Sfiorato un altro caso Cucchi


di Alfredo Sole dal carcere di Opera – Milano

Nel vedere e rivedere la scena in tv del ragazzo Stefano Gugliotta, aggredito dai poliziotti, mi è sembrato di vedere una sequenza di un documentario sugli animali della savana: un leone attacca la preda, la ferisce e l’immobilizza. Come dal nulla spunta il resto dei branco e si scaglia contro la preda dilaniandola. Non è stata forse questa la scena? Un poliziotto attacca, ferisce il ragazzo con un pugno facendogli saltare un dente e subito, da dietro le auto, arriva il resto del branco, eccitato alla vista del sangue. Tutto questo succede perché da troppo tempo gli uomini in divisa restano impuniti per gli abusi che commettono. Questo loro lo sanno e non hanno paura di esporsi e lasciarsi andare, sanno che il loro Corpo poliziesco li proteggerà anche facendo carte false. Infatti, se non ci fosse stato il video a riprendere tutto, il ragazzo sarebbe ancora in carcere, perché gli uomini in divisa per giustificare il loro animalesco operato, hanno accusato falsamente il ragazzo di aver reagito, cioè “resistenza a pubblico ufficiale”! Ma non è questo che ha attirato la mia attenzione, quello che abbiamo visto purtroppo è qualcosa che si vede molto spesso e fra non molto non ci faremo più caso…
La mia attenzione è stata attirata da qualcosa di più sottile, ma che racchiude qualcosa di più tremendo che essere picchiati.
Un giornalista domanda al ragazzo come ha passato questi giorni in carcere. Il ragazzo abbassa lo sguardo per qualche secondo, poi risponde:
“non sei più niente, ma sei nessuno”.
Non ha parole per dire, per trasmettere quello che ha provato, non ce l’ho perché non esistono parole per poter esprimere l’annullamento totale di una persona che finisce nelle patrie galere. Ho sentito più volte questa intervista e solo una volta hanno mandato in onda il pezzo completo della risposta che ha dato del carcere. Diceva: “Entravano in cella e mi ordinavano di stare in piedi davanti al letto e il pavimento doveva essere appena pulito. Se non avessi ubbidito, mi avrebbero tolto la televisione.”
Un ragazzo picchiato, innocente, sbattuto in carcere in isolamento, terrorizzato e incapace di capire cosa diavolo fosse successo alla sua vita, deve anche preoccuparsi di altri uomini in divisa che lo terrorizzano in carcere. E ancora c’è qualcuno che vorrebbe chiedere perché i detenuti si “suicidano” più spesso nei primi giorni di carcere? Eccovi un’immagine abbastanza chiara. Se Gugliotta avesse avuto un carattere più ribelle e a queste provocazioni avesse risposto, giustamente, con un `fan culo, state sicuri che sarebbe stato un altro caso di… scivolamento di scale!!

da www.informacarcere.it

Lager in Italia


“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte”.
(Fabrizio De Andrè)

pestaggio in carcere“Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto” l’audio shock del comandante delle guardie del penitenziario di Teramo aggiunge altro orrore al dramma delle carceri.
(Fonte: “Il Manifesto”, martedì 9 novembre 2009).

Ecco due testimonianze tratte dalla tesi di laurea “Vivere l’ergastolo”:

Una mattina, mentre mi trovavo al passeggio, vengo chiamato dalle guardie, dopo che mi vengono messe le manette vengo fatto salire in una jeep, mettono in moto ed usciamo. Mi ordinano di tenere la testa abbassata. Ad un tratto una guardia impugna la pistola e mi dice “Stai per morire!” Mi punta la pistola nella tempia destra. Non ho battuto ciglio, certamente la paura c’era, ma non potevo fare nulla. In quel momento pensavo alla mia famiglia, quando sento il grilletto girare a vuoto … una finta esecuzione con le relative risate dei secondini. Come se non bastasse mi si dice:”Ora scappa, corri per la campagna”. Io con la testa faccio segno di no. Un aguzzino mi dà uno schiaffo e urla: “Scappa” io non mi muovo. Prendono una corda la mettono tra le mie manette e la legano alla jeep, mettono in moto e mi tirano dietro, cerco di correre il più forte possibile, ma non posso farlo più forte della jeep, finchè con un piede entro in una buca, perdo l’equilibrio, cado e sono trascinato per circa 100 metri con risate e divertimento delle guardi carcerarie.
(Matteo Greco, carcere di Pianosa 1992)

Dopo i primi giorni avvenne il primo pestaggio: quando si usciva all’aria gli sgherri erano messi in fila con i manganelli nelle mani. Un compagno anziano, lento nei movimenti, rimasto indietro, venne preso a calci, pugni e manganellate. Sentivamo urli strazianti. Al ritorno vedemmo tutto il sangue sparso nel corridoio, ma noi eravamo troppo impauriti per potergli dare la nostra solidarietà. E quella nostra debolezza fu l’inizio della fine, perché fatti del genere in seguito si ripeterono sovente.
In quel periodo imparai a conoscermi a crescermi dentro, scoprii che lo Stato è peggio di quel che credevo, mi faceva conoscere privazioni, torture e patimenti nell’assenza totale di legalità, giustizia e umanità. In quella maledetta isola persino i gabbiani erano infelici per quello che vedevano. Alla fine, nell’estate del ’93, iniziai a fare lo sciopero totale della fame …
(Carmelo Musumeci, carcere dell’Asinara 1992)

Perchè meravigliarsi tanto dell’omicidio di Stefano Cucchi e delle botte ai detenuti?
Il carcere in Italia è così e basta e non deve rendere conto a nessuno.
Perché queste lacrime di coccodrillo da parte dei politici e dei mass media?
Non è un segreto che in carcere i detenuti vengono picchiati, è sempre stato così e sempre sarà così.
Vengono picchiati soprattutto i detenuti più deboli, i più soli e i più emarginati.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto

da www.informacarcere.it