La situazione. Ancora sull’emergenza carceri. Ma il ministro Alfano e il capo del DAP Ionta, hanno mai visto Poggioreale, l’Ucciardone?


  di Valter Vecellio

Le notizie che arrivano dal carcere sono di una costanza sbalorditiva: i suicidi si susseguono con ritmo settimanale e anche con maggior frequenza. Parliamo dei casi di suicidio “ufficiali”, come l’ultimo nel carcere romano di Rebibbia; dall’inizio di quest’anno sono, ufficialmente una ventina, ed è già una cifra enorme, spaventosa. Ma sono senz’altro di più. Per esempio, non ci sono casi che non vengono rubricati come suicidio in carcere. Poniamo il caso di un detenuto che tenta di impiccarsi, oppure che infila la testa in un sacchetto di plastica e si lascia morire così. Però gli agenti di polizia o i compagni di cella intervengono, e riescono a impedire che muoia, anche se le sue condizioni sono gravi. Il detenuto viene portato subito in ospedale, e dopo due-tre giorni di agonia, lì muore. Ecco, in quel caso non viene contato tra i suicidi in carcere, perché la morte è avvenuta altrove. Poi ci sono casi in cui si parla di malattia, di incidente, magari overdose…Insomma, il numero dei suicidi è di molto superiore a quello ufficiale, che sono comunque tanti. Per ognuno di questi casi parlamentari di buona volontà, radicali ma non solo, anche di altri gruppi, presentano interrogazioni al ministro. Proprio ieri il senatore Francesco Ferrante lamentava di averne presentate almeno una decina, a nessuna delle quali il ministro ha ritenuto di dover rispondere. L’arroganza del silenzio. Dite quello che volete, noi facciamo quello che ci pare.

 “Ristretti orizzonti” è una benemerita, lodevole organizzazione che da Padova, con i detenuti e gli operatori, si occupa dei problemi del carcere. Ogni giorno, da anni, confeziona tra le altre cose, una puntuale, dettagliata newsletter, fondamentale strumento per chi vuole essere informato di quello che accade nel mondo carcerario.

 Qui ci si limita a scorrere i titoli, sufficienti per dare un’idea della gravità della situazione:

Caserta: detenuto muore nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Morto suicida.

Cie di via Corelli a Milano: continua lo sciopero della famedi detenuti che chiedono condizioni migliori all’interno del centro, e una revisione del pacchetto sicurezza.

Roma, carcere di Rebibbia: Daniele Bellante si impicca annodando una striscia del lenzuolo alla finestra della cella.

Carcere di Porto Azzurro: ospita 305 detenuti, ma nel giro di qualche settimana ne dovrà ospitare altri 287; gli agenti di polizia penitenziaria dovrebbero essere 208, sono 126. Porto Azzurro semplicemente esploderà.

Casa di reclusione di Castelfranco, Modena: 95 detenuti, i posti sono 39. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 37, il 60 per cento in meno.

Carcere palermitano dell’Ucciardone: 720 detenuti, dovrebbero essere la metà. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 300, dovrebbero essere 500.

Milano, carcere di Opera: un detenuto scrive: “Sono malato di cuore. Qualche settimana fa mi sono sentito male. Erano le sette di sera. Un forte dolore al petto e al braccio mi ha messo in ginocchio. Temendo fosse un infarto ho chiesto aiuto. Nessuna risposta. Poi anche i miei compagni hanno iniziato a sbattere sulle grate e a urlare per chiedere aiuto ed è così che alla fine si è presentato un medico”.    

Si potrebbe andare avanti così per ore. Non so se il ministro della Giustizia sia mai andato a visitare un carcere. Probabilmente no, i ministri della Giustizia, non solo l’attuale in carica, si limitano al più alle inaugurazioni, al taglio dei nastri. Però dovrebbe visitarli, vedere in che condizioni vivono detenuti e agenti di polizia penitenziaria, toccare con mano la situazione. Una volta Leonardo Sciascia scrisse che nel bagaglio formativo di ogni magistrato sarebbe stato utile e necessario un soggiorno di tre-quattro giorni in un carcere come quello napoletano di Poggioreale o il palermitano dell’Ucciardone. Per patire in corpore vili quello che per via della loro professione i magistrati avrebbero poi fatto patire a quanti avrebbero dovuto giudicare. E non solo ai magistrati sarebbe utile quel soggiorno, ma anche per senatori e deputati; forse finalmente comprenderebbero quello che tanti mostrano di non riuscire a capire. Al posto del ministro della Giustizia Alfano, del responsabile del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Ionta, non riusciremmo a chiudere occhio, al pensiero di quello che accade in quel mondo della giustizia e del carcere di cui sono titolari e responsabili. Ma tutto fa invece pensare che riescano a dormire benissimo; e allora toccherà a noi fare sì che si scuotano dal loro olimpico e sereno distacco, che si destino.

Questa la situazione, questi i fatti. 

 da www.radicali.it

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Rita Bernardini inizierà un altro sciopero della fame…E siamo a 19: un altro detenuto si suicida a Rebibbia


Rita Bernardini: Un altro suicida a Rebibbia! Dalla mezzanotte inizio sciopero della fame per l’approcaxione di misure urgenti come quelle contenute nel Ddl Alfano di concedere gli arresti domiciliari a chi deve scontare meno di 12 mesi e la messa in prova per i reati puniti fino a tre anni. NON C’E’ TEMPO DA PERDERE!!!!!

Un collaboratore di giustizia siciliano, Daniele Bellante, 31 anni, si e’ tolto la vita impiccandosi in una cella del carcere romano di Rebibbia. La notizia del sucidio l’ha resa nota Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni che cosi’ commenta: “Il suicidio di un detenuto nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, il 19simo dall’inizio dell’anno, e’ l’ennesimo, drammatico, campanello di allarme sulla situazione che si vive nelle carceri italiane, che speriamo stavolta non rimanga inascoltato”. Quello della scorsa notte e’ il secondo suicidio registrato nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2010. Maroni ha appreso che ilo collaboratore di giustizia, recluso in una cella singola, si e’ tolto la vita impiccandosi con una striscia di tessuto appesa alla sbarre della finestra. “E’ chiaro che in questa vicenda – ha aggiunto Marroni – sono in primis da comprendere i motivi che hanno portato un uomo, che aveva deciso di collaborare con la giustizia, a togliersi la vita. Resta, tuttavia, un innegabile e drammatico quadro di fondo: quello di un’emergenza carceri fatta di esorbitante sovraffollamento, fatiscenza di strutture, carenza di risorse economiche ed umane. Elementi che rendono, di fatto, impossibile il sostegno e l’assistenza ai detenuti e l’attuazione del principio costituzionale del recupero del reo.
  Una situazione che impone al nostro Parlamento di intervenire con urgenza per indicare una via di uscita a questa emergenza”

fonte AGI

Lettera dal carcere di Velletri


Chi scrive è il detenuto Galante Vito, attualmente detenuto nel carcere di Velletri.
Un carcere spesso rappresentato come fiore all’occhiello ma la realtà non è sempre come viene descritta.
Inizio con il dire che in pochi mesi ci sono stati due suicidi.
In pochi mesi si sono susseguiti tre Direttori, l’attuale ha idee dittatoriali, non rispetta le normative del DPR 230 del 30.06.00, un istituto allo sbando dove la giustizia la si cerca con la fiamma di un accendino acceso proprio come venne rappresentata nelle aule del Tribunale di Milano da un noto avvocato che fece spegnere la luce, prese un accendino, accese e girando attorno a un tavolo, il Presidente del Tribunale gli chiese: “Avvocato che cosa sta facendo?”. L’Avvocato rispose: “sto cercando la giustizia…”. Ecco sono 18 anni che sto cercando io la giustizia per le varie traversie avvenute nelle carceri italiane, dove sono ho soggiornato e dove ho lasciato la mia salute.
Avevo 20 anni quando un reato mi ha visto in concorso, un cumulo pena di anni 30. Avevo un’attività, oggi non ho più niente, non ho neppure la mia mamma che mi ha aspettato invano, sino al 5 febbraio 2009 quando è dipartita.
Con questo appello voglio testimoniare che nelle carceri italiane si muore, ci si ammala proprio come asseriva il filosofo ex senatore Norberto Bobbio: “Il carcere funziona come un ospedale dove ci si facesse ricoverare non per guarire ma per ammalarsi e maggiormente morire”.
Continuo con il dire che bisogna abbattere il muro delle carceri, far entrare un po’ di persone sensibili alle problematiche che avvengono in queste scatolette di carne, sì, scatolette di carne senza valore, senza prezzo, ma con un numero di identificazione, tutto questo non è facile immaginarlo… Viverlo è disumano.
Ribadisco oggi 38enne, preso per il bavero e sbattuto contro il muro della sconfitta, qualcosa dentro di me si è spezzato, qualcosa è andato in frantumi, non è facile ricomporre i frammenti.
Vorrei ribadire che con l’aiuto della fede, del buon Dio, posso dire di aver superato delle tristi realtà, tutto non è una prosa.
Con la presente voglio dire che anche in fondo a un letto, anche in un monastero, anche in una strada, anche in un carcere, se si alimenta la fiamma della speranza si può andare avanti.
Si parla dell’abolizione della pena di morte negli altri stati, quando in casa nostra la pena di morte viene inflitta sotto un’altra forma da parte della Magistratura, sostenendo che nel carcere si può curare le patologie, in un caso il Magistrato negava la libertà a un detenuto affetto da carcinoma epatocellulare perchè nessun miglioramento esterno poteva apportare allo stesso, così poteva benissimo morire in carcere.
Parole che provocano un nodo in gola e ci devono far riflettere che nelle carceri ci sono persone che raggiunto il ravvedimento possono essere reinserite nella società.
Ebbene mi fermo qui, invio i miei saluti, che chi vuol mettersi in contatto per scambio di idee e opinioni può farlo.

Vito Galante
Carcere di Velletri , 02/12/09
Attualmente detenuto a Rebibbia

da www.informacarcere.it