseppe Palumbo, 34 anni – 23 aprile – carcere di Firenze, impiccagione;
  21. Detenuto italiano, 34anni – 26 aprile – carcere di Teramo, impiccagione.

da www.metilparaben.blogspot.com

    Carcere: avanti il prossimo…e siamo a 20


    Cominciamo a perdere il conto: l’AdnKronos dice ventuno, a me sembra che siano venti, quelli di Ristretti sono a diciannove. Tanto alla fine della fiera si tratta solo di qualche delinquente in meno: a parte quei quattro scemi che si ostinano a considerare le condizioni di vita nelle carceri uno degli indici della civiltà di un paese, a chi volete che interessi?

    1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni – 2 gennaio – carcere di Altamura, asfissia con gas;
    2. Celeste Frau, 62 anni – 4 gennaio – carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
    3. Antonio Tammaro, 28 anni – 7 gennaio – carcere di Sulmona, impiccagione;
    4. Giacomo Attolini, 49 anni – 8 gennaio – carcere di Verona, impiccagione;
    5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni – 14 gennaio – carcere di Massa, impiccagione;
    6. Mohamed El Aboubj, 25 anni – 16 gennaio – carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
    7. Ivano Volpi, 29 anni – 20 gennaio – carcere di Spoleto, impiccagione;
    8. Cittadino tunisino, 27 anni – 22 febbraio – carcere di Brescia, impiccagione;
    9. Vincenzo Balsamo, 40 anni – 23 febbraio – carcere di Fermo, impiccagione;
    10. Walid Aloui, 27 anni – 23 febbraio – carcere di Padova, impiccagione;
    11. Rocco Nania, 42 anni – 24 febbraio – carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
    12. Roberto Giuliani, 47 anni – 25 febbraio – carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
    13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni – 7 marzo – carcere di Padova, impiccagione;
    14. Angelo Russo, 31 anni – 10 marzo – carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
    15. Detenuto italiano, 47 anni – 27 marzo – carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
    16. Romano Iaria, 54 anni – 3 aprile – carcere di Sulmona, impiccagione;
    17. Carmine B., 39 anni – 7 aprile – casa circondariale di Benevento, impiccagione;
    18. Detenuto italiano, 40anni – 11 aprile – casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, asfissia con gas;
    19. Daniele Bellante, 31 anni – 13 aprile – carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
    20. Giuseppe Palumbo, 34 anni – 23 aprile – carcere di Firenze, impiccagione.

    da www.metilparaben.blogspot.com

      La situazione. Il Consiglio d’Europa condanna l’Italia per troppa violenza e suicidi


      di Valter Vecellio

        Nuova condanna per l’Italia. Il Consiglio d’Europa condanna il nostro paese per le troppe violenze “istituzionali” e i suicidi. La condanna si riferisce a una “ispezione” effettuata nel 2008, ma è da credere che in due anni la situazione non sia mutata troppo; anzi, è forse perfino peggiorata. L’agenzia “Ap-Com” così riassume il rapporto-denuncia:

        “Troppa violenza nelle carceri italiane, dove il sovraffollamento e le continue risse pesano sull’altissimo numero di detenuti suicidi. Lo rileva il comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti (Cpt), che ha pubblicato il rapporto relativo alla sua quinta visita periodica in Italia, effettuata dal 14 al 26 settembre 2008, corredato dalla relativa risposta del Governo italiano.

      Troppe violenze – Per quanto concerne il trattamento dei detenuti da parte delle forze dell’ordine, il rapporto riferisce che la delegazione del Cpt ha ricevuto un certo numero di denunce di presunti maltrattamenti fisici o di uso eccessivo della forza da parte di agenti della polizia e dei carabinieri, e, in minor misura, da parte di agenti della guardia di finanza, soprattutto nel Bresciano. I presunti maltrattamenti consistevano essenzialmente in pugni, calci o manganellate al momento dell’arresto, e, in alcuni casi, nel corso della permanenza in un centro di detenzione. “Per certi casi – si legge nel rapporto – la delegazione ha potuto riscontrare l’esistenza di certificati medici attestanti i fatti denunciati”. Nella loro risposta, le autorità italiane “hanno indicato che sono state emanate delle direttive specifiche per prevenire e punire il comportamento indebitamente aggressivo delle forze dell’ordine. Inoltre, le autorità hanno fornito le informazioni richieste sui punti sollevati dal Cpt in materia di garanzie procedurali contro i maltrattamenti”.

      Le condizioni di detenzione – Sono state inoltre esaminate le condizioni di detenzione presso il Centro di identificazione e di espulsione (Cei) di Via Corelli a Milano. Il Cpt ha raccomandato, tra l’altro, che siano garantiti agli immigrati irregolari che vi devono essere trattenuti “maggiori e più ampie possibilità di attività”. Per quanto concerne le carceri, la delegazione che ha effettuato la visita a nome del Comitato ha posto l’accento sul sovraffollamento delle prigioni, sulla questione delle cure mediche in ambiente carcerario e sul trattamento dei detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza (il “41-bis”).

      Allarme a Cagliari e Brescia – Il Cpt ha espresso “viva preoccupazione” per il livello di violenza registrato all’interno delle carceri di Brescia-Mombello e di Cagliari-Buoncammino, dove episodi di violenza tra detenuti nel corso del 2008 hanno causato lesioni gravi e, in un caso, la morte di un carcerato. Inoltre, il Comitato ha ricevuto a Cagliari alcune accuse relative al fatto che il personale carcerario non sarebbe sempre intervenuto tempestivamente per sedare le risse tra detenuti. Le autorità italiane hanno indicato nella loro risposta che “la direzione generale delle carceri ha invitato le prigioni di Brescia e di Cagliari a prendere tutte le misure necessarie per impedire la violenza tra detenuti. Hanno inoltre affermato – riferisce il Comitato – che dall’autunno del 2008, si è ottenuta una diminuzione degli episodi di violenza, a seguito di una convenzione conclusa tra il carcere di Cagliari e la Caritas”.

      L’ospedale psichiatrico – Per quanto concerne l’ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito (Opg) di Aversa, il rapporto pone in evidenza le scadenti condizioni della struttura e la necessità di migliorare il regime quotidiano di degenza dei pazienti, aumentando il numero e la varietà delle attività trattamentali quotidiane loro garantite. La delegazione ha inoltre riscontrato che alcuni pazienti erano stati trattenuti nell’Opg più a lungo di quanto non lo richiedessero le loro condizioni e che altri erano trattenuti nell’ospedale anche oltre lo scadere del termine previsto dall’ordine di internamento. Le autorità italiane hanno fatto valere nella loro risposta che l’ospedale è in corso di ristrutturazione e che la legge non prevede un limite per l’esecuzione di misure di sicurezza temporanee non detentive. In merito al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, la delegazione ha concentrato l’attenzione sul ricorso al trattamento obbligatorio dei pazienti. Il Comitato raccomanda di apportare miglioramenti alla fase giudiziaria della procedura relativa al trattamento sanitario obbligatorio”.

       Ora la parola spetta al Governo, al ministro della Giustizia; alle forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Per giorni, settimane, i radicali offrono una costante, puntuale, precisa, dettagliata informazione, accompagnandola a soluzioni politiche praticabili e ragionevoli. Finora hanno prevalso indifferenze e calcoli meschini di partiti come la Lega e l’Italia dei Valori, che hanno fatto della demagogia il loro programma politico; favoriti da un PD che appare paralizzato e paralizzante. La condanna del Consiglio d’Europa, anche se si riferisce al 2008 impone che si esca da questa palude. Questa vergogna dura da troppo tempo, questa aberrazione deve finire.

      da www.radicali.it

      Rita Bernardini e la situazione carceri


      Messaggio di Rita:

      CARCERI: 6° giorno di sciopero della fame. Lo fanno con me Valter Vecellio, Giulio Petrilli (responsabile carceri del PD dell’Aquila), Donatella Corleo, Valeria Centorame, Teresa Schiavone, Lucio Bertè, Donatella Trevisan e Michele Capano. Ieri visita al carcere salernitano di Fuorni con Donato e Manuela. Stamane Rai tre “cominciamo bene” sulle carceri. Un abbraccio a tutti

      http://www.radioradicale.it/scheda/301691

      Carceri. L’annus horribilis di un’ordinaria emergenza


        di Valentina Ascione

      Cinquantaquattro decessi. Diciotto suicidi. Sembra un bollettino di guerra e in un certo senso lo è. La triste conta dei morti tra i detenuti, dal 1° gennaio di quest’anno, dimostra infatti che nelle galere della civilissima Italia del XXI secolo ogni giorno si combatte una battaglia. E’ la guerra per la sopravvivenza, contro il sovraffollamento, le pessime condizioni sanitarie e igieniche; contro l’inedia, l’imbarbarimento del corpo e della mente. Uno scontro quotidiano con tutto ciò che colloca le nostre carceri fuori dalla Costituzione. Guerra che vede direttori dei penitenziari, agenti, medici, educatori impegnati sullo stesso fronte dei detenuti, alle prese con organici quasi ovunque insufficienti. Questo 2010 già mostra di avere le carte in regola per competere con l’annus horribilis che l’ha preceduto, se non addirittura per puntare al sorpasso. Il 2009, con i suoi 175 morti – dei quali 72 suicidi – ha fatto segnare un record. Il drammatico elenco si allunga tuttavia a ritmi vertiginosi. Impossibile, dunque, escludere che quando questo numero de “Gli Altri” andrà in edicola, il bollettino si sarà ulteriormente aggravato. Eppure quella detenuta è una popolazione giovane: come fa notare l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, i due terzi degli oltre 67 mila reclusi hanno meno di 40 anni e gli ultrasessantenni sono appena 2.500.

       La realtà è che le galere sono ormai diventate delle “discariche sociali”, dove accantonare – e dimenticare – migliaia e migliaia di tossicodipendenti, immigrati, sieropositivi, malati di mente e piccoli delinquenti assimilabili alla proverbiale categoria dei ladri di polli. Sono per lo più i poveracci a finire e restare dietro le sbarre, non i criminali di alto bordo in grado di assoldare i più blasonati principi del Foro. Ma in carcere ci sono anche decine di bambini, a scontare la pena con e delle loro madri, perché nel nostro Paese non si è ancora riusciti a mettere a punto una soluzione semplice come quella delle case famiglia protette. E poi ci sono gli internati, ovvero quelli che hanno già scontato la propria pena, ma poiché ritenuti potenzialmente pericolosi (in base a criteri forse da rivedere) vengono trattenuti nelle cosiddette Case lavoro, dove di lavoro ce n’è ben poco: strutture come quella di Sulmona, teatro di diversi suicidi tentati e riusciti. Nei giorni scorsi il Parlamento ha scelto di perdere una buona occasione per alleviare almeno un po’ l’asfissia nelle carceri.

       Un’inedita ricollocazione sullo scacchiere politico ha visto Lega, Italia dei Valori e Pd uniti nel respingere la proposta della radicale Rita Bernardini – eletta nel gruppo dei democratici  – di concedere la sede legislativa alla discussione del disegno di legge Alfano in Commissione Giustizia. Ciò avrebbe accorciato l’iter per l’approvazione di misure contenute nel ddl di legge governativo, quali gli arresti domiciliari per i detenuti con meno di un anno da scontare e la messa in prova degli imputati per reati che prevedono una pena non superiore a tre anni. Provvedimenti preziosi nell’immediato, costretti invece a imboccare il normale percorso parlamentare, lungo e tortuoso. Senza uno slancio comune di legalità, umanità e ragionevolezza, senza una ferma volontà politica e istituzionale, con ogni probabilità la prossima estate saranno in 70 mila a far fronte all’afa dietro le sbarre. Tutt’altro che al fresco.

      da www.radicali.it

      La situazione. Ancora sull’emergenza carceri. Ma il ministro Alfano e il capo del DAP Ionta, hanno mai visto Poggioreale, l’Ucciardone?


        di Valter Vecellio

      Le notizie che arrivano dal carcere sono di una costanza sbalorditiva: i suicidi si susseguono con ritmo settimanale e anche con maggior frequenza. Parliamo dei casi di suicidio “ufficiali”, come l’ultimo nel carcere romano di Rebibbia; dall’inizio di quest’anno sono, ufficialmente una ventina, ed è già una cifra enorme, spaventosa. Ma sono senz’altro di più. Per esempio, non ci sono casi che non vengono rubricati come suicidio in carcere. Poniamo il caso di un detenuto che tenta di impiccarsi, oppure che infila la testa in un sacchetto di plastica e si lascia morire così. Però gli agenti di polizia o i compagni di cella intervengono, e riescono a impedire che muoia, anche se le sue condizioni sono gravi. Il detenuto viene portato subito in ospedale, e dopo due-tre giorni di agonia, lì muore. Ecco, in quel caso non viene contato tra i suicidi in carcere, perché la morte è avvenuta altrove. Poi ci sono casi in cui si parla di malattia, di incidente, magari overdose…Insomma, il numero dei suicidi è di molto superiore a quello ufficiale, che sono comunque tanti. Per ognuno di questi casi parlamentari di buona volontà, radicali ma non solo, anche di altri gruppi, presentano interrogazioni al ministro. Proprio ieri il senatore Francesco Ferrante lamentava di averne presentate almeno una decina, a nessuna delle quali il ministro ha ritenuto di dover rispondere. L’arroganza del silenzio. Dite quello che volete, noi facciamo quello che ci pare.

       “Ristretti orizzonti” è una benemerita, lodevole organizzazione che da Padova, con i detenuti e gli operatori, si occupa dei problemi del carcere. Ogni giorno, da anni, confeziona tra le altre cose, una puntuale, dettagliata newsletter, fondamentale strumento per chi vuole essere informato di quello che accade nel mondo carcerario.

       Qui ci si limita a scorrere i titoli, sufficienti per dare un’idea della gravità della situazione:

      Caserta: detenuto muore nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Morto suicida.

      Cie di via Corelli a Milano: continua lo sciopero della famedi detenuti che chiedono condizioni migliori all’interno del centro, e una revisione del pacchetto sicurezza.

      Roma, carcere di Rebibbia: Daniele Bellante si impicca annodando una striscia del lenzuolo alla finestra della cella.

      Carcere di Porto Azzurro: ospita 305 detenuti, ma nel giro di qualche settimana ne dovrà ospitare altri 287; gli agenti di polizia penitenziaria dovrebbero essere 208, sono 126. Porto Azzurro semplicemente esploderà.

      Casa di reclusione di Castelfranco, Modena: 95 detenuti, i posti sono 39. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 37, il 60 per cento in meno.

      Carcere palermitano dell’Ucciardone: 720 detenuti, dovrebbero essere la metà. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 300, dovrebbero essere 500.

      Milano, carcere di Opera: un detenuto scrive: “Sono malato di cuore. Qualche settimana fa mi sono sentito male. Erano le sette di sera. Un forte dolore al petto e al braccio mi ha messo in ginocchio. Temendo fosse un infarto ho chiesto aiuto. Nessuna risposta. Poi anche i miei compagni hanno iniziato a sbattere sulle grate e a urlare per chiedere aiuto ed è così che alla fine si è presentato un medico”.    

      Si potrebbe andare avanti così per ore. Non so se il ministro della Giustizia sia mai andato a visitare un carcere. Probabilmente no, i ministri della Giustizia, non solo l’attuale in carica, si limitano al più alle inaugurazioni, al taglio dei nastri. Però dovrebbe visitarli, vedere in che condizioni vivono detenuti e agenti di polizia penitenziaria, toccare con mano la situazione. Una volta Leonardo Sciascia scrisse che nel bagaglio formativo di ogni magistrato sarebbe stato utile e necessario un soggiorno di tre-quattro giorni in un carcere come quello napoletano di Poggioreale o il palermitano dell’Ucciardone. Per patire in corpore vili quello che per via della loro professione i magistrati avrebbero poi fatto patire a quanti avrebbero dovuto giudicare. E non solo ai magistrati sarebbe utile quel soggiorno, ma anche per senatori e deputati; forse finalmente comprenderebbero quello che tanti mostrano di non riuscire a capire. Al posto del ministro della Giustizia Alfano, del responsabile del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Ionta, non riusciremmo a chiudere occhio, al pensiero di quello che accade in quel mondo della giustizia e del carcere di cui sono titolari e responsabili. Ma tutto fa invece pensare che riescano a dormire benissimo; e allora toccherà a noi fare sì che si scuotano dal loro olimpico e sereno distacco, che si destino.

      Questa la situazione, questi i fatti. 

       da www.radicali.it