Usa: scoperto ormone che disattiva la riproduzione


Un gruppo di scienziati dell’Università della ha identificato un ormone sessuale maschile capace di impedire la riproduzione. La scoperta arriva dopo che 10 anni fa i ricercatori avevano studiato il comportamento della sostanza negli uccelli e nelle zebre.

Si tratta dell’ormone antagonista della (GnIH), in grado di ostacolare l’effetto della (GnRH) che controlla ”a cascata” i meccanismi biologici coinvolti nel sesso e nella procreazione.

Lo studio, pubblicato su PlosOne, potrebbe avere numerose ricadute pratiche, dalla realizzazione di un contraccettivo maschile alle terapie anticancro, dato che GnIH ha già evidenziato di avere effetti positivi nei tumori cosiddetti ormone-sensibili.

da www.blitzquotidiano.it

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Spermatozoi: un interruttore ormonale ne regola la produzione


spermatozooiScoperto un nuovo “interruttore” ormonale capace di controllare e alterare la produzione di spermatozoi. Un nuovo studio condotto da ricercatori scozzesi ha infatti individuato il modo in cui gli androgeni agiscono nei testicoli per controllare la normale produzione di sperma e la fertilità maschile.

Il loro lavoro, pubblicato sulla rivista Faseb, potrebbe portare alla creazione di una “pillola” maschile corrispondente a quella femminile usata fin dagli anni ‘60. «Abbiamo scoperto che la mancanza di un certo gene provoca una carenza di recettori degli androgeni, carenza che provoca una drastica riduzione della produzione di spermatozoi», ha detto del Centre for Reproductive Biology al Queen’s Medical Research Institute di . «Lo abbiamo verificato in esperimenti condotti su topi di laboratorio (ma i cui risultati potrebbero essere applicabili anche all’uomo). Un gene, attivo nelle cellule mioidi peritubulari dei testicoli, codifica per la produzione di recettori per gli androgeni. Con una disattivazione di questo gene, i recettori si riducono provocando infertilità».

Welsh e colleghi ritengono che sia possibile produrre farmaci mirati per la disattivazione di questo gene, una sorta di “” su cui da tempo si stanno concentrando gli sforzi di molti ricercatori. «Tuttavia, questa scoperta potrebbe anche permetterci di aiutare chi ha problemi di fertilità», ha detto Welsh. «Ad esempio, grazie alla produzione di nuovi agenti che stimolino la produzione di recettori e aumentino il numero di spermatozoi».

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