Il Rinascimento? Tutto partì dal viaggio di un esploratore cinese


Ad innescare il fu la flotta dell’ammiraglio cinese , salpata alla volta dell’Europa durante il regno di : ad affermarlo è , ex comandante di sottomarini della Marina inglese, attraverso il libro “1434″.

aveva grande interesse a rimpinguare le proprie casse moltiplicando i commerci con le esportazioni, dalle ceramiche più pregiate fino alle conoscenze enciclopediche: per questa ragione organizzò una spedizione a , all’epoca considerata l’epicentro dei commerci.

Gavin, già autore del best seller “1421, l’anno in cui la scoprì il mondo”, lancia la provocatoria ricostruzione storica attraverso un’indagine condotta in più Continenti con la metodologia di un investigatore privato ed afferma, accompagnando attraverso il libro il lettore nei luoghi, di avere le prove.

Il punto di partenza dell’indagine storica sono le dettagliate mappe che possedeva , frutto di esplorazioni risalenti al 1280. Quelle cartine erano basate sul fatto che – come afferma uno studio dell’Università di Xiamen pubblicato quasi in contemporanea con il libro – i cinesi erano in grado di misurare longitudine e latitudine con una notevole approssimazione rispetto alla realtà.

È proprio grazie a questa cartografia molto avanzata che quando assegna a Zeng He il compito di salpare verso gli consegna la mappa che consente di attraversare via nave l’Egitto quattro secoli prima della costruzione del .

All’epoca c’era solo un piccolo canale navigabile solo tra giugno e settembre a causa dello straripamento del Nilo. Grazie a questo passaggio, che l’autore di “1434″ ricostruisce attraverso le mappe di Google Earth, Zeng He riesce ad arrivare nel Mediterraneo e a fermarsi a , un’isola che si trova nell’Adriatico ed oggi croata, non distante da .

Menzies come metodo di analisi e per dimostrare che le sue teorie sono vere, ha perlustrato e vi ha trovato espressioni mongole nel dialetto locale nonché impronte cinesi nell’agricoltura attorno ai villaggi di Vrbanj, Svirce e Bogomolje dove uno studio del Dna dei residenti ha svelato la presenza di particolari cromosomi che distinguono in genere le popolazioni di origine cinese e vietnamita.

A portare quindi la prima mappa del globo in Croazia fu proprio l’esploratore cinese: questa mappa fu poi copiata dal veneziano Albertin di Virga e ritrovata per caso da un antiquario viennese a Srebrenica, in Bosnia, nel 1911.

Da , la flotta imperiale è sbarcata a : per provarlo, secondo l’autore del saggio, è un dipinto di Pisanello, datato fra il 1433 e il 1438, conservato a Verona, nel quale è raffigurato con dovizia di particolari un ammiraglio mongolo con l’uniforme dell’epoca assieme a soldati cinesi, bufali d’acqua tipici dell’Asia e soprattutto delle navi le cui sembianze sono assai simili a quelle di Zheng.

Per essere sicuro di poter considerare il dipinto la «prova decisiva», è andato al museo del Louvre, a Parigi, incrociando la raffigurazione dell’ammiraglio mongolo con altre della stessa epoca.

Nella seconda parte del libro, viene descritto l’impatto dell’arrivo di in Italia, la cui delegazione incontrò tanto il Doge che, in occasione di una tappa romana, il Pontefice Eugenio IV.

A documentare gli incontri, sarebbero tre prove: le carte geografiche, i da Vinci e la ristrutturazione dei canali acquatici della Lombardia.

Fra le mappe vi sono quelle servite a Martin Alonso Pinzon, capitano della spedizione di Colombo che scoprì le Americhe, a varcare l’Atlantico perché adoperò una carta disegnata dall’astronomo fiorentino Paolo del Pozzo Toscanelli che a sua volta aveva consultato le mappe di .

Secondo l’autore poi, le ruote addentellate delle catene mobili, delle macchine volanti e dei cannoni mobili ed altre illustrazioni tratte dal Codice di Madrid e dal Codice Atlantico disegnate da Leonardo sono assai simili a quelle fatte da Su Sung nel 1090 e da Shan Hai Kuag Chu nel II secolo.
 

Altri disegni cinesi descrivono anche l’arte della canalizzazione dell’acqua che a seguito dell’arrivo delle navi cinesi a venne ripetuta in Lombardia, attorno all’area di Milano, con il risultato di collegare Pavia e il fiume Po in maniera da creare le condizioni per le coltivazioni di riso, che fino a quel momento non esistevano nella Penisola.

L’ipotesi di un altamente influenzato da questo viaggio cinese sembra molto affascinante ma, per ammissione stessa dell’autore, non è in grado di ricostruire come e quando i componenti delle delegazioni cinesi trasferirono le loro conoscenze a Roma, e Firenze.

Il libro insomma è una ricostruzione di decine di scoperte conosciute come risorgimentali ma che sarebbero state portate in Italia dal Lontano Oriente grazie al viaggio realmente accaduto dell’ammiraglio cinese.

da www.blitzquotidiano.it