Le carceri secondo Fleres


di Rosamaria Gunnella

Gli episodi accaduti negli ultimi tempi negli istituti di pena italiani, decessi, sommosse, tentate evasioni, hanno riportato prepotentemente alla ribalta la difficile situazione in cui versa il “pianeta carcere”del nostro Paese. Le circa 200 strutture penitenziarie italiane attualmente utilizzate, alla data del 18 novembre 2009, hanno una capienza di 43.074 detenuti, estendibile ad una capacità massima consentita pari a circa 64.111 unità. Se si pensa che alla stessa data il numero dei detenuti è superiore al massimo consentito, allora si capisce come grande e urgente sia la soluzione del problema, che riguarda anche molti altri aspetti. A tal proposito abbiamo ascoltato il senatore del Pdl, Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti in Sicilia e coordinatore nazionale dei garanti regionali.

In questi giorni si è parlato molto del sistema penitenziario del nostro Paese. Qual è la situazione attuale?

E’ sicuramente una situazione molto difficile e complessa. Attualmente in Italia ci sono oltre 65.702 detenuti dei quali 24.326 sono immigrati e più di 19.000 risultano tossicodipendenti e condannati per reati legati allo loro condizione sanitaria.  Questi numeri sono sufficienti per comprendere come le condizioni di vivibilità intracarceraria diventano insopportabili e disumane per i detenuti e assolutamente difficili e stressanti per gli agenti di polizia.

Quali sono le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria?
Gli agenti di polizia hanno turni massacranti e al limite dei diritti dei lavoratori, e non solo a causa di un numero maggiore di detenuti sui quali occorre vigilare. Su un numero complessivo di 35.287 agenti, gli effettivi sono circa 34.000 con una riduzione di quasi 5000 unità negli ultimi cinque anni rispetto all’organico. Per questo ho proposto il rientro immediato del personale di custodia adibito ad altre funzioni e una redistribuzione dello stesso per una migliore efficienza della loro attività.

Come pensa di risolvere il problema dei tanti extracomunitari che affollano le nostre carceri?

Con accordi internazionali che consentano di far scontare la pena ai condannati stranieri nei loro paesi di origine, con il limite però per quei paesi dove è consentito l’uso della tortura e la pena di morte o dove non vi sono garanzie circa il rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani.

E per quanto riguarda i tossicodipendenti?

Credo che delle convenzioni con comunità e strutture adibite per il loro recupero, anche per quei soggetti che sono sottoposti a cure psichiatriche, possano ovviare alla loro detenzione in carcere.

Un grande problema della situazione penitenziaria sono le stesse carceri, spesso situate in edifici inadeguati. Quale soluzione ritiene possibile?

Sicuramente la chiusura immediata delle strutture eccessivamente fatiscenti che determinano un trattamento inumano per i detenuti e anche per l’attività degli stessi operatori dell’amministrazione penitenziaria e, contemporaneamente, l’apertura di carceri già realizzate ma mai aperte a causa della lentezza burocratica. Ritengo inoltre che occorre recuperare le strutture penitenziarie con interventi infrastrutturali che rendano civile la detenzione e meno stressante l’attività dei vigilanti. Per fare un esempio, la mancanza di docce nelle celle, oltre a rendere difficile la permanenza per i detenuti, soprattutto nei mesi caldi, obbliga un’attività supplementare degli agenti che li devono seguire nel percorso e poi restare presenti durante l’utilizzo.

Quindi ci vogliono nuovi penitenziari?

Sono convinto che si debba ricorrere immediatamente al project financing per la dismissione di quelle carceri che sono ubicate nei centri storici, in vecchi edifici prebellici che non offrono alcuna garanzia dal punto di vista igienico, e per la realizzazione di nuove e moderne strutture che possono favorire, con la presenza di centri di socializzazione ,impianti sportivi, laboratori e aule scolastiche, il percorso rieducativo dei detenuti.

Una situazione difficile è anche quella dei bambini che sono “detenuti”con le loro madri…

A riguardo la mia proposta è quella di recuperare le strutture penitenziarie piccole non più in uso e destinarle a figure particolari del panorama carcerario, come appunto le donne in presenza di prole, utilizzate quindi come una casa famiglia.

Crede che, per quanto riguarda i detenuti per reati minori, sia possibile un diverso atteggiamento detentivo?

Fermo restando che bisogna garantire comunque la certezza della pena, sia quella alternativa che quella intramuraria, credo sia possibile l’applicazione di pene alternative per i reati minori. Per questo ho suggerito la realizzazione di strutture carcerarie a custodia attenuata per questi reati e anche per alcune tipologie di rei: incensurati, superiori ad una certa età, malati.

A proposito di detenuti malati…

Ritengo che per risolvere questo problema sia necessario un accordo nazionale con il Ministero della Salute che preveda la presenza in ogni ospedale situato in città sede di un Istituto penitenziario, o almeno in ogni provincia, di un reparto “blindato” per il ricovero di detenuti, migliorando così l’aspetto medico-sanitario riducendo i costi di sorveglianza.

 da www.opinione.it

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