“Traversata”


di Angela Ragusa

Se non restassero i ricordi
che ne sarebbe di noi…
…penso più all’ ieri
che al domani
e non è rimpianto…

Il “mio” ieri “è stato”.

Il domani , non ancora “mio”,
mi appare “estraneo”,
fuori da me
non ancora accaduto
non ancora passato…

In questo stretto di mare
solo la luce
del faro dell’ieri
mi appare luminosa

Il transito è calma piatta

Periglio è ondeggiare,
scivolare è convinta indolenza
agitarsi è continuo intraprendere.
Ieri… porto da cui si salpa
Domani…approdo
del continuo sospingersi…

“Quello che non ci siamo detti” di Marc Levy


di Daniela Domenici

Quanti di noi dicono talvolta, riferendosi a un genitore o a un figlio o a un amico scomparso troppo presto “Ah, quante cose avrei voluto dirgli, peccato, ormai è troppo tardi, avrei voluto fargli/le capire quanto l’amavo, ma ormai…”, con il rimpianto di aver perso l’occasione di mostrare alla persona che ci è venuta a mancare i nostri sentimenti verso di lei o lui.

Questo nuovo romanzo di Marc Levy parte proprio da questa considerazione ma la fantasia dell’autore inventa un abile e inimmaginabile stratagemma (a cui tutti però crediamo per quanto fantasioso sia) per dare la possibilità ai due protagonisti, un padre e una figlia, Julie, di avere un po’ di tempo in più per parlarsi, per conoscersi, per confidarsi, per scoprirsi legati da un affetto di cui, forse, nessuno dei due immaginava la portata.

Intorno alla vicenda di questo padre e di questa figlia ruotano una serie di altri personaggi abilmente caratterizzati da Levy, da Stanley, l’amico del cuore di Julie, ad Adam, il quasi marito a Tomas, l’amore del passato, ognuno di loro ha un ruolo importante nella vicenda così come i luoghi geografici, così perfettamente descritti dall’autore, da Montreal a Berlino e Roma, ogni città legata a un momento della vita dei due protagonisti.

Ancora una volta Levy ha fatto centro non solo riuscendo a immaginare quel particolare che non possiamo svelarvi che consentirà (e che avrà un “turning point” imprevisto, come in un thriller, nelle ultime pagine del libro) al padre di Julie e alla sua adorata figlia di godere di intensi momenti insieme ma soprattutto utilizzando magnificamente i dialoghi per regalarci i pensieri e gli stati d’animo dei vari protagonisti.

Insomma un altro libro da leggere tutto d’un fiato come ci ha ormai abituati Marc Levy.

Non solo l’intelletto…ma anche il cuore, l’anima e lo spirito


“Sforzatevi di prendere coscienza del fatto che avete a vostra
disposizione delle facoltà ben superiori all’intelletto.
L’intelletto è solo un buono strumento di lavoro per lo studio e
l’esplorazione della materia, ma anche nella vita quotidiana non
è la guida migliore; infatti, non solo ha una percezione parziale
della realtà, ma soprattutto, in fondo a tutto ciò che decide di
intraprendere, c’è una finalità nascosta, un interesse, un
calcolo egoistico che finirà sempre per produrre guai. Appena fa
un sacrificio o un gesto generoso, l’uomo che si lascia guidare
dal proprio intelletto, lo rimpiange; trova che sia stato davvero
sciocco ascoltare i consigli del cuore o dell’anima.
L’intelletto non è in grado neppure di concepire in che modo la
fratellanza si realizzerà fra tutti gli uomini, in che modo la
Terra formerà un’unica famiglia e il mondo intero vivrà nella
pace e nell’armonia. Esso non può elevarsi abbastanza in alto per
scoprire i veri rimedi, le vere soluzioni. Ciò che l’intelletto
immagina, ciò che propone partendo dalla sua visione incompleta
ed egocentrica delle cose, è sempre difettoso e non risolverà
nulla in modo definitivo. Esistono soluzioni per tutti i problemi
che si presentano agli esseri umani, ma per trovarle occorre
anche fare appello al cuore, all’anima e allo spirito.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov