Il primo “collocamento” per detenuti


Al via per tre anni in via sperimentale in cinque regioni l’agenzia ANReL, il più importante progetto di recupero mai realizzato in Europa

L’art. 27 della Costituzione Italiana recita che le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”, una rieducazione che deve puntare al recupero umano, sociale e spirituale della persona.  E  proprio questo è l’obiettivo che si propone il progetto di una “agenzia di collocamento” per i detenuti varato su iniziativa del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta. Un progetto che riceverà dalla Cassa delle Ammende del
 Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria la somma di 4,8 milioni di euro, nasce da una convenzione quadro siglata con il Ministero della Giustizia e sarà gestito dalla Fondazione “Mons. Di Vincenzo”.

Si chiama Anrel (Agenzia Nazionale Reinserimentoe Lavoro) ed è stata subito definita come il “più importante progetto di recupero dei detenuti ed ex detenuti”. Al via in cinque regioni pilota (Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto) si propone di dare un’alternativa a circa 1.800 ex-detenuti avviati al lavoro; di questi 1100 dovrebbe essere collocati in cooperative sociale, 550 come dipendenti e 150 avvieranno nuove imprese o si aggregheranno a progetti esistenti. Cento in totale le imprese che – stimano i promotori – potranno essere costituite dai detenuti. Sarà creata una banca dati dove inserire i curriculum (circa seimila) dalla quale i datori di lavoro possano attingere informazioni e, eventualmente, risorse. Tra gli obiettivi, la presa in carico delle famiglie dei detenuti con la creazione di Cittadelle su territori confiscati alle mafie. 

Alla guida del progetto di recupero c’è il Movimento Ecclesiale “Rinnovamento nello Spirito Santo”, di cui è presidente Salvatore Martinez, in collaborazione con altre realtà, tra cui: Caritas Italiana, le Acli, Coldiretti e Prison Fellowship International.

ANReL è una vera e propria “agenzia di collocamento” che opererà attraverso percorsi personalizzati di orientamento, di formazione, di avviamento al lavoro, d’inserimento professionale, borse lavoro, attraverso partnerariati con le principali organizzazioni sociali e datoriali, con un significativo cofinanziamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dei Partner operativi e attuatori.

Si tratta del primo e più grande incubatore di buone prassi sociali per la redenzione e la rigenerazione del mondo carcerario mai realizzato in  Europa, un intervento concreto per un percorso di recupero sociale, umano e spirituale dei detenuti, ex detenuti e delle loro famiglie, da sottrarre all’influenza e al controllo della criminalità organizzata che, attraverso la vicinanza alle famiglie dei detenuti, punta a intrappolare sempre più una persona nella ragnatela della criminalità e della devianza sociale.

Partenza in 5 regioni

Destinatari, in via sperimentale e per un percorso triennale, sono i detenuti e gli ex detenuti delle Regioni Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto – che ospitano oltre la metà della popolazione carceraria in Italia – con il coinvolgimento attivo dei nuclei familiari dei soggetti coinvolti. Sono oltre 68.000 oggi i detenuti nelle carceri italiane; di questi 7.500 lavorano in parte alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, in parte per datori di lavoro esterni o in proprio (dati DAP). Nella prima fase il progetto porterà ad un ampliamento dell’anagrafe della popolazione carceraria (banca dati) fino a 6.000 soggetti, ad un aumento del numero di detenuti avviati al lavoro pari a 1.800 soggetti e all’ampliamento del numero di imprese costituite da detenuti che, nel primo triennio dovrebbero essere già più di 100. Nel corso degli anni, si potrà inoltre procedere in modo graduale al coinvolgimento di altre regioni italiane.

L’avvio delle attività

L’operatività si concretizza in una serie di fasi e di piani di azione: dalla costruzione di una banca dati dei profili professionali dei detenuti ed ex-detenuti coinvolti, all’avvio di percorsi di formazione personalizzati; attività di informazione e sensibilizzazione di soggetti pubblici e privati per ampliare il target di potenziale impiego delle figure professionali disponibili; sostegno alle iniziative e ai progetti di imprese sociali;  tutoraggio e accompagnamento continuo dei soggetti presi in carico dall’Agenzia e aderenti al Progetto. Saranno immediatamente avviati contatti per la proposta, il coinvolgimento e l’accesso dei detenuti al progetto mediante apposita informativa; a 6 mesi dall’avvio del progetto è prevista la partenza dei percorsi di formazione. Il lavoro con i detenuti inizierà già durante il loro soggiorno in carcere; nelle 5 regioni coinvolte saranno creati centri di coordinamento sul territorio e centri di consulenza.

Polo di Eccellenza in Sicilia

ANReL conta oggi sull’esperienza pilota realizzata in Sicilia, presso il Polo di Eccellenza della solidarietà e promozione umana “Mario e Luigi Sturzo”. Avviato nel 2003, alle porte di Caltagirone, su un Fondo agricolo di 52 ettari appartenuto agli Sturzo, dotato di un antico Casale e di un Baglio oggi rifunzionalizzati. Ad oggi sono stati coinvolti nel progetto 12 detenuti ed ex-detenuti, impegnati in attività di formazione umana e professionale altamente specializzati focalizzate sulle attività peculiari della tradizione del territorio, quale la produzione delle famosissime ceramiche di Caltagirone, la coltivazione, la trasformazione e il confezionamento di prodotti agricoli.

da http://www.vita.it

“Sicilia”


di Angela Ragusa

Terra di suli ,terra d’alligria,
terra d’amuri e di beddi figghi…
tu sula ,sii, Sicilia mia
tu sula a passioni m’arrisbigghi…

Cantanu i ciuri , cantanu l’ aceddi,
canta lu mari cu li pisci in coru
sciogghiunu li sireni i capiddi beddi
lu suli brillìa supra lu granu d’oru…

sugnu luntana ma ju ti pensu
comu nu chiovu dintra a la testa
quannu sacciu ca perdu lu sensu
tornu ‘nti tia e facemu granni festa!

L’evoluzione diacronica della lingua italiana, dalla crusca alla escort


Diamo nobiltà alla caniglia

La caniglia è il corrispondente italiano della crusca. Un tempo veniva, anche nelle nostre campagne, ritenuta la parte meno nobile del macinato di frumento. Oggi, è arrivata la sua rivalutazione ed è diventata una delle componenti essenziali per le diete e aiuta alle evacuazioni.

Le origini di nobiltà della caniglia (crusca) risalgono al Cinquecento, quando fu fondata l’Accademia della Crusca. I soci dell’accademia scelsero il nome crusca “quasi per dire che l’Accademia doveva procedere a una scelta fra i buoni e i cattivi vocaboli”.
Insomma, si doveva scegliere quali parole erano degne di far parte del lessico della nascente lingua italiana. La crusca (a caniglia) aiuta a fare la cacca, ma le sue origini sono comunque nobili…

Cosa direbbe oggi il prof. Umberto Panozzo.

Ho ancora conservata una vecchia Grammatica Italiana redatta dal professore Umberto Panozzo, edita nel 1967, e andando a pagina 252 del bellissimo volume, trovo dei consigli su come usare correttamente i vocaboli italiani.
Seguitemi.

Non si deve dire: terrò al corrente ma terrò informato; numero di giornale arretrato ma numero passato; è un uomo fenomenale ma è un uomo straordinario; si è verificato ma è avvenuto; declini le sue generalità ma mi dica il suo nome e cognome; fece il suo nome ma disse il suo nome; le acque vengono convogliate verso il lago ma vengono incanalate verso il lago.

Non dite Baby ma bambino. Bebé ma bimbo. Bitter ma amaro. Bluff ma imbroglio. Camion ma autocarro. Chalet ma padiglione. Chàssis ma telaio. Box ma recinto. Chic ma elegante. Notes ma taccuino. Premier ma primo ministro.
Eppure, oggi, siamo costretti a sentire gli orrendi attenzionare, candalerizzare, scannerizzare, microciffare, paparazzare. E poi, tronista, fare una esterna e il fantastico, poco più di una spaecherina. (Rosanna Cancellieri).

Contaminazioni anglo-sicule-italiane.
In un ufficio di Palermo.

Mi ma da scimunita non si può proprio farla scuffari dal nostro staff”
Non si preoccupi, signor direttore, ci penso io. Ora mi ci attacco ri supra e comincio a fare un po’ di corte e, se non cala i mutanni subito, la minaccio che non la mando allo stage che sta organizzato la presidenza. Si un ci basta, l’attacca le, signor direttore, cu mobbing e viri ca cala i cuorna. E di poi c’è Ciccio, l’amicu nostru, che ha sempre a mania dello stalting e lo usa a minchia chiina.

L’attaccamu e se poi non lo capisce mancu accusssì, che se ne deve andare, diremo in giro che s’arrangiulìa facendo fa la escort. Virissi, carissimu (ri subitu) signor direttore, ca quannu sannu ca fa la squillo, i colleghi si ci ettanu a pisci e raccussì vedrà che come un nenti, presenterà le voluntary resignantion e si ni va a casa cu i sui piedi e di leva davanti ai testi…moni con rispetto parlando”.

da www.ragusa.blogsicilia.it