Adolescenti dello stesso viaggio


di Tiziana Mignosa

Se il bimbo
coi suoi passi incerti
la spinta trova al posto di carezza
quando il pavimento con le mani tasta
il cielo capovolto sotto ai piedi incrocia.
 
Le parole intinte nell’aceto
aiutano soltanto chi le rigurgita
alleggerendo così il sacco della rabbia
sospingono il bersaglio del momento
sugli spigoli della sofferenza a scrocco.
 
La gentilezza
è mano che accompagna sulla via
soffice poltrona
che il posto espugna
al duro banco della scuola.
 
Infatti chi per prima
davvero alla scialuppa arriva
tira a mare il salvagente
invece di piombarlo in testa
a chi nell’acqua di certo non sta bene.
 
A tutti noi
adolescenti dello stesso viaggio
ci viene chiesto d’essere migliori
ma non per  questo
di considerarci i primi.
 
Rallenta il passo
infatti
chi crede d’essere il più bravo
quando l’altruismo e l’umiltà
sono scarpe comode chiuse nel buio dell’armadio.
 
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Onorevole, come parla?


di Roberto Puglisi

Onorevole, ma come parla? E meno male che Nanni Moretti non traffica e non bazzica dalle parti dell’Ars. Onorevole, ha presente la scena di “Palombella rossa”, quando la giornalista intervista l’ombroso Nanni, utilizzando termini orrendi come “cheap” e consimili, e si becca un dovuto ceffone? Ecco. Non arriviamo a tanto, però forse uno schiaffetto (tenue e affettuoso, per carità) sarebbe ben meritato.
Alcuni esempi. Quando uno sta per finire il suo intervento, non è elegante mormorare “concludo dicendo”. Lo insegnano alle scuole elementari, se uno ha la ventura di averle praticate.  Dà un’impressione di eccessiva considerazione per i propri discorsi che – si tenga forte onorevole – non cambieranno la storia dell’umanità. E poi perché, quando ci si riferisce a questa o a quella categoria, egregio onorevole, le scappa un: “Questi soggetti”? Questi chi? Soggetti o complementi oggetti?  E perché il riferimento grammatical-burocratico? Queste persone, proprio no? Perché sa, onorevolissimo, coloro che battono le nocche, fino al sangue, sulla porta dei palazzi del potere o soffrono in silenzio, questo sono: persone.  E infine, lasciando stare altre facezie come “questa questione”, i congiuntivi massacrati, i trapassati a miglior vita, gli avverbi scellerati…  Tralasciando tutto l’abominevole resto, perché quegli interventi “anema e core” in cui lei, caro onorevole, finge di essere un uomo nuovo, un marziano estraneo alle tematiche di palazzo, anche quando ha le piaghe da quasi decubito, per il troppo lungo attaccamento alla poltrona?
Sì, onorevole, ci vorrebbe un ceffone alla Moretti. O forse basterebbe una porzione di poesia, per riflettere sulle cose umane. Basterebbe un verso di Edgar Lee Masters: “Diffidate dell’uomo che oggi ha il potere e una volta portava una sola bretella”.

da www.livesicilia.it