Pesci fuor d’acqua


“Quanti esseri umani sono come pesci fuor d’acqua! Si sentono a disagio, come stranieri nel luogo in cui vivono; allora, appena possono, lasciano la loro famiglia e vanno esuli in un altro paese, dove vivono completamente ai margini della società. In realtà, la questione che si pone agli esseri umani non è unicamente quella del posto che devono occupare fisicamente, socialmente; è necessario che non solo il loro cuore e il loro intelletto, ma anche la loro anima e il loro spirito trovino in quel posto delle buone condizioni per espandersi. Finché non trovano il proprio posto, sono come semi che aspettano di essere seminati; e il loro posto è una terra fertile, la terra spirituale, dove potranno crescere. Quanti sono ancora simili a dei semi depositati in un granaio! Quando avrete trovato il posto del vostro cuore, del vostro intelletto, della vostra anima e del vostro spirito, sarete al vostro vero posto. A quel punto, ovunque vi troviate e qualunque sia la vostra situazione materiale e sociale, sentirete che quello è il vostro posto.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Stranieri manifestano a Caserta. Rita Bernardini: “Lo Stato si comporta da criminale”


All’indomani della Giornata mondiale del migrante centinaia di lavoratori stranieri, in maggioranza africani, si sono radunati in manifestazione a Caserta, davanti al Palazzo Acquaviva  che ospita la Prefettura e la Questura. Rita Bernardini a CNR: “Sono gli unici, qui, a muoversi”.

All’indomani della Giornata mondiale del migrante centinaia di lavoratori stranieri, in maggioranza africani, si sono radunati in manifestazione a Caserta, davanti al Palazzo Acquaviva  che ospita la Prefettura e la Questura. A organizzare l’evento il movimento dei migranti e rifugiati, dal centro sociale ex Canapificio, dall’associazione dei senegalesi e dai padri Sacramentini. “E’ una giornata che stiamo vivendo insieme alle persone che sono immigrate in Italia e che vivono una condizione di difficoltà veramente incredibile in questo periodo. E’ una battaglia comune: qui davanti alla Prefettura di Caserta ci sono moltissimi di coloro che stavano a Rosarno e che hanno vissuto da schiavi e vivono da schiavi ormai da anni in occasione della raccolta delle arance e che sappiamo sono stati oggetto di un’azione camorristica, così solo possiamo chiamarla, alla quale hanno tentato di reagire, cosa che non fa più la popolazione locale che è vittima della camorra e della sua violenza” così a Rita Bernardini deputata radicale a CNRmedia.  Dure parole anche nei confronti delle istituzioni: “Lo Stato è incapace di dare risposte e spesso si comporta da criminale professionale e prendo spunto dalla vicenda dei permessi di soggiorno, che in base alla legge dovrebbero essere rilasciati o rinnovati entro 20 giorni, ma sappiamo tutti che invece questi tempi diventano mesi e mesi, in alcuni casi addirittura anni prima che un diritto sancito dalla Costituzione venga riconosciuto”.

 da www.cnrmedia.com

“Gli stranieri sono detenuti due volte”


di Luigi Spezia

«I detenuti stranieri è come se fossero detenuti due volte. Vivono in condizioni poco rispettose della dignità umana e dell’ordinamento carcerario, ma non posso andare fuori della porta, come mi ha detto di fare uno di loro l’altro giorno, e fermare i nuovi venuti»

Nella frase della direttrice della Dozza Ione Toccafondi c’è tutta la sofferenza che subisce la maggior parte dei 1178 ospiti forzati del carcere bolognese, per il 64,8 per cento stranieri di oltre cinquanta nazionalità diverse. I dati sono del 26 novembre: quel giorno erano rappresentate 52 nazionalità diverse. «La maggior parte sono tossicodipendenti, seguiti dal nostro Sert interno, ma impossibilitati ad andare in comunità di recupero all’esterno perché clandestini». Stranieri che spesso non parlano la lingua italiana, spesso tossicodipendenti, parecchi con problemi psichiatrici e poverissimi: un’umanità disperata che sembra impossibile possa trovarsi, seppure separata da solide mura, all’interno dell’ancora benestante Bologna.

Le condizioni economiche dei detenuti stranieri, per la gran parte arrestati per il piccolo spaccio di droga diretto soprattutto a consumatori italiani, sono da Quarto Mondo. «Non hanno nemmeno di che vestirsi – racconta la direttrice – e nemmeno soldi per comprarsi le cose più essenziali. Non hanno parenti che li vengano a trovare. Chiedono continuamente vestiti, cibo che non sia sempre quello della mensa e un lavoro. Sono anche loro che per attirare l’attenzione compiono atti di autolesionismo: nel 2009 la polizia penitenziaria è intervenuta in 93 casi». Alla Dozza solo cento detenuti lavorano all’interno e solo 3 sono i semiliberi stranieri su quaranta.

I più numerosi alla Dozza sono i marocchini (178 uomini, nessuna donna), seguiti da tunisini (136), albanesi (83), romeni (68), algerini (64), nigeriani (30), senegalesi (16). «Abbiamo quattro mediatori culturali, ma sono insufficienti e non in grado di avere rapporti con detenuti di tutte le lingue. Rimane solo la possibilità, quando per esempio serve per eseguire interrogatori, di far arrivare dal Comune altri mediatori». In un calderone come la Dozza, ci sono difficoltà per situazioni elementari come il cibo. Non è certamente prevista, nei capitolati del Ministero, una cucina etnica. «Non possiamo mandare a compare carne macellata secondo il rito islamico, per esempio. Così non mangiamo carne di manzo. Quest’anno per la fine del Ramadan abbiamo acquistato a spese loro dei dolci tipici e al termine del periodo di astinenza è venuto in visita il console del Marocco portando altre pietanze. Ma più di così non possiamo fare». Altra emergenza è l’abuso di alcol: «Scambiano l’alcol consentito, mezzo litro al giorno, con altre cose e alla fine c’è chi ne accumula fino a stordirsi. Così molte volte diventano aggressivi e litigano. Quest’estate per stemperare la tensione abbiamo costituito dei gruppi di auto-aiuto e hanno funzionato. Ma così è dura andare avanti».

da www.bologna.repubblica.it

Web: per i cittadini stranieri nasce “Migrawork”


Il progetto della Cooperativa “Roma Solidarietà” promossa dalla Caritas diocesana di Roma

migraworkNormativa, lavoro, formazione e conoscenza della lingua italiana: sono questi i contenuti del nuovo portale www.migrawork.com per orientare i cittadini stranieri attraverso informazioni di base.
Migrawork è realizzato dalla Cooperativa Roma Solidarietà, promossa dalla Caritas Diocesana di Roma, nell’ambito dei progetti “ROAD MAP: strade e competenze per un lavoro in Italia” e “TOOL KIT: conoscenze, competenze e strumenti per lavorare nella ristorazione italiana”, co-finanziati dal Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi 2007-2013.
 
Il portale è rivolto ai cittadini stranieri che intendono lavorare e vivere in Italia o che già lo fanno e mira a fornire orientamento e informazioni per favorire un corretto e costruttivo svolgimento del percorso migratorio. I contenuti – disponibili in italiano, inglese, francese, spagnolo e russo – sono divisi in quattro sezioni.
 
La sezione “Normativa” contiene tutte le indicazioni utili su come fare ingresso regolarmente in Italia, sui documenti necessari per vivere e lavorare nel Paese e sulle possibilità offerte dal sistema giuridico e sociale per una migliore integrazione.
La sezione “Lavoro” offre le informazioni necessarie per cercare occupazione, per conoscere i diritti e i doveri di lavoratori e datori di lavoro e per sapere cosa fare quando si smette di lavorare.
Vi è, poi, una sezione dedicata a “Istruzione e formazione”, in cui sono descritte le principali opportunità formative a cui si può accedere in Italia, le possibilità di ottenere il riconoscimento dei propri titoli di studio conseguiti all’estero, nonché quelle di svolgere tirocini.
Infine la sezione “Imparare l’italiano”  fornisce un accesso guidato alle risorse per apprendere l’italiano on line.

 da www.vita.it

Biblioteche: porte aperte agli stranieri di Chiara Righetti


bibliotecheDai gialli di Agatha Christie in romeno a Pippi Calzelunghe in polacco, dal Bhagavadgita con testo sanscrito a fronte a Giufà, che ha fatto sognare nella stessa lingua generazioni di siciliani, arabi e turchi. Ma anche mostre, corsi, dibattiti: le biblioteche di Roma e provincia aprono agli stranieri. Dice Gabriella Sanna, responsabile Servizio Intercultura delle biblioteche romane: «Oggi gli immigrati sono l´8% dei nostri utenti, e dei nuovi iscritti: un´incidenza superiore a quella degli stranieri sulla popolazione di Roma». Da qui la decisione di avviare la campagna “Benvenuti in biblioteca”. Che passa prima di tutto dal potenziamento degli scaffali in lingua, ormai presenti in quasi tutti i municipi. Qualche esempio? Se chi cerca testi in farsi deve rivolgersi al Caffè letterario sull´Ostiense, ci sono libri in cinese a San Lorenzo e al Pigneto. Mentre si trovano volumi in ucraino, spagnolo, albanese a Flaminio, Torre Spaccata, Trieste.

«Da un lato – dice Sanna – vogliamo valorizzare il plurilinguismo. Dall´altro vediamo la biblioteca come spazio laico, alternativo a chiesa e moschea, che può diventare luogo d´integrazione». Da qui i corsi d´italiano, anche questi presenti in vari municipi, dalla Borghesiana a Ostia al Prenestino, e anche questi calati nel territorio: se a Marconi, dove è forte la presenza egiziana, ce n´è uno per sole donne, quello al Pigneto è dedicato ai cinesi. Altri ingredienti della campagna di benvenuto sono ormai storici, come il portale Romamultietnica.it, che oltre alle news settimanali offre una guida della città in base alle nazionalità presenti a Roma; o “Storie del mondo”, progetto per le scuole che propone la lettura di classici da India, Africa, Sudamerica come punto di partenza per l´incontro fra culture.

In provincia invece s´intitola “Biblioteche dal mondo” il progetto per l´apertura di uno scaffale multiculturale in otto Comuni a forte presenza straniera. Il primo apre il 20 novembre a Ladispoli; poi Anzio, Bracciano, Fiumicino, Lanuvio, Mazzano Romano, Tivoli e Zagarolo. Ogni scaffale ospiterà circa 200 volumi, dai classici dei Paesi d´origine a manuali bilingue, riviste e giornali. Non solo: le Biblioteche del mondo proporranno una serie d´iniziative sull´intercultura. Con “Le nuove generazioni si raccontano” G2, rete di giovani di seconda generazione, farà tappa nei Comuni coinvolgendo i coetanei in laboratori di scrittura e di sceneggiatura. Un secondo progetto si intitola “Così vicine così lontane: tate, colf e badanti”; prevede una mostra, ma anche un´indagine sui consumi culturali delle colf, cineforum e circoli di lettura. «La nostra popolazione è cambiata – osserva Cecilia D´Elia, assessore alle Politiche culturali della Provincia – e anche le nostre politiche devono farlo. La sfida è far sì che le biblioteche diventino un luogo in cui i migranti, oltre che utenti, possano essere sempre più protagonisti».