Musica: Chiara Muti al Maggio Fiorentino per ‘Natura Viva’


Chiara Muti da’ voce alla morte di Borsellino in ‘Natura Viva’, l’opera di Marco Betta e Ruggero Cappuccio. Fedele alla sua tradizione di commissionare opere nuove ad autori italiani, il Maggio Musicale Fiorentino mette in scena al Teatro Goldoni il 15 e il 17 giugno, in prima esecuzione assoluta, ‘Natura viva’, il lavoro creato appositamente per il Festival dal compositore siciliano Betta e dal librettista Cappuccio, che ne e’ anche il regista. Sul podio di un ensemble di sedici elementi Aldo Sisillo.

”Opera in un atto per donna sola a Palermo”, come indica l’autore, ‘Natura viva’ vede protagonista Chiara Muti, al suo debutto nella citta’ dove e’ nata durante gli anni di direzione principale del padre al Maggio, che interpreta il personaggio centrale di Luce, una giovane donna che rivive quasi medianicamente tre morti simboliche per giustizia, per arte e per amore, quelle di Paolo Borsellino, di Caravaggio e di Antigone, ”lasciandosi ingravidare -come scrive Cappuccio- dalla luce e dalle ombre di Palermo, in una danza della bellezza, fino alla resurrezione finale”. ”La musica per quest’opera -aggiunge Betta- nasce dalle ceneri e dai frammenti delle musiche di scena per il nostro precedente lavoro con Ruggero Cappuccio, ‘Paolo Borsellino Essendo stato’, e l’organico da camera utilizzato e’ una sorta di omaggio e di esercizio di stile a Il Giro di vite di Britten”

fonte Adnkronos

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Il maestro Riccardo Muti debutta al Metropolitan di New York con “Attila”


Il maestro Riccardo Muti dirigerà per la prima volta, martedì sera, al Metropolitan Opera di New York. Per il suo debutto ha scelto Attila, una delle opere giovanili del prediletto Verdi. L’opera che narra la storia della civilizzazione che fronteggia la forza dei barbari, è esplorata in una nuova produzione con la regia di Pierre Audi.

Alcuni fra i più famosi specialisti negli allestimenti, ovvero Miuccia Prada insieme a Jacques Herzog e Pierre de Mauron, firmano le scene e i costumi. Nel cast il ruolo del titolo è assegnato a Ildar Abdrazakov; accanto a lui Violeta Urman è Odabella, Ramon Vargas è Foresto, Carlos Alvarez è Ezio.

Dieci le repliche previste, da qui al 27 marzo. Poi il Maestro si dedicherà a tempo pieno al suo nuovo incarico alla Sinfonica di Chicago. Grande enfasi è data all’evento da parte della stampa Americana (se Muti debutta al Metropolitan non è infatti di certo sconosciuto a New York, dove si è esibito più volte con la Filarmonica) a testimonianza di un ruolo predominante dei direttori italiani nei teatri di tutto il mondo, specie per quanto riguarda il mondo del melodramma.

La conduzione al Metropolitan arricchisce di un elemento importante la permanenza americana di Muti, che ricopre la posizione di direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra. La stampa americana ha enfatizzato la presenza di Muti a New York, mettendo in luce le qualità de grande direttore e la sua storia di interprete verdiano, cominciata con i “Masnadieri” nel 1969 al Maggio Musicale Fiorentino.

da www.blitzquotidiano.it

Muti va in carcere e duetta in dialetto


di EGLE SANTOLINI
Il momento clou del pomeriggio di Riccardo Muti nel carcere di Bollate si registra verso la fine, quando si scopre che uno dei detenuti in silenzio adorante è di Molfetta. Segue uno scambio di battute in molfettese stretto; segue, soprattutto, un’esecuzione imperdibile (il maestro flamboyant al piano, il detenuto, sommessamente, con quieta voce tenorile) della Santa allegrezza, il cantico di Natale che nella città pugliese tutti conoscono e sul quale, confessa Muti, «mi sono formato, perché sarò pure arrivato al podio dorato di Vienna, quattro volte a dirigere il Concerto di Capodanno, ma è dal paese che vengo, e cerco di non dimenticarmelo».

L’aveva promesso: «Oggi vedrete un Muti che non vi aspettate, perché continuano a descrivermi come tutto il contrario di quello che sono, arrogante presuntuoso e del Sud, e invece del Sud sono eccome, ma arrogante e presuntuoso proprio no». In effetti, nel suo ritorno storico a Milano (perché dopotutto è da cinque anni e cioè dal famoso strappo della Scala che non si esibiva pubblicamente in città, e andate pure a fare i sofistici sul fatto che siamo nel comune limitrofo di Bollate, ma insomma la sostanza è quella), il diabolico Muti che strapazza le orchestre e non tollera concorrenti ha sfoderato verve, calore e perfino una certa tenerezza.

L’aveva invitato un detenuto, Willy Bulandi, ora felicemente fuori perché ha pagato il suo tributo alla società, a nome del gruppo musicale del settimo reparto della seconda casa di reclusione di Milano. Un carcere modello, come si dice, diretto da Lucia Castellano, napoletana del Vomero, che prima del concerto chiacchierava col maestro delle bellezze di via Chiaia e del suo recente successo a Parigi (e lui: «Ha visto che ha scritto il Figaro? Una bella soddisfazione»). Il pubblico, un centinaio di persone tra detenuti attentissimi, guardie carcerarie ammaliate, perfino un gruppo di magistrati tedeschi che passava lì per caso e si è trovato in mezzo a un fuoriprogramma di lusso e un po’ si commuovevano a sentire il Chiaro di luna di Beethoven, lo ha seguito per quasi due ore, in quello che programmaticamente Muti non ha voluto chiamare concerto («Anzi, accendete quella luce: come diceva mia madre, amm’a stà all’oscuro pe’ tanto tiempo») ma che si è snodato fra esecuzioni al piano e aneddoti, all’insegna del potere salvifico della musica: «Che vi servirà sempre, qui dentro e poi fuori, che non richiede competenza ma solo cuore e ascolto, e mi raccomando fregatevene dei soloni che non capiscono un cacchio».

Passando dai Preludi di Chopin agli Improvvisi di Schubert, Muti spiega la dodecafonia in dodici secondi netti, consiglia di prestare attenzione anche all’armonia oltre che alla melodia «perché se guardate solo alla linea melodica fate come quelli che mangiano gli spaghetti senza ragù né pomodoro», polemizza con gli austriaci «che non riuscirono nemmeno a dare una sepoltura a Mozart e poi si son fatti ricchi con le palle di Mozart, intese come quelle di cioccolato». Svela particolari sulla sua origine geografica: «Mia madre era sposata a Molfetta ma, se doveva partorire, prendeva il treno e tornava a Napoli: quando dovrete dire dove siete nati, spiegava, se dite Napoli vi capiscono tutti, se dite Molfetta dovete star lì a spiegare per mezz’ora dov’è». Ricorda un lontano concerto di Rubinstein a Bari, «dove lui eseguì Schubert e io capii che se si riuscivano a trasmettere quelle emozioni valeva la pena che ci provassi anch’io». Racconta che, la mattina, a una riunione degli studenti lombardi più meritevoli, ha fatto cantare a tutti l’Inno di Mameli, «anche se loro forse credevano di dover fare La bela madunina». E minimizza sulle proprie doti di concertista: «Una volta ero un pianista discreto, adesso faccio schifo».

Alla fine firma un mazzo di autografi e promette di farsi rivedere da queste parti molto presto, forse già in estate. E il più felice di tutti è Willy, perché può rifiutare il pur affettuoso invito di un ex collega: «Adesso cosa fai, torni a dormire in cella da noi?».

Il 18 gennaio Riccardo Muti suonerà per i detenuti del carcere di Bollate


 Riccardo Muti suonerà per i detenuti ed il personale del Carcere di Bollate. Come spiega la direttrice del carcere Lucia Castellano “il Maestro incontrerà i detenuti ed il personale del Carcere di Bollate, all’insegna  della più completa informalità: il Maestro suonerà alcuni brani al  pianoforte e parlerà di musica con questo particolare pubblico. Il Maestro Muti ha voluto concedere quest’incontro all’Istituto, come atto  di generosità nei confronti delle persone private della libertà”L’appuntamento è per  lunedì 18 gennaio dalle h 17.30 alle ore 19.30

da www.affaritaliani.it

Il maestrao Riccardo Muti durante una lezione ai suoi allievi orchestrali nel febbraio 2009

http://www.youtube.com/watch?v=-AgfCW4r82A&feature=related