“Il berretto a sonagli” al teatro Stabile di Catania


di Daniela Domenici

“Oggi fare una nuova edizione del Berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, perché?” si chiede il regista Giuseppe Di Pasquale. La risposta è perché è un testo senza età che tratta argomenti ancora attualissimi, che non è collocabile in uno spazio temporale definito e in cui ognuno di noi può riconoscersi.

Pino Caruso si è trovato a doversi confrontare con due grandi “mostri sacri” del passato che hanno interpretato il protagonista, lo scrivano Ciampa, Turi Ferro e Salvo Randone  ma ha scelto una via diversa, se così possiamo dire, diversa dalla loro: lo ha colorato, lo ha caratterizzato con una “domesticata e bonaria fatalità”, come sostiene il regista, perché Ciampa, alla fine, è un personaggio vittima del disegno machiavellico di Beatrice, “soccombe alla vita come agli eventi”. E tutto questo Pino Caruso è riuscito a renderlo con una recitazione “parlata”, delicata, intimista, quasi sottovoce, se ci permettete il termine, che attrae, che commuove, che fa riflettere, applausi e complimenti per lui davvero meritati. Un esempio tra i tanti: formidabile quando, nel primo atto, quando spiega le tre corde del cervello, quella civica, quella seria e quella pazza.

Beatrice, la protagonista femminile, è molto ben interpretata da Magda Mercatali che sa caratterizzarla con un’eleganza di movimenti, un’aria di nobiltà, una recitazione a tratti un po’ melodrammatica (probabilmente una direttiva della regia) che sfocia poi nel finale della pazzia a cui deve piegarsi per volere di tutti, per salvare la reputazione di Ciampa.

Davvero bravo Enrico Guarneri nel ruolo del delegato Spanò, ben impersonato sia con la recitazione che nella gestualità a tratti un po’ macchiettistica ma ad hoc per sottolineare il suo disagio nel trovarsi coinvolto, suo malgrado, nel progetto.

Travolgente e sensuale la brava Emanuela Muni nella parte della Saracena, all’inizio del primo atto, che utilizza i suoi poteri da “megera” per aumentare la folle gelosia di Beatrice, convinta del tradimento del marito.

E bravo anche Enzo Gambino nel ruolo del fratello di Beatrice che ha reso, con la recitazione,   un giovane debole e succube della madre interpretata da una divertente e irruente Loredana Solfizi, davvero brava a caratterizzare questo suo personaggio.

Ottima la scelta della sinfonia n°10 di Mahler come colonna sonora, autore contemporaneo di Pirandello che ha saputo, con le sue opere, rendere il clima del primo Novecento quando Freud rese la psichiatria un argomento di grande attualità. Non dimentichiamo che al centro di quest’opera c’è la pazzia, malattia mentale che colpì anche la moglie dello scrittore.

Niente carcere, sesto giorno: oggi era uno dei giorni del cineforum…:-(


di Daniela Domenici

Sì, oggi, dopo più di due anni ininterrotti, a parte l’intervallo estivo e quello delle festività del calendario che, comunque, non avremmo voluto perché sono i giorni in cui c’è più bisogno di calore umano, di volontariato, per la prima volta niente cineforum…

…oggi toccava alla sezione di A.S (per chi non conoscesse il pianeta carcere A.S. vuol dire “Alta Sicurezza”), quella che seguiva con più interesse questa nostra attività sia perché non hanno altre attività trattamentali a parte l’iconografia bizantina, che alcuni di loro seguono da tempo con dei bravissimi docenti della materia, e la frequenza a scuola, sia perché è risultata la sezione più interessata al dibattito pre e post-proiezione film.

Mi auguro che almeno il progetto, fortemente voluto da uno di loro, Francesco, di fare teatro all’interno della sezione (nello specifico una novella di Pirandello), possa attuarsi, glielo auguriamo con tutto il cuore.

Enrico IV sul trono di una “saggia” follia: Ugo Pagliai al teatro Ambasciatori di Catania


di Antonella Sturiale

Affrontare le tematiche pirandelliane non è cosa da poco se si pensa che la genialità del vincitore del nobel per la letteratura consiste nella dimostrazione tangibile che la follia dell’uomo sta proprio nella sua spesso inopportuna saggezza. La vita vista come un enorme palcoscenico in cui ognuno degli esseri viventi recita una parte assegnata. Non sappiamo bene chi fa da regista a tutto questo. Il destino, un essere Superiore o l’uomo stesso? Ognuno regista di se stesso.

Ma, all’Enrico IV che siamo andati a vedere presso il teatro Ambasciatori di Catania, la regia l’ha firmata Paolo Valerio e lo ha fatto nel modo più semplice possibile lasciando libero sfogo agli attori e libera interpretazione agli astanti.

La maestria dello spettacolo è riconducibile proprio alla tematica trattata: la follia dell’uomo, la sua perseveranza nell’ambiguo, nel gioco delle parti, nel suo “districarsi” per una migliore soluzioni ai problemi che via via si presentano durante il “duro mestiere di vivere”.

La produzione è del Teatro Stabile di Verona Fondazione Atlantide Gat II e del Teatro Stabile del veneto “Carlo Goldoni”. Le scene sono di Graziano Gregori, i costumi di Carla Teti, le musiche di Antonio di Pofi, le luci di Enrico Berardi.

Abbiamo notato fin dalle prime battute la differenza di recitazione tra i vari attori: i livelli erano nettamente diversi fino ad arrivare alla scuola raffinata, intensa, curatissima di Ugo Pagliai nella parte del protagonista. Un po’ sottotono, forse per la stanchezza, la compagna dell’attore, la “signorile” Paola Gassman nel ruolo della marchesa Matilde Spina.

La trama della commedia è molto singolare: un uomo cadendo da cavallo crede di essere il re Enrico IV di Germania e per vent’anni vive chiuso nella sua fantomatica villa attorniato da servitori fittizi e profittatori che lo assecondano nella sua voluta pazzia. Andrea De Manincor, Francesco Godina, Francesco Mei sono i giovani interpreti dei servitori, il loro consigliere Landolfo è caratterizzato da un deciso Roberto Vandelli. Nella contenuta e severa parte del maggiordomo Giovanni ritroviamo Teodoro Giuliani, bravo e dai movimenti militareschi che a tratti ci ricordano “ la creatura” nata dall’esperimento del dottor Frankenstein.

Dopo vent’anni il “Re” riceve la visita della donna di cui si era innamorato, Matilde Spina insieme al marito Belcredi, suo vecchio rivale in amore e della loro figlia Frida. Enrico, per i primi dodici anni veramente pazzo mentre durante gli otto rimanenti rinsavito ma ancora consapevolmente calato nel personaggio insano, accogli gli ospiti con i convenevoli richiesti dal rango. Un dottore accompagna i visitatori. E’ sua l’idea di mettere davanti ad Enrico IV madre e figlia, abbigliate con lo stesso vestito indossato durante la passata cavalcata per evidenziare il divenire del tempo e farlo così tornare alla realtà della vita finalmente sano.

Il ruolo del medico Dionisio Genoni è ricoperto dall’attore Roberto Petruzzelli bravo nel caratterizzare il personaggio con una raffica di termini tecnici attinenti al tema medico spesso incomprensibili ed ingarbugliati in modo esilarante. Alessandro Vantini è il barone Tito Belcredi, a nostro avviso interpretato con troppa, evidente aria di sufficienza.

La paurosa figlia Frida è la giovane Beatrice Zardini ed il fidanzato, il marchese Carlo di Nolli è l’adeguato, protettivo Giuseppe Lanino.

Durante il vivacissimo dialogo dei personaggi, la follia si converte diventando saggezza e quest’ultima ci appare inconsapevole follia.

“Enrico IV” di Pirandello apre la nuova stagione del teatro Vasquez di Siracusa


di Daniela Domenici

Inaugurazione alla grande della seconda stagione 2009/2010 del nuovo teatro Vasquez di Siracusa il cui direttore artistico, Carlo Auteri, ha saputo creare un cartellone che è una vera parata di stelle.

Si inizia martedì 24 novembre con “Enrico IV”, celebre commedia in tre atti  di Luigi Pirandello, protagonisti Ugo Pagliai e Paola Gassman, diretti da Paolo Valerio, insieme a un numerosissimo cast di attori.

Pagliai dà vita all’uomo che, impersonando l’imperatore, cade da cavallo, batte la testa e perde la ragione, un uomo strano, forse troppo sensibile che si rifugia nella pazzia per non affrontare un mondo cinico e meschino: un uomo solo che rappresenta la solitudine, la paura di vivere, la paura di amare.