Silvia


di Vasco Rossi

vascosilvia riposa dentro la stanza
con una mano sotto il cuscino
mentre di fuori spunta il mattino
che fra non molto la svegliera’
silvia si veste davanti allo specchio
e sulle labbra un po’ di rossetto
andiamoci piano pero’ con il trucco
se no la mamma brontolera’
silvia fai presto che sono le 8
se non ti muovi fai tardi lo stesso
e poi la smetti con tutto quel trucco
che non sta bene te l’ho gia’ detto
silvia non sente oppure fa finta
guarda lo specchio poco convinta
mentre una mano si ferma sul seno
e’ ancora piccolo ma crescera’
silvia fai presto che sono le 8
se non ti muovi fai tardi lo stesso
e poi la smetti con tutto quel trucco
che non sta bene te l’ho gia’ detto
silvia non sente oppure fa finta
guarda lo specchio poco convinta
mentre una mano si ferma sul seno
e’ ancora piccolo ma crescera’
silvia ora corre oltre lo specchio
dimenticando che sono le 8
e trova mille fantasie

A Silvia


di Giacomo Leopardi

a SilviaSilvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

Santa Silvia


di Daniela Domenici

santa silviaSe al calendario oggi diamo un’occhiata

vedremo che Santa Silvia viene festeggiata

della vita di suo figlio fu una così grande artefice

che Gregorio poi col nome Magno divenne pontefice.

Al tempo dei Romani un’altra Silvia di una colpa si macchiò

e per i posteri sempre purtroppo  Rea Silvia si chiamò.

Ma poi per lei Leopardi un’ode sublime compose

e sugli altari della memoria di tutti così la pose