“Quel mare”


di Angela Ragusa

Sento il mare come padrone…
quel mare dalle mille gradazioni di colore
quel mare che ogni giorno mi sembra diverso ed invece è sempre lo stesso…
il mare del quale ogni giorno dico seduta sulla riva e sempre stupita :ma com è bello oggi…(come se ieri lo era di meno…)
il mare avvolgente,sovrastante,rassicurante,accogliente…

il mare che rilassa,che ascolta senza dire nulla mentre coccola con l’ andirivieni delle sue onde…

quel mare che mi manca e al quale torno come ogni volta ,spogliandomi delle mie vesti…
il mare dalle infinite orme ,dalle tante forme, dai gusci di conchiglie spezzate e frantumate ,raccolte e poi abbandonate….
il mare dal silenzio notturno ,dai riflessi della luna traballanti a pelo d’acqua….
il mare in tempesta quando plumbeo diventa il cielo…
il mare inconsapevole,mosso e che muove e racchiude ricordi bagnati di spruzzi salmastri …
quel mare che bagna i miei piedi e fresco ristora dalla calura del giorno…
quel mare ,immensa metafora,culla inattesa, sospesa come amaca intrecciata tra raggi di stelle,
quel mare che anelo e che invidio ai suoi pesci…
quel mare che amo se tu vi affondi con me!

“Non mi riguarda” da “Il colore dei giorni di un ergastolano” di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto


Ricevuta, copiata e pubblicata

Non dite “Non mi riguarda”

Qualcuno deve pur sapere

La mia pazza storia.

Sapere del dolore subito

Ignorato, del dolore

Che non fa più rumore

Del crescere dell’erba.

Deve saperlo qualcuno.

O dovrò continuare

A urlarlo alla luna

Ai portoni chiusi

Agli alberi spogli?

Ci deve essere

Una sciatta baldracca

Uno stanco ubriaco

Un pio straccione

Che voglia ascoltare

A denti stretti

A pugni serrati.

Qualcuno

Che voglia urlare

E poi piangere da solo

Dentro il cerchio

Della sua ombra

Con gli occhi chini sul selciato

E rossi di vergogna.

“Lungimirando”


di Nunzio Buono

Il giorno
è un giorno letto tra i giorni raccontati, steso e nascosto
tra le pieghe di lenzuola confinate
da uno sguardo

vado seduto con le mani vuote
da un tramonto raccolto
su una panchina scarabocchiata
dagli istanti, distratti
dai colori viola delle nuvole.

Il mare
è uno spazio d’aria racchiuso
da un orizzonte perfettamente in linea d’occhi, dove
tu eri oltre quella sera in piedi al vento
e chino il volto mi parlavi.

Dai tuoi, il cielo,
aveva rubato il chiaro specchio d’azzurro
che piano piano ti tornavano nei miei, dipinti al fiato
dalla leggerezza del tuo vestito magro, io
nudo il segno
del segreto della luna

e respiro
dal mio silenzio il tuo silenzio
insinuandomi tra i capelli, come il vento, fa
con le foglie al ramo e in un giorno di pioggia
ti bagna di sole tra le forme

il tuo profumo
respira la mia pelle
in questo giorno che mi racconta i suoi domani
accanto a una panchina stretta
seduto tra le scritte, scritte
di amori ripetuti di promesse.

C’è
uno spazio di parole
nel pensiero
che scrive per te il mio domani.

“Di quanto amore”


di Maria Grazia Vai

Come dal mare l’odore del vento
Arriverai
E con te, il mio tempo.

Del mio domani, di ieri, il mio dono
sarà l’attesa

Dei tramonti la goccia, dell’alba
i profili

Arriverai,
come la pioggia sui fiordalisi

Dorato frastuono, sarai nel mio abbraccio
sotto voce
– sotto la pelle,

dove canta l’Amore e solo tu puoi sentirlo

E ti voglio e ti penso,
dolce sogno increspato. Cuore mio
Mio tormento

Tu, del mio sogno cometa. Io,
bianca vela t’inseguo

E ti spingo
ai confini del cielo

Ma ti penso e ti voglio nel fiato,
nel mio sorriso,
nelle braccia e negli occhi

Arriverai

– ma sei già – Qui, dove ti sento

Sei l’Amore che inazzurra
ogni pagliuzza del cuore
Ed io , qui seduta – in silenzio

ti aspetto

E scoprirai di quanto amore
sono pieni i miei occhi.

“Dorme”


di Tiziana Mignosa

Dorme intorno a me il mondo
in questa notte dove il silenzio al cuore canta
e dove il tempo
una ad una
stille di tormento ha colto
per farne stelle e vento
per me
e per chi allo specchio crede e attende
corone di splendore
solitarie gocce
diventate sole.

Ritorno al mare


di Angela Ragusa

Di salsedine riveste la mente
lasciata nei luoghi ,sabbie dorate,
a ritrovar quell’ orme….
il mare le avrà inghiottite,
notte di tempesta,
lampeggiando solitari scogli d’ inverno…

Traccia ora la riva,passaggio assolato
un nuovo ritorno.
Sistemo il giaciglio,terra di me,
resto in silenzio.

Concerto di onde culla il pensiero
e conchiglia stipata tra reti intrecciate
riecheggia all’orecchio ancor vivido suono…

Polvere e note


di Tiziana Mignosa

Sulle note di Dancing with the wind di Omar Akram )  

Non arrenderti al grido e al silenzio

pensiero incolto che continua a spegnere candele

abbandona l’ingombro delle idee al piombo

e oltre i lividi approda dov’eri atteso.

Meravigliosa

è l’alchimia gitana che ti entra nella pelle

polvere e note

Amore non comprende limiti e catene

e di velluti e veli

fluttua

adesso.

Scivolando dentro la bellezza della visione nuova

separati da paura e pesantezza

e ormai senza inutili fardelli

afferra la tua vita vera.

Guardami, come io ti vedo


di Maria Grazia Vai

Il battito mio si ferma dentro i tuoi occhi.
Stupiti, stregati, immersi nell’infinito nero-blu profondo
a vestirmi i silenzi, a scavarmi la pelle,
a svelarne ogni segreto recondito.

Come ferma è la tua mano, e mi dipinge – inchiostro e luce
Fluisce, e del pensiero tuo s’addensa,
sorretto l’audace passo di tremule carezze

Si ferma nel tuo sentire, linfa di giada ti scorre nel petto
E profumi d’oriente, di sussurri di luna
e cicale

Il battito mio si ferma, prostrato, davanti ai tuoi occhi
E mentre si eleva il corpo al di là d’ogni mio respiro
si alza, silente e fiero – il volo dei miei occhi
a scrutare dentro

e oltre – i tuoi

“Del frinir dei grilli”


di Maria Grazia Vai

sulle note di Andre Rieu “ Je t’aime “

http://www.youtube.com/watch?v=x1TXMpiqcDI

Pensieri come nuvole di scogliera
parole gonfie di vento e senza voce
L’inattesa carezza
che intreccia fili bianchi
tra i sandali e la rena

Melodie, il suono del mare
a lambire questo cielo
al di la del cielo
Ansima il vento.

S’incrina il silenzio del tempo
Si confonde tra le nebbie
Scompare
negli anfratti solitari del cuore
dove nascondo i segreti
dei gabbiani

Veli di tulle e di rugiada
imbiancano le spume e l’orizzonte
Mentre l’aurora spegne
l’ultimo luccicar di luna

Raccolgo
stelle marine in fondo al pozzo
Pensiero d’ambra e nostalgia
s’infrange sulla riva
del mio sentirti ancora

Mormora le sue note d’acqua
e non si placa
La mia tristezza diviene attesa
mentre scompari
dietro i vetri umidi dei ricordi

Come d’estate
il frinir dei grilli
Ti colgo fiore con mani di spine
Perla nera ,
t’ho incastonata al cuore.

Sono disgustato dalla pochezza del giornalismo italiano in tema di disabilità


di Franco Bomprezzi

Tacciono, fanno finta di non sapere, di non aver capito e invece sono conniventi, tuonando dal loro pulpito di carta contro i “falsi invalidi”, abboccano come “carpe” all’amo dei “falsi numeri”, si occupano d’altro, si schierano a metà, sempre a metà, ma quando ci sarebbe bisogno di una bella testimonianza di professionismo – come nel caso di questa Manovra Finanziaria che in realtà colpisce i “veri invalidi” – spariscono, si eclissano, si negano. E a pagare restano le persone con disabilità e le loro famiglie… Un mondo di ipocriti, farisei, distratti, superficiali, ignoranti, ignavi, prudenti, egoisti, calcolatori, pigri, dormienti. Sono i miei colleghi giornalisti famosi. Le “grandi penne” del giornalismo italiano, quelle che si sono distinte in questi anni, guadagnando somme ingenti, ben al di sopra della media dei colleghi ordinari, per aver saputo “lisciare il pelo” all’opinione pubblica, individuando, con sagace e furbo moralismo perbenista, i responsabili del nostro malessere sociale ed economico. Hanno venduto migliaia di copie di libri, hanno riempito gli scaffali di bestseller, sono intervenuti nei talk show pubblici e privati, hanno aperto blog, hanno ricevuto premi e onorificenze, sono ascoltati e temuti, vezzeggiati e circondati di premure. E ora tacciono, fanno finta di non sapere, di non aver capito. Peggio, sono conniventi. Tuonano dal loro pulpito di carta contro i “falsi invalidi”, abboccano come “carpe” all’amo dei “falsi numeri”, si occupano d’altro, si schierano a metà, sempre a metà, un colpo al cerchio (e neppure quello), un colpo alla botte (dipende dalla botte). Insomma, quando ci sarebbe bisogno di una bella testimonianza di professionismo, su carta, in tivù, sul web, spariscono, si eclissano, si negano. Vergogna. Lo dico senza timore. Sono sinceramente disgustato dalla pochezza del giornalismo italiano in tema di disabilità. In questi giorni la rivista «Vita» ha cercato, anche con il mio impegno personale, di documentare seriamente un caso palese di errore contenuto nella manovra del Governo. L’innalzamento della percentuale di invalidità per ottenere l’assegno mensile di assistenza, dal 74 all’85 per cento; colpisce invalidi “veri”; è una vergogna, non serve a niente, non porta altro che spiccioli nelle casse dello Stato, non c’entra niente con la lotta sacrosanta al fenomeno dei falsi invalidi. E allora perché questo silenzio? Perché questo argomento è un bel diversivo per spostare l’attenzione dai temi veri della manovra. Intanto, però, a pagare sono le persone con disabilità e le loro famiglie. Vergogna.

da www.superando.it