Voci dal carcere di AUGUSTA: dopo le passerelle ferragostane dei politici il personale di polizia penitenziaria continua a subire…


Ancora aggressioni!

Non sembra aver tregua l’escalation di aggressioni poste in essere da parte di detenuti nei confronti del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

L’ennesima aggressione ai danni di un agente di p.p. è avvenuta nella mattinata odierna presso la struttura penitenziaria di Augusta, dove l’agente addetto al controllo e smistamento dei detenuti di un blocco detentivo, durante l’espletamento dei compiti affidatigli, veniva aggredito da un detenuto straniero solo per aver tentato di  mettere fine ad una lite tra di loro.

Il Poliziotto, fortunatamente soccorso in tempi brevissimi, e con l’ausilio egregio di altri colleghi, non ha subito gravi danni alla persona, ma è stato comunque costretto a ricorrere alle cure dei medici prescrivendo alcuni giorni di convalescenza.

È davvero imbarazzante ed incredibile notare il silenzio dell’Amministrazione, il silenzio dello Stato dinanzi ai fatti gravissimi che si stanno susseguendo giorno dopo giorno nelle carceri d’Italia ed a farne le spese, ancora una volta, è solo la Polizia Penitenziaria.

Noi non vorremmo crederci, ma stando agli ultimi eventi si percepisce sempre più forte la “debolezza” dell’Amministrazione Centrale, la quale non sembra riuscire a gestire come si conviene quei problemi principali che poi portano alle conseguenze peggiori (suicidi, aggressioni, autolesionismi, proteste ecc.).

Nella fattispecie l’Amministrazione sembra incapace di poter affrontare adeguatamente il problema del sovraffollamento delle carceri, il problema che arreca alle istituzioni Italiane la rilevante presenza di stranieri detenuti ed il gravissimo problema della carenza di organico

della polizia penitenziaria che se non verrà ripristinato a breve potrebbe non soddisfare più neanche i minimi livelli di sicurezza di cui gli istituti penitenziari necessitano per la sicurezza del Paese.

L’UGL Polizia Penitenziaria, vuole evidenziare che solo grazie ad una ritrovata sinergia tra il Sindacato e la Direzione di Augusta, che ringraziamo per gli sforzi che sta mettendo in atto, difatti, accogliendo molte delle proposte da noi formulate in questi anni, che la situazione non è diventata ingestibile, ma siamo consapevoli che questi sono solo provvedimenti di carattere decentrato e tampone, per tale motivo che chiediamo per l’ennesima volta AIUTO ALLE ISTITUZIONI.

Il Vice Segretario Nazionale UGL/FNPP Sebastiano BONGIOVANNI;  i dirigenti regionali UGL P.P. Michele PEDONE e Salvatore GAGLIANI

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“La regressione dell’HOMO ITALICUS” di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto


Ricevuta, copiata e pubblicata

Una volta c’erano i Calamandrei, i Vassalli, i Pertini, i De Gasperi, i Togliatti. Poi c’è stato il garantista Bertinotti il quale, prima di ogni elezione, affermava che l’ergastolo è una pena infame, e quando l’on. Ersilia Salvato era riuscita a farne approvare l’abrogazione alla Camera, il garantista Bertinotti ha pensato bene di far cadere il governo per non abolirlo e per cancellare l’affronto ha fatto scomparire dalla politica l’on. Ersilia Salvato.

Tipica regressione dell’Homo Italicus.

Dopo il garantista Bertinotti è venuto uno più garantista di lui che ha chiamato il suo partito il Partito della Libertà, l’on. Berlusconi, che in coerenza con il nome del suo partito ha tolto definitivamente ogni speranza agli ergastolani per poterli mostrare come trofei ogni volta che qualcuno del suo partito viene preso con il sorcio ancora in bocca.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Una volta avevamo l’on. Moro che insegnava ai suoi studenti “E per quanto riguarda questa richiesta della pena, di come debba essere la pena, un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale che istantaneamente, puntualmente, elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpetua, l’ergastolo che, privo com’è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte”.

Ora abbiamo l’avv. Calvi del PD che afferma “sì, sono favorevole all’abolizione dell’ergastolo ma non per coloro che hanno agevolato l’attività della criminalità”.

Qualcuno lo avvisi che senza il reato associativo l’ergastolo non lo prende nessuno in Italia.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Abbiamo avuto il sen. Gozzini, ora abbiamo i circuiti differenziati  voluti da Oliviero Diliberto e dal dott. Caselli e chi sconta la pena in quei circuiti quando fa istanza per un beneficio riceve la risposta con un prestampato, uguale per tutti, che afferma “Rilevato come la cartella personale dell’istante non rechi traccia di alcun accertamento di condotta collaborativa con la giustizia ex art. 58 ter o.p. ovvero della collaborazione irrilevante o impossibile, ritenuto pertanto di dover denegare, allo stato, la richiesta di permesso premio, si dichiara inammissibile l’istanza”.

Con questa risposta viene imposta l’omologazione della follia di applicare la pena di morte senza doverlo ammettere “Ha 87 ani – Vive in uno stato d’incoscienza. Dicono che con il acldo che fa indossi ancora il cappello e le calze di lana dell’inverno, sempre gli stessi. E che la biancheria pulita che gli portano in carcere riesce intatta al posto di quella sporca. Sta solo in una cella dell’infermeria di Pagliarelli, sporco e abbandonato a se stesso. Se non gli danno da mangiare non mangia, se non lo reggono non cammina. E soprattutto non capisce” Alessandra Ziniti su Repubblica del 3 agosto 2008.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Siamo partiti col diritto romano che stabiliva l’eguaglianza tra patrizi e plebei e ora abbiamo la Santanchè che è capace, nello stesso contesto, di criticare ferocemente i magistrati che concedono un beneficio penitenziario e con la stessa ferocia definire i magistrati subdoli attentatori alla democrazia quando si ostinano a non capire che a Scajola gli hanno pagato, a sua insaputa, un appartamento a Roma con vista Colosseo.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Abbiamo avuto Beccaria e siamo finiti con i march ettari mediatici che nel fare il gioco delle parti con i politici, dicono loro, io ti do in televisione del mafioso e del camorrista, tu per far vedere che non lo sei, approvi leggi sempre più repressive contro gli altri, così noi vendiamo libri e ci facciamo contratti miliardari con la Rai e tu puoi continuare a combattere il male degli altri e mai il tuo.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Una volta c’era il fascismo che raccomandava ai carcerieri “Le relazioni tra le famiglie e i detenuti si mantengano affettuose, esortando le famiglie a dare ai detenuti frequenti notizie e buoni consigli”. Ora si allontanano i detenuti dalle residenze dei famigliari oppure si destinano in regimi carcerari che scavano un solco sempre più profondo tra il condannato e i propri affetti.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus

Una volta si andava nelle piazze a protestare contro la pena di morte applicata in America, ora un giudice americano nega l’espulsione di un italiano avvalendosi della testimonianza di un agente FBI che,  a proposito del 41bis, ha riferito al giudice “Lo useranno per ottenere informazioni” e il giudice ha motivato la negazione dell’estradizione “C’è il rischio che venga sottoposto al regime di carcere duro previsto dall’art 41bis del codice italiano, un trattamento che equivale alla tortura”. E nessuno protesta.

Brenda, Morgana, politici e trans


di Daniela Domenici

Marrazzo e Brenda, Zaccai e Morgana: politici e trans, questo binomio, purtroppo, sempre più spesso ha gli onori della cronaca. Brenda veniva dal Brasile ed è stata brutalmente ammazzata dopo che è esploso lo scandalo degli incontri a luci rosse tra Marrazzo, lei e altre colleghe; Morgana viene dalla Sicilia, da Palermo per l’esattezza, e anche lei, come Brenda, è finita nella capitale con chissà quali miraggi. Le auguriamo che il nome da fata che le hanno dato le porti un po’ più di fortuna, non dev’essere stato piacevole stare con il politico sapendo che aveva un’arma…

Ma cosa cercano questi maschi (non uomini, non se lo meritano) quando fanno sesso con le trans? E soprattutto perché devono usare il loro potere politico, mescolato a quello del denaro, della droga e della violenza latente delle armi, per avere questi incontri sessuali trasgressivi? Me lo sono chiesto spesso e ho trovato una risposta in una bellissima intervista a una di loro.

Morgana, come una fata dalle ali di farfalla, come ti ha definito Roberto Puglisi nella sua intervista, vola via da quel fango in cui ti sei cacciata mentre sei in tempo, pensa a Brenda.

Ecco il link all’intervista di Roberto Puglisi a Morgana

https://nutrimente2.wordpress.com/2010/01/26/morgana-dalla-crisalide-alle-ali-di-farfalla/

Una scomunica per i politici che “votano contro la morale cattolica”


di Fabio Chiusi

Il bestiario degli orrori su Pontifex sembra non volersi arrestare. Dopo l’ennesima intervista rilasciata da Francesco Bruno (quello che considera gli omosessuali dei “deviati”, “malati”, “anormali”, “patologicamente diversi”; insomma, una “lebbra etica”), che questa volta si spinge a considerare l’esibizione del proprio amore gay come passibile del reato di atti osceni in luogo pubblico (del resto, i suoi teoremi sarebbero dimostrati dal fatto che “se qualche genitore ha un figlio gay, grida come é legittimo che sia, alla disgrazia”), tocca a Monsignor Vincenzo Franco, Vescovo emerito di Otranto, affermare:

Penso che la Chiesa dovrebbe seriamente meditare e valutare che l’istituto della scomunica non è sbagliato e va adottato anche se impopolare, specie con quei cattolici, parlo dei politici, che votano leggi contrarie alla morale cattolica, pensi alle leggi che riconoscano unioni gay o l’aborto.

Leggi che immediatamente dopo vengono definite “assurde e crudeli“. In chiusura, lo sfogo:

Verso gli omosessuali va usata misericordia, ma con altrettanta fermezza va detto che la pratica di questi atti assolutamente abominevoli è aberrante, una lebbra, e se ci cadi non ti rialzi più. Siamo in presenza di atti che vanno contro natura, violano la natura umana e rendono l’uomo un essere  sgradito a Dio. Sarebbe auspicabile maggior fermezza da parte dei vescovi che ultimamemente, non per colpa loro, ma di un sistema di pensiero unico, hanno tollerato troppo. E’ arrivato il momento di parlare chiaro e di dire le cose come stanno. Chi in casa sua fa quello che si pensa, ovvero atti aberranti, sia scomunicato e basta.

Altro che Tartaglia. Eppure non un mezzo di informazione che ne parli, né un politico di area cattolica che prenda le distanze. Forse dovremmo creare un gruppo su Facebook: “l’omosessualità è una lebbra”, oppure “i gay sono malati”. Solo allora ci sarebbe la speranza che Corriere, Repubblica, Tg1 e Porta a Porta si destino dal “sonno dogmatico”.

da www.ilnichilista.wordpress.com

Quando i politici scrivono fiabe.. e le leggono ai bambini


Quando i politici scrivono fiabe... e le leggono ai bambini
di Donatella Poretti, senatrice

Domani 3 dicembre sono stata invitata dall’associazione ‘Terra dei Piccoli Onlus‘ a partecipare ad una iniziativa che mi ha entusiasmato: la presentazione ai bambini della casa “La Mia Famiglia” di Roma, del ‘Piccolo libro di fiabe‘. Scritto da politici, il ricavato delle vendite andra’ a sostegno di questa associazione per organizzare il campo estivo “Piccolo villaggio”, con cui ogni anno a circa 600 bambini con vicende sfortunate e difficili, sara’ donata l’esperienza di un contatto diretto con la natura grazie ad attivita’ di gruppo, formative e didattiche.

Oltre a presenziare all’iniziativa, mi e’ stata data anche la possibilita’ di scrivere una fiaba per questo progetto, in compagnia di altre parlamentari e con un contributo della Presidenza della Repubblica.

Come ci ricorda l’associazione, sul territorio italiano almeno tra i 20 e i 35 mila bambini italiani e stranieri vivono fuori da una famiglia, e altri 100.000  vivono in famiglie povere e disagiate. Sono bambini che, quando sono in famiglia, non riescono ad avere attenzione, calore e serenita’; e bambini che aspettano un luogo dove sentirsi figli. “Le fiabe creano e risolvono situazioni di paura, di inadeguatezza, di solitudine, di mancanza di autostima, sconfiggono angosce e fanno svanire conflitti e fantasmi; le fiabe trovano soluzioni miracolose per ogni sofferenza”. E cosi’, grazie alla perizia psicologica e pedagogica di questa associazione, abbiamo prodotto questo libro, illustrato da bambini di scuole e case famiglia di tutta l’Italia.

La promozione del progetto, che conta sul periodo natalizio per donare anche ai bambini piu’ fortunati le storie e i disegni dei loro coetanei, e’ partita il 26 ottobre scorso al Quirinale, donando la prima copia al Presidente Giorgio Napolitano e, procedendo per diverse citta’, si concludera’ il 20 dicembre a Frosinone.
da www.newsfood.com

Giustizia: protesta penalisti; adesione quasi totale allo sciopero


Adesione altissima, in molti casi pressoché totale, all’astensione dalle udienze proclamata dall’Unione Camere Penali Italiane in segno di protesta per il sovraffollamento carcerario ed il 41bis, e per la legalità della pena. Lo riferisce l’associazione dei penalisti, specificando che l’astensione totale si è registrata a Milano, Venezia, Bari, Palermo, Roma, Modica, Ragusa, quasi totale a Firenze, molto alta a Torino. Nelle sedi in cui l’adesione è stata totale, si sono celebrati solo i procedimenti a carico di detenuti.

“Questa nostra iniziativa – spiega il leader dei penalisti Oreste Dominioni – vuole porre in termini forti e costruttivi il problema del carcere, indicando anche ipotesi di soluzione che diventano sempre più urgenti alla luce dei recenti fatti tragici”. “Le morti in carcere – prosegue Dominioni – hanno una frequenza ormai allarmante ed assolutamente non tollerabile. Per questo vanno incentivate le sanzioni alternative al carcere, rilanciando l’utilizzo delle misure previste dalla legge Gozzini. Vanno irrobustite le strutture rieducative e va recuperata la possibilità del lavoro in carcere. È inoltre necessario ridurre drasticamente il numero di detenuti in attesa di giudizio, che attualmente supera il 60% del totale delle presenze in carcere.

Infine va recuperata la vivibilità ambientale del carcere: non si tratta tanto di costruire carceri nuove, quanto di utilizzare le risorse disponibili per bonificare le carceri esistenti e prevedere istituti riservati ai detenuti in attesa di giudizio”.

La protesta per le condizioni di vita nelle carceri continuerà domani a Napoli con la “Giornata per la legalità della pena”, manifestazione pubblica per il rispetto dei principi costituzionali e delle norme in materia di esecuzione della pena, su iniziativa della Camera Penale di Napoli e de “Il Carcere Possibile Onlus”. Dalle 10, a Piazza dei Martiri, ci sarà “detenuto per un minuto”, una cella virtuale collocata in piazza per sensibilizzare i cittadini sulla realtà carceraria offrendo un reale percorso detentivo, dall’ingresso in istituto alla cella. Verrà distribuito materiale sulle condizioni di vita all’interno del carcere. Alle 15 al Teatro Politeama dibattito sull’emergenza carcere, con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura, della magistratura, delle religioni, delle associazioni, dei sindacati, con l’intervento di politici e dei garanti dei diritti dei detenuti.

fonte Apcom

da www.ristretti.it