Patty Pravo canta in arabo, nuova ‘regina’ musicale di Giordania


 – Patty Pravo nuova ‘regina’ musicale di Giordania. La cantante italiana ha stregato i media giordani con l’esibizione che l’ha vista protagonista nei giorni scorsi ad Amman. Patty è stata la prima cantante italiana ad esibirsi anche in lingua araba, con il celebre ‘Salma ya Salama’ portato al successo da Dalida e ricantato in suo omaggio dalla Pravo nell’album ‘Spero che ti piaccia… Por toi’.

L’occasione per il concerto di Patty ad Amman è stato un evento di moda e musica organizzato dall’Ambasciata Italiana ad Amman all’Hotel Four Seasons, alla presenza delle massime autorità giordane. Patty si è esibita proponendo brani come ‘Se perdo te’, ‘Col tempo’ ma soprattutto ha stregato il pubblico intonando ‘Salma Ya Salama’ in arabo. L’iniziativa è la prima di tre eventi che vedranno Patty protagonista in Giordania: l’ultimo sarà un concerto all’Anfiteatro di Amman, organizzato dall’Ice e patrocinato dall’Ambasciata. Tutti i media del Paese arabo, dai tg delle principali emittenti ai maggiori quotidiani, hanno parlato di Patty, con interviste e la trasmissione di parte dell’esibizione.

Tornata in Italia, la Pravo partirà in tour per la penisola il 14 maggio da Montecatini. Ma sono già previste altre tappe all’estero in Olanda, Germania, Francia e Brasile entro il 2011.

Intanto domani sera Patty Pravo, icona gay per antonomasia, sarà la protagonista della serata di premiazione del Festival del cinema gay di Torino, condotta da Fabio Canino. Accompagnata al piano dal maestro Giovanni Boscariol, la Pravo canterà alcuni tra i suoi più grandi successi: ‘Se perdo te’ del ’67, ‘Pazza idea’, secondo singolo più venduto del ’73 dopo ‘Crocodile Rock’ di Elton John, ‘Col tempo’, brano di Leo Ferré incluso nell’album ”sì…incoerenza’ del ’72. La Pravo è stata idealmente presente anche nella serata di apertura del Festival GLBT, con ‘La bambola’ canzone protagonista di ‘Le Fil’ di Mehdi Ben Attia, il film con Claudia Cardinale che ha inaugurato la manifestazione torinese.

Interprete di alcune tra le più belle canzoni della musica italiana, la ragazza del Piper di recente è tornata al cinema come autrice e interprete di ‘Sogno’, candidato al David di Donatello 2010 come miglior brano originale e inserito nella colonna sonora di ‘Mine Vaganti’ di Ferzan Ozpetek.

fonte Adnkronos

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Berlinale, quei gay “Mine vaganti”


di Fulvia Caprara

Il tabù dell’omosessualità, ma soprattutto gli equilibri complessi di una grande famiglia patriarcale del Sud. Essere gay, finalmente, non è un dramma e nemmeno una bandiera, piuttosto un incidente di percorso che si può superare, anche grazie ai colori, alla luce, al cibo, alle risate, di una comunità vitale, capace, con fatica, di metabolizzare il problema della diversità: «In Italia, da Trieste a Catania, la situazione è quella del film. Il punto sta nella comunicazione tra padri e figli, nel fatto che anche il genitore con la mentalità più aperta in fondo si preoccupa delle difficoltà che un figlio gay dovrà affrontare nella vita».

Alla Berlinale, nel giorno in cui l’attenzione è soprattutto per Shutter Island di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio (che cita Kennedy: «Ich bin ein Berliner»), Ferzan Ozpetek presenta fuori concorso Mine vaganti (dal 12 marzo nei cinema), ballata tragicomica nel bianco del barocco leccese, dedicata al padre scomparso tre anni fa, straordinariamente simile, confessa l’autore, al capofamiglia interpretato da Ennio Fantastichini. Su di lui, classico maschio meridionale completo di moglie granitica (Lunetta Savino) e amante debordante (Gea Martire) si abbatte la più terribile delle maledizioni, il primogenito gay: «C’è la mia storia, ma anche quella di tante famiglie che conosco. Con mio padre non abbiamo mai parlato apertamente della mia omosessualità, non sono cose di cui è necessario parlare… Lui, pur sapendolo, non ha mai smesso, quando mi vedeva con una ragazza, di fare battute del tipo: non te ne fai scappare una».

Sul set, in Puglia, Ozpetek ha ricostruito il clima delle sue tavolate romane all’ombra del gasometro, nel cuore del quartiere ostiense: «Girare un film è come mettersi a cucinare, non sai mai che cosa verrà fuori». Gli ingredienti sono gli attori, e si vede che il regista si è divertito un mondo a usarli, mescolarli, strapazzarli. Basta guardare i fratelli, motore della storia, Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi, due sex-symbol dello spettacolo italiano alle prese con sofferte confessioni di omosessualità: «Mi piacevano, li ho trovati adatti per la parte». A Scamarcio è toccata la scena di un bacio appassionato: «Nessun problema, è scivolata via senza intoppi, però Riccardo continua a dire che, quando suo padre la vedrà, avrà le stesse reazioni di quello raccontato nel film». Di Preziosi, dice ancora il regista, «mi ha colpito la grande ambiguità, è molto istintivo, quando recita senza metterci il cervello raggiunge livelli eccellenti».

Anche Daniele Pecci ha accettato la trasformazione senza battere ciglio, anzi, racconta l’autore, «non ha voluto nemmeno leggere il copione». E dire che tutti hanno dovuto rinunciare a un bel pezzo della loro immagine: «A Riccardo ho fatto tagliare i capelli, volevo che facesse tenerezza».

E salti mortali sono stati richiesti pure a Elena Sofia Ricci che condensa, nel personaggio della zia Luciana, «le tre zie della mia infanzia». L’unica perfetta, fin dall’inizio, è stata Ilaria Occhini, la nonna depositaria dei segreti di famiglia, la più anticonformista, perché sa bene che fingere non serve: «L’ho scelta per la sua bellezza, per il fascino, per l’eleganza. Dopo, vedendola recitare, ho scoperto che è una grande attrice». La musica di Mine vaganti è importante, così come lo sono i titoli di coda che, nell’anteprima romana riservata alla stampa, sono saltati per errore gettando l’autore nel più totale sconforto: «Sono stato malissimo, ho preso venti gocce di Lexotan e sono andato a vedere Avatar». Il buonumore ritorna parlando delle ammiratrici celebri. Oltre a Madonna che, qualche tempo fa, in un’intervista, ha citato Cuore sacro e La finestra di fronte tra i suoi film preferiti, c’è Patty Pravo, autrice del brano Sogno composto apposta per il film: «Mi ha detto: sei l’unico regista a cui darei una canzone».

Come gli altri italiani invitati a Berlino (oggi tocca a Silvio Soldini con Cosa voglio di più), Ozpetek non è in gara per l’Orso: «Meno male, ieri notte, per l’ansia di essere qui, ho creduto di avere due infarti, già vedevo i titoli sui giornali, “Regista morto nella sua stanza al Festival”… Ma sarebbe stato stupido rifiutare per orgoglio l’offerta di partecipare fuori concorso». Mine vaganti parla di legami familiari, tema principe del cinema italiano: «Forse, raccontando la famiglia, cerchiamo di raccontare quello che succede nel Paese, perché è da lì che parte tutto».

da www.lastampa.it

Il 3 febbraio del 1957 nasceva il Carosello, cosa è cambiato?


di Santino Rizza

Per noi che siamo definiti quelli della vecchia generazione, dimenticarsi del Carosello non è facile.

Dal 1957 al 1977, è stato compagno insostituibile, non tanto per i prodotti che promuoveva, ma per una frase che ormai è entrata a far parte degli annali, e che oggi farebbe scalpore tra i giovani, “A letto dopo il Carosello“.

Un’espressione che tutti i genitori del tempo “imponevano” a noi piccoli.

In poche parole era come avere lo zuccherino prima della famosa, o famigerata, affermazione, che per ben vent’anni ha accompagnato quelli della mia generazione, e che ha concesso l’onore di poter pronunciarla a chi in quegli anni si trovava dall’altro lato della barricata, i nostri genitori.

Chi non ricorda Patty Pravo, che nel periodo estivo diventata testimonial di un famoso cornetto, oppure la presenza di attori di grido di quel periodo, che magari vestivano i panni del cittadino modello, e famoso aggiungerei io, che utilizzava e quindi faceva la reclame di un dentifricio?.

Da Totò a Mina, da Gino Bramieri a Walter Chiari, nessuno era indenne dal far la sua comparsa nel “Carosello” per fare il suo intervento pubblicitaro, che raccontava una storia in un solo minuto (se non ricordo male).

Quanti ricordi, ma oggi la situazione è uguale a ieri? Assolutamente…NO !

Oggi (umoristicamente parlando) sono i figli a ricordare ai genitori che ad una certa ora bisogna andare a letto. Perché? Perché la nuova generazione, non ha orario per uscire e rientrare in casa.

Quante volte i giovani hanno sentito i propri genitori gridare Questa casa non è un albergo!“.

E quante volte noi genitori abbiamo dovuto ascoltare la sarcastica risposta dei figli risposte dei figli:  “Allora la colazione la faccio al bar“.

Ah quanti ricordi il Carosello, ma se tornasse oggi i genitori potrebbero pronunciare la famosa frase o sarebbero i figli a cogliere la palla al balzo per mandare noi giovani degli anni 50 a letto

da www.enna,blogsicilia.it

“E dimmi che non vuoi morire”


di Rossi-Curreri

Guarda…io sono da sola ormai.
Credi…non c’e’ più nessuna che
quando chiedi troppo e lo sai,
quando vuoi quello che non sei te
ricordati di me…forse non ci credi.

Sguardi…guarda sono qui per me
Non ti ricordi…eri come loro te.
Sono tutti quanti degli eroi
quando vogliono qualcosa…beh
lo chiedono lo sai… a chi può sentirli…

La cambio io la vita che
non ce la fa a cambiare me
bevi qualcosa, cosa volevi
vuoi far l’amore con me
la cambio io la vita che
che mi ha deluso più di te
portami al mare, fammi sognare
e dimmi che non vuoi morire…

Dimmi…sono solo guai per te.
Dimmi, ti sei ricordato che
hai una donna che se non ci sei
come fa a resistere senza te.
Piangi insieme a me dimmi cosa cerchi.

La cambio io la vita che
non ce la fa a cambiare me
bevi qualcosa, se non ti siedi
vuoi far l’amore con me
la cambio io la vita che
che mi ha deluso più di te
portami al mare, fammi sognare
e dimmi che non vuoi morire…

la la la…………..

e dimmi che non vuoi morire…

Patty Pravo in

http://www.youtube.com/watch?v=l25550qqEeU