“Vo’ cumprà”


di Angela Ragusa

Giungono…
Intrisi d’illusione,
occhi che salsedine di mare
ha reso appiccicosi.
Indietro la tristezza
di radici spezzate,
corrose da fame
e lacrime maleodoranti…

Vagano
in quel mare di speranza
tra onde arrabbiate
di cuori sottomessi alla sorte…
Approdano
su terre schive
che di schiavi
attendono le braccia
millantando
comprensione e solidarietà…

“Insieme”: ad Augusta grande spettacolo di solidarietà per gli alluvionati di Messina


di Daniela Domenici

Quando la motivazione è nobile, quando il fine è umanitario e si riesce a coinvolgere alcune realtà artistiche della città ecco allora che si ha il piacere di assistere a uno spettacolo davvero bello, vario, emozionante e divertente quale quello che ci è stato regalato ieri sera al Teatro Comunale di Augusta.

E’ stata una sorta di “maratona” piacevolissima, durata più di tre ore, fortemente voluta dai Lions e patrocinata dal Comune di Augusta, che ha visto alternarsi sul palcoscenico vari artisti locali sia nel campo della musica che in quello della danza che nella recitazione sia comica che drammatica.

Hanno “rotto il ghiaccio”, aprendo la serata, la band “Jamakrew”, sei ragazzi di Augusta, tre strumentisti e tre cantanti, che fanno una musica reggae e che ci hanno regalato alcune canzoni di loro creazione.

A seguire alcuni allievi del corso di musica della scuola media “Todaro” che, insieme ai loro docenti di pianoforte, chitarra classica e flauto traverso, hanno eseguito alcuni celebri e delicati brani di musica classica, dalla ninnananna di Brahms a una colonna sonora di Morricone.

E’ stata poi la volta dell’esibizione della prima delle due corali presenti, la “Jubilaeum”, che, diretta dal maestro Luigi Trigilio, ci ha regalato alcune deliziose interpretazioni che hanno spaziato da motivi dedicati a Roma a un motivo in spagnolo e a uno in dialetto calabrese.

E’ toccato poi a un giovane e a un operatore del Centro Zucca, un centro di aggregazione giovanile per ragazzi dai 15 ai 25 anni gestito da una cooperativa (una bella realtà di Augusta che ha riaperto i battenti, dopo un periodo di chiusura, grazie alla ferma volontà di un assessore che ha preso a cuore la vicenda e che è sempre molto vicina ai ragazzi e agli operatori del centro), offrirci il primo dei loro tre momenti di spettacolo, quello teatrale, con l’interpretazione della celebre lirica di Totò “’A livella”.

E’ salita sul palco, poi, la seconda delle corali presenti che, in realtà, è costituita da due gruppi: la vera e propria corale Euterpe, insieme da lunga data, e la “neonata” corale di voci bianche “Fabio Blandino”, l’unica di questo genere in città; entrambi queste “ensemble” sono dirette dal maestro Rosi Messina che ha scelto, per i suoi giovani cantori, brani come “What a wonderful word” e “Go tell it on the mountain” mentre alla corale Euterpe ha fatto interpretare particolarissimi gospel, davvero molto belli e lei stessa ha poi cantato da solista nell’ultimo brano in scaletta.

C’è stato, poi, il secondo momento di spettacolo dei ragazzi del centro Zucca con una scenetta divertentissima di cabaret che aveva luogo in un ufficio di collocamento tra l’impiegato e un improbabile cliente che, con il suo modo di fare, riesce a far perdere la pazienza al malcapitato impiegato.

E’ stata poi la volta della danza con uno splendido e affascinante balletto di alcune allieve della palestra Gold’s Gym che hanno simulato di essere dei delfini in mezzo al mare, i nostri complimenti più calorosi alle ragazze e alla loro insegnante che ha saputo immaginare e far interpretare questo “quadro danzante”.

Durante la serata, tra un cambio di scena e l’altro, si è esibita anche una giovane cantante di Augusta, Giorgia Fazio, che con la sua voce potente ma dolcissima ha interpretato prima una canzone di Britti e poi una della Houston.

A conclusione di questa lunga ma bellissima maratona di spettacolo di solidarietà tutti i ragazzi del Centro Zucca sono saliti sul palco per cantare e suonare la canzone-simbolo del terremoto in Abruzzo, “Domani”, da loro “adattata” ad hoc, in alcune parole, per gli alluvionati della provincia di Messina.

Speriamo che questo spettacolo sia il primo di una lunga serie, che non ci sia bisogno di un evento tragico per poter applaudire queste nostre realtà artistiche anche se non dobbiamo mai dimenticare questi nostri poveri fratelli sfortunati; ne esistono tante sul territorio, valorizziamole, diamo loro il giusto spazio perché così come la cultura è libertà anche lo spettacolo, in tutte le sue forme, lo è.

Vicenza: serve midollo osseo, si presentano 300 donatori


San Bassano San Bassano Giovanni ha bisogno di un trapianto di midollo, all’appello rispondono 300 giovani. Si sono presentati al centro trasfusionale di in risposta ad un appello lanciato attraverso i media e la rete internet da un 22enne colpito da una malattia rara che rende necessario il trapianto di midollo.

 «Potete salvarmi, forse non sapete quale potere abbiate» aveva scritto Giovanni, originario di (), in una lettera aperta inviata ai quotidiani. Ma è stato soprattutto il tam tam sulla posta elettronica e sul social network – riporta stasera il sito de ‘Il Gazzettinò – a smuovere tantissimi coetanei di Giovanni, molti dei quali, senza conoscerlo, si sono messi in fila davanti al centro prelievi del San Bassiano al fine di sottoporsi alle analisi per la tipizzazione del midollo.

 Un numero così elevato che le prenotazioni per le 90 analisi disponibili nella prima giornata si sono chiuse quasi subito, costringendo altri ragazzi a tornare nei giorni successivi. Tra quanti si sono fatti avanti per aiutare il giovane vicentino anche un 28enne che ha già donato il proprio midollo ed una giovane studentessa che vive proprio grazie ad un trapianto

 da www.blitzquotidiano.it

Lettera dei detenuti del carcere di Pistoia


I detenuti del carcere “Santa Caterina” di Pistoia stanno vivendo delle condizioni di detenzione molto dure, ben oltre quello che gli stessi regolamenti carcerari prevederebbero. Queste condizioni non hanno niente a che vedere con il recupero sociale di chi ha commesso dei reati, come sostengono le autorità, ma al contrario le condizioni di vita qua dentro non fanno altro che alimentare il disagio e la disperazione e allontanare la prospettiva di una vita dignitosa. Chi è detenuto viene dimenticato in tutti i sensi e viene privato di quelli che invece dovrebbero essere dei diritti minimi. Le celle sono sovraffollate, i detenuti sono chiusi per 21 ore e mezzo, le condizioni igieniche sono precarie con il rischio di contrarre malattie, ci sono difficoltà ad avere permessi per le visite mediche all’esterno, difficoltà ad incontrare la direzione carceraria, gli assistenti sociali e gli educatori, non sono previste attività per consentire ai detenuti di occupare il tempo in modo costruttivo (esiste solo un corso di scuola media). Questa situazione non è accettabile.
La direzione del carcere di Pistoia si deve fare carico di porre rimedio a queste sue carenze. In una società civile non si può permettere che l’istituzione carceraria sia la prima a violare le leggi (soprattutto per quanto riguarda il sovraffollamento). Oggi tutti riconoscono che le carceri italiane versano in condizioni penose, è giunto il momento di affrontare il problema per risolverlo.
Per questo noi avanziamo con decisione le seguenti richieste:

1.aumentare le ore d’aria
2.effettuare una disinfestazione generale ed in particolare delle docce
3.riaprire la palestra
4.agevolare la possibilità di incontrare la direzione carceraria, gli assistenti sociali, gli educatori, il SERT
5.agevolare le visite mediche all’esterno
6.migliorare la qualità della fornitura di cibo, che attualmente non è dignitosa e rivedere i prezzi che sono esagerati
7.aumento del peso massimo dei pacchi provenienti dall’esterno e agevolare l’ingresso di generi alimentari
8.rispondere più rapidamente alle domandine inoltrate alla direzione

Chiediamo che la direzione del carcere dia una risposta a queste richieste convocando una rappresentanza dei detenuti entro il giorno 22.11.09

I detenuti del carcere di Pistoia
Carcere di Pistoia – novembre 2009

Lettera giunta da: info@solidarietaproletaria.org

da www.informacarcere.it

Il miracolo di Daniele (e di Facebook)


di Franco Bomprezzi

Questa è una bella storia. La conoscono già in molti, tutti quelli che in vario modo, negli ultimi mesi, hanno contribuito alla causa del piccolo Daniele Amanti, un bimbo davvero molto bello, il cui destino genetico è segnato dai sintomi della distrofia di Duchenne. Non è certo il solo ad avere questa diagnosi, lo sa bene Filippo Buccella, combattivo presidente di Parent Project onlus, l’associazione che si occupa esclusivamente di selezionare e finanziare la ricerca sulle distrofie di Duchenne e di Becker, ossia le due forme più invalidanti fra le distrofie muscolari.

I genitori di Daniele, in particolare papà Fabio, hanno cominciato a utilizzare il web per non rassegnarsi alla sentenza, e per far scattare una lotta contro il tempo, convinti che sia ancora possibile arrivare ad una terapia capace di restituire a Daniele la speranza di una vita normale. Il tempo della ricerca è lungo e tortuoso, si sa, specialmente quando la ricerca si deve occupare di malattie rare, e all’interno delle malattie rare, dei casi più rari ancora.

Ma le difficoltà si possono superare se si lavora allo scoperto, in rete, con trasparenza e disponibilità continua. E qui entra in campo facebook, il social network all’interno del quale succedono cose tremende, come si sa dalle pagine di cronaca. A volte accadono anche piccoli miracoli virtuosi, come questo.

Una giornalista free lance, scrittrice, Cinzia Lacalamita, scopre la storia di Daniele Amanti e si appassiona, vuole fare qualcosa, e pensa di scrivere un libro, ma non agisce da sola, chiede aiuto alla rete, agli amici, alcuni conosciuti personalmente, altri solo virtualmente, come il sottoscritto. Rapidamente il progetto prende forma, un editore ci crede, Cinzia scrive e nello stesso tempo costruisce un libro che serva da base per una campagna di comunicazione e di raccolta fondi. Anche io cerco di dare il mio piccolo contributo, scrivo una lettera aperta al piccolo Daniele, a Cinzia piace e la inserisce nel libro, che vede la prefazione di un’altra amica comune di facebook, Silvia Tortora, la figlia del grande Enzo.

Inutile qui citare tutti i protagonisti di questa gara di solidarietà. Sul sito di Daniele Amanti è possibile seguire i risultati di questa storia. Attorno al libro “Daniele, storia di un bambino che spera”, di Cinzia Lacalamita (editore Aliberti, € 11,90) è scattata una molla con pochi precedenti: in pochi giorni sono stati raccolti oltre 130 mila euro, che rendono del tutto praticabile la cifra di 250 mila euro, ritenuti necessari per finanziare uno specifico programma di ricerca che individui un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni.

La trasparenza, l’aver inserito una storia individuale, certamente toccante ed emotivamente coinvolgente, nel contesto rigoroso dell’attività di un’associazione seria e riconosciuta a livello nazionale, la tenacia di una giornalista capace di tessere una rete vincente di pubbliche relazioni a tutti i livelli, sono alcuni dei fattori che caratterizzano e spiegano il successo di questa iniziativa. Ma è bello anche constatare come oggi, su facebook, Daniele Amanti abbia oltre quattromila fans. Una comunità virtuale che si infiamma, commenta, fa il tifo, partecipa, alimenta il tam tam della rete e lo sposta nella vita reale.

E stavolta anche i telegiornali, i contenitori tv, i giornali, scrivono, più o meno bene, più o meno con completezza, della storia di Daniele e della battaglia dei suoi splendidi genitori. Anche questa è l’Italia, anche questo è il web. E’ bene saperlo.

da www.vita.it

Disabilità: solidarietà a Nunzia Coppedè


di Franco Bomprezzi

solidarietàE’ incredibile quello che è successo due giorni fa a Lamezia Terme. Due auto utilizzate da due persone con disabilità sono state manomesse. I freni sono stati tranciati di netto, sotto la vettura. Le due vetture erano parcheggiate all’esterno della sede della Cooperativa Progetto Sud. Una via che ha una pendenza ripidissima. “L’autovettura della Coppedè, come quella dell’altra ospite della comunità che di solito si muove accompagnata dal marito – leggo in un comunicato emesso poche ore fa dall’ufficio stampa di Aisla e Uildm – era infatti parcheggiata nell’area circostante la sede della comunità di via Conforti. Una grande casa che come unica via d’accesso ha una stradina molto ripida. Solo poche decine di metri con un’accentuata pendenza che, in questo caso, si sarebbero potute rivelare fatali per un’auto con i freni guasti”. La notizia è stata pubblicata da “La Gazzetta del Sud” e ripresa dal portale della Fish Superando.it .

Non ho parole. Conosco Nunzia da tanti anni. Una combattente nata, da quando è cresciuta al Cottolengo di Roma, pur avendo solo una disabilità fisica, le conseguenze di una patologia che le ha fortemente ridotto l’uso delle braccia. Ma sulla sua sedia a rotelle gira il mondo per diffondere i principi della vita indipendente, e per organizzare servizi a favore delle persone svantaggiate, soprattutto in Calabria, soprattutto rompendo le scatole a tutti i poteri incrostati. Naturale che lei e la cooperativa, diretta da un sacerdote bresciano, Giacomo Panizza, abbiano dato fastidio ad ambienti contigui alla criminalità locale, che non ha bisogno di presentazioni.

Nunzia è ancora sotto choc. Non ha idea di chi possa essere stato così cinico e così crudele da manomettere le auto destinate al trasporto di due persone in sedia a rotelle. I carabinieri stanno indagando, e spero che lo facciano bene, con cura, con la massima cura. Ma è indispensabile che questa vicenda vergognosa e preoccupante non cada nel silenzio e nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei media. Al momento nessuna eco all’articolo della Gazzetta del Sud. Ci proviamo noi a smuovere il silenzio. Che vergogna.

da www.vita.it

Solidarietà delle comunità cristiane di base a don Santoro


matrimonio a Le Piagge«Vicinanza e solidarietà» delle Comunità cristiane di base italiane alla Comunità di base delle Piagge e a don Alessandro Santoro, il parroco delle Piagge a Firenze, sospeso da monsignor Betori per aver sposato un transessuale e il suo compagno

 «Chi ha deciso il provvedimento -si legge in una nota- ha un’idea di Chiesa preconciliare, come una realtà di sudditanza verso la gerarchia e di controllo totale da parte del potere. Il ‘Popolo di Diò per loro non esiste».

«La vicenda del matrimonio di Sandra, la donna che ha cambiato sesso -continuano le Comunità cristiane di base- la riteniamo marginale rispetto al provvedimento contro il prete delle Piagge. E comunque è in sè una vicenda anch’essa grave e inquietante”. Per le Comunità cristiane di base italiane, “la Comunità Cristiana di base delle Piagge di Firenze è una realtà viva, che trae forza dal prendersi per mano di tante esistenze che non si rassegnano all’emarginazione propria e degli altri, non si acquattano nell’assistenzialismo, non si contentano di protestare, ma attuano una specie di dissenso positivo e creativo».

«Riteniamo che la comunità ecclesiale, la ‘Ecclesià, abbia il dovere di far sentire la propria voce nei modi che si riterranno opportuni -concludono le Comunità cristiane di base- perchè si sospenda il provvedimento e si convochino gli organismi della partecipazione per consentire a don Santoro e alla comunità delle Piagge di socializzare i problemi che si sono creati e per far sentire loro che la Chiesa non è un organismo burocratico, ma una comunità di persone credenti nell’amore che si parlano, si sostengono, si amano».

 da www.vita.it