Solidarietà dei detenuti ai lavoratori della Fiat di Pomigliano dal carcere di Spoleto


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Molti di noi sono in carcere, e siamo quasi tutti del Sud, perché fuori, da giovane, non abbiamo trovato un lavoro.

Mario Pontillo dello Sportello di Segretariato Sociale sul Carcere presso il Circolo PRC Fratelli Cervi di Roma ci ha inviato dei volantini dei lavoratori della Fiat di Pomigliano ed ecco che è scattata subito l’idea di firmare un documento di solidarietà ai lavoratori.

La stragrande maggioranza dei detenuti in carcere è in “ozio istituzionale” e quei pochi detenuti che lavorano sono sottopagati, sfruttati e non hanno nessuna copertura sindacale.

Il lavoro in carcere nella sua accezione più ampia svolge una duplice funzione: ua personale, perché serve alla realizzazione umana e al sostentamento materiale del detenuto, e una sociale, perché facilita l’inserimento di un cittadino che ha sbagliato e che sta pagando il debito alla società.

Dal lavoro in carcere devono scaturire vantaggi anche d‘ordine psicologico e sociale e il detenuto deve essere avviato al lavoro non tanto per essere sottratto all’ozio avvilente quanto perché il lavoro è un dovere sociale, è un diritto costituzionale, perché è un essenziale strumento di rieducazione e di reinserimento sociale.

L’ozio forzato non fa parte della pena cui siamo stati condannati ma è un’afflizione aggiuntiva che nessun tribunale ci ha elargito

Ma se il lavoro in carcere è importante nel mondo libero lo è ancora di più, per questo abbiamo deciso di dare la solidarietà ai lavoratori della Fiat di Pomigliano.

I detenuti e gli ergastolani del carcere di Spoleto ricordano ai padroni e agli azionisti della Fiat che l’uomo è e vale specialmente per quello che fa, non per quello che ha o per le azioni che possiede.

Nasce l’Agenzia della Gioia, con tanti capitani coraggiosi in missione


  di Valentina Marsella
A crearla la Scuola della Pace di Roma, già corsa in aiuto dei bimbi aquilani e haitiani. “Al timone – spiega Italo Cassa – c’è Capitan Gioia, un personaggio immaginario che tutti possono impersonare con il coraggio delle buone azioni”.

La ricerca della felicità. Un tema attuale,   in un mondo che sembra andare a rotoli tra inquinamento, guerre e povertà, su cui hanno scritto anche gli studenti italiani nella loro prima prova della maturità. Cosa pensino i ragazzi della questione, non ci è dato ancora saperlo, ma Italo Cassa, della Scuola della Pace di Roma, ci spiega che la ricerca della felicità è “un concetto un po’ all’americana, qualcosa che muove dall’egoismo umano di cercare successo o altro per se stesso. E la felicità è un concetto diverso dalla gioia, che invece si può dare agli altri in tanti modi”. 

Ecco perchè, la Scuola di Pace ha dato

  vita alla creazione dell’Agenzia della gioia, perchè è un sentimento che non ha limiti. La gioia è l’energia che muove la vita stessa e per questo è inesauribile. Il termine deriva dal sanscrito “yuj” che significa “unione dell’anima individuale con lo spirito universale”, la ricerca di uno stato di completezza, si spiega nel sito del progetto lanciato qualche giorno fa dallo staff di Cassa. Un progetto no-profit, per realizzare un “humus della gioia”, terreni fertili dove conoscere, incontrare, fare, divertirsi, costruire, nuove forme di relazione nel segno della gioia, stendendo un filo di Arianna – ci fa notare il fautore dell’agenzia – nei labirinti di quest’epoca, non aggiungendo quantità alla moltitudine, ma ricercando la qualità dei rapporti umani e sociali delle proposte”.

Al timone di questa nave carica di positività, solidarietà e doni prezioisi,

  ci spiega Italo Cassa, “Capitan Gioia, un personaggio immaginario che abbiamo già fatto conoscere ai bimbi de l’Aquila colpiti dal sisma dell’aprile 2009, su cui è nato anche  un libro. Ma tutti, proprio tutti, possono esser Capitan Gioia, capitani coraggiosi, spingendosi al largo, per trasmettere il coraggio di fare qualcosa di utile e buono”. 

Su Facebook la pagina Capitan Gioia e i bambini de l’Aquila ha già 1.168 fan,

  mentre lo spazio dedicato in generale al capitano coraggioso che infonde questa splendida energia ha già 723 amici, 69 foto e 9 video, ed è pronta a crescere a dismisura, per riempire quella nave immaginaria che salpa sempre verso rotte in cui sorridere. Sempre sul social network più visitato, c’è una pagina dedicata all’iniziativa di solidarietà della Scuola della Pace per i bambini di Haiti: qui, i fan sono 6.496 e crescono a vista d’occhio. 

“L’immagine del bambino salvato dalle macerie che sorride rivedendo la

  sua mamma – si legge nella pagina di Facebook dedicata a questa inziativa, una delle tante di solidarietà della Scuola della Pace – rappresenta meglio di altro quello che vogliamo esprimere. Una scuola della gioia è quindi far si che il sorriso, i sorrisi, possano diventare tantissimi”. 

Dall’esperienza di Capitan Gioia, fa notare Cassa, è nata anche la scuola di

  clown per bambini: nella pagina del sito ‘Giochiamo a fare i clown’ il monito ai piccoli è di riconciliarsi con il proprio corpo, “impariamo ad ascoltarlo, ad ascoltare le sue ragioni profonde – si legge – rispettiamone le esigenze, allentiamo le difese e le tensioni che lo inibiscono, eliminiamo gli squilibri e le paure, liberiamo la sua vera anima, permettiamogli di essere immagine, incarniamone lo spirito. Andiamo oltre la facciata, sotto la pelle”. 

Un invito che non farebbe male neanche al mondo adulto. ”Per prima cosa

  – secondo i promotori – si deve partire dall’idea che la Gioia è un’energia che è principalmente dentro di noi. Al di fuori di noi ci sono i rapporti umani che si muovono sulla Via della Gioia e della Qualità. Il progetto vuole basarsi sulla Coscienza, ricercando e costruendo nuove forme di rapporto, all’insegna della Qualità e della Gioia. Una rete della Gioia può essere quindi stesa partendo da questi presupposti. Persone, attività, scuole, clown, eventi, che si muovono su questo tracciato possono trovarsi e crescere insieme. 

C’è anche La Carta della Gioia. Una card ecologica, non in plastica, senza

  microchip. Collegata a tantissime attività in Italia e all’estero, dove siano stati riconosciuti i criteri di gioiosità. Infatti, fa notare cassa, gioia è nono solo stare bene con se stessi, “ma anche col mondo che ci circonfa, e quindi il rispetto dell’ambiente è uno dei tasselli fondamentali”. Le attività che saranno in Rete realizzeranno e metteranno in opera uno o piu’ mattonelle della Via della Gioia, in quanto le loro proposte, e i rapporti umani e sociali che si andranno a costruire, svilupperanno una crescita della coscienza individuale e di gruppo nella Rete. 

In questi rapporti ci si confronterà anche con quelle che sono le necessità

  materiali della società attuale, ovvero le merci, il lavoro e il denaro, inquadrandole però come mezzi e non come fini, e ricorrendo dove possibile anche a forme di scambio sotto forma di baratto. Ma dove porta la via della gioia? Il punto d’arrivo e di partenza, fanno notare dalla Scuola della Pace, “saranno uguali perché entreremo in un circolo, un flusso di energia senza fine”.

 da www.nannimagazine.it

Terzo valore: il nuovo modo di fare volontariato


Terzo valore è il portale ( http://www.terzovalore.com/ ) realizzato da Banca Prossima in cui è possibile scegliere il progetto No profit che preferisci sostenere, contribuendo così alla sua realizzazione.

Nell’ambito di  questo progetto sono tre i gli attori che entrano in scena: l’organizzazione, il cittadino e la banca.  

Gli strumenti innovativi di finanziamento di cui si serve Terzo Valore sono due; Prestobene in cui, oltre al finanziamento erogato dalla banca, il cittadino/utente mette a disposizione del progetto che sceglie di sostenere una somma di denaro, successivamente restituito con un interesse definito insieme all’organizzazione; Donobene che è un sistema di donazione multipla per cui il cittadino/utente dona una somma di denaro all’organizzazione che vuole sostenere, somma che viene erogata solo nel momento in cui ci sia una cordata di associazioni disposte a passarsi la donazione l’una con l’altra. L’organizzazione che riceve il primo dono determina la lista delle altre associazioni che potranno, così, usufruire della cordata solidale. In questo modo s’innesca una catena di lavoro coordinato e condiviso in rete. Il dono si esaurisce solo per effetto d’inflazione.  

Entrambe le tipologie di finanziamento saranno rendicontate in maniera trasparente e completa ed effettuabili da qualsiasi cittadino proprio come accade nelle donazioni tradizionali. Alcune delle associazioni che hanno già dichiarato la loro amicizia a Terzo Valore, sono:  Fondazione per il sud, Associazione Dynamo, Opera Immacolata Concezione, Cesvi, Exodus, Pangea, Fondazione della Comunità Bergamasca, Fondazione Aiutare i Bambini, Consorzio SIR, Fondazione banco Alimentare, Fondazione Don Carlo Gnocchi

 Da maggio collegandosi al sito http://www.terzovalore.comsarà possibile vedere i progetti proposti dalle associazioni. Da giungo sarà attiva una community dove sarà possibile confrontarsi e discutere sulle organizzazioni, sui loro progetti e sul valore del dare.  La ONP e i relativi progetti, saranno selezionati da Banca Prossima e Vita Consulting.

Banca Prossima

http://www.bancaprossima.com/scriptWeb20/vetrina/bancaprossima/ita/home/ita_home.jsp

Vita Consulting

http://www.vitaconsulting.it/

 Perché donare? Perché prestare?

La donazione, il prestito, sono forme d’amore verso il prossimo; di qualunque fede voi siate potete, attraverso DONOBENE, dar vita a una cordata di solidarietà che vi farà sentire più utili, sarà una goccia che contribuirà ad aiutare chi è stato meno fortunato di voi. Se utilizzerete PRESTOBENE aiuterete a far decollare i progetti lavorativi di quelle persone che, per motivi vari, si trovano nella necessità di dover ripartire da zero.

Diamo loro fiducia, che ne dite?

Potremmo trovarci noi, un giorno, in un’analoga situazione di bisogno.

Pensiamoci.

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“Hachiko” con Richard Gere


di Daniela Domenici

Come definirlo se non un’ininterrotta serie di emozioni sia per la storia che per le splendide musiche di Jan A.P. Kaczmarek che per le immagini scelte sempre perfettamente da Ron Fortunato e la sapiente regia di Lasse Halstrom.

Ancora una volta Richard Gere ha scelto di interpretare un film delicato, intimista, dai toni sempre soft, intriso di dolci emozioni in cui il vero protagonista è questo incredibile cane, Hachiko, di una razza giapponese molto rara e antica, che entra nella vita del protagonista, un professore di musica, un giorno per caso e non ne uscirà più neanche dopo la morte improvvisa del suo padrone; lo aspetterà per nove lunghissimi anni, sempre alla stessa ora nello stesso luogo, davanti alla stazione dove chiuderà gli occhi sognando i loro momenti insieme.

La storia è ispirata a un fatto realmente accaduto in Giappone negli anni ’30 nella città di Shibuya dove hanno dedicato a questo cane una statua in bronzo proprio di fronte alla stazione.

Il messaggio finale che ci lascia questa storia, la morale che pervade tutta la vicenda è la incredibile solidarietà tra tutti i conoscenti e i parenti del protagonista che questo stupendo  animale riesce a creare con il suo comportamento di assoluta e incrollabile fedeltà che va al di là della morte terrena.

La pistola è scarica


di Franco Bomprezzi

Avevo ragione, ma forse era troppo facile. Salvatore Crisafulli non andrà in Belgio, ha deciso di non morire. Lo scrive il portale Superabile.it e dunque la mia cronaca annunciata si conclude con un lieto fine. Il colpo di scena avviene con tanto di troupe delle Iene, con domanda e risposta ripetuta, “se vuoi partire per il Belgio, sbarra gli occhi, sennò chiudili”. E finalmente Salvatore chiuse gli occhi, permettendo al fratello di annunciare che il viaggio in Belgio, per cercare l’eutanasia, e porre fine alla sua condizione di vita priva di assistenza 24 ore al giorno, non avverrà più.

Bene. Che cosa è cambiato in così pochi giorni? C’è stata una nuova massiccia dose di talk-show, di espressioni di solidarietà, di dichiarazioni di politici, di articoli on line. Salvatore ha rotto il muro del silenzio utilizzando una minaccia estrema, che io avevo definito una “pistola alla tempia”. Adesso Salvatore pare abbia avuto “rassicurazioni concrete” per un nuovo intervento di assistenza finanziato dalla Regione Sicilia.

E’ davvero triste, se le cose stanno veramente così, che soltanto di fronte a un’emergenza esistenziale estrema si trovino le soluzioni istituzionali per venire incontro a un diritto fondamentale, quello a una vita dignitosa nella propria dimensione familiare, anche quando si è in presenza di un grave handicap. Ed è triste che i media ormai servano solo da detonatori delle tragedie familiari, rinunciando a svolgere in modo autonomo il ruolo di informazione completa e seria sullo stato dei servizi destinati alle persone con disabilità non autosufficienti.

Sono contento che Salvatore voglia vivere, aggiungo che ne ero certo fin dall’inizio. Aspetto la prossima scena madre, non so dove avverrà, ma sono certo che è solo questione di tempo.

da www.vita.it

CHIOGGIA. Un’intera città dietro le sbarre


Politici, studenti e insegnanti il primo febbraio “occuperanno” il carcere di Padova

 Sarà praticamente un’intera città, rappresentata dai suoi massimi vertici, oltre che dalle più significative rappresentanze della società civile, a trasferirsi lunedì 1 febbraio nel carcere penale di Padova. E non si tratterà (solo) di un gesto di solidarietà, ma di un’occasione per approvare un atto che rappresenta un indirizzo nuovo per l’intera politica del comune.

Quel giorno infatti nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova sono attese dal direttore Salvatore Pirruccio due classi quinte del liceo scientifico “Veronese” di Chioggia, guidate dai docenti e dal preside Luigi Zennaro. Ad accompagnare i ragazzi ci sarà anche una delegazione della giunta e del consiglio comunale capitanata dal sindaco Romano Tiozzo, alcuni consiglieri della SST, la società di servizi del comune, i due consiglieri regionali di opposta sponda politica Carlo Alberto Tesserin e Lucio Tiozzo ed esponenti delle cooperative sociali operanti nel territorio cittadino, con in testa la cooperativa sociale Giotto, che in carcere è operativa dall’inizio degli anni Novanta.

 «Con Chioggia i nostri rapporti però sono molto saldi fin dalle origini», spiega Nicola Boscoletto, storico fondatore della Giotto. «Intanto per la provenienza di alcuni soci fondatori della cooperativa e poi perché in questa città la cooperativa svolge una funzione di inserimento lavorativo per persone svantaggiate da oltre un decennio, in particolare nel campo delle disabilità». Il riferimento è soprattutto al progetto Acua, un centro di educazione ambientale comprendente un orto botanico, un acquario con specie del mare Adriatico ma anche tropicali, una serra, un laboratorio ambientale, ma anche un piccolo shop per visitatori e scolaresche. Il tutto organizzato secondo un preciso percorso didattico, in cui i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado possono scoprire i segreti dell’ambiente in cui vivono, ma allo stesso tempo possono anche fare esperienza dell’incontro con persone con disabilità soprattutto psichiche che cercano faticosamente di superare una condizione difficile per reinserirsi nella società. Il Due Palazzi inoltre «oltre ad essere la principale casa di reclusione del nordest e la seconda del nord Italia dopo Opera», spiega Nicola Boscoletto, «è anche di pertinenza a un territorio più vasto della provincia di Padova, che comprende il comune di Chioggia».

 Il programma della giornata prevede alle 9.30 la registrazione, alle 10 la visita ai capannoni interni con le attività lavorative del consorzio Rebus di cui la cooperativa fa parte. Attività che comprendono il montaggio di valige, biciclette, bijoux, la legatoria, il call center, la cucina con servizio catering e la pluripremiata pasticceria ormai conosciuta non solo in Italia ma anche all’estero per i suoi prodotti di alta qualità artigianale. Dalle 11 a mezzogiorno si aprirà un dialogo tra studenti e detenuti. A tema, inevitabilmente, la giustizia. Con l’attenzione però a saltare, spiega Boscoletto, «dalla cronaca spicciola al senso profondo della giustizia, quello per cui si sconta una pena non solo come pagamento di un debito alla società, ma anche come occasione di cambiamento personale e quindi di effettivo reinserimento nella società stessa».

 A mezzogiorno poi il sindaco di Chioggia e le autorità presenteranno alcuni provvedimenti in essere e in fase di adozione nel Comune di Chioggia, quali le borse lavoro per soggetti svantaggiati e l’affidamento di servizi a cooperative sociali, i soggetti più adeguati per il sostegno all’occupazione di persone disabili e svantaggiate che non troverebbero una adeguata risposta nel mercato del lavoro.
«La cooperazione sociale rappresenta uno spaccato imprenditoriale di assoluto interesse per le comunità locali perché offre sul mercato sia qualità nei prodotti forniti e sia professionalità nei servizi prestati», tiene a puntualizzare Boscoletto «Oltre al valore sociale essa produce anche risultati economici molto positivi che a loro volta generano ulteriori ricadute sul piano sociale».

 da www.vita.it

Medici, suore e infermiere: il bello dell’Italia


Arrivare sul posto e scoprire che quell’ammasso di lamiere e di vetri infranti era la vettura sulla quale viaggiava mio figlio rende evidenza che l’imperfetto potrebbe essere il tempo più adatto alla circostanza. La strada è bloccata, in lontananza le luci dell’ambulanza, ferma, e mentre mi avvicino, vaste chiazze di sangue sull’asfalto, mia moglie davanti a me sviene, sorretta da alcune persone, i soccorritori m’invitano a essere forte mentre mi rassicurano e mi accompagnano definiscono il contesto nel quale, mai come allora, ho avvertito la vita allontanarsi da me, un rapidissimo esaurirsi di tutti i significati contemporaneamente. Tutti tranne Uno. Steso sulla barella mio figlio è vigile, lucido, risponde, anche se trema dal freddo e dalla paura. Qui si chiude la parte di storia che non appartiene agli uomini. Riconducibile al nome che ciascuno di noi porta nel cuore come il più prezioso dei doni. Al più presto un’icona del Divino Amore, sul luogo, ricorderà l’accaduto.
E qui comincia una bellissima storia di uomini. La solidarietà delle persone accorse per prime sul luogo dell’incidente mi conforta mentre l’ambulanza si allontana sollecitamente verso il Sant’Eugenio, seguita da mia moglie. Sull’ambulanza 631 del presidio di Spinaceto presta servizio Santina Carchidi. È madre di due figli, dell’età del mio e possiede, insieme con una sicura professionalità, quella sensibilità e quell’attenzione verso le realtà superiori che rendono completa la vita di un essere umano. Si è resa conto che, escluse conseguenze più gravi, la possibilità di Rodolfo, così si chiama mio figlio, di conservare la mano sinistra, spappolata nell’incidente, può essere affidata solo ad un immediato intervento presso il Cto. Santina Carchidi sa, come madre prima ancora che come addetta ai lavori, quanto sia importante per un ragazzo affrontare la vita con entrambe le mani e come ogni istante sia prezioso. Il suo compito si sarebbe concluso consegnando il ferito al più vicino pronto soccorso. Il resto non la riguarderebbe. Firmato un foglio, tutto finito. Ma non ci sta. Combatte per mio figlio come se fosse il proprio e lo trasferisce immediatamente all’ospedale della Garbatella dove è già pronta la sala operatoria. Così veniamo catapultati in una realtà la cui efficienza associavamo solo alle rappresentazioni patinate dei film d’oltre oceano: Il Reparto di Chirurgia della Mano dell’ospedale Alesini nel quale opera il Dr. Dante Palombi. È qui che l’impossibile diventa possibile. Anzi certo. Mi ha promesso di farmi vedere una foto della mano prima dell’intervento ed io spero che se ne dimentichi. So che in tre ore d’intervento il Dr. Palombi ha trasformato carne, ossa e tendini in mano e dita. Detta così sembra una descrizione che concede troppo all’effetto ma so di non essere troppo distante dalla realtà. Non tutto sarà a posto e nulla sarà più come prima. Occorrerà tempo. E altri interventi. Siamo consapevoli, oggi, di essere capitati in una divisione chirurgica che il mondo c’invidia. Una delle pochissime in grado di ricostruire la mano a una persona. C’è la volontà umana che indirizza gli eventi ma non solo. La lunga degenza nel reparto dove tutto parla di efficienza e di cortesia a partire dalla Caposala suor Jancy è l’attuale percorso per il recupero. C’è anche Francesco Vero, in questa storia. È un medico di base che svolge la sua professione come la svolgerebbe un medico condotto della prima metà del ‘900. Cioè con l’assoluta dedizione ai suoi pazienti. Ha seguito e continua a seguire, l’evolversi della situazione da presso. Gli siamo grati. Ecco la mia storia di Natale. Ho voluto raccontarla per testimoniare che nell’Italia degli amorazzi e delle risse continue vivono e operano persone come queste e per ringraziarle. La storia non è ancora finita. Ma la vicenda ritorna là dove era iniziata. Il primo gennaio attorno a un tavolo d’ospedale con Rodolfo che inizia, tenendo il foglietto con l’unica mano abile: Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore.

da www.iltempo.ilsole24ore.com