Sempre da soli


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

di Sebastiano Bongiovanni, vice segretarionazionale della UGL Polizia Penitenziaria

La Federazione UGL Polizia Penitenziaria, giudica gravissimo la mancata approvazione dell’emendamento che prevedeva delle somme a favore degli Istituti penitenziari di Noto-Siracusa e di Augusta da parte del Consiglio Provinciale di Siracusa. Da questo atto politico si evince quello che più volte noi abbiamo ribadito, la solitudine a cui è costretto a lottare il personale di Polizia penitenziaria contro i molteplici problemi che li affliggano.

L’UGL P.P. visto il silenzio assordante, vuole ricordare la grave e persistente situazione in cui versano gli Istituti Penitenziari della Provincia e principalmente della C.R. di Augusta, dove il numero dei detenuti ha raggiunto il massimo mai avuto e la carenza di Personale ha toccato oramai una situazione insostenibile, che costringe gli addetti ad enormi  sacrifici ed a vivere una vita poco serena, per poter adempiere i doveri istituzionali comandati quotidianamente e su questo ci dispiace dire che nemmeno Sua Eccellenza il Prefetto ha accolto il nostro grido di dolore e di aiuto.

L’UGL P.P. per tali motivi che ritiene sbagliato il comportamento di qualche Consigliere Provinciale ed anche riteniamo inopportuno e demagogico quando poi le Istituzioni davanti a tragedie umane esprimono giudizi o promesse, quando invece in questi casi a nostro avviso sarebbe meglio tacere.

L’UGL P.P. si augura per il prossimo futuro una maggiore attenzione da parte di tutte le Istituzioni a partire dal Prefetto e augura buone ferie a tutto il Personale di Polizia Penitenziaria ed alle loro famiglie.

Niente più carcere, secondo giorno


di Daniela Domenici

Ieri 10 febbraio 2010 mi sono dimessa, anzi, mi hanno costretta alle dimissioni da volontaria con un dolore enorme, lo potete immaginare, dopo più di due anni in cui ho dato l’anima là dentro.

Ma come si può combattere contro l’ottusità, contro la chiusura mentale, contro i mulini a vento di coloro che dovrebbero dirigere una struttura così difficile come un carcere ma che si dimenticano che l’art.27 parla di rieducazione, che i detenuti non sono numeri o animali ma uomini che, per quanto abbiamo commesso reati per cui stanno scontando la pena, rimangono uomini con cui si può dialogare, non appestati da allontanare.

Purtroppo non tutte le carceri sono Bollate (che è diretto da una donna illuminata), di Bollate ce n’è una sola e, forse, poche altre, ho provato a combattere ma oggi depongo le armi definitivamente, c’è un limite a tutto.

Ringrazio coloro che in questi due anni, tra il personale in servizio, si sono comportati umanamente verso di noi, soffro maledettamente per non poter più avere quel dialogo instaurato con alcuni detenuti che serviva a far crescere sia me che loro.

Proprio poco fa ho avuto una lezione di Corano da un ragazzo del Senegal che mi ha fatto capire molte cose su questa religione così diffusa, una delle tre grandi religioni monoteiste, ogni volta era così: gocce di acquisizioni perché nel “nostro” carcere (e continuerò a pensarlo così dentro di me) ci sono decine di lingue e nazionalità diverse da cui c’era solo da imparare.

Pazienza, spero solo che continuino a scrivermi lettere e che così possa continuare a essere la loro voce all’esterno.

“Chi vigila sul controllore” di Carmelo Musumeci dal carcere di Spoleto


Sarebbe importante che il luogo carcere diventasse spazio aperto per i giornalisti.

L’appello del giornale “Il Manifesto”  e dell’Associazione Antigone per  favorire l’accesso ai giornalisti in carcere è di fondamentale importanza.

 La prigione è un mondo ignoto per tutti quelli che sono liberi:  far  conoscere ai cittadini l’inferno che i politici hanno creato e mal governato sarebbe vitale per portare la legalità in carcere.

Sarebbe importante che i giornalisti, e quindi i cittadini, sapessero degli abusi, dei soprusi, delle ingiustizie, dei pestaggi e delle  violenze che accadono in carcere.

Sarebbe di grande interesse che i cittadini sapessero che la galera in questi ultimi anni è diventata uno spazio solo per “allontanare, emarginare, isolare e controllare” il disagio sociale.

Sarebbe importante che i cittadini sapessero che in carcere  ci sono sempre  meno delinquenti e sempre più emarginati, tossicodipendenti, barboni, extracomunitari e “avanzi sociali”.

Un carcere trasparente e aperto alla stampa, come qualsiasi luogo pubblico, ovviamente con delle regole, farebbe bene al carcere, ai detenuti e alla polizia penitenziaria, per affrontare le contraddizioni di questo “non luogo”.

Rendere trasparente il luogo carcere farebbe bene alla democrazia.

 In questi anni alcuni giornalisti, anche qualcuno della stampa estera, hanno cercato d’intervistarmi per il mio attivismo per l’abolizione dell’ergastolo e, anni fa,  per essere stato uno dei promotori di una lettera al precedente Presidente della Repubblica, firmata di 310 ergastolani, per tramutare l’ergastolo ostativo in  pena di morte.

Il Dipartimento Amministrativo Penitenziario ha sempre negato l’autorizzazione affinché qualsiasi giornalista mi potesse intervistare,  come se non solo il mio corpo ma anche i miei pensieri fossero prigionieri dell’Assassino dei Sogni (come io chiamo il carcere).

Non molto tempo fa “ Tg3 Linea notte” mi aveva chiesto un’intervista,  ma non ho saputo più nulla e ne deduco che anche stavolta il DAP non l’abbia autorizzata.

Le uniche interviste che ho potuto rilasciare, finora, sono state solo per iscritto.

Mi viene spontanea una domanda:

-Perché l’Assassino dei Sogni ha paura che si sappia com’è fatto, cosa fa e cosa pensa?

Spero che un giorno non lontano i giornalisti possano entrare in carcere per fare conoscere all’opinione pubblica quello che accade nelle prigioni di stato  e per far sapere perché molti detenuti preferiscono suicidarsi che vivere. Ma questo ve lo posso dire anch’io:  il carcere in Italia non ti toglie solo la libertà, ti toglie soprattutto la dignità, ti prende a calci l’anima, ti strappa il cuore e ti ruba quel poco d’amore che ti è rimasto dentro.

 In questi nostri giorni, innocenti o colpevoli, tutti possono entrare in carcere,  ed è meglio per tutti che si  sappia quello che si può trovare dentro.

Rimini – Ex poliziotto: “Mi do fuoco”


Agente di polizia penitenziaria minaccia il gesto per attirare l’attenzione sul suo caso

 E’ disperato e minaccia di darsi fuoco per attirare l’attenzione sul suo caso. Questa è la storia di Nicola Calefato, ex agente di polizia penitenziaria originario della Puglia ma residente dall’autunno scorso a Rimini. Si è rifugiato in Romagna con la moglie nella speranza di poter trovare un lavoro, dopo aver ricevuto nel maggio scorso il benservito dall’amministrazione penitenziaria. Una destituzione che ha dell’incredibile.

L’uomo, che 13 anni fa era stato accusato di millanteria, per una intricata vicenda, era stato poi prosciolto dalle accuse per intervenuta prescrizione. Ciò nonostante, dopo essere stato sospeso dal servizio in attesa del pronunciamento dei giudici, l’uomo è stato “dimesso” dopo aver prestato servizio per quasi 30 anni nella polizia penitenziaria.

”Il mio errore – spiega – è stato quello di entrare a far parte dell’organizzazione sindacale e poi di non aver rinunciato alla prescrizione, il che mi avrebbe dato modo di spiegare la mia totale estraneità ai fatti.  Nel corso degli anni di servizio non ho mai riportato alcun provvedimento disciplinare, nulla di nulla. Dopo la sentenza di proscioglimento speravo di poter riavere il posto e il risarcimento per il danno subito, circostanza su cui si era espresso con favore anche il Tar. Inspiegabilmente però, il Consiglio di Stato ha cambiato la sentenza e ora mi trovo di nuovo a piedi. Sono disperato. Mi sono rivolto anche al presidente della Repubblica. Voglio che la mia voce giunga fino a Roma perché qualcuno ripari al torto che ho subito”.

 da www.romagnanoi.it

Giustizia: Bernardini; decisioni in Cdm, primo successo radicale


  “Le decisioni prese ieriin Consiglio dei Ministri sulle carceri costituiscono il primo successo del Satyagraha radicale su questo fronte”. Lo afferma la radicale Rita Bernardini.

“Stando al comunicato stampa che leggiamo sul sito http://www.governo.it – dice Bernardini – il Governo ha deciso non di costruire nuove carceri, ma di ampliare quelle esistenti utilizzando i fondi già previsti in finanziaria; ha deciso di incrementare – seppure parzialmente – l’organico degli agenti di polizia penitenziaria e – cosa veramente importante – di invertire la rotta fin qui seguita prevedendo la possibilità di scontare l’ultimo anno di detenzione presso il proprio domicilio e, per i reati sotto i tre anni, la possibilità di sospendere il processo e impiego alternativo al carcere in lavoro di pubblica utilità.

Abbiamo scritto “stando al comunicato stampa” del Governo: ora si tratta di vedere quando e come questi obiettivi saranno confermati nei fatti e nei tempi. A ciò vigileremo e dovremo mobilitare il massimo di controllo, di collaborazione, di lotta dell’intera comunità penitenziaria, se si rivelasse necessaria.

Su queste misure – a parte i “pieni poteri” conferiti al Capo del Dap Franco Ionta sui quali non siamo d’accordo – non possiamo che plaudire all’azione del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e al Governo Berlusconi che ha votato la sua proposta. Restano in piedi, come obiettivi da perseguire subito, i 12 punti della mozione radicale approvati ieri dall’aula di Montecitorio e, per noi radicali, quelli sui quali dobbiamo convincere ancora, con un’operazione di verità, tutta la classe politica italiana di maggioranza e d’opposizione: 1) l’amnistia “legale” contro quella ignobile e di classe che si fa quotidianamente con i processi penali che cadono in prescrizione (200.000 all’anno su una mole di 5 milioni e mezzo di processi penali pendenti) e 2) la Riforma della Giustizia, sulla quale il Parlamento si è già impegnato un anno fa approvando la nostra Risoluzione “per una riforma strutturale e organica del sistema” che preveda la riforma dei criteri concernenti l’obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere, la responsabilità civile, gli incarichi extragiudiziari e il collocamento fuori ruolo dei magistrati, la revisione dei criteri di elezione del Csm, la modernizzazione tecnologica degli uffici giudiziari e l’adeguamento degli organici del personale anche amministrativo. 3) la radicale modifica dell’articolo 41-bis della legge n. 394 del 1975, sull’ordinamento penitenziario perché per combattere la mafia lo Stato non può usare gli stessi metodi di tortura e di disumanità della criminalità organizzata. Insomma, la lotta nonviolenta prosegue, alla ricerca e per l’affermazione della e delle verità, diradando la coltre lugubre di ingiustizia e di sofferenza attuale provocata dallo Stato quando non rispetta legalità e moralità umana e civile”.

fonte AGI

CARCERE. Emergenza modello L’Aquila


di Stefano Arduini

Stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010. E’ qesto il “primo pilastro” del Piano Carceri presentato oggi in Cdm dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e illustrato dallo stesso Guardasigilli nella conferenza stampa al termine della riunione. Gli altri “pilastri”, ha spiegato Alfano, sono “il piano edilizio“, “due importanti norme di accompagnamento” e l’introduzione di “duemila nuovi agenti della Polizia Penitenziaria”

Proclamando lo stato di emergenza fino al 31 dicembre, ha spiegato Alfano, “nel corso di quest’anno intendiamo realizzare 47 nuovi padiglioni, cioe’ strutture che insistano e si affiancano a istituti di pena gia’ esistenti, che non ci danno l’incombenza di dover individuare l’area, espropriarla e procedere a tutto l’iter amministrativo”. In tal modo, ha proseguito il ministro, “mentre apriamo questi 47 cantieri sul modello dell’Aquila, noi evadiamo tutta la procedura burocratica per realizzare nel 2011 e nel 2012 le strutture tradizionali e flessibili a cui daremo vita con tempi tipo l’Aquila e con modelli organizzativi di quel tipo“. Il responsabile di “questa missione”, ha aggiunto Alfano, sara’ il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, anch’egli presente alla conferenza stampa.

Alfano si e’ detto “fiducioso” di poter raggiungere l’obiettivo che, ha spiegato, e’ ritenuto “prioritario” dal premier Berlusconi. Quanto ai fondi necessari, Alfano ha ricordato di “aver reperito 500 milioni” nella legge Finanziaria e “altri 100 milioni” sono stati presi dal bilancio del ministero della Giustizia. “Con 600 milioni costruiremo i 47 nuovi padiglioni e nel frattempo individueremo le modalita’ sia dal bilancio statale che dai finanziatori privati per realizzare gli altri istituti nel 2011 e nel 2012. Il totale dovra’ fare – ha concluso- 21.749 posti, che si aggiungeranno ai posti attualmente disponibili”.

Quanto alle “norme di accompagnamento” che fanno parte del Piano, Alfano ha parlato dell’approvazione nel Cdm di un disegno di legge contentente due articoli. Il primo, “che concede la possibilita’ a chi deve scontare un anno solo di reclusione, di scontarlo ai domiciliari” e l’altra norma, “che prevede la cosiddetta ‘messa alla prova’ per coloro i quali hanno la possibilita’ di essere imputati per reati fino a tre anni, di svolgere lavori di pubblica utilita’ sospendendo il processo“. Le norme, ha spiegato, serviranno a “deflazionare” il sistema Giustizia sia sul piano carcerario che su quello processuale.

Quanto alla Polizia Penitenziaria, il ministro ha detto di ritenere che con duemila agenti in piu’ verra’ dato “un grande sollievo ai 40mila e oltre che gia’ lavorano nel Corpo”. A conclusione del suo intervento, Alfano ha parlato di “una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica: risolvere il problema del sovraffollamento, dare dignita’ alla presenza negli istituti di pena, senza fare amnistie e indulti, non preparati da un recupero dell’attivita’ lavorativa, che hanno prodotto un ritorno nelle carceri di coloro i quali erano usciti”.

da www.vita.it

Giustizia: 40 carceri inutilizzate; lo spreco è di 200 milioni di euro


Per fare fronte al sovraffollamento carcerario ci sarebbero già 40 penitenziari già pronti, che però non sono utilizzati. È la denuncia del Partito degli operatori della sicurezza e della difesa (Psd). Nonostante le strutture già a disposizione, sottolinea il Psd, “il Governo progetta la costruzione di nuovi istituti penitenziari stanziando addirittura 500 milioni di euro chiedendo ulteriori fondi all’Unione europea con apposita proposta divenuta addirittura oggetto di una risoluzione dell’Europarlamento.

Tale disastrosa situazione è stata denunciata più volte dal sindacato della polizia penitenziaria. La semplice e, soprattutto, notevolmente meno onerosa ristrutturazione degli edifici già presenti sul territorio risulterebbe attuabile sicuramente in tempi brevissimi se confrontati con quelli necessari alla costruzione ex novo di carceri, contribuendo così alla realizzazione della tanto perseguita razionalizzazione del sistema penitenziario, punto programmatico di Governo”. Ecco l’elenco stilato dall’organizzazione:

– l’istituto carcerario di Morcone (Benevento), è stato costruito, abbandonato, ristrutturato, arredato e nuovamente abbandonato dopo un periodo di costante vigilanza armata ad opera di personale preposto;

– l’istituto carcerario di Arghillà (Reggio Calabria), parimenti inutilizzato, è mancante della sola strada d’accesso, delle fogne e dell’allacciamento idrico, ma è per il resto ultimato e dotato di accorgimenti tecnici d’avanguardia;

– vi sono intere ed impervie regioni nelle quali il problema delle strutture inutilizzate si sovrappone alla frammentazione ed alla sporadicità di quelle esistenti che costringono i preposti Nuclei traduzioni e piantonamenti a frequenti e rischiosi viaggi diversamente non necessari; è il caso della Sardegna dove sono state frettolosamente dismesse ben otto case mandamentali (Ales, Bono, Carbonia, Ghilarza, Sanluri, Santavi, Terralba e soprattutto, per l’eccezionale spreco, Busachi, che, dopo essere costata 5 miliardi di lire, non è stata mai inaugurata), oppure regioni nelle quali a causa della mancata programmazione in funzione dell’estensione, si è costretti allo stesso andirivieni da e per istituti posti al limite provinciale come per Lecce Nuovo Complesso, sorto nel nord di una provincia che si estende per oltre 70 chilometri, quotidianamente percorsi da tutte le Forze dell’ordine provinciali che, ad esempio, potrebbero utilizzare (con semplici adeguamenti tecnici) la casa mandamentale di Maglie solo parzialmente utilizzata per ospitare detenuti semiliberi; ancora maggiore è lo spreco nella stessa provincia, nel comune di Galatina, dove l’istituto penitenziario è del tutto inutilizzato malgrado la posizione strategica.

– ancora, ad Udine, si registra la chiusura della sezione femminile del penitenziario a fronte di situazioni sature in altri istituti, ormai al collasso;

– a Gorizia risulta inagibile un intero piano dell’istituto carcerario e non sono stati programmati i necessari lavori, così come a Venezia e a Vicenza, dove la capacità ricettiva è ridotta a 50 unità;

– a Pinerolo (Torino), il carcere è chiuso da dieci anni ma è stata individuata l’area ove costruirne uno nuovo;

– a Revere (Mantova), dopo 17 anni dall’inizio dei lavori di costruzione, il carcere con capienza da 90 detenuti (costo stimato: 5 miliardi di lire) è ancora incompleto. Non solo, i lavori sono fermi dal 2000 e i locali, costati più di 2,5 milioni di euro, sono già stati saccheggiati;

– l’istituto carcerario di Codigoro (Ferrara) che, nel 2001, dopo lunghi lavori, sembrava pronto all’uso, è ad oggi ancora chiuso;

– a Pescia (Pistoia), il ministero ha soppresso la casa mandamentale;

– a Pontremoli (Massa-Carrara), il locale istituto femminile, inaugurato nel 1993, con capienza pari a 30 detenute, è attualmente chiuso;

– ad Ancona Barcaglione, il penitenziario da 180 posti inaugurato nel 2005, nonostante le spese di mantenimento della struttura vuota ammontassero a mezzo milione di euro all’anno, gli ospiti non sono mai stati più di 20 e i dipendenti 50;

– in Abruzzo, nel penitenziario di San Valentino (Pescara), costruito da 15 anni, non ha alloggiato nessun detenuto. Nella struttura vagano solo cani, pecore e mucche;

– in Campania, l’istituto di Gragnano (Napoli) è stato inaugurato e chiuso a causa di una semplice frana; lo stesso è accaduto a Frigento (Benevento);

– in Puglia, oltre a Minervino Murge (Bari), struttura mai entrata in funzione, c’è il caso di Casamassima (Bari), carcere mandamentale condannato all’oblio da un decreto del Dipartimento;

– a Monopoli (Bari), nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati che hanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni;

– ad Altamura (Bari), si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni dell’istituto;

– non sono state mai aperte le strutture mandamentali di Volturara Appula (Foggia), 45 posti, incompiuto, e Castelnuovo della Daunia (Foggia), arredato da 15 anni;

– Accadia (Foggia), penitenziario consegnato nel 1993, ora del Comune, è inutilizzato;

– a Bovino, è presente una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre come ad Orsara, nella stessa provincia di Foggia;

– l’istituto di Irsina (Matera), costato 3,5 miliardi di lire negli anni 80, ha funzionato soltanto un anno ed oggi è un deposito del Comune;

– gli istituti di Mileto (Vibo Valentia) e di Squillace (Catanzaro) sono stati ristrutturati e poi chiusi. In quello di Cropani (Catanzaro), abita solo un custode comunale. Gli istituti di Arena (Vibo Valentia), Soriano Calabro (Vibo Valentia), Petilia Policastro (Crotone) e Cropalati (Cosenza) sono stati soppressi;

– a Gela (Caltanissetta) esiste un penitenziario enorme, nuovissimo e mai aperto;

– a Villalba (Caltanissetta), 20 anni fa è stato inaugurato un istituto per 140 detenuti, costato all’epoca 8 miliardi di lire, e che dal 1990 è stato chiuso e recentemente tramutato in centro polifunzionale;

– il carcere di Licata (Agrigento) è completato, ma non essendo stato collaudato è ad oggi inutilizzato;

– ad Agrigento, sei sole detenute occupano i 100 posti della sezione femminile.

da www.ristretti.it