“L’amore” da “Aereo paradosso”, ancora inedito, di Sebastiano Milazzo


…In amore una delle cose che deve essere salvaguardata è la differenza per evitare che accada che una persona tenda aiutare l’altra, a calarsi nella sua figura.

Per quanto il desiderio dell’altro sia totale, l’imitazione dell’altro o credere di poter possedere l’altro non sono manifestazioni d’amore ma atteggiamenti distruttivi e pericolosi.

L’amore è una luce che rende padroni di vivere liberamente le nostre differenze e per conservarle nell’amore abbiamo bisogno di molto spazio.

Chi vive in campagna sa per esperienza che piantando due alberi troppo vicini si soffocherebbero uno con l’altro; se troppo vicini comincerebbero a correre esili verso l’alto nel tentativo di trovare un loro spazio di luce fino a che il peso della chioma non spezzerebbe il fusto rimasto troppo esile nella frettolosa ricerca della propria luce.

Uno dei momenti dell’amore in cui il poco spazio può essere splendido è il momento in cui si fa del sesso: in quei momenti attraverso il contatto dei respiri si assapora il privilegio di coniugare la forza del piacere alla forza che deriva dalle proprie fragilità.

Per questo fare l’amore non è soltanto una liberazione fisica, è una forza che coinvolge in profondità il cuore quando anche il cuore dell’altro è attraversato dalla stessa intensità di luce.

Quando cuore e corpo si raccolgono in un tutt’uno si riconosce la profonda bellezza dell’incontro che offre la possibilità di delizia e estasi nell’atto di fare l’amore”…

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“L’ambiguità dell’ergastolo”, riflessioni di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto


Appena ricevuta, copiata e pubblicata esattamente com’è scritta.

Gli esperti affermano che la giustificazione della pena si basa su tre principi, il principio retributivo, quello preventivo e quello rieducativo. Per i suoi aspetti di amara crudeltà, l’ergastolo senza benefici penitenziari non è più una pena proporzionata alla gravità del reato commesso e nemmeno al grado di ravvedimento del condannato, ma proporzionata soltanto alla vita del condannato: tanto durerà la sua vita, tanto durerà la sua pena.

Se viene tolta la possibilità di reinserimento, il problema della rieducazione non si pone nemmeno e non basta dire che “sulla carta” anche l’ergastolo può essere oggetto di liberazione condizionale, perché questa possibilità che, differenza dei permessi premio, è un diritto previsto dalla legge e non una gentile concessione, ormai non viene più concessa se non in presenza della collaborazione. Se non c’è la collaborazione, l’ergastolo non è più una pena ma diventa una morte bianca , un annientamento della persona a vita. Privo di qualsiasi legittimazione costituzionale l’ergastolo è solo una forma di vendetta sociale contro un essere umano, non più per quello che è o è diventato dopo decenni di detenzione, ma solo per ciò che gli è capitato di commettere molti decenni prima.

La vendetta fa diventare l’ergastolano un corpo privato dell’anima, un corpo che ogni giorno lotta per la sua sopravvivenza, ma consapevole di non poter godere del diritto di avere diritti e senza diritti, per l’ergastolano, la migliore amica sarà la morte, l’unica certezza e l’unico diritto che gli rimane, in un modo muto, sordo e cieco  su quella che è la sua condizione. Ora che l’ergastolano ha perso anche l’ultima perversa illusione che è anche una perenne e perversa bugia di poter dare qualcosa di diverso ai propri affetti, durante il giorno non pensa di morire ma durante la notte, mentre tutti dormono, pensa a quale sia la forma meno dolorosa e meno clamorosa per andarsene in silenzio e senza farsene accorgere. Con l’ergastolo ostativo nulla è cambiato dal medioevo ad oggi. E’ scomparso solo il patibolo. E’ cambiato soltanto che con l’ergastolo ostativo le esecuzioni avvengono in maniera lenta e silenziosa nel mondo dei dimenticati. L’ergastolo ostativo è peggiore della pena di morte perché proietta l’individuo nella dimensione di un non luogo in cui ogni misura del tempo appare dissolta e ogni senso del reale definitivamente perduto.

Dal carcere di Spoleto una riflessione di Sebastiano Milazzo (ricevuta, copiata e pubblicata


 Miriam Mafai su un articolo su Repubblica del 15 giugno si chiede scandalizzata se era necessario portare l’imputato Fabio De Santis ammanettato in tribunale visto che non è mafioso. Come a dire che un imputato di essere mafioso, non condannato ma solo imputato, può essere massacrato quando si vuole, come si vuole, quanto si vuole, mentre un galantuomo come De Santis no. La signora Mafai con la sua indignazione tradisce un razzismo sociale molto diffuso con un pensiero che non differisce dal pensiero dell’on. Buonanno della Lega Nord che si augura il suicidio di tutti i mafiosi. Cambia la forma ma la sostanza è la stessa. Questa è l’incultura di questo paese, l’incultura di chi pretende una GIUSTIZIA a due piani, una per i galantuomini per definizione che si fanno regalare le cose in tutto o in parte e per quelli che si fanno portare le escort per soddisfare le proprie voglie. E un’altra GIUSTIZIA per i soliti utili idioti usati come icone del male assoluto per deviare l’attenzione dagli scambi di favori che si fanno gli uomini del sistema, di destra e di sinistra, e i loro sodali che non pagano mai per le loro colpe. A differenza degli Stati Uniti dove non c’è il reato di associazione mafiosa ma leggi che inducono i tribunali a giudicare in base ad elementi oggettivi: il banchiere che ha truffato miliardi di dollari in cinque mesi è stato giudicato e condannato con la stessa severità riservata all’ultimo reietto della società a 150 anni di carcere. De Santis e i suoi sodali faranno al massimo tre mesi di carcerazione preventiva  il loro processo verrà prescritto.

Questa incultura ha portato all’ERGASTOLO OSTATIVO.

L’incultura che individua preventivamente “le categorie” da rinchiudere in carcere privandole del diritto di avere diritti non per quello che in realtà sono ma per come sono fatti apparire e per quello che servono al potere.

Diceva Giuseppe Prezzolini: “Di una cosa sono certo: gli Italiani mi sembrano negati per la democrazia; islandesi, svizzeri, inglese, americani sono nati democratici, noi autoritari e faziosi. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano

“Amplessi”


Dal carcere di Spoleto una poesia di Sebastiano Milazzo, ricevuta, copiata e pubblicata

Le notti vissute senza sonno

simulano gli amplessi

di chi è avvezzo a contare

giorni sempre uguali

con la stessa vogia

di donne fragranti.

In quel preciso momento

vivono situazioni astratte

figlie di un solo enigma

e ogni pensiero si prostituisce

per chiamarsi vita.

In quel baleno

la duna si alza obliqua

e un piccolo sole

illumina chi è sepolto

sotto l’ombra di ragni neri.

In quelle notti

nessuno s’attende magie

nemmeno il sangue che

all’improvviso sale

e poi scende giù

alla medesima velocità.

Un sangue che rompe la nebbia,

fa battere piano le ciglia,

mentre una lacrima muore

rigata dietro spente comete.