Amate i vostri nemici


“Occorre saperlo: chiunque voi siate e qualunque cosa facciate,
dovrete subire delle prove. Perciò, invece di essere ogni volta
sorpresi come se faceste una scoperta, e ritenere tutti gli altri
– compreso il Signore – responsabili di quelle difficoltà,
riflettete, meditate, e comprenderete il lato buono delle prove.
Ci sono molte qualità che non si possono sviluppare finché non
si è passati attraverso certe sofferenze: gli insuccessi, la
malattia e anche l’inimicizia degli esseri umani. Sì, e per
questo vi dirò che i nostri nemici sono amici camuffati, perché
ci obbligano a fare degli sforzi e a progredire. Gesù diceva:
“Amate i vostri nemici” e molti trovano questo comandamento non
soltanto irrealizzabile, ma anche insensato: come si possono
amare coloro che ci fanno del male? È impossibile! Sì, invece, è
possibile quando si scopre che essi sono amici camuffati, e che
la Provvidenza ce li invia per obbligarci a fare dei progressi
sulla via della padronanza di sé e della liberazione.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali


Ti criticheranno sempre,

parleranno male di te

e sarà difficile che incontri qualcuno
 
al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi: vivi come credi,
fai quello che ti dice il cuore…
La vita è un’opera di teatro
che non ha prove iniziali.
Canta, ridi, balla, ama…
e vivi intensamente ogni momento
della tua vita…
prima che cali il sipario
e l’opera finisca senza applausi….
 
(Charlie Chaplin)

grazie a

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Essere bambini


Come sono commoventi gli sforzi di un bambino piccolo che impara
a camminare! Vacilla, cade, si rialza, di nuovo cade, ma sempre
si rialza… Un vecchio che cade, invece, è obbligato ad aspettare
che qualcuno venga a rialzarlo; dopo di che, può accadere di
doverlo portare all’ospedale.
Quale lezione trarre dai due esempi? Il bambino e il vecchio
sono i simboli dei due atteggiamenti che l’uomo può adottare
nella sua condotta di vita. Quante persone, che avevano deciso
di lavorare su di sé per migliorarsi, si fermano al primo
fallimento, alla prima caduta dicendo: «È finita, non proverò
una seconda volta». Ebbene, nel carattere, nell’anima, nei
pensieri e nei sentimenti, costoro sono dei vecchi; non
entreranno nel Regno di Dio, perché il Regno di Dio è per i
bambini. Gesù lo ha detto: «Se non diventate come i bambini, non
entrerete nel Regno dei cieli». Perciò, vale la pena di fare
migliaia di tentativi, se necessario, e quali che siano le
cadute, rialzarsi per continuare a camminare.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Laboratorio “L’isola diversa” a Catania per “Gesti contemporanei”


Entra nel vivo la rassegna “Gesti contemporanei”, inserita nella sezione TE.ST del Teatro Stabile di Catania, ideata e curata da Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile,  insieme a Guglielmo Ferro.

E’ in corso la campagna abbonamenti ed in attesa del debutto, previsto per il 4 dicembre con “Pinocchio”, gran fermento per l’allestimento dello spettacolo-laboratorio sulla diversità: “L’isola diversa”, con la regia di Monica Felloni e Piero Ristagno, in scena da ZŌ centro culture contemporanee il 6 e 7 febbraio 2010. Questa coproduzione Teatro Stabile di Catania – Teatro CULT-U-R(E),  racconta il viaggio verso un’isola che esiste solo agli occhi di chi vede “altro”. È un’isola sconosciuta, non inesistente. Chi si imbarca in questa avventura vuole rivendicare questa verità. Vuole dimostrare che in quel mare c’è un’isola da scoprire.

Si tratta, dicevamo, di uno spettacolo-laboratorio sulla diversità che ha già preso il via con le selezioni che hanno visto impegnati 30 candidati preselezionati sulla base dei curricula. Centinaia le domande pervenute.  Tutti giovanissimi i candidati (27 anni l’età media), con esperienze nel campo teatrale e pronti a coltivare la loro passione come un impegno professionale. Sette in tutto i protagonisti,  a superare le prove di selezione sono stati: Emanuela Dei Pieri , Alfina Fresta, Giuseppe Giardina, Enzo Malerba, Nino Torre, Andrea Lapi, Ilenia Rigliaco.

Prenderanno parte allo spettacolo, oltre ai sette attori selezionati, Giuseppe Calcagno, Giuseppe D’Alia, Stefania Licciardello e Manuela Partanni del Teatro CULT-U-R(E), un progetto quest’ultimo, nato all’interno della Cooperativa Arte e Socialità . Responsabile organizzativa di CULT-U- R(E), è Bianca Caccamese.

Le prove dello spettacolo, sempre in forma di laboratorio, inizieranno il 4 novembre prossimo e andranno avanti fino a gennaio. Il 6 febbraio il debutto.

Si tratta di un’ attività teatrale incentrata su una realtà piena di sfaccettature: quella delle persone disabili. Questa conoscenza offre l’opportunità di guardare in un altro modo le persone affette da handicap. Il lavoro sviluppato negli anni dal team che si occupa di questo progetto e gli obiettivi raggiunti, dimostrano che l’attività teatrale svolta con le persone disabili può avere un elevato valore artistico. Il riconoscimento di questo aspetto e la sua emancipazione rientrano in un contesto non più esclusivamente sociale ma in quello artistico-culturale.

Il progetto nasce dal desiderio di attuare forme di interazione artistica tra persone “diverse”.

“Un teatro della socialità, fondato sul lavoro con le persone e non sulla loro diversità – spiega il direttore dello Stabile Giuseppe Dipasquale – La diversità vuole essere intesa come qualità che differenzia una persona da un’altra, non come discriminazione, bensì come valorizzazione della persona stessa. Il teatro è il luogo naturale della diversità, dove questa non solo si manifesta ma è simbolo del teatro stesso”.