Demopolis, in Sicilia la tv è la prima fonte d’informazione


La televisione si conferma in Sicilia la fonte primaria di informazione. Per oltre un quarto dei cittadini è l’unico strumento impiegato: una percentuale ben superiore rispetto a quelle riscontrabili, in media, negli altri Paesi dell’Unione Europea. Sono i dati che emergono dal Monitor continuativo sull’opinione pubblica, diretto da Pietro Vento e realizzato a giugno dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. Ampia parte della popolazione siciliana entra dunque in rapporto con l’attualità, con il mondo, il Paese, la Regione solo attraverso il filtro della televisione. Il 40% legge o sfoglia un quotidiano (per lo più siciliano) o un settimanale, il 27% ascolta la radio. Accanto alla stampa tradizionale ed alla radio, altri “canali” hanno assunto negli ultimi anni un’importanza crescente, come fonti di informazione. La fruizione di Internet, per aggiornarsi sull’attualità, rimane in Sicilia sotto il 35%, con nette differenze generazionali: il 57% dei giovani tra i 18 ed i 34 anni, per informarsi, si affida alla Rete, ma la percentuale degli utenti si abbassa drasticamente sotto il 10% tra quanti hanno più di 60 anni. Così i telegiornali restano, ad oggi, secondo la ricerca dell’Istituto Demopolis, la principale fonte informativa per il 91% dei siciliani. L’unica per più di 1 siciliano su 4.

da www.livesicilia.it

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Ciao Tonino Carino da Ascoli Con te la serie A era un sogno


Pubblico questo articolo perchè Roberto Puglisi è riuscito a dire tutto quello che avrei voluto dire io, appena letta la notizia, con una tale dolcezza, un tale affetto, un tale rimpianto che mi ha commosso…grazie Roberto, spero di conoscerti dal vivo un giorno per ringraziarti di tutte le emozioni che mi regali con i tuoi articoli, di qualunque argomento trattino…

di Roberto Puglisi

Ciao Tonino Carino da Ascoli, morto di malattia all’età di sessantacinque anni. Ci mancherai, dicono adesso i coccodrilli professionisti. Già ci mancavi. I telecronisti muoiono quando scompaiono dagli occhi e dalle orecchie della gente. E tu eri scomparso. Il fatto che un giorno chiudano pure le palpebre è secondario. Ci mancava già la tua buffa e serissima pronuncia. Ci mancava la cuffia preistorica dei comici proto-collegamenti. Ci mancavano le imperfezioni, i richiami da studio. Oggi abbiamo Fabio Caressa ed è bravissimo. Però tu ci mancavi, Tonino. Solo ora che sei morto davvero lo confessiamo, come una debolezza, a noi stessi.  Quel modo finto bucolico che avevi di raccontare il pallone tramandava l’illusione di un calcio che si credeva pulito e non lo era affatto. Non lo è mai stato, in fondo. Anche allora vinceva lo strapotere politico del più forte e c’era la sudditanza arbitrale. Siamo noi che lo pensiamo migliore, perchè si lasciava narrare in bianco e nero, il colore del rimpianto e della giovinezza (e – cacchio – della Juventus).
Sì, siamo su Livesicilia. In teoria, Tonino Carino da Ascoli non dovrebbe trovare posto nelle nostre sicule contrade . In pratica no. La faccenda ci riguarda, eccome: è cuore, storia, biografia.  Ogni tifoso rosanero – in quegli anni sportivamente bui – ha guardato “Novantesimo minuto” come la terra promessa, come il simbolo e lo specchio di un sogno dolcissimo, la serie A. Novantesimo, la chimera cullata dalle cronache di Castellotti, incerto sui baffetti, di Strippoli, pettinato come Braccobaldo, del rubizzo Giorgio Bubba, del guaglione Luigi Necco, del toscano Marcello Giannini…  Novantesimo,  l’astronave televisiva che ci permetteva di atterrare su un pianeta sconosciuto, per annusarlo e desiderarlo meglio.
A quei tempi, l’attesa spasmodica prima della visione dei gol rigorosamente domenicali ci pareva un sopruso intollerabile. Oggi che cogliamo tutto in tempo reale, rimpiangiamo perfino l’aspettativa che si gonfiava come una torta nel forno. Sicchè la sigla di Novantesimo regalava scampoli di intensa felicità.
Addio Tonino Carino da Ascoli.  Anzi, ciao. Nel tuo paradiso in bianco e nero, ma senza Juve (squalificata), non avrai cuffioni spropositati come una punizione sulle orecchie troppo piccole e Paolo Valenti non ti pizzicherà più, sebbene lo facesse con dolcezza. L’Ascoli vincerà lo scudetto ogni anno. Come ogni anno vincerà il Napoli per Necco, quando sarà (afferra il corno rosso Luigino).  Vincono tutti dove sei tu.
Dove sei tu si possono giocare campionati infiniti, Tonino Carino da Ascoli, col tuo nome in rima come una poesia da imparare tra i banchi di scuola. Gli spazi e i prati non mancano. Il problema, in paradiso,  è trovare l’arbitro.

da www.livesicilia.it

Captare le lunghezze d’onda del mondo spirituale


Volete ascoltare un concerto, un’opera teatrale oppure le
informazioni: girate la manopola della vostra radio finché
trovate la stazione che trasmette il concerto, l’opera teatrale o
le informazioni. Allo stesso modo, nella vostra radio interiore,
avete la possibilità di scegliere le trasmissioni che volete
ascoltare.

Ma per captare le lunghezze d’onda del mondo
spirituale è necessario un grande studio, altrimenti, nel momento
in cui crederete di ricevere le melodie del Cielo, sentirete le
grida e il baccano dell’Inferno. Se questo dovesse accadere, non
rimanete senza fare niente, ma affrettatevi a cambiare lunghezza
d’onda; tramite il pensiero e l’immaginazione, collegatevi ad
un’altra stazione.
Cosa significa pregare? Significa raggiungere le lunghezze
d’onda più corte e più rapide che ci mettono in relazione con il
mondo divino. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Il saggio


Attraverso i giornali, la radio, la televisione… quanti danni
vengono prodotti nella vita sociale dalla deplorevole tendenza a
trovare sempre qualcosa da criticare negli altri! Che piacere si
può provare nel fissare la propria attenzione su ciò che è
ridicolo, stupido o vizioso? Che interesse c’è a frugare nella
vita intima delle persone per scoprire dettagli scabrosi e
metterli poi sulla pubblica piazza?
Il saggio cerca di avere un altro atteggiamento. Egli non è
cieco, anzi è molto lucido: non si lascia ingannare, ma ritiene
che l’essenziale negli esseri siano le loro qualità, le loro
virtù. Quindi, è su tali qualità che fissa la propria attenzione,
e facendolo, rafforza il bene negli altri e in se stesso.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

I 50 anni di ‘Tutto il calcio’, il pallone come epopea


 Cinquant’anni di voci, campi e gol, di gioie e delusioni, di fiato sospeso all’immancabile ‘Scusa Ameri’, che hanno raccontato a tre generazioni di italiani l’epopea del calcio, trasformandolo in grande romanzo popolare. Il 10 gennaio compie mezzo secolo Tutto il calcio minuto per minuto, trasmissione ‘marchio’ di Radiorai che guarda al futuro, mantenendo intatti ritmo ed emozioni nell’era della pay tv e delle telecamere pronte a invadere anche gli spogliatoi. Radiouno festeggia il compleanno con una serie di speciali e una non stop di ricordi e di ospiti tra domani e domenica, che culmineranno con una sorpresa al fischio di inizio delle partite: ai microfoni torneranno alcune voci storiche, Claudio Ferretti, Enzo Foglianese, Ezio Luzzi detto anche ‘l’uomo della B’ e Nicoletta Grifoni, che nel novembre 1988 fu la prima voce femminile di Tutto il calcio.

Il programma fu ideato nel 1959 da Guglielmo Moretti, allora capo della redazione sportiva di Radiorai, Sergio Zavoli, capo della redazione radiocronache, e Roberto Bortoluzzi: lo spunto fu una trasmissione radiofonica francese con cronisti-inviati che informavano in diretta dai campi di rugby. Il debutto ufficiale di Tutto il calcio, che all’inizio prevedeva solo i secondi tempi, fu il 10 gennaio 1960: a Milano c’era Nicolò Carosio per Milan-Juventus, a Bologna Enrico Ameri per Bologna-Napoli, ad Alessandria Andrea Boscione per Alessandria-Padova e nello studio centrale di corso Sempione a Milano Bortoluzzi, che condusse il programma per 27 anni, passando il testimone prima a Massimo De Luca, nella stagione 1987-88, poi ad Alfredo Provenzali, che ne è tuttora il conduttore. Toccò a Carosio, dicono le cronache, descrivere il primo gol, quello con cui Stacchini portò in vantaggio la Juve. “Venticinque anni fa il programma aveva 20 milioni di ascoltatori e un gradimento vicino al 90%. Mi piacerebbe che anche oggi si misurasse l’indice di gradimento: probabilmente saremmo ancora vicini a quell’87 virgola qualcosa”, ha detto Provenzali, a Viale Mazzini per festeggiare Tutto il calcio con i protagonisti di ieri e di oggi, i vertici della radiofonia Rai, i presidenti della Lega Maurizio Beretta, della Federcalcio Giancarlo Abete e della Rai Paolo Garimberti, intervenuto in collegamento da Milano.

“Tutto il calcio è una trasmissione antica e modernissima, come lo è tutta la radio: auguri per altri cinquant’anni così”, ha detto Garimberti. “Vengono i brividi – gli ha fatto eco Antonio Preziosi, direttore di Gr e Radiouno – a pensare che questo programma 50 anni fa inaugurò l’all news, con il campo centrale e gli altri collegati, pronti a intervenire in qualsiasi momento in diretta”. Se Mario Giobbe ha ricordato come nel 1987 fece unificare primi e secondi tempi e Luzzi ha rievocato l’occasione in cui rimase “rintanato in studio a Pisa, in cima a un palo, perché i tifosi inviperiti aspettavano lì sotto”, Riccardo Cucchi, oggi prima voce di Tutto il calcio, guarda al futuro “con ottimismo”. “La radio – ha sottolineato – è un mezzo giovane, tempestivo e immediato e il programma è un baluardo del servizio pubblico e sportivo: le radiocronache a pagamento non le hanno ancora inventate e spero che non accada mai. E poi la Rai ha già acquisito i diritti per il prossimo biennio”. Lunga a vita, dunque, a Tutto il calcio minuto per minuto e agli italiani che continueranno ad esultare e imprecare, incollati alla radiolina.

fonte ANSA