Voci da Augusta: il sindaco Carrubba svergognato su YouTube


di Alessandro Mascia

Il Sindaco Massimo Carrubba è stato svergognato da un video caricato su You Tube ( http://www.facebook.com/video/video.php?v=1496510706681&ref=mf). Un video fatto in casa, anzi in macchina, da alcuni calciatori della squadra “Mégara Augusta”. I ragazzi in questione, vestiti di tutto punto per l’allenamento settimanale, si sono infilati in macchina, con loro la videocamera, dannato strumento portatore di democrazia. Si accende il led quando ad Augusta inizia il crepuscolo. “Mi chiamo Francesco Rametta – inizia il reportage – e come tanti ragazzi ho la passione per il calcio”. Un incipit che i più reputeranno garbato e ingenuo. Errore: questo Rametta, oltre che appassionato calciatore, sarà un conoscitore delle leggi della comunicazione. Nella testa di Massimo Carrubba una “frasettina” del genere, pronunciata da uno sportivo, equivale a un colpo di legno assestato tra capo e collo. Mi stupisce come non abbia chiesto a Rametta di smentire. Ma, del resto, il povero Rametta cosa doveva smentire? Di essere un appassionato di calcio?

Il problema di Carrubba nasce proprio da lì, dalla passione della gente per le palle. C’è chi vuole giocare con la palla in un campo di calcio, chi vuole giocare con la palla in una piscina, chi la palla la vuole a spicchi per infilarla in un canestro, chi vuole lanciarsela da una parte all’altra di un campo diviso da una rete. E che palle! Se il problema fosse la palla in sé, sono certo che Carrubba, per tacitare i cittadini protestanti, avrebbe messo mano al suo salvadanaio e ne avrebbe comprato mezza dozzina (considerando che col tempo le palle si usurano). Invece sa che dietro la deviazione di alcuni giovani cittadini per le palle, c’è un’insana necessità di un campo. Dov’è il divertimento? Dov’è l’amore disinteressato per lo sport? Una volta le palle nemmeno le avevano. Si giocava per strada. Due zoccoli facevano da rete. La piscina? Estate o inverno la piscina era il mare e ad Augusta mare ce n’é un mare (il divieto di balneazione è un concetto filosofico della Capitaneria di Porto). Insomma Carrubba vede perdere consensi proprio laddove li aveva costruiti. Ecco cos’ha promesso, alle ultime amministrative, per raccattare voti: “Saranno le attività sportive, intese come momento fondamentale di socializzazione ed anche di intervento sulla marginalità sociale, ad avere un ruolo di primo piano nella prossima Amministrazione, attraverso la realizzazione di due nuove opere fondamentali per la città, il cui iter progettuale e di finanziamento è stato già completato; ci riferiamo al nuovo stadio e alla nuova piscina comunale”. Tornando al reportage di Rametta, il calciatore dimostra, nel documento girato dal “cameramen per caso” Antonio Fraschilla, che ad Augusta (città di 38.000 anime in provincia di Siracusa) manca il campo da calcio. E per potersi allenare, da quattro anni, lui e i compagni di squadra devono recarsi a Villasmundo, un villaggio in provincia di Melilli! Gli sportivi arrivano a destinazione che la luce ha ceduto alla sera buia.

Per Carrubba tali dichiarazioni devono essere state come il sale sulle piaghe. E i bruciori sono arrivati a cascata con i commenti al video. Che danno tutta questa democrazia! Lasciamo esprimere la gente di Facebook. Davide B.: “Dire Vergogna sarebbe sminuire il problema. Non si possono trovare gli aggettivi per definire tale scandalo. La classe politica ha da sempre l’obiettivo di dividersi la torta!!! Puntualmente durante le elezioni si va poi sempre a votare in maniera sbagliata riproponendo sindaci che non si dimostrano all’altezza. Ma la cosa sconvolgente è che almeno nelle altre città, oltre a dividersi le fette, pensano anche a costruire un futuro sportivo per i giovani realizzando strutture. Da noi tutto questo è utopia !!!! Con grandissimo rammarico !!!!”. Giampaolo F.: “Ad Augusta quanti anni devono passare per un campo sportivo… che vergogna. E meno male che qualcuno doveva risolvere i problemi della nostra città. Ragazzi speriamo di non fare errori alle prossime elezioni”. Alessandro T.: “Che fine ha fatto la bonifica [la bonifica del campo di calcio inquinato da scarichi industriali ndr]?? Del milione di euro per la ristrutturazione del campo Fontana cosa intendono fare?? La nuova area che si deve individuare per il nuovo centro sportivo quando sarà discussa dal consiglio comunale?? Chi sta pagando per l’inquinamento della pirite e dei materiali tossici scaricati nel terreno di gioco del Fontana??? Sindaco, lei non ha volontà di risolvere il problema, lo dica chiaro. Aspetteremo le prossime elezioni del 2013, quando scadrà la sua carica”. Valentina C.: “Anche noi, nuotatori e pallanuotisti, non abbiamo una piscina comunale… la pallanuoto ad Augusta era una potenza… GRAZIE AMMINISTRAZIONE… e, soprattutto, VERGOGNA”. Mimmo D. F.: “Mi sono incontrato con l’avvocato Corso, presidente provinciale del CONI. Gli ho chiesto aiuto per avere i finanziamenti per le strutture sportive ad Augusta. La sua risposta: “I tuoi concittadini non si sono mossi per avere un finanziamento di 500 mila euro a tasso zero. Altri paesi come Melilli, Francofonte, Lentini, hanno presentato i progetti e hanno avuto i fondi”.

Carrubba avrà un bel daffare per far finta che il video di Rametta non sia mai stato prodotto. Ma ormai il documentario ha già metastatizzato Facebook e sta risvegliando l’orgoglio di chi, domani, andrà a esprimere il proprio voto. Anche di coloro che hanno votato Carrubba per ben due volte. Un esempio per tutti è Francesca D. G. che, commentando una recente notizia su una microspia trovata nell’ufficio del Sindaco, ha dichiarato: “Caro sindaco, ma siamo arrivati a questo punto? Una microspia? Cosa c’è da spiare? Lo sanno tutti che Augusta è in deficit, che non ci sono parcheggi, che le strade sono piene di toppe… Ma per sapere tutto questo c’era bisogno di spiarti? Certo però, caro Sindaco, che se hai combinato qualcosa è stato meglio così! Ciao da una che ti ha votato due volte: non mi deludere”! Un finale dal sapore amaro che dà una vaga idea di quante “palle” siano state sprecate in campagna elettorale. È la passione a questo genere di “palle” che rende Augusta avulsa dal territorio circostante. Ci si augura un futuro di più sport e meno “palle”.


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Unplugged


di Daniela Domenici

Nell’immaginario collettivo dei tempi moderni la notte di Ferragosto, quella, per intenderci, tra il 14 e il 15, va trascorsa su una spiaggia o, comunque, in un luogo di mare tra falò, musica e balli.

A noi è capitata un’avventura musicale diversa: Nino Borzì, sindaco di Nicolosi, splendida cittadina a due passi dalla vetta dell’Etna, insieme ai suoi assessori, ha pensato di organizzare un concerto nella piazza principale invitando un cantautore come Vincenzo Spampinato e quattro dei suoi musicisti riuniti nel “Sun quartet” vincendo questa sua “scommessa”: qualche migliaio di persone ha gremito ogni angolo della piazza con un’attenzione, un affetto e un calore chiaramente percepibili, tangibili, verso il cantautore e i suoi musicisti. Non contento di ciò ha poi offerto, grazie a un bar che si è reso disponibile, un brindisi a tutto il pubblico e poi arancini per tutti lungo la via Etnea!!!

I musicisti che hanno accompagnato Spampinato in questo concerto di Ferragosto sono: Francesco Bazzano alle percussioni, Patrizia Privitera al basso, Edoardo Musumeci alla chitarra e Francesco Novecento alle tastiere.

“Unplugged”, nel linguaggio musicale moderno, significa “non amplificato”; a noi, non addetti ai lavori, piace immaginare che Vincenzo abbia scelto questo termine come titolo del suo concerto utilizzandone il suo significato originario cioè “staccare la spina”: con le sue splendide  canzoni ci ha fatto davvero staccare la spina, per un po’ di tempo, dai pensieri e problemi quotidiani portandoci, lui menestrello del Borgo, verso spiagge nuove e orizzonti inesplorati, facendoci sorridere, cantare con lui, applaudire ma anche ridere di cuore quando ha interagito col pubblico, in puro dialetto catanese, alla sua maniera così amabile, delicata e ironica.

Ed ecco la scaletta del concerto di ieri sera, 13 brani più due bis:

I ragazzi del Borgo, dedicata al suo amato quartiere di Catania

L’amore nuovo, canzone “per chi ha amato, ama e, speriamo, riamerà…è beneaugurante..”

Per Lucia, canzone scritta per Riccardo Fogli, contro la guerra, contro il Muro di Berlino “…legarle i capelli con un filo di vento…indosserei le stelle…”

Campanellina, scritta per sua figlia prima che nascesse, dal ritmo trascinante e con un assolo iniziale di chitarra di Edoardo Musumeci, una serie di insegnamenti di vita per la figlia “…scegli il sorriso, rispetta il dolore..”

Bella e il mare, con la voce registrata di Lucio Dalla nel finale “…il mare non chiama e non risponde…quante volte con un sasso hai rotto le sue onde…”

Voglio un angelo, che è stata a lungo prima in classifica n tutto il Sudamerica ed è stata cantata anche da Shel Shapiro “voglio un angelo quando torno a casa mia…voglio un angelo che mi illumini la via..”

Bella e il vento, creata dopo aver letto una poesia di Garcia Lorca con questo titolo, cantata su base registrata, canzone non facile da apprezzare a primo ascolto

Jè ‘a terra mia, canzone in lingua siciliana dedicata alla sua amata Sicilia “Jè ‘a terra mia..è scritta con curaggio e c’a puisia…questa è l’isola conquistata che vi conquisterà..”

La tarantella di Socrate, un testo deliziosamente ironico che prende in giro amabilmente alcuni luoghi comuni “lavorare mi stanca…mettila in vendita l’anima, è meglio avere che essere…”

Neve d’estate, un testo un po’ malinconico “nevica, nevica, nevica, nevica…dura un secolo questa domenica” e finta neve piove sul palco

Bouganville pericolosa, un brano cantato al Cantagiro dal testo molto ironico “ma quanto mi manchi…” è il ritornello-tormentone

Muddichedda, brano con cui ha vinto il festival della canzone siciliana che gli è stato ispirato dalla nonna che gli diceva sempre “Muddichedda muddichedda si aggiusta tutto”, è la teoria dei piccoli passi, la voce femminile registrata che si sente è di Carla Basile.

Sorrisi, celebre ritornello da lui creato tanti anni fa per presentare i suoi musicisti e ringraziare le autorità e il pubblico presente che, non ancora appagato, gli ha chiesto due bis: “Elle” e “Legittima difesa”.

Come eravamo diversi quando ancora c’era Joe


di Roberto Puglisi

Quest’uomo che fu sindaco nostro e della speranza – malinconico o perplesso nello scatto – può essere benedetto o inchiodato con diversi aggettivi, tutti forse legittimi. Ma a distanza di anni, vorrei dirgli grazie per un dono, uno soltanto. Per avere preso per mano e condotto a Palermo il corpo e l’anima di Joseph O’ Dell – condannato a morte e assassinato in Virginia – per averlo trapiantato qui, nel cuore di tutti. E il dono resta, anche se non ne siamo stati degni.
Joseph detto Joe fu ucciso con un’iniezione letale il 23 luglio del 1997, tra un po’ sarà compleanno.  Pochi giorni dopo, per volere di sua moglie, Lori Urs, e ostinazione di Leoluca Orlando, conobbe la pietosa sepoltura di Palermo, una delle città che più l’aveva amato e che più si era battuta contro un’esecuzione non suffragata dalla certezza. Ma c’era molto altro dietro la partecipazione che ci teneva svegli le notti. Gli occhi di quell’uomo avevano attraversato l’oceano e si erano impressi in una zona molle della nostra sensibilità. Vittorio Zucconi di “Repubblica” scriveva articoli che ci portavano Joe, un estraneo,  in casa. Si compì il miracolo della vicinanza con uno talmente lontano.  Lui, Joseph, diventò uno di noi. Colpevole o innocente, non saremmo rimasti indifferenti per la sua sorte. Non avremmo permesso la sua esecuzione senza battere ciglio, senza un grido. E, in quella età mezzana dell’estate, Palermo si vide finalmente cambiata, all’apice del suo rinascimento. Palermo, come una persona unica, sapeva amare e consolare, sapeva allargare le braccia e stringere per confortare, poteva essere un punto di riferimento: da capitale della mafia a roccaforte della dolcezza. Palermo amava e soffriva gratis per un milite ignoto della condanna capitale.

Sono tornato un paio di anni fa sulla tomba di Joe, che mi tenne sveglio per più di una notte, a Santa Maria di Gesù. Una lapide spoglia. Anche le ultime mani che portavano fiori si sono dileguate. Ho tentato di accarezzare la pietra tombale, come si accarezza un viso, per cercare un contatto, per ritrovare il me stesso di allora. Niente, nemmeno una stilla di pietà, neanche un battito. Forse siamo cambiati tutti e con noi è mutata Palermo. Ha smarrito la compassione, per diventare sporca, feroce e raminga. Magari è solo tempo che passa. Ieri la nostra bandiera era Joe ‘O Dell, oggi il nostro simbolo è una pantera che si aggira tra i boschi. Ed è già nobile, perché poi c’è la munnizza. Colpa di chi? Forse pure dell’uomo della foto e dei sogni che non seppe inverare, delle promesse che non riuscì a mantenere. Forse pure nostra, perché scambiammo il sindaco per un Mago di Oz. Intanto, il guaio è fatto. Abbiamo dato il cuore in pasto alla smemoratezza. Ecco perché fissare gli occhi dell’uomo della foto è un gesto che riflette di sponda malinconie assortite. Mette tristezza.
Riposa in pace Palermo. Addio Joe.

da http://www.livesiiclia.it

Augusta: la voce ai cittadini – la risposta del sindaco


di Enzo Inzolia

Massimo Carrubba può dormire su guanciali soffici pieni delle piume più impalpabili: certo non lo accuserò della crisi mondiale, né del disastro petrolifero nel Golfo del Messico e, men che mai, delle deludenti prestazioni della Nazionale. Dio me guardi, per il più semplice dei motivi: Carrubba non è all’altezza di nessuno di questi argomenti.

Esattamente come, purtroppo per noi, non è per nulla adeguato (questo sì l’ho affermato e lo riaffermo con grande consapevolezza e responsabilità) a continuare ad amministrare Augusta.

Non lo dico io, che non ho alcuna voglia di apparire né altri smodati desideri: lo dimostra lo spaventoso degrado di una Città che annaspa e sta per annegare; lo dimostra la sporcizia da quarto mondo delle sue strade e il dissesto di esse; lo dimostrano i branchi di cani randagi che si aggirano famelici accompagnati da topi sempre più grossi; lo dimostrano i debiti spaventosi accumulati e moltiplicati in sette anni da un amministratore inconcludente ed incapace di riassestare il bilancio comunale (tanto i debiti li pagano i cittadini, non certo il sindaco); lo dimostrano i demagogici comizietti in cui prometteva sfracelli e altrettanto  improbabili assunzioni di responsabilità in difesa dell’Ospedale; e così via all’infinito.

Purtroppo la solita fregola bizzosa da zitella inacidita di rispondere in qualche modo a precise contestazioni annebbia la mente di Carrubba il quale diventa poco accorto al punto da farsi sfuggire il fatto che la notizia del ricorso al TAR (lo ribadisco, da me suggerito) l’avevo già data io con la mia nota stampa essendomi debitamente e preventivamente informato: il buon sindaco legga bene i giornali perché altrimenti giungerà sempre secondo!

Gli sfugge anche il fatto (bastava informarsi) che non ho bacchettato solo i rappresentanti del mio partito ma anche quelli del partito cui  lui, Carrubba, ha portato i suoi voti e che pubblicamente considera suoi maestri; gli stessi che sui giornali hanno dichiarato tutta la loro soddisfazione per il decreto che uccide il nostro Ospedale: questa da parte mia si chiama onestà intellettuale mentre da parte sua non altrettanto.

Per il resto, del suo stato di agitazione ne abbiamo già colto tutto il senso e la portata: quello della sua smodata ambizione politica; si culli pure nella gloriuzza della sua stentatissima  rielezione: non sa fare altro.

Case diroccate e abbandonate


di Mimmo Di Franco

 

Passeggiando per le strade del centro,m’imbatto molto spesso in case abbandonate,diroccate e fatiscenti.
A volte penso,siamo fortunati se qualche pietra di balcone non ci cade in  testa.
Ho pensato che qualche rimedio ci doveva pur esserci;intanto parlarne e discuterne in una tavola rotonda con gli interessati ed il Comune.Vittorio Sgarbi,ha trovato a Salemi,città in cui è stato eletto Sindaco la soluzione.vendere le case a prezzo simbolico agli acquirenti che l’avrebbero rimesse a nuovo.La sua proposta ha avuto un ottimo successo.
Ma allora perchè ad Augusta non possiamo fare qualcosa del genere?
Lancio la proposta,almeno di un dialogo tra le parti per trovare delle soluzioni.  
Il sindaco di La Spezia, Massimo Federici, ha firmato un ’ordinanza che impone ai proprietari di intervenire e vigilare sui beni in disuso: e consente anche, se necessario, l’intervento diretto del Comune, con sanzioni ed opere, i cui costi saranno poi addebitati al proprietario dell’immobile fatiscente.
Anche le aree private concorrono a rendere un territorio degradato o curato – spiega – noi chiamiamo i proprietari di aree abbandonate ad assumersi la responsabilità di contrastarne il degrado e renderle sicure».
Noi ad Augusta che ne facciamo delle case diroccate?le lasciamo così per altri 50 anni?

 

Ravenna, “ronde” di volontari a caccia di barriere architettoniche


Gruppi gireranno per la città per segnalare gli ostacoli alle persone con disabilità creati dall’incuria di automobilisti e cittadini. Con una cartolina inviteranno i trasgressori a porre rimedio, prima che intervenga il comune

RAVENNA – Volontari a pattugliare la città contro le barriere architettoniche. È la campagna “La città per tutti. Liberiamo Ravenna dalle barriere”, che partirà a breve nel comune romagnolo. Un progetto nato dall’azione congiunta di comune, associazioni di volontariato e polizia stradale, volto a sensibilizzare la cittadinanza ai problemi della disabilità. I volontari segnaleranno le situazioni irregolari, ad esempio i parcheggi riservati a disabili occupati abusivamente. Un’apposita cartolina con la frase “Se vuoi il mio parcheggio prenditi anche la mia disabilità” verrà lasciata sotto il tergicristallo delle auto in sosta abusiva. Ma non solo. Anche le siepi e i rami degli alberi dei giardini lasciati incolti (d’ostacolo soprattutto ai non vedenti) potranno essere segnalati dai volontari del comune, che lasceranno la cartolina nella cassetta della lettere dei proprietari incuranti. Le squadre redigeranno un resoconto settimanale, che sarà inviato al Sap, l’ufficio comunale al servizio delle persone disabili, che stabilirà le priorità di intervento assieme alla municipale. Gli automobilisti che sostano ripetutamente e abusivamente nei parcheggi riservati ai disabili dovranno pagare una multa di 78 euro, mentre si procederà alla verifica delle potature di giardini e alberi e, nel caso in cui il proprietario non abbia provveduto, se ne farà carico il comune addebitandogli le spese. Fra le associazioni di volontariato che hanno aderito al progetto e i cui componenti inizieranno a breve a setacciare le vie della città ci sono Aism, Uildm, Legambiente, movimento apostolico ciechi, Fiab, Associaizone Letizia con il supporto del centro “Per gli altri”. “Tolleranza zero ai comportamenti incivili e all’ostilità della città nei confronti dei disabili – commenta il sindaco Fabrizio Matteucci -. Chi utilizza senza averne diritto i parcheggi riservati ai disabili deve essere multato. Punto e basta. E non deve venire a piagnucolare in comune. La comunità ravennate è composta da cittadini esigenti. È un bene, e io sono altrettanto esigente soprattutto nella difesa delle persone più deboli”. L’iniziativa va ad aggiungersi ad altre già attivate da Ravenna, come ad esempio la “carta bianca”. Attiva dal 2007, è un tesserino che gli uffici comunali rilasciano a chi ha una disabilità riconosciuta superiore al 75%. “Non tutte le disabilità sono visibili – spiega l’assessore al volontariato e alle pari opportunità Giovanna Piaia -. Ci è capitato spesso di ricevere lamentele di persone alle quali, magari al cinema, veniva richiesto un certificato medico. Oggi con la carta bianca i disabili vedono riconosciuti ancora di più i propri diritti”. La carta bianca ha anche una versione “turistica”, per i disabili che soggiornano nella città romagnola per brevi periodi. Le istruzioni per richiederla sono sul sito del comune (http://www.comune.ra.it/).

da www.superabile.it

Augusta: voce ai cittadini – locandina UDC vs Carrubba


di Alessandro Mascia

Se oggi sto scrivendo lo devo al fato. La mia traiettoria in bicicletta, infatti, è stata lambita da una sedia sputata a tutta velocità dalla bocca di un bar di seconda classe. L’ho vista fiondarsi rabbiosa e mulinante con tutte quelle gambe di ferraccio pronte a decollarmi. Per fortuna, però, ne ho avvertito solo l’impatto con un lembo svolazzante della mia polo azzurra. Un secondo di ritardo, un tentennamento, un indugio, una remora sarebbero stati fatali o, comunque, mi avrebbero costretto a scrivervi da un letto di ospedale. Il proiettile era stato scagliato al culmine di un acceso dibattito all’interno del bar. Ecco i fotogrammi in sequenza: uno scoppio d’ira, stile tifoseria ultras; un tizio con gli occhi di fuori, come se avesse appena toccato un cavo da 380 volts, infiamma la soglia del bar facendo sgommare due bei mocassini lucenti; a distanza di un niente il passaggio di un ciclista allampanato – che sarei io – e poi, in rapidissima successione, il proiettile in forma di sedia. Il fuggitivo, quando ha realizzato che l’intenzione dei suoi avversari aveva preso la forma di una sedia fracassata dalla parte opposta della strada, ha pensato bene di accelerare la sua già sostenuta andatura. Ma scappa scappa, alla fine abbuccò e – direbbe mia suocera – quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini con ginocchia e gomiti raspati crudamente dall’asfalto. Poi si sa: chi conserva un minimo di dignità casca, anche malamente, ma subito si rialza sostenendo di non essersi fatto nulla. Questo tizio, che poi ho riconosciuto essere colui che, alcuni giorni prima, mi aveva rifilato un volantino a firma dell’onorevole Pippo Gianni, non solo apparteneva alla famiglia dei predetti dignitosi, ma anche a quella dei centometristi, perché, riagguantata la situazione, ha ripreso le energiche falcate da dove le aveva interrotte. Finito lo spettacolo del cinghiale in fuga dai crepitii di doppietta, ho posteggiato la bici accanto alla bocca del bar ancora fumante d’ira e ne ho sbirciato l’interno. Nella penombra di un locale sudicio e avvinazzato, un gruppo di beoni fischiettanti facevano dondolare lo sguardo dai lampadari ai poster della Coca-Cola, come se la coda di paglia stesse iniziando ad abbambare. Del resto avevano appena rischiato di menomarmi. Forte di questa percettibile diseguaglianza psicologica, ho fatto ingresso chiedendo i motivi dei fotogrammi appena vissuti. Dopo le scuse per l’accaduto, mi hanno dipinto il fuggiasco con caratteristici epiteti del luogo: sturdutu, scassapagghiaru, scunchiurutu, bestia. Tutto perché l’uomo dei volantini voleva convincerli che l’ingresso dell’UDC nella Giunta Comunale era stata cosa buona e giusta.

Non di tradimento si è trattato, secondo Pippo Gianni, ma di “spirito di servizio, per aiutare la Città”. Roba da matti! Il partito con cui il PDL faceva grancassa contro Carrubba oggi è con Carrubba per “spirito di servizio”. La gente non ci capisce più niente. Il consigliere provinciale Nicki Paci, personaggio di spicco dell’UDC cittadino, aveva lasciato, in illo tempore, il partito di Alleanza Nazionale per quello di Casini. Aveva esordito con un manifesto 6 x 3 che gridava: “Al Centro guardando a Destra”. Quel messaggio, oggi, è stato tradito? Bisognerebbe rivisitarlo: “Al Centro guardando Carrubba”? Eh sì, perché nel chiacchiericcio generale emerge anche la tesi secondo cui le manovre di questi giorni sarebbero frutto di accordi per garantire campo libero a un Nicki Paci sindaco di Augusta e a un Massimo Carrubba deputato alla Regione. Tutto tranne che l’interesse della Città. Roba da matti! L’UDC, ricordo, si era distinto per ferocia nell’opposizione a Carrubba. Il gruppo dirigente dell’UDC augustano sfornava tazebao ai limiti della querela (si veda la foto a lato). Contestavano il programma elettorale di Carrubba su tutti i fronti, quello stesso programma che, oggi, hanno sposato in toto. Ecco perché “girano i cabasisi”, per dirla con il divertente collega Joe Strummer, e volano le sedie al solo sentir parlare di UDC ad Augusta.

L’anomalia ha vellicato la reazione anche del deputato nazionale del PDL Fabio Granata, che ha urlato infuocato: “Ad Augusta il nostro candidato Marco Stella ha perso le elezioni per pochissimi voti e dopo una campagna elettorale che ha spaccato in due la città. Che ora qualcuno decida di entrare in Giunta, tradendo chi ha creduto in un progetto alternativo all’attuale Amministrazione – rivelatasi inconsistente e priva di progetto – solo per bramosia di poltrone e che pensi che tale decisione lasci invariato il quadro politico provinciale, denota un allarmante livello di arroganza e trasformismo”. Il PDL augustano, per bocca del consigliere Peppe Di Mare, dichiara: “L’ingresso dell’UDC nella Giunta di centro-sinistra, ad Augusta, di fatto mortifica l’espressione democratica di ogni cittadino tradotta nel voto. Ognuno è libero di fare, ma nessuno può tradire il mandato ricevuto, sarebbe stato meglio anche tornare a votare”. Il consigliere Di Mare pone un interessante interrogativo all’UDC augustano: qual è il “bene” della Città? Accaparrarsi due poltrone turandosi il naso per un programma che non si condivide oppure continuare a opporsi all’Amministrazione Carrubba così come volevano gli elettori UDC? Significative le parole di Pippo Gianni: “La decisione di entrare nella giunta Carrubba da parte dell’UDC ha un nome e cognome: Pippo Gianni”. Come dire che i dirigenti locali dell’UDC, a partire dal coordinatore Salvo Aviello e dal consigliere provinciale Nicki Paci, contano quanto un bel due di coppe. Chi conta è solo Lui, l’inopinabile, l’incontestabile Pippo Gianni. E questa presunzione, almeno ad Augusta, inizia a dar fastidio e a sollevare in volo le sedie. Attenzione, quindi, a calcolare bene le traiettorie quando si passa davanti a un momento di discussione sulle scelte dell’UDC. Io l’ho scampata bella!