Brenda morta per soffocamento, pm indaga per omicidio volontario


Omicidio volontario. E’ questa l’ipotesi di reato per cui la Procura di Roma indagherà per la morte del trans brasiliano ‘Brenda’, avvenuta oggi all’interno del residence ‘Due Ponti’. Secondo quanto si è appreso il cadavere del viado è stato trovato nel locale soppalcato dell’appartamento al piano seminterrato dell’edificio. Per l’avvocato dell’ex governatore del Lazio, Luca Petrucci, la morte di Brenda “è un fatto inquietante, un fatto veramente inquietante. Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e da poche ore è morta bruciata”. Secondo Petrucci “vanno approfondite le cause, capire cosa c’è dietro. Anche se non ho nessun elemento per aggiungere qualcosa in più, se non quello che apprendo dai media, dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l’altro a tacere i testimoni. In questo senso ritengo giusto mettere sotto protezione Natalì”, l’altro transessuale testimone del blitz di cui è stato vittima Marrazzo. E’ la seconda morte sospetta nella vicenda Marrazzo. Gianmarino Cafasso, protettore dei trans coinvolto nella vicenda del tentato ricatto all’ex Governatore, è morto nel settembre scorso per una overdose di cocaina. Nav/Kat

fonte Virgilio

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Suicida prima della scarcerazione, si erano dimenticati di avvisarlo


Era stato formalmente scarcerato, ma nessuno glielo aveva comunicato, e nelle sue ultime ore di prigionia un detenuto di 41 anni si è tolto la vita. E’ accaduto martedì nel carcere di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Ora i suoi parenti suicida chiedono chiarezza e giustizia. “Perché quel provvedimento di scarcerazione non è gli stato notificato?”, si domanda la famiglia che ha sporto denuncia.

L’uomo, originario di Bari, era stato condannato a Rimini nell’agosto 2008 per il furto di uno zaino in spiaggia. Gli erano stati inflitti 4 anni e 5 mesi di pena per una serie di aggravanti fra cui la recidiva specifica, la dichiarazione di delinquente abituale e il fatto che si trovasse in Romagna in violazione delle misure di sorveglianza alle quali era sottoposto. Andati a vuoto i tentativi di ottenere gli arresti domiciliari in una comunità di recupero, il barese era disperato e si è tolto la vita in cella con il fornellino del gas. Ma il provvedimento di scarcerazione era già arrivato da più di 24 ore negli uffici del penitenziario.

fonte tgcom