Intervista all’onorevole Rita Bernardini


di Daniela Domenici

Inizia oggi l’ottavo giorno di sciopero della fame di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del PD.

Le abbiamo rivolto alcune domande in merito a  questa sua protesta non violenta.

–      Cosa vuoi ottenere con questo sciopero della fame a oltranza a cui partecipano anche Irene Testa, Claudia Sterzi, Alessandro Litta Modigliani, Annarita Digiorgio e Riccardo Masi?

–      Voglio la calendarizzazione della mia mozione n°250, presentata alla Camera lo scorso 19 novembre, sulla situazione esplosiva nelle carceri italiane soprattutto dopo i recenti fatti di morti sospette come quella di Cucchi e di suicidi come il giovane Yassine. Sto raccogliendo firme intorno a questo mio testo, in questo momento siamo a quota 69, una bella cifra che spero di poter aumentare. Colgo inoltre l’occasione per ribadire il mio invito a tutta la comunità penitenziaria a unirsi a questa battaglia nonviolenta, per lottare insieme con proposte concrete.

–      Quanto tempo ancora pensi di continuare in questo sciopero? E la tua salute?

–      Con una grande senso dell’umorismo mi ha risposto: sono abituata, sono una “pannelliana” convinta”, una volta sono arrivata anche a 38 giorni e alla fine mi hanno dovuto fare le flebo di ferro…

–      Da cosa e quando è nato questo tuo interesse per il pianeta carcere?

–      Quando ero agli inizi della mia militanza tra i radicali accompagnavo Marco Pannella e Emma Bonino nelle loro visite nelle varie carceri italiane; vedendo queste realtà di “vita ristretta” è stato naturale, per me, in un certo senso continuare la loro opera. Il “blitz” a Ferragosto scorso, quando molti giornalisti hanno trascorso un giorno all’interno di un carcere per vedere e toccare dal vivo come si vive là dentro, è stata un’idea mia. Nel prossimo ponte dell’Immacolata, a dicembre, verrò in Sicilia per visitare i centri di accoglienza per extracomunitari, la Sicilia ne ha il numero massimo. E martedì prossimo sarò in TV alla trasmissione “Matrix” per un confronto dialettico col ministro della giustizia Alfano.

Le ho poi chiesto il permesso di pubblicare il testo integrale della sua mozione.

Giustizia: i Radicali da 5 giorni in sciopero fame per le carceri


Inizia il quinto giorno di digiuno per Rita Bernardini, Irene Testa, Annarita Digiorgio, Alessandro Litta Modignani e me, per la calendarizzazione della mozione presentata dall’onorevole Bernardini e altri, sulla insostenibile condizione delle carceri italiane”.

Lo afferma Claudia Sterzi, segretaria dell’associazione radicale Antiproibizionisti, che aggiunge: “Condizioni carcerarie che ci riportano sempre di più a un medioevo che avremmo voluto fosse rimasto solo un ricordo storico. In queste carceri vivono, o meglio sopravvivono, cittadini rei solo di coltivazione per uso personale di canapa, un reato che farebbe ridere se non fosse per la tragedia sociale, umana e politica delle sue conseguenze. I radicali, da decenni, combattono una battaglia nonviolenta per la depenalizzazione del consumo personale e quindi anche della coltivazione domestica; nella mozione presentata si richiama anche l’ultimo disegno di legge presentato che è, appunto, dell’onorevole Bernardini, e che equipara la coltivazione domestica all’uso personale, come sembrerebbe ovvio ma non è. Quale reato commettono i cittadini che coltivano per se stessi, se non quello di non finanziare il narcotraffico, che contribuisce in misura preponderante alla sopravvivenza delle mafie? Per la libertà di uso e di coltivazione, per liberarsi dalle mafie e dal narcotraffico, prosegue dunque la nostra rivolta nonviolenta alla quale invito tutti gli antiproibizionisti, i consumatori e i coltivatori ad unirsi”.

da www.ristretti.it

Carceri sovraffollate, detenuti in protesta


Detenuti in protesta contro il sovraffollamento nelle carceri e il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, chiede un incontro urgente con il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Sono stati tre gli episodi nelle ultime ventiquattro ore: a Genova, Lucca e Pescara. A Genova, al Marassi, si è registrato l’ennesimo tentativo di suicidio di un detenuto: alle 23,50 di ieri un detenuto magrebino, trentenne, rinchiuso nel circuito alta sicurezza del carcere di Genova è stato salvato in extremis dagli uomini della polizia penitenziaria. Il personale in servizio è stato allertato dall’odore di gas che proveniva dalla cella dove il detenuto era riverso a terra con una busta di plastica che gli avvolgeva il capo e al cui interno confluiva il gas di una comune bomboletta per fornellino.

A Lucca per circa un’ora ieri sera i detenuti hanno battuto le suppellettili contro inferriate e porte, per richiamare l’attenzione dell’amministrazione penitenziaria sul problema del sovraffollamento. Il carcere di Lucca ha una capienza regolamentare di 82 posti e ospita più di 200 detenuti, inoltre mancano 40 agenti rispetto all’organico previsto. Infine, anche a Pescara i detenuti oggi hanno protestato contro il sovraffollamento carcerario, battendo suppellettili contro le inferriate, gridando e protestando contro il sovraffollamento della struttura.

A denunciare le tre situazioni critiche è stato il Sappe, il cui segretario nazionale Donato Capece ha chiesto un incontro urgente con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, «per alcune proposte da inserire possibilmente nella stesura finale dell’annunciato Piano Carceri, il cui esame è dato per imminente al Consiglio dei Ministri». In una nota Capece ricorda come la situazione nelle carceri italiane sia «sempre più incandescente, con quasi 66mila detenuti a fronte dei 42mila posti regolamentari, e gli agenti costretti a turni pesanti in termini di stress e sicurezza». Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno, dei quali un terzo circa per suicidio (1.005 casi accertati, dal 1990 ad oggi), un terzo per cause immediatamente riconosciute come «naturali», e il restante terzo per «cause da accertare», che indicano tutti i casi nei quali viene aperta un’inchiesta giudiziaria.

fonte ilsole24ore

Ragusa: 5 detenuti per protesta ingeriscono lamette e pile stilo


Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo hanno da sempre costituito un serio problema nel nostro Paese. Molti di questi atti di ribellione dipendono dal sovraffollamento e dalla mancanza di condizioni di vita normali. Una grave pecca che anche nelle nostre carceri sta aumentando considerevolmente. Secondo i dati aggiornati al 2 novembre, infatti, la capienza regolamentare del carcere ibleo è 146 persone, mentre quella tollerabile è di 218. Ma sono 257 i detenuti al suo interno e ciò significa che viene superata la regolamentare del 176% e la tollerabile del 117%. Proprio questa motivazione è alla base di una protesta plateale messa in atto da cinque detenuti di Contrada Pendente sabato pomeriggio. I cinque detenuti, che sono rinchiusi in una stessa cella e che per questo motivo hanno intentato la protesta, hanno chiesto di essere messi nelle condizioni di avere i beni di prima necessità e di poter lavorare per potersi economicamente mantenere, cosa che non sempre è possibile proprio a causa del sovraffollamento. Una protesta, però, pericolosa perché i cinque carcerati hanno utilizzato gravi forme di autolesionismo per attirare l’attenzione. Uno si è cucito la bocca con ago filo, un altro ha ingerito una pila stilo ed altri hanno ingoiato delle lamette procurandosi delle ferite all’intestino e per queste ragioni sono stati ricoverati al “civile” e tenuti sotto osservazione per alcune ore. Una volta riportati in carcere sono stati sistemati in celle diverse.

da www.innocentievasioni.net

Alla fine ha ragione chi protesta


di Franco Bomprezzi

SLASto seguendo giorno per giorno la vicenda delle quattro persone che stanno facendo lo sciopero della fame per sollecitare interventi precisi e concreti in favore di una piena e adeguata assistenza domiciliare per i malati di sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Ho sempre ritenuto che le battaglie per ottenere servizi di welfare moderni e adeguati alle effettive esigenze delle persone con disabilità vadano combattute centellinando gli strumenti spettacolari di protesta, e utilizzando piuttosto con tenacia il metodo della pressione delle associazioni e dei mezzi di comunicazione su chi al momento è chiamato a governare. Temo infatti che chi si incatena per chiedere aumento di pensioni da fame, o chi fa lo sciopero della fame per denunciare l’ingiustizia che sta vivendo o che comunque percepisce su di sé, toglie credibilità e forza agli interlocutori sociali, alle forze vive del volontariato che lavorano tra mille difficoltà monitorando lo stato di salute dei diritti in un Paese parcellizzato dal federalismo immanente.

Ma è anche vero, e oggi lo constatiamo con evidenza, che queste singole persone sono di fatto la punta dell’iceberg di un mondo sommerso di persone e di famiglie che stanno vivendo sulla propria pelle la continua riduzione dei servizi, i tagli, anche veloci al welfare, il continuo rinvio di decisioni importanti per la qualità della vita (penso al nomenclatore tariffario degli ausili, penso ai Lea, i livelli essenziali di assistenza…).

E’ vero inoltre che la reazione di chi governa conferma le ragioni dei digiunanti, visto che il viceministro Fazio ha riconvocato d’urgenza per il 12 novembre, ossia domani, la consulta nazionale delle malattie neuromuscolari. E’ un gesto concreto, un atto di buona volontà, ma anche l’ammissione che qualcosa non funziona. I malati sardi e romani, e tutti quelli che nel tam tam mediatico e politico si stanno associando a loro, non stanno facendo i capricci, non stanno reclamando per sé un po’ di soldi giusto per vivere un po’ meglio. Il pacchetto delle loro richieste, concreto e circostanziato, è ritenuto infatti corretto sia dal presidente di Aisla, Mario Melazzini, che dal presidente della Fish, Pietro Barbieri.

E’ dunque quella stanchezza profonda, che ho segnalato spesso in questo blog, a caratterizzare l’attuale momento sociale delle persone con disabilità, che vedono da un lato sanciti i diritti della Convenzione Onu, con tanta enfasi retorica, e poi dall’altro devono constatare, da Nord a Sud alle Isole, una micidiale battuta d’arresto delle politiche di welfare. Dalla crisi economica questo mondo rischia di uscire a pezzi.

Mi auguro vivamente che a livello politico si trovi una soluzione capace di convincere i digiunatori a interrompere il rischiosissimo sciopero, ma penso anche che non si doveva arrivare sin qui. I giornali dovrebbero davvero cominciare a raccontare le condizioni di vita delle famiglie nelle quali irrompe come un tornado devastante una patologia invalidante e progressiva. Di questo sciopero della fame invece pochi cenni distratti, anche perché per il momento nessuno è morto.

P.S.: lo sciopero della fame è sospeso, annunciano i protagonisti di questa iniziativa, proprio in considerazione della convocazione dell’osservatorio. Ciò che ho appena scritto trova dunque piena conferma. Adesso vediamo che cosa scaturirà dall’incontro a Roma.

da www.vita.it

Grecia: sciopero della fame dei detenuti


grecia– ATENE, 11 NOV – Migliaia di detenuti greci sono in sciopero della fame da giorni in almeno 8 carceri per protestare contro le pessime condizioni di vita.Lo sciopero e’ in corso nelle prigioni di Santo Stefano a Patrasso, di Korydallos ad Atene e in quella di Ioannina.Ma le proteste riguardano anche altri istituti di pena e si sta estendendo.La protesta, partita da Patrasso,coincide con il 1/o anniversario dello sciopero dello scorso anno.Secondo i detenuti la situazione non e’ migliorata, anzi e’ peggiorata.

fonte ANSA

Poliziotti in piazza contestano Brunetta


polizia in piazzaROMA – Pesante contestazione nei confronti del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta da parte delle migliaia di poliziotti, agenti della Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato che manifestano a Roma contro i tagli del governo al comparto sicurezza.

“Noi difendiamo anche la tua sicurezza e tu ci ha preso in giro e ci hai dato dei ‘panzoni’ “, hanno urlato gli organizzatori della protesta passando sotto la sede del ministero della Funzione Pubblica in corso Vittorio Emanuele. Subito dopo una bordata di fischi si è alzata verso le finestre del ministero: “Lo sappiamo che sei chiuso dietro il tuo scranno d’oro – hanno aggiunto – perché non vieni giù a parlare con chi ti difende?”.

I manifestanti hanno anche criticato le ronde volute dal ministro dell’Interno Roberto Maroni: “Questo governo vi ha dato le ronde – hanno detto rivolgendosi ai cittadini – hanno messo i soldi per questa vergogna invece che darli ai poliziotti”. Al corteo, che è arrivato in piazza Navona dove si terranno gli interventi dei leader sindacali, secondo gli organizzatori stanno partecipando circa 30 mila persone.

“La sicurezza non si fa con le ronde, ma con i poliziotti: è ora che il governo venga in Parlamento per dare risposte serie su questo tema”. Lo dice il neosegretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani a piazza Navona dove si è concluso il corteo dei poliziotti, degli agenti di Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

“Sono venuto a portare la solidarietà ai poliziotti – dice Bersani – in questi mesi girando l’Italia ho trovato operatori di polizia che lamentano una situazione pessima,, con un disagio enorme. A queste persone bisogna dare qualcosa di serio, risorse concrete perché la sicurezza non si fa con le ronde”.

Bersani ha poi criticato l’idea del governo di trovare i fondi per le forze dell’ordine dai proventi dello scudo fiscale: “Non si possono prendere i soldi dai condoni – sottolinea – non si paga la legalità con l’illegalità”. Per il segretario del Pd quello che doveva essere il tema prioritario del governo è stato invece usato come “propaganda per alimentare le paure” dei cittadini, ma in realtà “non si è fatto nulla. Per questo il Pd ribadisce che se il governo con la finanziaria porterà, proposte concrete” i democratici non si tireranno indietro.

fonte ANSA