Stressati e mal pagati, per i veterinari rischio suicidio quadruplicato


Veterinari precari e stressati dai mali incurabili dei loro “pazienti” e più a rischio suicidio: è questa la fotografia scattata da uno studio della University of Southampton (Gb) e dellaIsfahan University of Medical Sciences (Iran) pubblicato sulla rivista‘Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology’.

Fra questi medici, il tasso di suicidio è di circa quattro volte superiore a quello della popolazione generale e circa due volte superiore a quello delle altre professioni sanitarie. “Il lavoro del libero professionista veterinario, come quello di tutti i lavoratori autonomi – spiega all’Adnkronos Salute Marco Melosi, vicepresidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) – espone al rischio di malattie professionali causate da stress, carico di responsabilità individuali, certamente acuite, nella nostra professione, anche dall’incertezza del reddito. Nel caso del veterinario, come dei medici che hanno in mano delle vite, è senz’altro possibile attraversare fasi dolorose per l’insuccesso terapeutico in animali incurabili. Anche per questo l’eutanasia è una soluzione che il veterinario intraprende con sofferta decisione”.

da http://www.blitzquotidiano.it

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Luglio e’ il mese Wwf delle farfalle


Al via il mese delle farfalle. Parte l’iniziativa del Wwf che vede una ventina di oasi, dal nord al sud Italia, attive sia nei fine settimana, ma anche in altri giorni con aperture speciali, per visite guidate a tema fornendo ai visitatori una speciale scheda di riconoscimento delle specie di farfalle più frequenti.

“Sebbene in Europa siano presenti 482 specie di farfalle diurne tra cui 142 esclusive del continente, queste stanno subendo una sensibile diminuzione: negli ultimi 10 anni, il 31% delle farfalle europee ha subito un sensibile declino e il 9% è considerato ormai a rischio. In Italia sono oltre 270 le specie presenti e anche da noi molte sono in declino, si legge in una nota del Wwf Italia.

A minacciare le farfalle, riferisce il Wwf, la distruzione e la trasformazione degli habitat, l’agricoltura intensiva, l’inquinamento atmosferico e da pesticidi, i cambiamenti climatici e il mercato del collezionismo.

Perderle, spiega l’associazione, “significa eliminare i servizi ecologici di primaria importanza che sono in grado di fornire, dall’impollinazione, al controllo dei parassiti, all’essere una fonte importante di cibo per i predatori, senza considerare che le farfalle sono anche ottimi indicatori della salute dell’ambiente e dell’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi”.

Le aree del Wwf ospitano da anni appositi “giardini delle farfalle”, che grazie alle fioriture di piante appositamente inserite e ricche di nettare o che sono fonte di nutrimento per i bruchi, “attirano moltissime farfalle, nel pieno della loro attività – ha affermato Antonio Canu, presidente di Wwf Oasi – l’invito per questo mese di luglio è, quindi, di venire nelle Oasi per ammirarle da vicino, apprezzarne l’importanza e scoprirne le caratteristiche meno conosciute”.

fonte ANSA

Alzheimer: troppa carne aumenta il rischio


Alzheimer: troppa carne aumenta il rischio

di Matteo Clerici

L’eccesso di carne rossa nella propria alimentazione rende più vulnerabili al morbo di Alzheimer.

Questa è la tesi di una ricerca, condotta dalla Temple University (Pennsylvania, USA), pubblicata da “Current Alzheimer Research”.

Secondo gli studiosi, il “problema” della carne rossa (ma anche di altri alimenti, come uova, lenticchie o cipolle) è l’elevata quantità di metionina. Se presente nel corpo umano ad elevati livelli,tale aminoacido attiva delle procedure di difesa che lo trasformano in omocisteina, altro aminoacido.
E, come spiega il dottor Domenico Pratico, uno degli scienziati coinvolti “I dati ottenuti da studi precedenti condotti anche sugli esseri umani dimostrano che quando il livello di omocisteina nel sangue e’ alto, c’è’ un rischio maggiore di sviluppare demenza”.

Per verificare tale affermazioni, il dottor Pratico ed i suoi colleghi hanno lavorato con alcuni topi da laboratorio.

Gli animali sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un’alimentazione ricca di metionina, l’altro una dieta normale. Dopo 8 mesi d’osservazione, i ricercatori hanno notato come i roditori del primo gruppo avevano fino al 40% in più di placche amiloidi (segnali dello sviluppo dell’Alzheimer) nel cervello rispetto ai colleghi a dieta sana. Inoltre, i test hanno evidenziato come gli animali nutriti con molta metionina vedessero diminuita la capacità di apprendimento.

Ciò detto, gli studiosi non vogliono dare il via ad una sorta di caccia alle streghe alimentare.

Come evidenzia il dottor Pratico, la metionina è essenziale per l’organismo ed, inoltre, non assumerla “Non previene l’Alzheimer. Ma le persone che seguono una dieta ricca di carne rossa, per esempio, potrebbero essere più’ a rischio perché’ hanno maggiori probabilità’ di sviluppare elevati livelli di omocisteina.

da www.newsfood.com

Lo Zecchino d’Oro rischia di chiudere i battenti


zecchino d'oroLa 52esima edizione, in onda dal 17 al 21 novembre, ci sarà. E questa è la buona notizia. Ci saranno anche lo speciale di Natale e l’ultima registrazione di Music Gate. Ma dal prossimo anno lo Zecchino d’Oro, uno dei programmi più amati dai bambini (di ieri e di oggi) rischia di dover chiudere i battenti. Pare infatti che il centro di produzione dell’Antoniano di Bologna, dove si realizza lo show, non sia messo benissimo, tanto che la Cisl (che intende coinvolgere nella campagna anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) ha lanciato un appello per salvare la struttura: i contratti non sono stati rinnovati per il nuovo anno e si parla addirittura di cassa integrazione. D’altronde dal 2001 a oggi l’Antoniano ha ridotto notevolmente (da 200 alle 15 attuali) le ore di programmi all’anno che realizzava per la Rai.

Molte delle canzoni dello Zecchino d’Oro, a partire dal lontano 1959, quando Cino Tortorella ideò la manifestazione, hanno costituito e continuano tuttora a essere la colonna sonora dell’infanzia di generazioni di bambini. Sarebbe un vero peccato se quella che è ornmai divenatata una vera e propria istituzione dovesse cessare di esistere. Per questo, nell’appello per salvare l’Antoniano, si insiste sul valore della manifestazione, sul riconoscimento del ruolo culturale che ha avuto nella storia del Paese: è infatti uno dei due centri di produzione di programmi per l’infanzia rimasti in Italia (l’altro è a Torino). Staremo a vedere se l’appello del sindacato di consolidare il rapporto fra il centro di produzione bolognese e la Rai, inserendo l’Antoniano nel contratto di servizio fra la tv pubblica e lo Stato, avrà successo e se si riuscirà a salvare lo Zecchino d’Oro, come già è successo in passato con il suo fratello maggiore, il Festival di Sanremo.

fonte Virgilio